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ANTITRUST.
TUTTI SOTTO
GLI OCCHI
DEL GARANTE

a cura di ROMINA CIUFFA



 

Tutela dei consumatori:
inflitte sanzioni per dodici milioni di euro

Nel 2011 sono stati chiusi dall’Antitrust 168 procedimenti con sanzioni per circa 12 milioni di euro. I casi sanzionati: mancato riconoscimento della garanzia a carico del venditore, inganni sulla rete, scarsa trasparenza dei contratti nel libero mercato dell’energia, tachimetri taroccati, finte università. In particolare ha sanzionato le attivazioni non richieste di fornitura di energia e gas, i venditori di auto usate che ne truccavano i tachimetri per farle apparire più nuove. L’Autorità ha verificato a campione la correttezza dei saldi 2011: qualche operatore aumentava il prezzo di riferimento per fare apparire più conveniente lo sconto. Nel mirino sono finiti non solo le creme dimagranti o i prodotti che promettono la ricrescita dei capelli, ma anche l’informazione sulle indicazioni salutistiche e nutrizionali dei prodotti in vendita per evitare, ad esempio, che consumatori con il colesterolo alto si facciano attrarre da diciture come «senza colesterolo».
Alla grande distribuzione organizzata l’Antitrust ha imposto il rispetto della garanzia legale di conformità a carico del venditore; una serie di istruttorie si sono concluse con l’accettazione di impegni, fino alla maxi multa comminata al gigante Apple. Sanzioni anche ad agenzie di viaggio on line per informazioni poco trasparenti e tariffe che, proposte come particolarmente vantaggiose, a fine prenotazione risultavano molto più alte. In alcuni casi mancava un sistema in grado di garantire ai consumatori il rapido sblocco delle somme congelate per operazioni non andate a buon fine e la scorrettezza nella gestione dei reclami. Nel trasporto aereo è stata sanzionata a pratica delle principali compagnie aeree nazionali ed estere, tradizionali e low cost, dello scorporo, dal prezzo dei biglietti promossi nelle home page o nel sistema di prenotazione on line, di una voce di costo connessa alla scelta del mezzo di pagamento per acquistare il biglietto. Sanzionate, infine, campagne pubblicitarie, prevalentemente su internet, per corsi di laurea e post laurea privi di valore giuridico.

La società Auditel
condannata per abuso di posizione dominante

L a società Auditel è stata condannata dall’Antitrust per abuso di posizione dominante, consistente nella mancata pubblicazione giornaliera dei dati di ascolto dei canali per singola piattaforma e della voce «Altre digitali terrestri», e per l’attribuzione dei risultati della rilevazione anche a persone che non possiedono il televisore. L’Antitrust ha pertanto intimato all’Auditel di astenersi in futuro dal porre in essere comportamenti analoghi a quelli che sono stati oggetto degli accertamenti compiuti, ed inoltre di «dare comunicazione all’Autorità delle misure adottate per cessare di attribuire i risultati della rilevazione anche ai «non possessori di televisione» entro novanta giorni dalla notificazione del provvedimento». «In ragione della gravità e della durata delle infrazioni–si legge nell’ordinanza dell’Antitrust–, alla società Auditel venga applicata una sanzione amministrativa pecuniaria complessiva pari a 1.806.604 euro».
L’istruttoria dell’Autorità garante della concorrenza era stata sollecitata dalla Sky Italia. La società, proprietaria della tv satellitare, aveva segnalato che l’Auditel avrebbe ingiustificatamente ostacolato, nella rilevazione dei dati di ascolto, l’adozione di alcune innovazioni che avrebbero consentito una migliore valorizzazione dei risultati realizzati dalle emittenti attraverso le nuove piattaforme tv. Tutto, secondo Sky, per favorire le società Rai, Radiotelevisione italiana, e Mediaset.

Pratiche commerciali scorrette: maxi multa
ad Estesa limited

Sanzionata dall’Antitrust la società Estesa Limited, con sede alle Seychelles, con una multa per complessivi 1.500.000 euro. Le pratiche commerciali dall’Antitrust ritenute «ingannevoli e aggressive» attuate dalla società attraverso il sito www.italia-programmi.net hanno coinvolto, ad oggi, oltre 25 mila consumatori, ai quali venivano offerti prodotti software apparentemente a titolo gratuito. Il consumatore digitava su Google il nome del prodotto, disponibile peraltro liberamente in rete, usando parole chiave come «gratis», e come primo risultato appariva il link www.italia-programmi.net, tramite il quale si trovava nella home page del sito. Introducendo i dati personali, come richiesto per scaricare il software ricercato, attivava inconsapevolmente un contratto di abbonamento biennale. Costo? 96 euro all’anno.

Pubblicità ingannevole:
nel mirino le società Autogrill e Gardaland

Sanzionate dall'Antitrust per pubblicità ingannevole le società Autogrill e Gardaland, con multe di 50 mila e 15 mila euro. Una gestisce 200 punti di ristoro con marchio Spizzico sulle autostrade italiane e negli aeroporti, l’altra l’omonimo parco divertimenti a Riva del Garda. La pratica commerciale scorretta ad esse imputata sarebbe consistita nel diffondere volantini volti a promuovere i servizi offerti con il marchio Spizzico e quelli di intrattenimento nel parco divertimenti Gardaland con modalità, secondo l’Antitrust, ingannevoli. Dalle informazioni acquisite ai fini dell’applicazione del Codice del Consumo e dalla segnalazione dell’Assoutenti Piemonte del 20 giugno 2011, è emerso, secondo l’Autorità garante della concorrenza, che il messaggio pubblicitario elaborato nell’ambito di tale campagna promozionale, diffuso attraverso locandine di diverso formato e tovagliette presenti nei punti vendita Autogrill a marchio Spizzico, nonché tramite il sito internet della società www.autogrill.it, indicava la possibilità di ottenere un ingresso gratuito al parco divertimenti Gardaland di fronte all’acquisto di una particolare tipologia di menù Spizzico, il cosiddetto «Supermenù». Tutto ciò senza però informare con sufficiente chiarezza, secondo l’Antitrust, che per usufruire della promozione era necessario l’acquisto di due biglietti a tariffa intera diurna per il parco giochi.

Gruppo Apple: pagherà 900 mila euro per
informazioni poco chiare

Sanzioni per complessivi 900 mila euro al Gruppo Apple per pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori. Le ha decise l’Antitrust al termine di un’istruttoria che ha provato sia la scarsa applicazione ai consumatori, da parte delle società del Gruppo operanti in Italia, della garanzia legale biennale a carico del venditore, sia le informazioni poco chiare sui servizi di assistenza aggiuntiva a pagamento offerti dall’Apple. Secondo quanto accertato dall’Antitrust, anche alla luce di segnalazioni arrivate dai consumatori e da alcune associazioni, le tre società del Gruppo - Apple Sales International, Apple Italia e Apple Retail Italia - hanno attuato due pratiche commerciali scorrette: 1) nei propri punti vendita e siti internet, al momento sia dell’acquisto che della richiesta di assistenza, non informavano adeguatamente i consumatori sui diritti di assistenza gratuita biennale previsti dal Codice del consumo, ostacolando l’esercizio degli stessi e limitandosi a riconoscere la garanzia convenzionale del produttore di un anno; 2) le informazioni date sui servizi di assistenza aggiuntivi a pagamento inducevano i consumatori a sottoscrivere un altro contratto per servizi in parte già coperti dalla garanzia legale gratuita.


Sostanze biodegradabili,
sanzioni a tre soggetti per indicazioni incomplete

Per aver diffuso messaggi pubblicitari, ritenuti ingannevoli, nei media sulla biodegradabilità delle materie plastiche usando uno speciale addittivo, l’Antitrust ha inflitto sanzioni pecuniarie alle società Italcom, Arcopolimeri e IdealPlastik. Il procedimento, riportato nel bollettino di gennaio dell’Autorità, avviato tre anni fa, ha avuto bisogno di una consulenza specializzata dell’Istituto superiore di Sanità. L’Antitrust, «ritenuto, in conformità al parere del Garante nelle comunicazioni, che i messaggi pubblicitari in esame sono privi delle specificazioni necessarie in merito alle effettive proprietà di biodegradabilità delle materie plastiche indotte dall’addittivo, delibera che costituiscono una pubblicità ingannevole e ne vieta l’ulteriore diffusione».

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