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GIANCARLO LANNA: SVOLGIAMO
UN RUOLO DI SUPPORTER NELLO SVILUPPO INTERNAZIONALE


Giancarlo Lanna, presidente della Simest

«La Simest
va disegnandosi un ruolo
che deve essere definito
nell’ambito del ripensamento dell’intero sistema di promozione delle aziende italiane all’estero»

Domanda. In un quadro complessivamente difficile dell’economia internazionale c’è un’area geografica, quella dei Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa tuttora soggetta a forti tensioni politiche e sociali. Secondo lei, quali sono le conseguenze per le attività delle aziende italiane che la Simest, da lei presieduta, assiste in questi Paesi?
Risposta. Il numero di operazioni è di poco diminuito, tuttavia l’attività svolta rimane di grande valore: il 31 ottobre 2011 in essere risultavano 63 partecipazioni al capitale che hanno determinato investimenti per oltre 2,2 miliardi di euro. A queste si aggiunge un numero ancor più rilevante di operazioni di sostegno attraverso la gestione dei fondi pubblici per l’internazionalizzazione: dal 1999 ad oggi abbiamo sostenuto 682 progetti per un importo complessivo di quasi 6,8 miliardi di euro.
D. Dunque l’area rimane importante malgrado le difficoltà?
R. Sicuramente. E non solo per ovvie ragioni di vicinanza geografica, ma per motivi strutturali: le esigenze delle economie di quei Paesi e la considerazione che il sistema imprenditoriale italiano gode in quei Paesi.
D. Di che cosa hanno bisogno attualmente quei Paesi?
R. Siamo di fronte a un’area con tassi di crescita tuttora significativi rispetto a quelli europei e, nello stesso tempo, con un’enorme disoccupazione giovanile, rispetto alla popolazione forse la più alta nel mondo; dall’altra parte la strutturazione di imprese è ancora bassissima. Basti pensare che il prodotto interno di due Paesi protagonisti del Sud Mediterraneo, Libia e Algeria, deriva per oltre il 90 per cento dalla vendita di gas e petrolio. Un sistema, come si vede, fortemente squilibrato che ha bisogno in primo luogo di una riconversione, se non di una creazione ex novo della struttura imprenditoriale, con l’insediamento di aziende di piccole e medie dimensioni capaci di fornire una prima risposta alla domanda di occupazione. Nel campo della realizzazione di processi e di prodotti industriali l’Italia vanta competenze, capacità, tecnologie d’avanguardia che ne fanno leader mondiale insieme a Stati Uniti e Germania.
D. Le turbolenze verificatesi e in molti casi ancora in atto nell’area non complicano lo scenario?
R. Anche a non tener conto dei segnali di stabilizzazione, pure evidenti, che si scorgono in molti Paesi, il problema principale riguarda l’approvvigionamento di fonti energetiche, che viene gestito dai grandi operatori del settore. Per il resto le opportunità che si presentano alle aziende italiane sono molto promettenti. Prima dello scoppio dei conflitti politici e militari del 2011 l’Italia era diventato il primo Paese esportatore in Libia e in Tunisia, era alla pari con la Francia in Algeria e in Marocco, registrava consistenti aumenti in Egitto. Esistono tutte le condizioni perché il processo riprenda: questi Paesi diventano un esempio della capacità italiana di operare all’estero.
D. Un possibile freno alla ripresa non viene dalle generali restrizioni al credito provocate dalla crisi internazionale?
R. Il fenomeno in effetti esiste. Proprio da questa consapevolezza nasce una rilevante novità in fase di preparazione, ma che nei primi mesi del 2012 dovrà arrivare alla definizione: la nascita di un Fondo di finanziamento rivolto specificamente alle piccole e medie imprese dei Paesi dell’area del Mediterraneo, il Mediterranean Partnership Fund.
D. Quali saranno le sue peculiarità?
R. A differenza degli altri strumenti finanziari oggi vigenti come il Femip, l’Ebdr ed altri che svolgono attività di sostegno agli Stati chiamati poi a promuovere, a cascata, l’attività dei propri sistemi di imprese, il nuovo Fondo ha l’obiettivo di rivolgersi direttamente alle aziende realizzando azioni simili a quelle svolte dalla Simest: partecipazione di capitale, accompagnamento di piccole e medie imprese, sostegno finanziario a politiche commerciali verso l’estero, meccanismi di garanzia, sollecitazione nell’export ecc.
D. Chi è chiamato a parteciparvi e quale ruolo intende svolgervi la Simest?
R. Lo scorso settembre la Simest ha siglato un memorandum d’intesa con l’Abi e l’Unione delle Banche Arabe, che ha dato il via alla ricerca di partner creditizi nazionali e internazionali. Perché il Fondo cominci ad operare occorre che gli impegni trovino ora concreta attuazione, specie da parte di quegli istituti di credito arabi il cui contributo previsto è determinante. In tale contesto la Simest non solo intende entrare nella compagine sociale al fianco dei suddetti istituti, ma si candida alla gestione del Fondo, forte del know-how acquisito in vent’anni di esperienza.
D. Oltre al Mediterraneo, quali sono le aree di maggiore interesse per l’attività della Simest?
R. Se anche il 2011 si è chiuso per noi con incrementi sia dell’attività sia dei margini economici, è perché le difficoltà presenti in alcune aree sono state più che compensate dallo sviluppo registrato in altre. In particolare, sono andate bene le operazioni in Brasile, Russia, India e Cina, nei quali abbiamo registrato i più alti tassi di crescita; la Cina, in particolare, è oggi al primo posto. A queste aree si è poi aggiunta quella dei Paesi dell’Unione Europea.
D. Quali sono le prospettive delle imprese italiane in queste aree?
R. Occorre intanto dire che in questi Paesi si gioca la partita, presente e futura, della competizione mondiale; una partita nella quale l’Italia ripone buona parte delle proprie prospettive di crescita. In un anno difficile come il 2011, infatti, l’export italiano è stato uno dei pochi comparti a segnare un andamento soddisfacente. In questo il mercato comunitario mantiene la propria centralità: non dimentichiamo che oggi oltre il 70 per cento dell’export italiano è rivolto ai Paesi europei.
D. Secondo la Simest, i primi riscontri da parte delle aziende per le nuove opportunità da voi offerte in Europa sono più che positivi. Perché?
R. Certamente un peso è svolto dal fenomeno di generale inasprimento delle condizioni di credito, soprattutto per le piccole e medie imprese. Ma se un numero crescente di aziende si rivolge alla Simest nel campo del private equity, è perché la sua offerta è competitiva non solo per i tassi d’interesse praticati.
D. Per che cos’altro?
R. La Simest adotta dei criteri di valutazione dell’investimento che non si limitano al merito creditizio; inoltre, fatte salve le esigenze di verifica dell’investimento, essa non entra direttamente nella gestione dell’azienda partecipata ma punta, piuttosto, a mettere insieme le rispettive competenze affinché l’investimento vada a buon fine. Per questo, in una situazione di grave difficoltà finanziaria internazionale continuiamo a dare risposte soddisfacenti, in termini sia quantitativi sia qualitativi, alle richieste delle imprese italiane di competere con successo sul mercato internazionale.
D. È così importante vincere questa competizione?
R. È indispensabile. Un Paese non produttore di materie prime come l’Italia può avere concrete prospettive per il future solo se si dimostra capace, attraverso la ricerca, l’innovazione e la qualità, di realizzare ed offrire nuovi prodotti e processi industriali al mercato mondiale. Internazionalizzarsi per l’Italia non è più un’opzione, ma un obbligo.
D. Qual è l’ostacolo che più penalizza le imprese italiane nella competizione internazionale?
R. La limitatezza dimensionale, che impedisce alla stragrande maggioranza delle nostre aziende perfino di pensare di poter competere all’estero. La Simest può contribuire a superare questo limite aumentando gli sforzi in direzione dell’ulteriore sviluppo dei processi di aggregazione fra le imprese e di istituzione di reti d’impresa. Ciò sarà perseguito anche attraverso una più forte presenza nei territori locali che ci consenta di instaurare stretti contatti sia con le aziende sia con gli Enti locali; in particolare con le Regioni che, va ricordato, hanno una potestà concorrente in materia di commercio estero.
D. I temi dell’aggregazione fra aziende e dell’istituzione di reti d’impresa non sono nuovissimi. Perché finora i risultati non sono stati all’altezza?
R. Sul primo punto permane un forte ostacolo culturale: la titolarità della propria impresa fa ancora troppe volte premio sulle prospettive di rafforzamento e di crescita che, pure, potrebbero venire da un’aggregazione. Risultato: troppo spesso la sovranità imprenditoriale viene mantenuta ma, dopo un po’ l’impresa viene a mancare. Per le reti d’impresa il discorso è diverso: è da poco entrata in vigore una riforma che prevede, fra l’altro, il riconoscimento alle reti d’impresa di una soggettività giuridica propria facendole con ciò diventare destinatarie di finanziamenti volti ad accrescerne l’impatto competitivo. Concordo, i temi non sono nuovissimi; ma nelle attuali, mutate condizioni di mercato, non risolvere il problema dell’insufficiente dimensione delle imprese rappresenta per l’Italia un insuperabile deficit strutturale.
D. Deficit a parte, l’Italia può vincere la competizione che l’attende?
R. Gli impegni sono molto pesanti, ma i dati fondamentali dell’economia italiana rimangono buoni: mi riferisco alla presenza di un forte risparmio privato e, più in generale, a una struttura economica complessivamente equilibrata tra settori primario, secondario e terziario. Prendendo a prestito una metafora sportiva, nella gara alla quale è chiamata a partecipare l’Italia presenta una struttura che le permette di competere.
D. E quale ruolo in questa competizione intende svolgere la Simest?
R. Quello di «supporter» a tutto tondo dello sviluppo internazionale delle imprese, arricchendo sempre più la gamma di interventi che le accompagni in questo processo: non solo quindi i classici strumenti finanziari ma anche programmi d’inserimento nei mercati esteri, studi di fattibilità e di assistenza tecnica, affiancamento nel territorio, e così via. Ma va ricordato che la Simest è solo uno dei protagonisti dello sviluppo. Il suo ruolo, dunque, va definito nell’ambito del ripensamento dell’intero sistema di promozione delle aziende italiane all’estero.
D. A cosa si riferisce in particolare?
R. Oggi sul futuro dell’attività di promozione svolta dall’Ice rimane una profonda incertezza. Alla luce delle ultime vicende nazionali e della rapida evoluzione dei mercati internazionali diventa a nostro parere necessario adottare una logica unitaria di sostegno produttivo e finanziario alle imprese italiane operanti all’estero.

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