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MASSIMO D'AIUTO:
LA SIMEST PUNTA
A DIVENIRE
FINANZIARIA
DI SVILUPPO
A TUTTO CAMPO


Massimo D’Aiuto,
amministratore delegato della Simest

«Un sistema più efficiente nell’attuale competizione globale
non è un’opzione ma una necessità. Inoltre una forte innovazione
potrebbe porre il Paese
in condizione di avviare
un ciclo economico
per certi versi analogo
a quello degli anni 60
del secolo scorso»


Domanda. Come si è chiuso il 2011 per la Simest?
Risposta. Molto bene. Entrambi i grandi filoni nei quali si articola la sua attività, le partecipazioni in società e la gestione delle agevolazioni pubbliche, hanno registrato significativi incrementi tanto nel numero delle operazioni quanto nel loro valore economico complessivo. Anche il bilancio 2011 si chiude con risultati in crescita rispetto all’anno precedente, e di soddisfazione per i nostri azionisti pubblici e privati.
D. Non è un risultato sorprendente in un anno di forti turbolenze economiche e finanziarie, cui si sono aggiunte gravi tensioni politiche e sociali in aree geografiche di forte interesse per l’Italia, a cominciare dal Nordafrica?
R. Lo è solo a prima vista. Sui cambiamenti degli scenari internazionali e sulle loro conseguenze nelle varie aree geografiche si diffonderà il presidente Giancarlo Lanna. In generale, la nostra esperienza ci ha dimostrato come esista in Italia una parte molto vitale del sistema imprenditoriale capace, anche e soprattutto in periodi di difficoltà, di competere con successo e di crescere. Non solo all’estero e specificamente nei Paesi extra-UE, fino all’anno scorso campo d’azione esclusivo della Simest, ma nell’Unione Europea e quindi in Italia, dove la Simest è entrata con la propria attività di equity, a partire da metà 2010, finalizzata al rafforzamento tecnologico e produttivo delle nostre imprese.
D. Alcuni numeri al riguardo?
R. Partiamo dalle partecipazioni al capitale. Nei primi 11 mesi del 2011 la Simest aveva già superato il 2010 sia per numero di progetti sia per il loro valore finanziario. Al termine dell’anno l’aumento è stato di oltre il 3 per cento in numero di operazioni e di ben il 45 per cento in valore. Abbiamo infatti approvato un totale di 64 progetti per un investimento di quasi 160 milioni di euro. Di questi, sempre a novembre 2011, 7 erano relativi alle partecipazioni in società operanti in Italia e nell’UE, con un impegno complessivo di 37 milioni di euro in investimenti, che ammontano complessivamente a circa 300 milioni.
D. Tutto bene dunque?
R. I numeri sono fondamentali. Ma essi riassumono l’andamento di una situazione molto variegata in termini di dimensioni di imprese, di settori di attività e anche di aree geografiche di sbocco. Questa situazione ci dice che l’inasprirsi della crisi, e quindi della competizione internazionale è stato affrontato meglio dalle medie imprese e con maggior fatica dalle piccole. In tema di ambiti di attività, la scelta di operare anche in Europa si sta rivelando vincente, per cui una parte sempre più rilevante della nostra attività si rivolgerà in quest’area, allo scopo di accrescere la competitività delle aziende che perseguono lo sviluppo attraverso l’innovazione.
D. Di quali aziende si tratta? Il loro rafforzamento si traduce anche in crescita e in maggiore occupazione in Italia?
R. Sono aziende di eccellenza in settori tipici del made in Italy, quali meccanica, elettronica, agroalimentare, moda e design, cui si affiancano nuovi settori particolarmente interessanti come quello delle energie rinnovabili. Ovviamente, quando lo sviluppo si traduce in una maggiore presenza oltre confine, gli effetti positivi per l’occupazione in Italia sono indiretti, ma comunque tangibili nel medio e lungo periodo. Tengo però a sottolineare che, tanto per compito istituzionale quanto per vocazione, la Simest sostiene lo sviluppo all’estero esclusivamente di aziende italiane che mantengano nel nostro Paese sia il centro di comando sia l’occupazione.
D. Fatta questa precisazione, quali sono i punti di forza di tali aziende?
R. L’innovazione, il dinamismo, la capacità di entrare in tutti i mercati, sia in via di sviluppo sia maturi; compresi quelli che, per un malinteso atteggiamento reverenziale, molti ritengono inavvicinabili. È in dirittura di arrivo l’acquisizione di una grande azienda tedesca, operante nella componentistica di pregio per auto, da parte di un ragguardevole gruppo italiano del settore auto, gruppo che abbiamo affiancato per anni nel suo processo di crescita fuori dall’UE. Un processo analogo sta avvenendo con un’altra azienda italiana operante nell’elettromeccanica, che ha compiuto una significativa diversificazione nella produzione di macchinari per centrali eoliche: dopo averla affiancata in Paesi come Cina e Giappone, ora la Simest la sta accompagnando nel suo ingresso negli Stati Uniti, vale a dire nel primo mercato mondiale nel settore.
D. Qual è il meccanismo di queste operazioni nella UE?
R. Entriamo nel capitale delle aziende italiane in genere attraverso operazioni in corso di aumento di capitale finalizzate allo sviluppo di capacità produttiva. Nell’area europea operiamo secondo le leggi della concorrenza, senza fare ricorso alle agevolazioni per l’internazionalizzazione previste in ambito extra-UE. L’attività della Simest differisce da quella di un’altra società di private equity prima di tutto per la finalità primaria: rafforzare la struttura delle imprese destinatarie degli investimenti, e non ottenere il maggior guadagno nel minor tempo possibile, obiettivo di molti operatori chiamati, non a torto, speculativi.
D. Non volete insomma essere l’azienda che specula meglio?
R. No, ma ciò non significa che per noi i risultati economici non abbiano importanza: la nostra storia di bilanci annuali dimostra il contrario. È però vero che privilegiamo sempre lo sviluppo delle aziende nostre partner nella convinzione, confermata dai fatti, che tale sviluppo, oltre ad essere un bene per l’azienda in sé e per il sistema imprenditoriale nazionale, porti anche a una crescita solida e duratura della Simest.
D. Ed è poi veramente così?
R. Che sia così non lo diciamo noi, che siamo inevitabilmente parte in causa, ma il mercato. Oggi il nostro merito di credito è tale che riusciamo ad accedere a finanziamenti di terzi a condizioni molto buone, che ci consentono con i nostri partner modalità migliori di quelle praticate dalla concorrenza. Un risultato particolarmente significativo in tempi di generale restrizione e comunque di maggior costo dell’accesso al credito.
D. Come fa la Simest a conciliare bilanci interni sempre migliori per volumi di attività e per margini economici, e dunque le «ragioni della finanza», con quelle dello sviluppo della cosiddetta «economia reale», in un momento in cui esse sembrano sempre più contrapporsi?
R. Il segreto, se di segreto si può parlare, sta nella capacità di comprendere profondamente un’azienda, al di là dei dati dei suoi bilanci. Alla base di questi, infatti, c’è una capacità professionale, tecnologica, organizzativa, produttiva ma anche un’etica e un sistema di valori che ne rappresentano la vera ricchezza e, dunque, la base per l’ulteriore crescita. In questo quadro la Simest si inserisce apportando, oltre ai mezzi finanziari e al relativo know-how, la profonda conoscenza dei mercati internazionali ed ora anche nazionale, nei quali operare, maturata in vent’anni di esperienza. Si instaura così uno scambio proficuo di conoscenze e di idee che consente il più delle volte di raggiungere, e non di rado superare, gli obiettivi che ci si era prefissati.
D. Alcuni dati al riguardo?
R. Nel corso della propria storia la Simest ha costantemente incrementato l’indice di successo che, nel 2011, si è attestato oltre il 99,5 per cento. In altre parole, meno dello 0,5 per cento degli investimenti da noi realizzati non è andato a buon fine. Sul fronte del private equity, il 30 novembre 2011 la Simest contava 257 partecipazioni in portafoglio, per un valore di 327 milioni di euro, che consentono alle nostre partecipate investimenti per oltre 4,3 miliardi di euro. A ciò si aggiungono le partecipazioni compiute in qualità di gestori di fondi di venture capital pubblici: 181, per un valore di 176 milioni di euro. In totale la Simest ha oggi in portafoglio quasi 440 partecipazioni in società estere, in gran parte medie e piccole, per un valore complessivo di oltre mezzo miliardo di euro.
D. Questi numeri potranno ulteriormente crescere nel 2012 e negli anni successivi, o il perdurare o l’aggravarsi della crisi porterà a una loro flessione?
R. Il sistema economico italiano ha una forza maggiore di quella che riesce oggi ad esprimere. Se il Paese saprà sciogliere alcuni nodi strutturali interni che ne soffocano la capacità espansiva, le nostre aziende potrebbero affermarsi in molti settori, malgrado la crisi in atto, soprattutto nei Paesi della zona euro.
D. Non riguardano proprio i Paesi dell’euro le previsioni più fosche?
R. È così, e almeno nel breve periodo le difficoltà che oggi si manifestano sono destinate a permanere. Ma anche in una situazione difficile chi è capace può fare di più. Le nostre prime esperienze in Europa sono state incoraggianti, sia per il numero sia per la tipologia di iniziative intraprese. D’altra parte, nella competizione mondiale o le nostre aziende mostrano capacità di crescita e di acquisizione oppure, inevitabilmente, diventeranno oggetto di acquisizione altrui.
D. Insomma possiamo farcela?
R. È doveroso avere fiducia, ma soltanto se la si accompagna con un’azione decisa diretta ad affrontare i nodi cui si accennava prima. Il più pesante dei quali, lamentato dalle nostre aziende, sta nelle procedure burocratiche troppo complesse. Non dico che non siano stati compiuti negli ultimi anni sforzi di semplificazione; i risultati sono però lungi dall’essere soddisfacenti. Detto in positivo, la macchina pubblica italiana ha margini molti ampi di miglioramento, dal quale potrebbero derivare benefici di grande entità per il sistema. Occorre una maggiore flessibilità nel mondo del lavoro, che non significa introdurre precarietà ma aprire spazi di opportunità coerenti con le esigenze sia dell’impresa sia di chi si affaccia al mondo del lavoro, esigenze che possono e debbono trovare una convergenza.
D. Le recenti vicende politiche mostrano come certe resistenze siano dure da abbattere. Perché l’Italia dovrebbe riuscire se in passato non ce l’ha fatta?
R. Perché un sistema più efficiente caratterizzato da minore spesa e maggiore velocità nell’epoca della competizione globale non è più un’opzione ma una necessità. Aggiungo che una robusta innovazione in tal senso potrebbe mettere il Paese in condizione di avviare un ciclo economico per certi versi analogo a quello degli anni 60 del secolo scorso.
D. Intanto però l’anno appena cominciato potrebbe essere il primo di una nuova recessione. Quali obiettivi si pone la Simest in questo contesto?
R. Un contesto difficile aumenta la necessità della nostra azione di sostegno al sistema delle imprese, nella quale la Simest intende usare nel modo migliore tutti gli strumenti a disposizione. Fra questi, dopo avere a lungo parlato dell’attività di equity, voglio ricordare il nostro ruolo di gestore dei fondi agevolati per le aziende esportatrici, che svolgiamo dal 1999. Un settore nel quale abbiamo registrato, nel 2011, una consistente innovazione.
D. E precisamente quale?
R. L’entrata a regime dell’agevolazione per la patrimonializzazione delle piccole e medie imprese esportatrici che, attivata a metà 2010, ha registrato un autentico boom di richieste, a conferma sia del dinamismo delle piccole e medie imprese sia del loro penalizzante ritardo sul versante della capitalizzazione: in un anno e mezzo abbiamo compiuto più di 400 interventi di finanziamento per quasi 200 milioni di euro. Ora che tale intervento è stato sospeso per carenza di fondi, ne auspichiamo il rifinanziamento da parte del Governo. Non solo perché il mercato lo richiede ed esso risponde, quindi, a un’esigenza oggettiva delle imprese; ma perché attraverso la sua gestione siamo entrati in contatto con molte aziende nuove delle quali abbiamo scoperto un potenziale di sviluppo inespresso. Si è così creata una contaminazione positiva: dall’innovazione di uno strumento agevolato abbiamo innescato un processo virtuoso di crescita delle aziende, all’estero e in Italia.
D. Per quanto riguarda i finanziamenti agevolati, quale andamento hanno complessivamente?
R. Molto sostenuto: le operazioni si sono incrementate sia in numero che in valore. Complessivamente, solo nei primi 11 mesi sono stati approvati 556 finanziamenti agevolati per un importo di oltre 3,7 miliardi di euro. Il risultato si spiega proprio con le difficoltà finanziarie del mercato: in un momento di restrizione e di aumento di costi del credito il ricorso all’agevolato diventa per le imprese un eccellente strumento di approvvigionamento.
D. La Simest si configura come un modello di sostegno finanziario al sistema economico italiano?
R. Punta a diventare una finanziaria di sviluppo a tutto campo, capace di sostenere la crescita all’estero e l’innovazione e lo sviluppo del sistema Italia. ?

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