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RETROSPECCHIO

Astorre Baglioni: così una pronipote ricorda il condottiero

Il libro, edito dalla Volumnia Editrice


È vero che chi muore per il vero Dio non muore? Il quesito, cui l’intera storia umana non ha mai saputo dar risposta, se lo pone una discendente delle famiglie Oddi e Baglioni, che ressero la Signoria occulta di Perugia nel Rinascimento sfidando il potere papale. In quello che è il racconto della storia del suo antenato Astorre, Alessandra Oddi Baglioni cerca le radici della civiltà europea - lei che è una giurista, una storica, una rappresentante dell’associazionismo femminile - e s’interessa alle pulsioni che animano gli incontri umani e alla formazione delle nuove generazioni.
È proprio lei, che fa parte di una nuovissima generazione rispetto a quella degli avi del suo romanzo, a descrivere i fatti che si articolano dal 1571, «uno spartiacque nella storia, anno memorabile nei rapporti tra la cultura cristiana e quella ottomana». Il pregio è quello di avventurarsi, con una rispettabile guida, in un racconto che sembra fantastico. Due sono le flotte schierate: quella cristiana chiamata alle armi da Pio V, contro le navi dell’Impero ottomano guidate da Occhiali, un rinnegato calabrese diventato pirata barbaresco. Nella costa tunisina, «teatro per provare nuove armi, nuove alleanze, la palestra dove i giovani condottieri poterono esercitare l’arte militare e mettersi in luce», compare così Astorre Baglioni, giovane entusiasta e pieno di fervore come piaceva a Pio V, per consolidare la Lega Santa che, vittoriosa a Lepanto il 17 ottobre 1571, fermerà l’espansione turca nel Mediterraneo. È attraverso questo condottiero perugino che i cristiani tennero in scacco per un anno intero il potente Impero ottomano difendendo la fortezza di Famagosta.
«A lungo gli uomini s’interrogheranno sugli accadimenti di quegli anni», scrive l’autrice riferendosi ai massacri che si susseguirono. «Io voglio solo raccontarvi i fatti e come vi ha assistito un testimone inusuale», ossia un piccolo Grifone cesellato nell’oro e nello smalto, che sormonta un cimiero dalle piume colorate e parla in prima persona, dal collo del suo nuovo signore, Astorre, a simbolo del suo nome: il Grifone è un uccello fantastico, chiamato anche Astore, che nel moto è velocissimo e nell’animo arditissimo e, tra gli uccelli, «quello che pratica facilmente con gli uomini».
E l’autrice avvisa: «Racconterò anche di come, a volte, non sia sufficiente spiegare gli accadimenti con la semplice accusa di barbarie. Della tragica fine dei condottieri veneziani, ma anche dello strazio di un padre, dei suoi figli coraggiosi». Con romanticismo perché racconta del proprio antenato Astorre anche attraverso le lettere che questi scrisse alla moglie Ginevra e al figlio Guido, «che trasudano di amore» per la sua sposa fiorentina e «di precetti morali per l’educazione di un principe». Questa è storia, ma è anche una storia d’amore e di guerra qualunque. Per questo va letta.
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