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IMMIGRAZIONE.
OBIETTIVI 2010:
SOSTEGNO AD ENTI LOCALI
PER ACCOGLIENZA
E INTEGRAZIONE, TUTELA DEI MINORI, LEGGE SULLA CITTADINANZA.
E SOPRATTUTTO DIALOGO

 


di MARIO MORCONE
Capo Dipartimento Libertà civili e Immigrazione del
Ministero dell’Interno


Immigrati: solo la strada
del riconoscimento
reciproco e del dialogo,
nel rispetto delle regole
che ci siamo dati, può
evitare, in un tempo
sempre più vicino,
un clima di conflitto
che rischiamo invece
di realizzare con le nostre
ansie e con l’incapacità
di affrontare il nuovo

i apre il 2010 ed è il momento di compiere una riflessione e di progettare una svolta nelle politiche dell’immigrazione. Nell’anno appena trascorso sono stati raggiunti rilevanti risultati, interrompendo il traffico di esseri umani e gli sbarchi sulle coste siciliane e conseguendo oggettivamente una riduzione del numero delle persone irregolarmente presenti nel territorio nazionale. Un obiettivo che non può essere negato e che è stato possibile realizzare attraverso misure più generali come l’emersione del lavoro nero e, parallelamente, attraverso una rinnovata politica di collaborazione tra i Paesi rivieraschi della sponda sud del Mediterraneo.
Un tema, quest’ultimo, che va approfondito e rilanciato in chiave multilaterale; voglio dire, cioè, che l’Unione Europea non può sottrarsi al dovere di costruire con i Paesi meno ricchi, ma a noi comunque vicini non solo geograficamente ma anche per cultura, storia e tradizione, interventi e progetti che ne sostengano lo sviluppo arginando nello stesso tempo le drammatiche spinte alla ricerca di un futuro migliore.
Molti problemi sono però ancora sul tavolo ed è venuto il tempo di affrontarli. Intanto è importante rafforzare il sostegno agli enti locali sia in materia di accoglienza e integrazione dei richiedenti asilo che usufruiscono del sistema SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), sia aggredendo le situazioni di disagio sociale più marcatamente presenti nelle periferie delle grandi aree urbane. Non possiamo lasciare sole le amministrazioni locali, ma dobbiamo sostenerne le politiche di interazione incentivando soprattutto, a mio avviso, quelle aree del nostro Paese, e sono molte, nelle quali la rarefazione della popolazione ha messo in discussione la sopravvivenza di servizi pubblici essenziali.
La ripresa economica lentamente ci farà uscire dalla crisi e questo determinerà, verosimilmente nel corso dell’anno, l’esigenza di nuova forza lavoro nei settori strategici dell’agricoltura, dell’edilizia e dell’industria meccanica. Si contrapporranno, come è ormai tradizione in queste occasioni, le esigenze dello sviluppo con quelle di assecondare la paura metafisica di un ulteriore aumento della popolazione immigrata nel nostro Paese.
Saprà la politica spiegare le ragioni e le opportunità di un destino multietnico che è ormai già una realtà antropologica del nostro Paese? Io spero proprio di sì. Perché non vedo strade diverse da quella di costruire un destino comune nella condivisione di valori costituzionali che hanno segnato la crescita dell’Italia repubblicana. Sia chiaro: i funzionari faranno fedelmente e lealmente quello che il Parlamento e il Governo decideranno; ciò è fuori discussione. Ma credo doveroso che chi ha il privilegio e la responsabilità di guidare segmenti importanti della Pubblica Amministrazione debba offrire al dibattito un libero contributo di idee.
Sarà perciò necessario che si crei una finestra politica per affrontare alcuni nodi non più rinviabili, come la presenza dei minori non accompagnati che aspettano ancora una risposta adeguata, o come i programmi di integrazione che costituiscano un sistema di rete nel nostro Paese e non più una fotografia di puntiformi buone pratiche. Si tratta, cioè, di fare sistema superando i tradizionali protagonismi dei livelli locali di governo con un progetto comune che accompagni in maniera omogenea le politiche sociali dei prossimi anni.
E rimangono ancora sul tavolo due frutti spinosi. Una nuova legge sulla cittadinanza, la cui discussione parlamentare è iniziata già da qualche settimana, che deve trovare la forza di saltare il fosso, accedendo, in linea con un orientamento europeo, al riconoscimento dello «ius soli» come principio per l’attribuzione di un’appartenenza alla comunità nazionale che già nei fatti si realizza concretamente in tanti amici dei nostri figli. Il tema delle seconde generazioni non può prescindere, se vogliamo affrontarlo, dalla capacità di fare questo salto rispetto al passato: e non si tratta davvero di attraversare le colonne d’Ercole.
Infine, il tema più difficile, quello di un incontro e di un dialogo con le comunità islamiche ormai significativamente presenti in Italia. Questo non soltanto perché lo dice l’articolo 19 della nostra Costituzione repubblicana, e di per sé sarebbe già sufficiente, ma soprattutto perché, anche in questo caso, solo la strada del dialogo e del riconoscimento reciproco, in un quadro di rispetto delle regole che ci siamo dati, può evitare, in un tempo che è sempre più vicino, un clima di conflitto che rischiamo invece di realizzare con le nostre ansie e con la nostra incapacità di confrontarci con il nuovo.

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