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TONINO LAMBORGHINI:
STILE, GUSTO, QUALITÀ,
ESCLUSIVITÀ
MA SOPRATTUTTO
LA FANTASIA

a cura di LUIGI LOCATELLI


Tonino Lamborghini,
presidente
della Tonino Lamborghini srl


«Senza essere
maniaco, amavo
gli orologi perché sono
un oggetto meccanico;
piaceva anche a mio
padre che io firmassi
orologi anziché cravatte.
Fu meno soddisfatto
dell’estensione della mia
linea all’abbigliamento;
sosteneva che eravamo
meccanici e dovevamo
rimanere nel metallo»

rede della dinasta Lamborghini, celebre in tutto il mondo per il mitico «toro che carica», Tonino Lamborghini, classe 1947, dopo la laurea riceve dal padre le chiavi delle aziende di famiglia e si adopera per sviluppare un marchio che ha contribuito alla storia dell’industria in Italia, sempre all’avanguardia nell’adottare soluzioni innovative. Dopo la cessione delle aziende industriali, nel 1981 fonda la Tonino Lamborghini srl, gruppo che, attraverso contratti di partnership con società italiane e straniere, opera nei settori accessori e luxury fashion, design, arredamento, accessori sportivi, delicatezze alimentari e hospitality, ossia hotel, residence, caffetterie. Il tutto all’insegna del lusso e di valori quali l’innovazione tecnologica, la qualità e l’italianità.

Domanda
. Lei cominciò nel 1981 disegnando e firmando il suo primo orologio. Come le venne l’idea di occuparsi di orologi, essendo erede di un Gruppo industriale sinonimo di classe, velocità e lusso?
Risposta. L’impresa di mio padre non era solo legata al mondo automobilistico, perché le aziende del Gruppo Lamborghini erano attive in vari settori. Io mi occupavo già delle attività familiari, ma sentivo il bisogno di portare avanti un progetto tutto mio, che nascesse da una mia passione personale, senza l’aiuto paterno se non l’uso del nome e del marchio di famiglia, Quindi nacque come un hobby.

D. Un hobby ricco di fantasia, dal momento che gli orologi non figuravano nelle attività di famiglia; come si è allargato ad altri settori?
R. La fantasia non mi è mai mancata. Debbo dire però che, senza essere maniaco, amavo gli orologi perché sono un oggetto comunque meccanico; piaceva molto anche a mio padre che io firmassi orologi anziché, ad esempio, cravatte. Fu meno soddisfatto dell’estensione della mia linea quando arrivai all’abbigliamento, alle camicie e alla pelletteria, perché sosteneva che eravamo dei meccanici e dovevamo rimanere nell’ambito della meccanica e del metallo. Dall’orologio sono nati gli occhiali, poi i profumi. Cosa hanno a vedere occhiali e profumi tra loro? Mi attraeva, come mi attrae oggi, l’idea del lusso, e naturalmente fa molto più immagine un profumo o un occhiale che una camicia.

D. La parola lusso è un modo per continuare in qualche modo quanto è stato avviato da suo padre?
R. È così. Tra le auto di lusso le Lamborghini erano le più costose. Anche i nostri trattori erano di linea elegante e i più costosi del mondo, le caldaie costavano il doppio delle altre; le apparecchiature idrauliche che fabbricavo erano al top della qualità, delle performance e del costo. In tutti i nostri prodotti c’è sempre stato il concetto dell’esclusività trasmessomi da mio padre. Ancora oggi ritengo la «nicchia» ancora più consona alle nostre prerogative di sempre.

D. Il suo è un marchio antico proiettato verso il futuro. Qual’è la sua storia?
R. Agli inizi degli anni 80, mentre ero presidente di alcune aziende di famiglia, decisi di dare più spazio a una mia passione personale e fondai nel 1983 la «Tonino Lamborghini Style and Accessories». Reinterpretando i valori storici e la simbologia identificativa di famiglia, detti vita a un nuovo marchio dedicato agli accessori di lusso, traendo ispirazione dalle mie precedenti esperienze professionali nel campo dell’ingegneria e del design. Dopo il successo riportato nel mercato italiano con le prime collezioni di accessori griffate, fui tra i primi a puntare sul mercato asiatico aprendo il primo negozio monomarca a Hong Kong. Da allora il valore del mio marchio si è esteso considerevolmente, diventando un simbolo largamente riconosciuto e apprezzato, con 15 flagship-store tra Hong Kong e Macao e numerosi corner e shop-in-shop nelle principali città cinesi. A metà degli anni 90, sono stato tra i primi ad estendere il concetto di griffe alla gastronomia di alta qualità, alle tipicità vinicole e gastronomiche, espressione della prestigiosa tradizione culinaria italiana garantita dal marchio Tonino Lamborghini. Il successo riscontrato da questa linea di delicatezze gastronomiche contraddistinte, soprattutto a livello internazionale, dal significativo appeal del marchio, mi ha suggerito di realizzare un vero e proprio network di caffè a marchio Tonino Lamborghini. Insieme a partner locali in ogni mercato di riferimento, sono stati aperti caffè e ristoranti in Italia, Repubblica Ceca, Austria, Siria, con ambienti caratterizzati da uno stile architettonico accattivante ed evocativo delle radici storiche del mio marchio, accoglienti ed eleganti per diffondere il sapore italiano nel mondo.

D. Quale formula usa per ottenere successo?
R. Se io prendo un caffè di qualche marca nota e pubblicizzata, è buono, ma è un caffè che non ha un valore aggiunto particolare. Seguendo gli insegnamenti di mio padre che si avvaleva sempre dei migliori tecnici, sono riuscito a introdurre la moda nel settore alimentare e nel caffè con le caffetterie a marchio, creando poi gli hotel e infine i ristoranti con il mio brand. Oggi tutto ha bisogno di un riconoscimento particolare. Il marchio è molto utile ed è sinonimo non solo di livello del servizio, di atmosfera e di ambiente; ma i frequentatori si riconoscono per qualcosa in comune, e il marchio è il simbolo di un concetto di vita.

D. Con quali obiettivi opera?
R. Sono molto eclettico e versatile, da sempre mi piace esplorare nuovi territori, realizzare nuovi progetti, sviluppare nuovi prodotti. Il mio portafoglio prodotti spazia dall’orologio di lusso ai rasaerba, dai complementi d’arredo alle calzature. Amo ripetere «be different». Ogni prodotto nuovo per me rappresenta una nuova vita, mi piace sperimentare, preferisco fare tante cose anziché eccellere in una sola. Inoltre desidero progetti sempre diversi, ad esempio adesso stiamo sviluppando un locale a Miami, che aprirà in febbraio in una nuova area turistica dedicata allo sport. Il mio cognome mi ha certamente aiutato nel dare visibilità ai miei prodotti, ma a volte è stato anche un ostacolo perché le mie collezioni sono state confuse con il merchandising della Casa automobilistica. La storia della mia famiglia rappresenta, però, una fonte di ispirazione per me e per i miei collaboratori del Centro Stile; è il valore da cui sono partito, ma da cui mi sono anche allontanato con progetti innovativi e trasversali. Il mio cognome costituisce certamente un impegno, ma il solo fatto di portare nel mondo un nome italiano legato al made in Italy mi gratifica più di qualsiasi fatturato e giro di affari.

D. La sua attività di imprenditore si caratterizza per due aspetti originali, la ricerca continua di uno stile particolare e la vastità dei settori in cui opera. Come può raggiungere entrambi gli obiettivi?
R. C’è uno spirito che rende unico ogni mio prodotto, ed è la capacità di innovare restando fedeli a una tradizione di forme eleganti e grintose nello stesso tempo. Una ricerca appassionata volta a sintetizzare creatività e ingegneria, eleganza e tecnica, per essere segno inconfondibile dello stile italiano nel mondo. È la passione che guida le mie collezioni nel disegno, nella ricerca dei dettagli, nel desiderio che solo un marchio prestigioso sa accendere. Sono collezioni pensate per l’uomo e per la donna che hanno carattere e che amano distinguersi. Ho esteso il concetto di lusso a orologi, occhiali, profumi, accessori in pelle, oggetti d’arredamento, linee di abbigliamento che diventano un universo coordinato di complementi di stile, che esprimono il puro talento italiano.

D. Quali sono i suoi mercati di riferimento? E dove si svolge in prevalenza la sua attività?
R. Oggi il Gruppo Tonino Lamborghini conta una trentina di partnership con primarie aziende in Europa, America, Asia e Medio Oriente, per la produzione e distribuzione di prodotti a marchio e per la realizzazione di progetti alberghieri nel campo dell’hospitality. Dal 1997 il Palazzo del Vignola, la villa del ‘500 alle porte di Bologna, è la sede del mio Gruppo e del Centro Stile che, nato come ente di progettazione delle mie creazioni firmate, offre consulenza a tutti i partner del Gruppo, nelle diverse fasi di progettazione, design e realizzazione dei nuovi prodotti. Quella di Bologna è una struttura snella e flessibile, dedicata alle attività commerciali, legali, di licenza e di comunicazione, che coordina una rete ampia e diversificata in tutto il mondo, dal piccolo produttore alla grande multinazionale. La gamma dei prodotti è quanto mai ampia e differenziata. Comincia dai Fashion Icons, categoria che comprende abbigliamento in tessuto e in pelle, accessori da fumo, calzature, gioielleria, occhiali, orologi, penne e accessori da scrittura, piccola pelletteria, profumi e valigeria. Quindi abbiamo il settore Home, comprende, con i coordinati per la casa, mobili e complementi d’arredo, oggetti in silver, porcellane da tavola. Nello Sport abbiamo accessori da golf, biciclette e golf car. Il comparto Sicurezza e Fai da te comprende abbigliamento tecnico, giardinaggio, power tools; IT & Elettronica riguarda accessori digitali, foto-cine, computer, mobile phone; Food & Beverage offre caffè, delicatezze alimentari, Energy drink e locali griffati; infine il settore B2B è dedicato all’hotellerie e alla regalistica aziendale.

D. Con una attività così complessa e diversificata in molti settori qual è il suo bilancio?
R. Nonostante la difficile congiuntura economica, nel 2008 i prodotti firmati Tonino Lamborghini hanno registrato un giro d’affari di 130 milioni di euro, con una crescita di oltre il 40 per cento rispetto all’anno precedente. Un risultato rilevante, anche grazie al lancio di nuove licenze nel settore dell’accessorio fashion, e di nuovi progetti innovativi tra cui residence building, business hotel e catene di caffetterie in Europa e nel Medio Oriente. Le aziende partner del Gruppo servono un universo di distributori con presenza in oltre 60 Paesi e con oltre 15.500 punti vendita serviti nel mondo. Tra le più prestigiose presenze internazionali segnaliamo i flagship-store di Giacarta in Indonesia e di Macao, e, in Cina, nel rinomato hotel di lusso e casinò «The Venetian», che si aggiungono alle altre 100 presenze asiatiche tra monomarca e shop-in-shop nei più prestigiosi department store della zona.

D. E nel settore meccanico?
R. Produciamo piccoli motori ausiliari utilizzati per i tagliaerba da giardino. Ho anche creato un’azienda, che poi ho venduto, per produrre golf car, le automobiline elettriche per il golf, per servizi ausiliari, per la polizia ferroviaria e urbana e per gli spostamenti di monsignori e cardinali più anziani all’interno del Vaticano. Siamo gli unici in Europa a produrre queste vetturette ora di moda, e sto tentando di riprendere quell’azienda perché il problema dell’ambiente sta diventando sempre più importante, soprattutto per le generazioni future. Io ho cinque figli, vorrei lasciare loro un futuro non inquinato.

D. Che cosa è, dunque, il lusso per lei?
R. Sia pure con molte diversificazioni, ritengo di aver proseguito, nell’offerta di prodotti di stile e di lusso, la linea di mio padre ma, nello stesso tempo, mi sono adeguato ai problemi attuali rendendomi conto che lusso non è necessariamente alto costo, ma vuol dire soprattutto stile e cultura. Oggi le mie produzioni sono ispirate al lusso, ma non sono particolarmente costose. E mi piace che sia così. Vorrei che chi sceglie un mio prodotto lo facesse usando testa e cultura, non il solo portafoglio.

D. Con questo criterio si è adeguato all’andamento dei mercati nell’attuale periodo di crisi dell’economia e della finanza?
R. Veramente ho cominciato prima della crisi. È stata un’osservazione quasi filosofica. Mi sono chiesto perché una persona, per avere un oggetto mio che apprezza, deve spendere molto; se non ha soldi, non può ottenerlo? Curando la produzione, ho cercato di creare prodotti che, senza esagerare in troppi passaggi produttivi, mantenessero stile e qualità costando di meno. I passaggi non sempre indispensabili determinano prezzi esagerati. Ho una mia formula di business, che è un piccolo segreto aziendale, grazie alla quale riesco a realizzare prodotti di lusso accessibile.

D. Ha semplificato i passaggi produttivi o distributivi?
R. Gli uni e gli altri. Faccio un esempio semplice, perché i miei segreti li tengo per me. Producendo praticamente di tutto tranne i farmaceutici, se mi è consentito un pizzico di ironia, devo appoggiarmi ad altre aziende legate a me con contratti di licenza. Una licenza in pratica significa «Dammi dei soldi, prendi il mio prodotto e fai quello che vuoi», ed è il contrario di quello che faccio io. Con la mia formula di business suggeriamo ai produttori le linee stilistiche, controlliamo la distribuzione e promuoviamo le attività di comunicazione. Certamente è necessaria una gestione attenta, ma anche abbastanza innovativa. La rete distributiva è sotto il nostro controllo; la comunicazione e la pubblicità sono curate e gestite direttamente dalla casa madre; fiere, rapporti internazionali e sinergie tra i vari produttori partono dalla sede centrale. È una formula che implica molto lavoro, ma dispongo di uno staff flessibile per seguire le migliaia di persone che lavorano con il mio marchio.

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