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ANTITRUST.
TUTTI SOTTO
GLI OCCHI
DEL GARANTE

a cura di ROMINA CIUFFA



 

Consorzio Bancomat:
la commissione di prelievo
incide sull’utenza finale

L’Antitrust ha avviato due distinte istruttorie nei confronti dell’Abi (Associazione Bancaria Italiana) e del Consorzio Bancomat per verificare se le commissioni interbancarie stabilite per i servizi Pagobancomat, Bancomat, Rid e RiBa siano effettivamente necessarie in base al principio di efficienza economica o se, invece, siano esclusivamente restrittive della concorrenza, limitando la competizione tra banche: le commissioni interbancarie fissate in misura uguale costituiscono, infatti, un costo intermedio e rappresentano una soglia minima sotto la quale le aziende non possono competere tra loro. Frutto di intese interbancarie, il meccanismo, conduce a condizioni economiche più onerose per l’utenza finale.
La prima istruttoria riguarda la commissione interbancaria massima per l’uso del Pagobancomat che è stata fissata dal Consorzio Bancomat al quale partecipano l’Abi, le banche, gli intermediari finanziari e tutti gli altri soggetti autorizzati a operare nell’area dei servizi di pagamento. Il circuito Pagobancomat detiene una quota di mercato non inferiore al 75 per cento per quanto riguarda il numero di carte e pari quasi all’88 per cento per il numero di operazioni su Pos.
La seconda istruttoria riguarda le commissioni per i servizi di incasso di crediti RiBa (Ricevuta Bancaria Elettronica) e Rid (Rapporti Interbancari Diretti) fissate in sede Abi, e la commissione sul prelievo di contante con la carta Bancomat presso gli sportelli bancari automatici convenzionati, fissata dal Consorzio. Le tre commissioni interbancarie erano state ridotte al termine di un procedimento nel corso del quale l’Antitrust aveva accettato, rendendoli vincolanti, gli impegni presentati dall’Abi e dal Consorzio Bancomat.
L’Autorità si era comunque riservata la possibilità di verificare la validità degli impegni nel tempo, anche alla luce dell’evoluzione dei mercati e del contesto europeo. Le commissioni interbancarie oggetto dell’istruttoria potrebbero, infatti, anche determinare problemi concorrenziali nell’ambito del processo di armonizzazione dei servizi di pagamento europei (Sepa) in corso: ad esempio il Sepa Direct Debit, vale a dire l’equivalente del servizio Rid, non prevede commissioni interbancarie, in quanto non ritenute necessarie per l’uso efficiente di questo servizio.

Somatoline: pubblicità
ingannevole e pratiche scorrette fanno dimagrire

Il Codacons, Coordinamento di associazioni per la tutela dell’ambiente e dei diritti degli utenti, aveva segnalato all’Antitrust che la società italo-britannica L.Manetti-H.Roberts & C., con sede a Firenze - che tra le altre attività produce saponi e detergenti per uso personale, profumi e cosmetici - aveva posto in essere quattro pratiche commerciali scorrette attraverso la diffusione di messaggi diretti a promuovere altrettanti prodotti dimagranti della linea Somatoline Cosmetic.
Più nel dettaglio, la condotta contestata avrebbe riguardato varie comunicazioni promozionali diffuse attraverso stampa, sito internet, spot televisivi e le stesse confezioni, con la finalità di esaltare l’efficacia dei diversi prodotti a marchio Somatoline Cosmetic. In tali annunci le caratteristiche e l’efficacia dei prodotti, presentate in valori percentuali e in centimetri massimi, apparivano di dubbia veridicità e comunicate con modalità equivoche, tali da trarre i consumatori in errore circa i risultati conseguibili con l’uso degli stessi; venivano altresì vantate le caratteristiche di innovatività ed esclusività attribuite ai prodotti stessi in ragione dei loro componenti, individuati con denominazioni di fantasia diverse per ognuno di essi. Contestato anche il rinvio alle sperimentazioni svolte, genericamente definite test clinico-strumentali, compiuto omettendo rilevanti informazioni circa le modalità di svolgimento delle stesse e i risultati ottenuti.
In questo, come in altri casi, l’Autorità ha sottolineato che, qualora il professionista attesti l’efficacia di prodotti prospettandola come comprovata da studi scientifici, è tenuto a illustrare in modo esaustivo il metodo usato, i parametri considerati, le misurazioni svolte e i risultati conseguiti, eventualmente rinviando ad altra fonte di agevole accesso; e che non possono essere affidati a note di scarsa leggibilità, o in calce, chiarimenti che ridimensionano sostanzialmente la portata delle affermazioni principali dei messaggi, fino a smentirne i contenuti; né può indicarsi il risultato massimo ottenuto in ambito sperimentale. Inoltre, in merito alla diligenza professionale, nel caso in esame non si è riscontrato il normale grado di competenza e di attenzione del professionista. Pertanto l’Autorità ha condannato la società di cosmetici.

Audience: Che interessi
avrebbe l’Auditel a fare
ostruzionismo a Sky?

S ky Italia srl è l’operatore televisivo satellitare nato nel luglio 2003 dalla fusione delle piattaforme Stream e Tele+. La società ha fatto presente all’Antitrust, che la compagine societaria dell’Auditel - società di rilevazione dei dati di ascolto televisivo in Italia (audience), resa operativa dalla fine del 1986 allo scopo di fornire un sistema unico di informazioni sull’ascolto dei programmi televisivi - è rimasta immutata nel tempo senza che sia stato consentito l’ingresso nel capitale di operatori, come Sky, rappresentativi del sistema televisivo italiano. L’Auditel detiene una posizione dominante nel mercato italiano della rilevazione dell’ascolto televisivo, in quanto gode di un sostanziale monopolio su di esso. Sin dalla sua costituzione, essa è stata riconosciuta dagli operatori del settore come soggetto unico al quale è delegata la rilevazione e diffusione di dati di audience attendibili e condivisi. Tali dati rivestono un ruolo cruciale nelle scelte strategiche e commerciali delle imprese attive nel mercato della raccolta pubblicitaria per il mezzo televisivo e nel mercato della pay tv.
La denuncia di Sky pone in evidenza che la società Auditel avrebbe assunto un atteggiamento dilatorio e ostruzionistico nei confronti delle proposte avanzate da Sky in seno al Comitato tecnico che, in assenza di giustificazioni obiettive, non sarebbero state pertanto neppure sottoposte all’attenzione del Consiglio di amministrazione dell’Auditel. Ciò avrebbe riguardato sia la richiesta, avanzata da Sky nell’aprile 2008, di diffusione dei dati di ascolto giornalieri dei canali televisivi in ciascuna piattaforma (analogica, digitale, satellite, IPTV), sia, più in dettaglio, la proposta di rilevare giornalmente i dati relativi alla voce «altre digitali terrestri», già formulata da Sky sin dall’aprile 2007.
Per contro, determinate proposte avanzate da Rai e da Mediaset sarebbero state prontamente sottoposte al Consiglio. Ad oggi Sky non possiede quote del capitale sociale di Auditel e, di conseguenza, non è rappresentata nel Consiglio di amministrazione della società.
Gli ostacoli all’introduzione di metodi innovativi renderebbero il sistema di rilevazione inadeguato a cogliere lo sviluppo di nuove offerte televisive, a detrimento dei nuovi operatori e delle nuove piattaforme. Tali comportamenti potrebbero avere l’effetto di alterare le corrette dinamiche competitive nei mercati della raccolta pubblicitaria su mezzo televisivo e della pay tv. A ciò si aggiunga che una più accurata diffusione dei dati di ascolto potrebbe, in ultima analisi, avvantaggiare indirettamente i consumatori in termini di qualità e varietà dell’offerta televisiva.
In conclusione, i comportamenti descritti appaiono, all’Antitrust, evidenziare una strategia di Auditel finalizzata ad impedire un progressivo adeguamento del sistema di rilevazione dei dati di audience all’evoluzione dell’offerta televisiva. In particolare, detti comportamenti risultano strumentali, diretti ad ostacolare la diffusione di informazioni idonee a fornire una più accurata ricostruzione dei dati di fruizione del mezzo televisivo. L’Autorità intende, pertanto, verificare se nella condotta in esame, oggetto dell’istruttoria, si ravvisi un abuso di posizione dominante da parte di Auditel nel mercato della rilevazione degli ascolti televisivi, in violazione dell’art. 82 del Trattato europeo.

Pediatri a Milano:
Aumentarne l’offerta
per garantire il benessere

Una signora ha lamentato, dinanzi all’Antitrust, restrizioni della concorrenza nella fornitura di servizi medici da parte dei pediatri di libera scelta di Milano, derivanti dall’impossibilità di trasferire un utente a un pediatra operante nell’ambito dell’associazione di pediatri di base cui apparteneva anche quello che si intendeva lasciare. La denunciante ha sostenuto l’esistenza, nella città di Milano, di intese restrittive della concorrenza tra pediatri di base operanti in associazioni di essi che non rilascerebbero le autorizzazioni al trasferimento all’interno dell’associazione stessa.
L’Autorità è stata chiara, innanzitutto nell’auspicare un ripensamento, a livello nazionale, sulle modalità di calcolo del rapporto ottimale per l’individuazione del numero dei pediatri di base attivi in un dato ambito territoriale, al fine di rendere coerente la base di calcolo dello stesso con il numero dei bambini effettivamente assistiti dai pediatri di base, con miglioramento dell’offerta e del benessere degli utenti.
Ha quindi richiamato la Regione Lombardia alla necessità di ridurre l’entità della deroga del massimale dei pediatri di base, fissata all’accordo collettivo regionale della Lombardia in 1.400 unità, restrittivo della concorrenza tra professionisti, affinché possano entrare anche quelli in attesa. Infine l’Autorità ha auspicato la modifica della disciplina nazionale in materia di trasferimenti di assistiti all’interno delle pediatrie di gruppo, prevedendo che l’autorizzazione per il nuovo pediatra scelto possa essere richiesta solo in presenza di cautele volte a garantire la concorrenza tra professionisti al di fuori del gruppo.

Spedizionieri uniti
per aumentare i prezzi
e ostacolare i concorrenti

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria per verificare se 20 società, attive nel settore delle spedizioni di merci su strada (tra cui DHL Global Forwarding Agility Logistics, Saima Avandero e Schenker Italiana) abbiano realizzato un’intesa restrittiva della concorrenza.
In occasione di riunioni nell’ambito dell’associazione di categoria Fedespedi, rappresentativa di circa 2.200 spedizionieri di merci in Italia, esse avrebbero scambiato informazioni sull’incidenza dell’incremento dei costi (quali quello del carburante, i pedaggi stradali e alcuni costi amministrativi) per concordare entità e modalità di aumento dei prezzi da applicare alla clientela. Al termine delle riunioni, con circolari alle imprese e alle associazioni aderenti e comunicati stampa, la Fedespedi avrebbe agevolato le aziende nell’applicare alla clientela gli incrementi di prezzo precedentemente concordati in ambito associativo.
Secondo l’Antitrust, dalle informazioni disponibili è desumibile l’esistenza, quanto meno a partire dalla fine del 2002 e fino al settembre 2007, di un reciproco scambio di informazioni sensibili, e di un coordinamento delle strategie commerciali anche con il contributo organizzativo della Fedespedi.

 

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