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ACQUIRENTE UNICO.
LA RIFORMA
DEI MERCATI NECESSARIA
PER RIDURRE I PREZZI DELL'ELETTRICITÀ




dell’ing. PAOLO VIGEVANO,
amministratore delegato
di Acquirente Unico Spa


A causa del mix
produttivo sfavorevole,
in Italia il costo
dell’energia è in media
più elevato degli altri
Paesi europei, che hanno
anche produzione
nucleare e a carbone.
La riforma dei mercati
elettrici italiani in atto
da aprile prevede
interventi mirati ad
aumentare l’efficienza
del sistema di scambi
e a ridurre il prezzo
per i consumatori


opinione diffusa che occorre continuare il cammino delle riforme strutturali per migliorare la posizione competitiva dell’Italia e che bisogna agire nonostante la situazione di crisi. Anzi, far leva su di esse per meglio agganciare la ripresa che verrà. Sul versante dell’energia, ciò significa far sì che il processo di liberalizzazione, avviato sin dal 1999, arrivi a compimento portando, attraverso una più matura concorrenza, minori oneri per il consumatore.
Il settore elettrico è tra quelli che ha subito, forse, la più profonda ristrutturazione con una vistosa riduzione della quota di mercato dell’ex monopolista e con l’entrata in scena di diversi nuovi operatori, come produttori, grossisti o, semplicemente, società di vendita retail. Tuttavia, sensibili benefici per i consumatori in termini di bollette meno pesanti tardano a manifestarsi.
Non stupisce, quindi, che il sistema elettrico italiano sia stato oggetto di particolare attenzione da parte del Governo che, con la legge n. 2 del 28 gennaio 2009 (decreto anti-crisi) ha emanato le linee guida di riforma del mercato elettrico: un passo importante in seguito a un lungo confronto con le associazioni di categoria, i rappresentanti degli interessi dei produttori, da un lato, e dei consumatori dall’altro. L’esigenza di ridurre il costo dell’energia per le famiglie e per le imprese, sin da subito, ha reso opportuno non solo prevedere azioni volte alla realizzazione di nuove infrastrutture energetiche, ma avviare in tempi stretti la riforma del mercato elettrico.
Rivisitazioni e modifiche periodiche degli strumenti e delle regole a disposizione degli operatori per seguire le loro transazioni sono una prassi normale anche all’estero. Non deve stupire, dunque, se sono stati ritenuti maturi i tempi per una manutenzione straordinaria delle regole di mercato in opera dal 2004, anno dal quale è attiva la Borsa elettrica gestita dal GME (Gestore Mercato Elettrico SpA).
Tuttavia, la contrapposizione tra opposte esigenze di grandi e piccoli produttori da un lato, e consumatori dall’altro, ha reso arduo il raggiungimento di un accordo su soluzioni condivise. Ad esempio, si è dovuto rimandare di qualche anno la modifica, che si sarebbe voluto introdurre da subito, del meccanismo di formazione del prezzo di borsa, passando dal criterio marginale a quello del «pay as bid», che avrebbe sfavorito i piccoli produttori recentemente entrati nel mercato.
Per comprendere il contesto operativo occorre però fare un passo indietro. Negli ultimi anni l’Italia si è dotata di parecchie nuove centrali di generazione di energia elettrica ad alta efficienza, alimentate a gas metano, quanto di meglio per il rispetto dell’ambiente. Con un incremento di capacità di generazione realizzata superiore a qualunque altro Paese europeo, il gap tra produzione e consumo è stato più che colmato. Anzi, si registra una discreta sovraccapacità, il che può far dormire sonni tranquilli al gestore della rete di trasmissione, che ha la responsabilità di assicurare che non si ripetano eventi come il black-out del 2003, periodo in cui si dipendeva da massicce quanto precarie importazioni di energia elettrica dai Paesi esteri, Francia e Svizzera in primo luogo.
Il risultato raggiunto è ancor più positivo se si pensa che, dietro, c’è stato un rilevante sforzo dei privati, che hanno indirizzato al settore della produzione di energia elettrica un flusso enorme di risorse di investimento, il cui ritorno economico si potrà avere nel corso dei 20/25 anni di funzionamento degli impianti, a condizione di riuscire a collocare l’energia sul mercato a prezzi sufficienti a coprire i costi variabili del gas, ma anche a rimborsare il debito e remunerare il capitale proprio.
Eppure per il Paese il bicchiere è solo mezzo pieno perché, a causa del mix produttivo sfavorevole, il costo dell’energia è mediamente più elevato degli altri Paesi europei, che possono godere di ampi apporti di produzione nucleare e a carbone. Così, la riforma dei mercati elettrici italiani, avviata con la legge 2/09 e resa operativa il 29 aprile scorso con il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, prevede una pluralità di interventi, tutti mirati ad aumentare l’efficienza generale del sistema di scambi e a ridurre il prezzo per il cliente finale.
In particolare, sia la modifica del meccanismo di formazione del prezzo sul «Mercato del Giorno Prima» (MGP), che lo sviluppo dei mercati a termine, appaiono d’immediato interesse anche a un operatore come l’Acquirente Unico SpA. Due temi che sono in gran parte interconnessi. L’architettura dei mercati elettrici disegnata dal legislatore con il decreto legislativo n. 79/99 era incentrata sulle transazioni di brevissimo termine, quelle che appunto si svolgono nel MGP, relegando le transazioni di medio e lungo termine agli strumenti della negoziazione bilaterale.
Il processo di riforma in corso intende spostare il baricentro del sistema verso i mercati regolati a termine. Ciò implicherà un progressivo ridimensionamento dei volumi transati su MGP a favore di MTE (Mercati a Termine dell’Energia). Ci si attende che, concluso il processo di transizione, gli scambi di brevissimo termine giochino un ruolo residuale nelle politiche di approvvigionamento e vendita degli operatori. E ciò vale anche per l’Acquirente Unico, che deve porsi l’obiettivo dell’economicità e della stabilità del costo di provvista dell’energia elettrica. Tutto ciò implica di dover operativamente diversificare il portafoglio di approvvigionamento. Tale diversificazione è attuata con azioni di acquisto e copertura dal rischio di prezzo, condotte mettendo in confronto competitivo il maggior numero di operatori possibile e su diverse scadenze temporali. I contratti a più lungo termine sono in tal senso un elemento importante.
Fino ad oggi, per intervenire sui mercati a termine, l’Acquirente Unico ha operato fissando le regole di negoziazione avvalendosi di procedure ad evidenza pubblica (aste) per selezionare controparti con cui stipulare contratti a varie scadenze, sia fisici che finanziari, al fine di gestire il rischio di prezzo.
La convenienza per l’Acquirente Unico ad operare nei nuovi mercati a termine regolamentati, pertanto, dipenderà dalla possibilità che lo stesso avrà di agire a beneficio dei clienti tutelati, sui quali vengono ribaltati i costi che Acquirente Unico sostiene. Ad esempio, esso è esonerato, di fatto, dal presentare fidejussioni per operare nel MGP. In conclusione l’Acquirente Unico auspica che, nella fase d’implementazione della riforma, siano create le condizioni per trasferire ai clienti tutelati tutti i possibili benefici derivanti dal nuovo assetto dei mercati elettrici.

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