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CORSERA STORY.
AL CORRIERE OCCORRE
ANCHE UN MAESTRO ELEMENTARE

L'opinione del Corrierista

 

Lettera aperta a Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera.

aro Ferruccio, mi permetto di scriverti una lettera, «aperta» in quanto la pubblico sul mio mensile Specchio Economico, per chiedere di essere assunto al Corriere della Sera. Non credo di doverti inviare un curriculum, perché lo conosci benissimo. E anche perché non desidero venire a fare né il praticante né tantomeno il giornalista, dal momento che nel Corriere della Sera ho lavorato per 36 anni con vari e mansioni e incarichi, anche di caporedattore. Del resto non potrei neppure, perché completamente assorbito da Specchio Economico, mensile da me fondato, edito e diretto, e che senza alcuna provvidenza pubblica e finanziamento sommerso è giunto al 28esimo anno di vita. Inoltre conosco i problemi editoriali, sindacali, redazionali, che ti creerebbe una mia assunzione.

Ma stiano tranquilli i colleghi redattori, capiservizi, capiredattori, inviati, articolisti, editorialisti: non voglio sottrarre loro colonne di spazio, né tantomeno ottenere una mini-micro-rubrica di due righe da amico degli editori; ti chiedo semplicemente di essere assunto al Corriere per colmare una sua gravissima lacuna, quindi nel suo esclusivo interesse. Vorrei venire a fare il maestro elementare. Non mi domandare se ne ho i titoli: li ho.

Oltre alle lauree in Legge e in Scienze politiche, e a quella in Economia e Commercio cui rinunciai in extremis per i gravosi impegni richiestimi dal Corriere d’Informazione, non solo ho il diploma magistrale conseguito in settembre dopo aver conseguito in luglio con il massimo dei voti la maturità classica, ma vinsi subito il concorso magistrale e diventai insegnante elementare di ruolo, attività che svolsi per tre anni per pagarmi le tasse dell’Università e anche del corso di Giornalismo alla Pro Deo, che sarebbe l’attuale Luiss ma che presto l’abbandonai perché compresi che il Giornalismo s’impara in redazione e non a scuola.

Ho fatto il maestro intorno a Roma in alta Italia, precisamente a Vighizzolo, sperduto Comune vicino ad Este in provincia di Padova, procurandomi una sinusite che mi impedì di completare la mia carriera giornalistica nella redazione milanese del Corsera e di aspirare magari a un ruolo direttoriale che strameritavo. «Ma sei pazzo a chiedere di venirci ora a Milano, a fare il maestro elementare nel Corriere?», potresti dire. No, ti risponderei. Perché avete bisogno non di grandi inviati, articolisti, editorialisti ecc. - ne avete anche troppi -, ma di un maestro elementare. E l’unico sulla piazza credo di essere io, sia per titoli sia, qualora tu e i tuoi editori lo riteneste necessario, per esami. Visti i livelli di cultura della nostra categoria, non temo rivali. Uno solo forse potrebbe battermi perché residente a Milano, ma purtroppo non c’è più da anni: Giovanni Mosca. Prima di essere giornalista fece anch’egli il maestro elementare, e scrisse anche un garbato, piacevolissimo edificante libro su questa sua preziosa esperienza.

A questo punto mi chiederai come faccio a sostenere che il Corriere ha questa esigenza. Te lo dimostro subito: da anni la rilevo tutti i giorni leggendolo, e con me una massa di lettori che però non hanno i mezzi per comunicarlo. Poiché fortunatamente io li ho, ne approfitto. Apri il Corriere di martedì 11 agosto 2009, per esempio, a pagina 5: è sovrastata da un titolo a tutta giustezza, «Test copiati alle Medie, Sud declassato». Ti accorgi subito perché vi occorre un maestro elementare. Perché già in Terza un tempo si sapeva che va detto e scritto «Testi copiati nelle Medie». Non so cosa insegnino oggi i maestri, li ritengo ancora validi anche se giustamente demotivati perché bistrattati dai genitori incolti ed egoisti e soprattutto dallo Stato.

La realtà è che non sono più questi ad insegnare qualcosa, figuriamoci la lingua italiana: è la televisione, alla quale i giornali, compreso il tuo, offrendo un esagerato rilievo e plauso, hanno colpevolmente conferito il ruolo di Educatrice del Popolo. Non mi interessa sapere chi ha scritto quel titolo; affermo solo che un gran numero di giornalisti anzi di italiani dovrebbero citare per danni la tv che da decenni inculca nelle orecchie e nei cervelli simili strafalcioni.
È possibile che il grande Corriere, che dedica eccessivo e ingiustificato spazio a ignobili trasmissioni tv, non faccia osservare che è un errore dire «al Nord, al Sud», anziché «nel Nord, nel Sud»? È possibile che tra tanti collaboratori non ve ne sia uno che almeno settimanalmente spieghi, come un tempo, la lingua italiana? Perfino qualche televisione ha istituito una rubrica del genere, forse per accontentare, al solito, qualche procace velina della politica; ma la trasmette in ore in cui nessuno la segue. Alla diffusa somaraggine nazionale preferisco il dialetto rivendicato dai leghisti: è almeno sincero, genuino, frutto di antica cultura locale e non di bestialità assunta a gloria superpagata e superesaltata.

Negli ultimi tempi il livello culturale del Corriere della Sera è migliorato e il giornale sembra riacquistare una buona dose di obiettività e di indipendenza perfino dai suoi azionisti. Basta leggere come il 13 agosto scorso ha trattato il caso Agnelli, ossia la «lite» sui fondi della famiglia all’estero fra Margherita, figlia dello scomparso Avvocato Gianni da una parte, e sua madre Marella dall’altra, assistita dagli esecutori testamentari Franzo Grande Stevers, Gianluigi Gabetti e Sigriend Maron; e lo spazio concesso alle ragioni dell’Agenzia delle Entrate, ossia dello Stato italiano, rappresentata dal suo direttore Attilio Befera che indaga per accertare esistenza e ammontare dell’evasione.

In passato il Corriere non avrebbe affermato, come ha fatto in questa occasione, che, qualora accertata l’evasione, per saldare il debito con il Fisco italiano a casa Agnelli non basterebbe tutto il patrimono lasciato dall’Avvocato; e non avrebbe lamentato che, comunque, essa finirebbe poi in una «super multa non così maxi come da calcoli iniziali». Certo, c’è ancora qualche sfilacciatura nel Corriere da eliminare. Per esempio, sempre nel giornale del 13 agosto scorso, la finestrella in prima pagina, immediatamente sotto la testata e sopra il titolo di apertura, dedicata all’angoscioso dilemma dell’estate: «Boxer o slip per gli uomini sulle spiagge?». Un argomento cui è dedicata una pagina. Ma è giusto presumere che a Ferragosto anche un direttore come te ne ha diritto e, pertanto, è in vacanza.

V. C.

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