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MARCO CORSINI:
TROPPI VINCOLI
BLOCCANO
LO SVILUPPO
DI ROMA

a cura di Anna Maria Branca


Marco Corsini,
assessore all’Urbanistica
del Comune di Roma



«Il nuovo Piano
regolatore di Roma
pone già molta
attenzione alla tutela
del paesaggio;
il 66 per cento
del territorio del
Comune è inedificabile, una grande parte
di esso è destinata
a verde, estesissime
aree sono già
vincolate»


a oltre un anno assessore del Comune di Roma con delega in campi fondamentali per l’economia e lo sviluppo della città - Programmazione e Pianificazione del territorio, Urbanistica, Progetti metropolitani, Programma Roma Capitale, Grandi Eventi -, l’avvocato Marco Corsini si è trovato a gestire, con la Giunta di centrodestra guidata dal sindaco Gianni Alemanno, situazioni a dir poco eccezionali nel settore urbanistico-edilizio che, sin dai tempi di Papa Sisto V, costituisce il volano della crescita della città e, soprattutto, una delle principali fonti di reddito della popolazione romana direttamente e indirettamente impiegatavi. Prima la necessità di accettare, per non ritardarne l’attuazione, il nuovo Piano regolatore della città approvato dalla precedente Amministrazione di centrosinistra, ma da essa criticato; poi l’emergenza abitativa aggravata dai problemi della sicurezza e dell’immigrazione; ultimamente l’imprevisto annuncio della Sovrintendenza ai Beni architettonici e al Paesaggio di Roma, di voler vincolare, dopo la scadenza dei termini avvenuta per sua colpa, l’Agro Romano, un’estesissima area strettamente collegata alla vita e all’economia della città.

Domanda. Il recente provvedimento del Governo sulla casa riuscirà ad attenuare l’emergenza abitativa attualmente esistente a Roma?
Risposta. Per quanto riguarda la legislazione nazionale, mi sembra di grande rilievo il fatto che il Governo abbia deciso di destinare consistenti risorse finanziarie pubbliche al settore edilizio, che non saranno erogate «a pioggia» come avveniva negli anni passati ma attraverso una serie di strumenti finanziari di seconda generazione, quali i fondi e altre forme di provvista mediante l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti. Si può avere ogni opinione, ma se si vuole incidere validamente sull’emergenza abitativa devono immettersi nel settore adeguate risorse finanziarie, perché l’edilizia necessaria per fronteggiarla non può non essere prevalentemente pubblica. Anche l’urbanistica può svolgere la propria parte perché, mettendo a disposizione degli operatori economici delle aree, attraverso determinate operazioni finanziarie può incentivare la realizzazione di edilizia sociale, ossia privata, da immettere nel mercato degli affitti a canoni concordati. Si tratta di una nuova politica della casa di cui si sta prendendo coscienza e conoscenza. Alcune esperienze sono già in corso in altre regioni, come la Lombardia. La recente iniziativa del Governo in questo senso, seguita dai provvedimenti legislativi necessari a livello nazionale e regionale, consente di reperire i capitali necessari.

D. Che cosa ha fatto la Regione Lazio in tale direzione?
R. Come hanno fatto le altre, anche la Regione Lazio ha deciso tempestivamente di integrare con le proprie le norme emanate dal Parlamento, per consentirne la rapida attuazione. Si rende così possibile l’avvio di una riforma, in materia edilizia, basata su nuovi principi formulati dall’attuale Governo, tendenti al rinnovamento del tessuto urbano, ma comunque rispettosi delle competenze che in questo campo spettano alle Regioni. Dopo l’approvazione della legge da parte del Parlamento, tutte le Regioni si sono attivate; anche la Giunta regionale del Lazio ha reso noti i criteri in via di adozione.

D. Quali tempi saranno necessari?
R. La nostra sensazione è che la Regione Lazio si stia muovendo un po’ timidamente. Comunque alcuni spunti essenziali sono stati da essa recepiti in materia di incentivi per l’ampliamento, per la ristrutturazione e soprattutto per il rinnovamento del patrimonio edilizio attraverso la demolizione e la ricostruzione di edifici. Si tratta di un’operazione notevole perché tende anche a sostituire, ai tessuti urbani degradati, un’edificazione moderna, realizzata secondo i criteri dell’eco-compatibilità, dell’eco-sostenibilità, del risparmio energetico. Ma questo programma, se non è accompagnato da un consistente volume di incentivi, non può essere attivato. È questa l’idea portante dell’iniziativa del Governo.

D. Saranno accelerate le procedure per il rilascio delle autorizzazioni?
R. Veramente il problema centrale, cioè la necessità di accelerare i procedimenti urbanistici, resta un po’ a latere. L’esperienza, specialmente quella romana, dimostra che l’iter per l’approvazione di uno strumento urbanistico - Piano regolatore generale o particolareggiato, variante ed altro - si protrae per anni in un palleggio di competenze tra le Regioni e i Comuni. Proprio per questo è essenziale approfittare di questa occasione, salire su questo «treno in corsa», dire una parola finalmente nuova sul tema della procedure. A Roma tuttavia questo problema inciderà un po’ meno perché la legge per «Roma capitale», approvata dal Parlamento nei mesi scorsi, prevede che il Consiglio comunale diventi l’artefice del futuro della città, decidendo le destinazioni urbanistiche del territorio senza passare attraverso la Regione Lazio. Aspettiamo quindi che nel 2010 la strategia del territorio e tutte le trasformazioni urbanistiche si risolvano in ambito esclusivamente cittadino.

D. È un privilegio rispetto a tutte le altre città?
R. Per la realtà romana è un atto di giustizia perché era inammissibile che, nell’assetto costituzionale dello Stato, non si tenesse conto delle esigenze dello status di Roma diverso da quelle di tutte le altre città. Negli Stati Uniti, Washington ha un proprio status speciale perché è capitale. Roma è anche di più perché, oltre ad essere capitale e sede della Presidenza della Repubblica, del Governo, del Parlamento della Corte Costituzionale, dei massimi organi della giustizia, delle grandi ambasciate, dei consolati, è anche sede del Papato ed ospita manifestazioni di grande rilievo. È giusto che abbia uno status diverso da quello delle altre città.

D. Quali prerogative comporta?
R. È un riconoscimento che arriva con oltre 60 anni di ritardo perché, da quando la Costituzione prevede lo Stato e le Regioni, il Legislatore avrebbe dovuto concedere uno status autonomo per Roma, comportante maggiori finanziamenti ma soprattutto maggiori poteri. Si parla da circa 20 anni dell’istituzione di città metropolitane per attribuire una maggiore dignità ad entità complesse, pari se non superiori alle provincie; ma se Milano viene riconosciuta città metropolitana, Roma ovviamente è ancora di più. La recente legge viene finalmente incontro a questa situazione e ci assicura gli strumenti indispensabili per la gestione del territorio, per l’esercizio pieno ed esclusivo dei poteri in materia urbanistica, ovviamente nel rispetto delle leggi statali. Ma almeno le procedure rientrano nella competenza della città.

D. La Sovrintendenza ai Beni architettonici e al Paesaggio di Roma ha annunciato un vincolo per tutto l’Agro Romano. Non le sembra che il Comune di Roma tutti questi poteri in realtà non li abbia?
R. Nessuno pone in discussione il potere che ha lo Stato di vincolare la aree ritenute meritevoli di tutela particolare, ma nel caso specifico la situazione è diversa perché, sottoponendo a vincolo porzioni così estese di territorio, sembra quasi che lo Stato abbia il potere di pianificare, potestà che, invece, è di competenza delle Regioni. La Sovrintendenza ai Beni architettonici e al Paesaggio di Roma si è resa conto, a un certo punto, di non essere riuscita a svolgere il proprio ruolo come avrebbe voluto. Infatti quando è stato discusso il nuovo Piano regolatore generale di Roma, che ha attribuito una particolare destinazione a quell’area, essa ha richiesto solo una prescrizione particolare per il Centro Storico, richiesta che è stata subito accolta; ma non ha avanzato altre osservazioni per cui, qualunque fosse la destinazione prevista per l’Agro Romano, essa era d’accordo. Così la Regione Lazio ha approvato il Piano. Dopodiché la Sovrintendenza ha cominciato a interloquire con la Regione sul Piano territoriale regionale in itinere, relativo all’assetto del paesaggio; avendo il potere di presentare osservazioni, l’ha fatto con 6-7 giorni di ritardo sulla scadenza dei termini.

D. Che cosa ha comportato questo?
R. Che le tardive osservazioni della Sovrintendenza non hanno potuto essere prese in considerazione, per cui la sua reazione è stata quella di progettare sic et simpliciter il vincolo su tutta l’area. Tutto questo non è normale, l’atteggiamento della Sovrintendenza e quindi del Ministero dei Beni culturali è sembrato una forzatura intenzionale del principio costituzionale in base al quale i rapporti tra lo Stato e la Regione - e io aggiungo anche la città -, devono essere improntati a una leale collaborazione. Chi si comporta in tale modo fa sorgere il dubbio che non collabori; certamente non si comporta lealmente perché cerca di imporre un provvedimento di forza. Per di più si è trattato di un provvedimento preparato all’insaputa della città, che ha forti aspettative di sviluppo sul suo territorio legate all’attuazione del Piano regolatore generale.

D. Il Comune ha provveduto a tutelare il paesaggio?
R. Il nuovo Piano regolatore pone già molta attenzione a tale tutela. Il 66 per cento del territorio è inedificabile, una grande parte è destinata a verde, estesissime aree sono già vincolate a parco o dichiarate di alta sensibilità. Quindi non abbiamo accolto con piacere l’annuncio di ulteriori vincoli in una pianificazione che riserva già abbastanza attenzione a questi aspetti. Si è aperto pertanto, ma comunque tardivamente, un tavolo di discussione con il Ministero, al fine di gestire insieme questa prospettiva. Per la sua estensione e per la sua importanza, nella zona interessata sono già in atto una serie di iniziative urbanistiche; nell’attuale fase di difficoltà economiche non credo che la città possa accettare che l’attività edilizia venga così pesantemente penalizzata.

D. Che cosa prevede in particolare il nuovo Piano regolatore generale della città, nel quadrante vincolato?
R. Ha confermato le iniziative in corso già da anni e per di più non osteggiate dalla Sovrintendenza; è un fatto veramente abnorme che vengano impedite adesso. Sui motivi di questo atteggiamento si è fatta molta dietrologia. Come tecnico, mi rifiuto di credere a retroscena politici, a strategie da «grande vecchio» che non costituirebbero certamente un bell’esempio di collaborazione. Penso piuttosto a un contrasto tra lo Stato e le Amministrazioni locali basato su un malinteso concetto dei rispettivi poteri. Personalmente non sono contro i vincoli, ma sono per i vincoli compatibili. Perché quando prevale una delle due destinazioni - cioè edificabiltà o vincolo - si determina uno squilibrio: o si rovinano il paesaggio e l’ambiente, o si ostacola lo sviluppo economico, sociale e culturale della società. Ritengo che le destinazioni previste dal Piano regolatore assicurino un sufficiente equilibrio.

D. A che punto è ora la situazione?
R. È in corso il procedimento per l’adozione del vincolo. Riconosco però che su un punto la Sovrintendenza ha ragione, sulla necessità di costruire meglio, di elevare la qualità architettonica che a Roma non eccelle, soprattutto nelle aree ad alto valore ambientale. In Sardegna si procede con grande attenzione all’inserimento dei nuovi edifici nel contesto paesaggistico. Se la Sovrintendenza a Roma richiama l’attenzione su problemi culturali e di costume, la seguiamo totalmente, perché in tutti questi anni il settore pubblico ha assecondato - e proprio per questo oggi vediamo tante brutture -, l’iniziativa privata senza governarla, non ha imposto il razionale uso del territorio e il rispetto della qualità. Ora si è aperto questo tavolo di lavoro nel quale esamineremo punto per punto tutti gli aspetti del problema e vedremo se la Sovrintendenza e il Ministero si decideranno a fare quello che non hanno fatto prima, cioè ad ascoltare la voce della città. Perché questa è portatrice dei propri interessi e il suo sviluppo anche economico è legato a quello del territorio. Se la Sovrintendenza chiede di costruire meglio e in armonia con il paesaggio, di indire concorsi, di valutare le compatibilità ambientali, credo che, anziché un contrasto, si potrà instaurare una proficua collaborazione a favore della cittadinanza.

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