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ANGELINO ALFANO: GIUSTIZIA,
GRANDI RIFORME,
MA ANCHE QUELLE PICCOLE




Il ministro della Giustizia
Angelino Alfano


«Abbiamo ritenuto
urgente combattere
il vero problema
della giustizia italiana,
costituito dalla sua lentezza, riformando
il processo civile;
abbiamo voluto
assicurare il buon
andamento della
giustizia civile
in quanto fattore
di efficienza di tutto
il Paese, della sua
competitività e
credibilità in campo
internazionale»


ato ad Agrigento, laureato nell’Università Cattolica di Milano, avvocato e dottore di ricerca in Diritto dell’impresa nell’Università di Palermo, Angelino Alfano è giornalista pubblicista dal 1989 e ha collaborato con numerose testate. Nel 1994 è eletto consigliere provinciale ad Agrigento, presiede la Commissione Affari generali ed è il coordinatore del Polo delle libertà. Nel 1996 è eletto deputato all’Assemblea regionale siciliana della quale è il più giovane componente e in seno alla quale presiede il Gruppo parlamentare di Forza Italia. Nel 2001 viene eletto deputato nel Parlamento nazionale per Forza Italia. Componente della Commissione Bilancio dal 20 giugno 2001 al 27 aprile 2006 e di altre Commissioni speciali, è stato relatore di vari provvedimenti, autore di progetti di legge, ordini del giorno e interrogazioni, relatore della legge finanziaria e del bilancio di previsione dello Stato per il 2003 e del bilancio pluriennale per il triennio 2003-2005.
Segretario della Conferenza dei coordinatori regionali di Forza Italia, nel febbraio 2005 è divenuto coordinatore regionale per la Sicilia; nel 2006 è stato rieletto deputato, e così pure nel 2008, nel Popolo della libertà. Ha fatto parte della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione e il 7 maggio 2008, in seguito alla vittoria del centrodestra nelle politiche nazionali, è stato nominato ministro della Giustizia.

Domanda. Può delineare un bilancio dell’attività svolta dal Governo nel settore della Giustizia?
Risposta. È stato un anno caratterizzato da una rilevante produzione normativa, ma anche da una notevole produzione di natura regolamentare e amministrativa. Questo perché il funzionamento della giustizia nel nostro Paese ha bisogno non soltanto di grandi riforme e di leggi a livello costituzionale, ma anche di atti più semplici, necessari tuttavia ed anzi indispensabili per rendere più efficienti gli uffici giudiziari. Lo sforzo compiuto è consistito, pertanto, nel porre il cittadino al centro dell’attività del Governo e in particolare del Ministero della Giustizia. A tal fine abbiamo deciso di cominciare il nostro lavoro di revisione proprio dal processo civile.

D. Per quale motivo?
R. Perché abbiamo ritenuto che il problema vero della giustizia italiana, quindi il principale nemico da affrontare, sia costituito dalla sua lentezza. Essendo questa il suo maggiore difetto, abbiamo ritenuto necessario combatterla in via prioritaria. Varando la riforma del processo civile, abbiamo voluto, pertanto, assicurare il buon andamento della giustizia civile in quanto elemento di efficienza di tutto il sistema Paese, della sua competitività, della sua credibilità nei mercati internazionali. E così l’abbiamo inserita nella manovra economica dello scorso anno.

D. Quali provvedimenti in particolare ha emanato questo Governo?
R. Tra i primi atti abbiamo previsto nel decreto anche l’avvio dell’informatizzazione dei procedimenti giudiziari. Successivamente, con la riforma varata con la legge ordinaria che è entrata in vigore nel corso dell’estate, precisamente il 4 luglio scorso, e che ha lo scopo appunto di accelerare i processi, abbiamo previsto la possibilità che i cittadini non siano tutti e sempre costretti a ricorrere ai Tribunali. A tal fine il Parlamento ha delegato il Governo a comprendere, negli emanandi decreti attuativi, norme che incentivino la mediazione civile, spingendo le parti a ricercare e a trovare composizioni bonarie delle vertenze, e ad evitare il ricorso ai magistrati.

D. Quali sono gli altri provvedimento che definisce minori?
R. Aspetti rilevanti di questa riforma sono rappresentati dalle disposizioni tendenti a penalizzare le parti che, con il loro comportamento ingiustificato, provocano un allungamento dei tempi del processo; dalle norme che prescrivono ai giudici di rendere immediatamente esplicite le sentenze, indicandone in maniera sintetica ma chiara le motivazioni; dall’introduzione del cosiddetto «filtro» in Cassazione, consistente nel fatto che non tutto e non sempre deve finire dinanzi alla Suprema Corte, che è una delle poche nel mondo a doversi occupare sempre di tutto, anche di questioni che sono state già esaminate e sulle quali esiste una giurisprudenza consolidata.

D. Come si attua l’informatizzazione della Giustizia?
R. Abbiamo imboccato la strada della digitalizzazione rendendo elettronico il fascicolo processuale e telematico il processo, ricorrendo ad esempio, come forma ordinaria di comunicazione tra le parti, alla notifiche degli atti tramite e-mail. Oltre alla semplificazione delle regole che disciplinano il processo, riteniamo l’informatizzazione dei Tribunali la scelta vincente per accelerare la giustizia. Dei risultati di questa scelta abbiamo già prova nel Tribunale di Milano, che ha attuato per primo questa innovazione seguito dalla Corte d’Appello di Venezia; a Milano si è passati in breve dai 40 mesi, prima occorrenti per l’emissione di un decreto ingiuntivo, a poche settimane. Dobbiamo riconoscere che tutto ciò è stato ottenuto anche grazie a uno sforzo convergente dell’Avvocatura, oltreché della Magistratura. Andremo avanti in questo cammino verso la digitalizzazione; in un protocollo firmato insieme al ministro della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione Renato Brunetta, abbiamo già fissato le scadenze temporali per l’avanzamento dei nostri programmi.

D. E contro la delinquenza che cosa avete fatto?
R. Un altro grande ambito della nostra attività è stato quello relativo alle nuove norme antimafia, che hanno rappresentato il più valido sistema di contrasto alla criminalità organizzata dai tempi in cui il giudice Giovanni Falcone dirigeva la Sezione Affari Penali del Ministero della Giustizia; ma, ringraziando il cielo, con una grande differenza: che non vi è stata la necessità di alcuna strage per farci emanare queste leggi. Le abbiamo varate semplicemente perché ci è sembrato necessario, perché ci è apparsa la direzione da imboccare a da continuare a percorrere per battere la criminalità organizzata. Abbiamo potuto, in tal modo, bloccare ingenti patrimoni finanziari e immobiliari della criminalità, e rafforzare ulteriormente la misura del carcere duro.

D. Quali risultati sono stati ottenuti con questi metodi?
R. Questa straordinaria azione di contrasto attuata nei confronti della criminalità organizzata ha consentito il sequestro di un’immane quantità di beni e la loro destinazione ad iniziative positive. I beni mobili, infatti, consistenti in risorse finanziarie liquide, sono stati separati dagli immobili, e sono stati fatti confluire in un fondo, chiamato Fondo Unico Giustizia, che ha lo scopo di finanziare le attività dei Ministeri della Giustizia e dell’Interno; in sostanza le risorse sequestrate alla mafia vengono utilizzate proprio contro i mafiosi. È un’idea straordinaria della quale ci vantiamo e che riteniamo possa costituire una linea da seguire in campo mondiale.

D. È stata imitata da qualche altro Paese, e quale?
R. Questa nostra strategia di aggressione ai patrimoni criminali è diventata il modello per decisioni analoghe assunte dai ministri della Giustizia del G8 nell’azione di contrasto alla criminalità mondiale. A queste misure si aggiungono le norme dirette ad impedire le infiltrazioni mafiose nei Comuni; nonché l’obbligo, per gli imprenditori, di denunciare eventuali tentativi di estorsione. In sostanza, abbiamo attuato il disegno dello scomparso giudice Giovanni Falcone, assassinato in seguito alle misure di prevenzione in materia antimafia da lui ideate con il rafforzamento dei poteri del Procuratore nazionale antimafia e con l’ideazione di un quadro straordinario in termini di sicurezza. Pure nell’ambito del disegno di legge sulla sicurezza, abbiamo approvato nuove norme inasprendo le pene per chi guida veicoli in stato di ebbrezza e per gli autori di rapine nelle ville; norme che ci sembra rispondano a quel bisogno di sicurezza che i cittadini hanno manifestato sin dagli anni passati, ma che è stato sottovalutato da chi ha governato prima di noi.

D. Quali misure avete adottato in altri campi?
R. In materia di incidenti sul lavoro abbiamo approvato una norma che istituisce una corsia preferenziale per i processi diretti ad accertare le responsabilità dei sinistri; abbiamo reso obbligatorio l’arresto per quanti si macchiano di violenze sessuali in danno di minori; abbiamo introdotto nel nostro ordinamento il reato di atto persecutorio, noto all’estero con il termine inglese «stalking»; abbiamo rafforzato in misura straordinaria la tutela nei confronti delle donne. Sto parlando solamente delle norme che sono già entrate in vigore nel nostro ordinamento.

D. Che cosa state preparando per il futuro?
R. Per quanto riguarda le riforme in cantiere, abbiamo puntato molto sul processo penale e sulla legge relativa alle intercettazioni. Le norme che riguardano il processo penale puntano alla parità tra l’accusa e la difesa, attuando i principi del giusto processo e facendo sì che i rappresentanti dell’accusa e della difesa siano realmente uguali di fronte al giudice terzo, che è chiamato a giudicare. Abbiamo prospettato una più efficace ripartizione di competenze tra pubblici ministeri e polizia giudiziaria, per valorizzare e sfruttare meglio la specializzazione di chi ha vinto un concorso per fare il poliziotto, il carabiniere o il finanziere, e possiede una straordinaria esperienza personale.

D. È una rivalutazione del ruolo della Polizia giudiziaria?
R. Non condividiamo l’opinione di chi manifesta sfiducia nei confronti di centinaia di migliaia di appartenenti alle forze dell’ordine, ritenendo forse che solo i magistrati abbiano la capacità di indagare. Noi riteniamo che al magistrato debbano pervenire inchieste semi-istruite da chi ha la professionalità, la specializzazione e l’esperienza in materia. Non concordo con chi ci accusa di muoverci fuori della Costituzione; sono convinto anzi che siamo assolutamente dentro di essa, e che questo impianto costituzionale ha ben funzionato in tutti gli anni dal 1948 al 1989.

D. Quali saranno le principali linee del processo penale?
R. Come in quello civile, nell’ambito del processo penale vogliamo introdurre fattori di efficienza attraverso la digitalizzazione e le notifiche via e-mail. L’epilogo del processo penale è molto spesso il carcere, e per questo abbiamo affrontato anche il problema dell’insufficienza delle strutture penitenziarie. Al riguardo abbiamo approvato un piano straordinario con l’obiettivo di dotare il sistema carcerario di altri 17 mila nuovi posti, di attrezzarlo in modo definitivo, di elevarlo al livello degli istituti di pena adeguati a un Paese moderno, occidentale, confinante con il Mediterraneo e con tutti quei luoghi e quei Paesi dai quali prendono il via i flussi emigratori. Riteniamo che, senza la realizzazione di nuove strutture carcerarie, costituisca una chimera la funzione rieducativa della pena; si rischia di violare la Costituzione, la quale prescrive che i trattamenti detentivi non devono essere contrari al senso di umanità. In questo quadro si inserisce la concessione di poteri straordinari al capo dell’Amministrazione penitenziaria per attrezzare i nuovi istituti e per derogare a norme procedurali che spesso appesantiscono il procedimento e non ne garantiscono la trasparenza.

D. Quali sono i programmi per l’immediato futuro?
R. Ci attende un intenso lavoro per realizzare le nuove carceri, approvare in Parlamento la riforma del processo penale, emanare i decreti delegati previsti dalla riforma del processo civile, introdurre la mediazione civile, la digitalizzazione e altre conseguenti novità. La riforma del processo penale è all’esame della Commissione Giustizia del Senato che speriamo l’esamini immediatamente. Stiamo seguendo con attenzione la riforma delle professioni di avvocati, notai e commercialisti, che abbiamo avviato già nello scorso anno e che finora ha prodotto varie proposte, al punto che la Commissione Giustizia della Camera sta già esaminando un testo elaborato, su mio stimolo nell’agosto dello scorso, dall’Avvocatura; anche notai e commercialisti ci hanno suggerito interessanti spunti da trasformare in ipotesi legislative.

D. Come definisce la legge sulle intercettazioni telefoniche?
R. Speriamo che con la ripresa parlamentare possa essere approvata. La riteniamo una manifestazione di civiltà in quanto ha il pregio di conciliare tre diritti costituzionalmente garantiti: il diritto alle indagini, il diritto di cronaca e il diritto alla riservatezza dei cittadini. Le intercettazioni devono rappresentare il punto di equilibrio tra questi tre diritti; non esiste un diritto alla privacy di serie A e uno di serie B. Credo di aver compiuto, nel complesso, un ottimo lavoro che, per quantità e per qualità, ci rende soddisfatti per questo primo anno di attività.

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