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ANGELO ALESSANDRI:
SBLOCCATE E AVVIATE INGENTI OPERE PUBBLICHE




L’on. Angelo Alessandri, presidente della Commissione Ambiente,
Territorio e Lavori pubblici
della Camera dei Deputati


«Nel primo anno della Legislatura
è stato avviato un volume di infrastrutture
molte volte maggiore rispetto a quello degli anni precedenti. Quando ci siamo insediati non si dava il via ai grandi progetti,
erano ferme in Commissione 160 pratiche, che abbiamo sbloccato. Abbiamo lavorato rapidamente, con criteri diversi dai precedenti che consistevano nel creare solo vincoli»


o scorso luglio alla presenza del Capo dello Stato è stato presentato alla Commissione Ambiente, Territorio e Infrastrutture della Camera dei Deputati il «Rapporto sulle politiche pubbliche per le infrastrutture di interesse nazionale» elaborato dall’Associazione Italiadecide. Un tempo un documento simile veniva redatto dal Parlamento in collaborazione con l’Istituto di ricerca Cresme; conteneva tutte le proposte avanzate dal Governo, dagli Enti locali, da vari organi come l’Anas ed altri, quelle approvate nei programmi triennali e infine quelle effettivamente progettate, finanziate, cantierate ed eseguite. Una massa di dati che alla Commissione da sola era molto difficile ottenere, per cui quelli sia pure parziali, forniti dagli istituti di ricerca, erano comunque utili. Poiché tra i dati forniti dal Governo e quelli reperiti dal Parlamento si registrava sempre una differenza, l’iniziativa era stata poi trascurata. Ma non ha condiviso questa soluzione l’attuale presidente della stessa Commissione Angelo Alessandri il quale, d’accordo con il Governo rappresentato dal sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Roberto Castelli, entrambi appartenenti alla Lega Nord, ha ripristinato l’iniziativa diretta a dotare il Parlamento di un quadro della situazione che ha rivelato risultati rilevanti. In questa intervista il presidente Alessandri illustra il lavoro della Commissione competente non soltanto per i lavori pubblici e le infrastrutture, ma per l’ambiente, il territorio, l’urbanistica.

Domanda. Quale lavoro ha svolto, ad oltre un anno dal proprio insediamento, la Commissione da lei presieduta?
Risposta. Nel primo anno dell’attuale Legislatura il Governo ha avviato un volume di infrastrutture molte volte maggiore rispetto a quello degli anni precedenti. Quando ci siamo insediati non si dava il via ai grandi progetti, erano ferme in Commissione ben 160 pratiche, che abbiamo sbloccato. Abbiamo lavorato rapidamente, con criteri diversi dai precedenti che consistevano nel creare di fatto solo vincoli destinati ad attribuire maggiori poteri ai politici locali e ai burocrati. Noi ci ispiriamo a una logica diversa, riteniamo che il Governo debba favorire e non frenare lo sviluppo, a maggior ragione in situazioni di difficoltà economiche come l’attuale.

D. In particolare quali opere avete approvato finora?
R. Quasi tutti i progetti relativi alle grandi infrastrutture strategiche per il Paese, come quelle per la produzione di energia elettrica. Abbiamo riavviato la fase progettuale per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, priorità, questa, postaci dalle popolazioni e dalle Amministrazioni pubbliche meridionali. Al loro posto io avrei proposto altre priorità, ma questo ci hanno chiesto e questo noi faremo. C’è chi osserva che buona parte delle risorse finanziarie destinate alle infrastrutture del Sud finiscono per essere investite nel Nord; se questo avviene, è perché il Nord è più pronto nel predisporre i progetti, forse anche perché è una delle aree più industrializzate d’Europa e quindi più bisognose di infrastrutture.

D. È solo questo il motivo?
R. Senza infrastrutture tutto diventa inutile. Perché un industriale deve investire, per esempio, 5 milioni di euro per acquistare un macchinario che fabbrica una scarpa in 11 minuti anziché in 15, se poi si impiega ancora più tempo, rispetto a due anni fa, per recarsi al lavoro e per tornare a casa? Ingenti investimenti vengono vanificati dalla mancanza di infrastrutture e di trasporti. Per questo abbiamo rilanciato il progetto ambiziosissimo delle pedemontane lombardo-venete, del costo di oltre 10 miliardi di euro, dirette ad attraversare l’hinterland milanese, cioè l’area più antropizzata d’Europa con una struttura in parte di superficie e in parte sotterranea; tra breve saranno avviati i relativi cantieri. È al via la realizzazione della BreBeMi, ossia della Brescia, Bergamo, Milano, altra opera fondamentale approvata alla fine dello scorso giugno dal Cipe. Altre opere strategiche sono i collegamenti con l’aeroporto di Malpensa, oltre al Passante di Mestre, progetto approvato durante il passato Governo Berlusconi, diretto ad alleggerire il traffico sulla frequentatissima tangenziale di Mestre. Contrariamente a quanto è avvenuto nel recente passato, l’attuale Governo ha manifestato un notevole interesse a realizzare infrastrutture anche nel Sud, in particolare per quanto riguarda l’autostrada Salerno-Reggio Calabria che non sembra mai finita; abbiamo spinto molto per il completamento del tratto meridionale dell’Alta Velocità e in generale di molti lavori che abbiamo trovato incompleti e che abbiamo accelerato e completato.

D. Esistono le disponibilità finanziarie per altre infrastrutture?
R. Possiamo guardare al futuro con grande ottimismo. Alle infrastrutture abbiamo destinato 18 miliardi di euro e altrettanti ne abbiamo mobilitati grazie al coinvolgimento dei privati, attraverso il meccanismo del project financing che sta stando ottimi risultati; ci ha permesso, infatti, di attrarre ingenti capitali privati. L’Italia dispone di moltissime risorse finanziarie private non utilizzate; soprattutto nei momenti di crisi, la massa non spende ma, dinanzi a un progetto valido e che offra adeguate garanzie, non esita ad investirle. Quelli che scarseggiano sempre di più sono i capitali pubblici per cui, quando si riesce a compiere un investimento congiunto - e nel Nord questa soluzione viene spesso applicata -, si ottengono degli ottimi risultati.

D. Negli altri settori di competenza che cosa ha fatto la Commissione da lei presieduta?
R. Prima ancora delle infrastrutture, un anno fa ha dovuto occuparsi del problema dei rifiuti di Napoli, che mi è giunto sul tavolo appena cinque giorni dopo la mia elezione alla Presidenza. Con ministri e sottosegretari abbiamo lavorato fino alle 3 del mattino, finché siamo riusciti a superare l’emergenza; ci eravamo impegnati a completare in breve tempo il termovalorizzatore di Acerra, che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha inaugurato lo scorso marzo, e di realizzare in otto mesi la discarica di Chiaiano che oggi funziona. Abbiamo riformato il sistema tecnico e burocratico creato dalla Giunta di centrosinistra della Regione Campania, non inviamo più rifiuti in Germania, risparmiando ingenti somme. Si è conclusa la protesta dei cittadini che temevano per la loro salute perché venivano immessi nelle discariche anche rifiuti tossici e pericolosi. Abbiamo compiuto una duplice operazione, non solo realizzandone una nuova ma anche bonificando l’area. Oggi i conferimenti avvengono anche in altre 10 discariche aperte, mentre ci auguriamo che venga attuata al più presto la gara per la costruzione dell’inceneritore di Salerno. Se non abbiamo ancora raggiunto la normalità al 100 per cento, in un solo anno, rispetto a quello che abbiamo trovato, abbiamo fatto dieci volte più di quanto la Regione Campania ha fatto nei 14 anni precedenti. Un risultato di cui siamo orgogliosi.

D. E per quanto riguarda il terremoto in Abruzzo?
R. Ai provvedimenti in favore di quella regione la Commissione ha dedicato molto tempo e fatica e i risultati si sono visti già nel corso dell’estate. All’emergenza sono stati destinati 8 miliardi di euro che non erano disponibili; abbiamo dovuto reperirli nel bilancio dello Stato. Con i tagli alle spese il ministro dell’Economia Giulio Tremonti si sarà creato dei nemici, ma è riuscito a dare alcune priorità al Paese. In questo settore abbiamo compiuto un ingente investimento. La Commissione da me presieduta ha il merito di aver favorito, nel dibattito parlamentare, un’operazione che è stata anche di immagine per l’Abruzzo e per il Paese in generale, e che credo rimarrà nella storia.

D. Non si ripeterà l’esperienza dei precedenti terremoti?
R. Conosco le condizioni di vita dei terremotati in Umbria, costretti a vivere in tenda o peggio ancora nei container nei quali d’inverno si soffre il freddo e d’estate il caldo. In Abruzzo si stanno ultimando veri e propri appartamenti, antisismici, rifiniti all’interno, nei quali le famiglie potranno vivere serenamente; quando poi potranno rientrare nelle loro abitazioni, il nuovo villaggio diventerà verosimilmente sede della nuova università, un’istituzione essenziale per L’Aquila che non ha molte industrie e vive dell’ateneo. Nel complesso si tratta di un’operazione incredibile, nella quale poteva riuscire solo un Governo che punta al risultato a testa bassa. In Umbria e nelle Marche l’attenzione non fu così intensa. Il passato ci ha insegnato molto, per cui per l’Abruzzo ci si è mossi bene; eccetto poche persone che hanno strumentalizzato l’emergenza esibendo bandiere rosse, ho visto molti cittadini all’Aquila guardare con fiducia l’operato del Governo, del quale certamente non può dirsi che non sia presente e impegnato a dare risposte alla popolazione.

D. Ritiene che siano sufficienti i provvedimenti adottati per superare le difficoltà economiche?
R. La crisi manifestatasi nello scorso settembre è mondiale, non è colpa di un Paese o di un altro, è stata avviata dall’operato di banche fondato sulla finanza e non sul lavoro. Anni fa il presidente della Lega Nord Umberto Bossi avvertiva di diffidare dell’alta finanza, di produrre con il lavoro, di temere l’economia di carta; i suoi timori si sono avverati, questa «bolla» doveva scoppiare, ne avevamo avuto qualche avvisaglia con i casi Parmalat ed Unipol. È scoppiata negli Stati Uniti e la finanza americana ha coinvolto tutti. Abbiamo in Italia banche in difficoltà che, tuttavia, hanno la possibilità di salvarsi se non ricorrono a furbizie; sono l’anello che in questo momento può vanificare gli sforzi per il risanamento.

D. Corrono tutte gli stessi rischi?
R. Vanno divise in due tipi: quelle 4 o 5 che hanno fatto grande finanza, hanno perduto ingenti capitali e sono in difficoltà; il sistema creditizio restante, costituito da banche di credito cooperativo, popolari, medie e piccole, presentano bilanci sani. La situazione è migliore rispetto a quella di Paesi sede di società multinazionali, quasi tutte in difficoltà; pensiamo alla Scozia e agli Stati Uniti.

D. Su che cosa può lei fondare questa sua fiducia?
R. Sul fatto che abbiamo un sistema diffuso di raccolta del credito che ce lo consente. Il nostro problema è far riprendere quelle 4 o 5 banche che hanno accusato il colpo, e che con il tempo sono destinate a recuperare; l’idea del ministro Tremonti di emettere i Tremonti-bond era geniale; non immaginavamo che la Banca Centrale Europea l’autorizzasse, invece l’ha fatto. Infatti, se una banca acquista bond dallo Stato per un miliardo di euro, si indebita ma entra in possesso di un titolo che ha valore perché l’autorizza a concedere crediti 12 volte maggiori, ossia 12 miliardi di euro; questo comporta il rilancio dell’economia.

D. Non dipende anche dai redditi dei lavoratori, delle famiglie, delle piccole e medie imprese?
R. Sul piano sociale, grazie alla Cassa integrazione guadagni, strumento che solo l’Italia possiede, stiamo garantendo il salario, modulato o completo, a quanti a causa della crisi sono rimasti senza lavoro; la Cassa integrazione è un istituto frutto delle battaglie sindacali del passato, oggi importantissimo. Ma disponeva solo di 800 milioni di euro, per cui abbiamo dovuto trovare e stanziare altri 8 miliardi. In situazioni di crisi, in altri Paesi come gli Stati Uniti, la Francia, l’Inghilterra e la Germania, dall’oggi al domani i lavoratori vengono messi in strada, licenziati.

D. Tutti i politici sostengono la necessità di riforme; quali sono più necessarie, a suo parere?
R. Sono due quelle a mio parere più urgenti. La prima è l’introduzione del federalismo fiscale. Approvata la legge, ora abbiamo un anno di tempo per emanare il primo decreto attuativo e un altro anno per l’ultimo; quindi due anni per attuarla. Se il Paese non si responsabilizza in tema di spesa pubblica, non potremo ridurre il debito pubblico. Astenendosi dal voto in occasione dell’approvazione della legge, anche l’opposizione ha assunto un atteggiamento costruttivo, mostrandosi consapevole dello sperpero registratosi in 60 anni. Vent’anni fa la Lega Nord era definita razzista quando parlava di federalismo, adesso sono tutti federalisti, quindi aveva ragione. Abbiamo perso tempo, dovevamo varare prima le riforme strutturali.

D. Anche nel Sud aumenta il consenso verso le tesi della Lega Nord?
R. Non c’è più ostracismo verso di essa, ma attenzione e simpatia; è un bel passo in avanti. Sono il responsabile per il Meridione della Lega, nel Sud spesso riportiamo plausi e incoraggiamenti ma non voti, perché l’assistenzialismo e il voto di scambio sono ancora una realtà: «Mio nipote deve essere assunto», «Hanno promesso l’assunzione a mio figlio», spiegano. È una logica dalla quale il Meridione prima o poi dovrà uscire e in questo il federalismo fiscale può aiutare perché il nodo gordiano che dobbiamo tagliare è il finanziamento degli Enti locali commisurato alla spesa storica, criterio che stiamo sostituendo con quello della spesa standard per tutte le Regioni. Quelle che oggi spendono 150 euro al giorno per il ricovero di un assistito in ospedale, con il federalismo fiscale ne spenderanno 15, come l’Emilia; e vi saranno pesanti penalità per gli amministratori pubblici che sperperano denaro pubblico: decadenza dalla carica, procedimento penale automatico, esclusione a vita da cariche pubbliche.

D. In definitiva in che cosa consisterà il federalismo fiscale?
R. Una grande opportunità per consentire alle imprese di riprendere lo sviluppo, e di conquistare i mercati mondiali, al Paese di uscire dalle difficoltà senza troppi danni. Non mi sento di criticare l’ottimismo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, lo farei invece se fosse pessimista, perché indurrebbe la gente a ridurre i consumi, a rinunciare alle vacanze, a bloccare tutto. Invece bisogna ridare speranza, e a questo contribuiscono i decreti che stiamo varando per ogni singolo settore economico, e che costituiscono altrettanti volani per la ripresa.

D. Qual’è la seconda riforma che ritiene prioritaria?
R. È quella del Codice delle autonomie, perché il federalismo fiscale deve essere anche istituzionale. Da un anno ormai il ministro Roberto Calderoli vi sta lavorando, il progetto è a buon punto, è diretto a ristrutturare le competenze degli Enti locali, a eliminare qualche ente inutile - ve ne sono centinaia -, a introdurre un profondo cambiamento anche nella spesa pubblica, ad istituire sistemi di controllo sulla gestione delle società municipalizzate che oggi nessuno controlla più. Gli organi di controllo, infatti, o sono stati eliminati, o trasformati e privati dei poteri, o comunque non sono utilizzati.

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