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GAETANO TEDESCHI:
ENERGIE ALTERNATIVE,
4 ANNI DI FORTE SVILUPPO

Gaetano Tedeschi,
amministratore delegato
della K.R. Energy



«Le imprese
incontrano serissime
difficoltà per ottenere
le autorizzazioni
necessarie per l’avvio
di iniziative nel settore
delle fonti di energia
rinnovabili e, una volta
avutele, per costruire
e gestire gli impianti.
Difficoltà che frenano
le varie attività»


ata nell’ottobre 2008 dalla fusione delle due società Eurinvest Energia e Kaitech, K.R. Energy è una holding di partecipazioni industriali e finanziarie che si appresta ad affrontare, da primaria azienda del settore, il grande compito di portare il Paese a una produzione di energie rinnovabili pari al 20 per cento del fabbisogno nazionale entro il 2020. Con la fusione il Gruppo ha ceduto le attività legate alle tecnologie informatiche, settore produttivo originario della Kaitech, per concentrarsi nella ricerca, produzione e commercializzazione di energia proveniente da impianti eolici, fotovoltaici, a biomasse e di cogenerazione. Quotata in Borsa, la società controlla numerose aziende operanti nelle energie rinnovabili, le più rilevanti delle quali nel comparto fotovoltaico. Tra queste la Coser, che ha già ottenuto l’autorizzazione per la realizzazione del più grande impianto solare finora autorizzato, con una capacità di 20 megawatt, nel Comune di Giugliano presso Napoli; la Soleagri, primo operatore nazionale nel fotovoltaico distribuito, che sta progettando in Sicilia la realizzazione di 2.500 impianti, con una potenza complessiva pari a circa 50 megawatt; la Sogef, la principale azienda nella produzione di energia diffusa, che si occupa di impianti di cogenerazione in contesti industriali; la Tolo Energia, specializzata nel fotovoltaico e nelle biomasse e infine Xeliox, nata dalla partnership fra la Donati Group e la Tolo Energia, che si occupa di progettazione e realizzazione di impianti solari a concentrazione, dispone di tecnologia e brevetti per specchi parabolici di impianti solari termodinamici e sta costruendo lo Xeliox Lab, edificio alimentato completamente ad energie rinnovabili, solare e fotovoltaica e dal consumo energetico ridotto al 16 per cento rispetto a un edificio industriale usuale: la società è stata prescelta dal Bando Efficienza Energetica di Industria 2015 per il progetto Freesun proposto con altri partners industriali e accademici.
Il consiglio di amministrazione della K.R. Energy ha recentemente deliberato un aumento di capitale sociale fino a 150 milioni di euro, rispetto ai 40 attuali. Nominato amministratore delegato della Kaitech nel luglio del 2008, poco prima che la società avviasse la fusione incorporando l’Eurinvest Energia, Gaetano Tedeschi ha mantenuto la stessa carica nella K.R. Energy. Vanta un’esperienza di impresa pluridecennale, maturata all’interno di società sia italiane che internazionali: è stato amministratore delegato dell’Italstrade Gran Bretagna dal 1999 al 2001 e dell’Agitec dal 2001 al 2004, nonché presidente e amministratore delegato della Logitalia Gestioni dal 2000 al 2006.
Ha inoltre ricoperto numerosi incarichi istituzionali in qualità di membro del Comitato direttivo dello Iefe, Istituto di Economia e Politica dell’Energia e dell’Ambiente dell’Università Bocconi di Milano; e di membro del Comitato di gestione dell’accordo di programma per il Ministero delle Attività produttive e del Comitato internazionale di gestione nucleare-Euratom, oltre che di direttore generale dell’Enea, Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente. In questa intervista Tedeschi illustra il programma del nuovo gruppo industriale e le prospettive del settore in Italia.

Domanda. Perché avete deciso di costituire una holding delle energie rinnovabili uscendo dall’informatica?
Risposta. Dall’analisi del mondo delle energie rinnovabili, notavamo che le imprese incontravano serissime difficoltà, come del resto avviene ancora oggi, sia per l’ottenimento di autorizzazioni che per la costruzione e la gestione degli impianti. Difficoltà che frenavano le nostre attività. Per attuare i nostri progetti era quindi necessario avere la possibilità di aggregare, con strumenti societari adeguati, i fornitori e i partner per realizzare una riduzione dei tempi e ottenere risultati dalla nostra attività.

D. Con quali modalità?
R. Ci è parso indispensabile avere un assetto societario che da un lato potesse usufruire dei benefici finanziari di una holding quotata e, dall’altro, potesse agire in modo flessibile, grazie a partecipazioni in diverse società, operanti direttamente sul mercato. Abbiamo pertanto deciso di procedere alla fusione per incorporazione dell’Eurinvest Energia nella Kaitech, uscendo dal settore delle tecnologie informatiche anche per ragioni produttive e commerciali, dato che l’Eurinvest Energia era dieci volte più grande della Kaitech, in termini di attivo patrimoniale, e aveva come principale attività la produzione di elettricità attraverso fonti rinnovabili.

D. Quanto conviene oggi investire in tali energie?
R. A mio avviso, è molto conveniente. Le energie rinnovabili sono un settore che non presenta particolari rischi di mercato. Immettiamo in rete l’energia che produciamo, alle tariffe stabilite, dopodiché il gestore deve pagarla. Non esiste un rischio nella commercializzazione. Per i prossimi vent’anni, soprattutto nel settore fotovoltaico, tutta l’energia prodotta dagli impianti in costruzione sarà venduta. In più per il fotovoltaico, grazie al «conto energia», gli operatori hanno la garanzia di un prezzo già stabilito, oltre che di ricevere i contributi statali. Alla convenienza si aggiunge la prospettiva di un settore in espansione, anche per la mancanza di rischi, elemento che invece pesa in modo determinante su altri settori.

D. In quali comparti delle energie rinnovabili siete oggi più impegnati? E dove pensate di investire di più in futuro?
R. K.R. Energy è uno tra i principali operatori nel settore del fotovoltaico. Oggi siamo gli unici ad avere in corso di realizzazione impianti che svilupperanno a regime 70 megawatt di energia proveniente dal solare. Per dare l’idea di questo impegno, basta fare un confronto con l’Enel, che sta realizzando impianti per circa 10 megawatt. Il fotovoltaico è la tecnologia che presenta maggiori margini di miglioramento in termini tecnologici, il che significa abbassamento dei costi e diminuzione degli investimenti necessari, mantenendo ricavi invariati per i prossimi venti anni. I margini di miglioramento dei costi sono molto più alti di quelli che possono realizzarsi con l’eolico e con le biomasse: questa considerazione ci spinge ad investire ancora nel settore per il futuro.

D. Quali sono le prospettive delle fonti rinnovabili in Italia, anche alla luce delle iniziative dei Governi per incentivare le energie alternative?
R. Il Governo ha preferito rinunciare ai Patti di Kyoto, in cambio di un pacchetto di misure che prevede una nuova ripartizione di quote sulla base della formula 20-20-20: cioè 20 per cento di miglioramento dell’efficienza energetica, 20 per cento di energia proveniente da fonti rinnovabili e 20 per cento di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Quest’ultima proposta imprime, a sua volta, un forte impulso allo sviluppo delle rinnovabili. Quindi mi sembra che le dichiarazioni politiche e governative vadano nel senso di rafforzare le prospettive del settore nel nostro Paese. Poi credo che l’impulso alla produzione di energie pulite dato dal neo-presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, faccia sì che anche il nostro Governo mantenga l’impegno in questa direzione.

D. Il dibattito sulle centrali nucleari sta orientando il nostro Paese verso un ritorno a questo tipo di energia. La produzione nucleare è in concorrenza con le rinnovabili?
R. Pensare che fonti rinnovabili risolvano i problemi energetici del mondo è pura follia, ed è molto dubbia la posizione di chi sostiene una tesi simile. A mio avviso, la soluzione delle questioni energetiche globali sta sicuramente nel nucleare. Sono del parere che occorre migliorare la fusione dell’atomo e non la fissione, di qualunque generazione sia, compresa la quarta. Quindi, per quanto mi riguarda, la soluzione è nella fusione nucleare. Le fonti rinnovabili avranno comunque un ruolo di rilievo. Immaginiamo i metanodotti provenienti dai Paesi dell’ex Unione Sovietica che hanno bisogno di energia e di elettricità lungo il percorso. Gestire la rete nella situazione attuale è molto costoso. Se invece lungo la rete si inseriscono una serie di impianti eolici, c’è un risparmio.

D. Costerebbe di meno o di più il trasporto di energia prodotta dalle centrali nucleari?
R. Avrebbe un costo di rete più alto. Immaginiamo un nuovo villaggio che nasce su un’isola: anche in questo caso l’apporto delle rinnovabili potrebbe essere insostituibile. Le fonti rinnovabili non vanno viste solo in alternativa agli impianti termici, che usano il petrolio o l’energia nucleare, ma in maniera complementare. Bisogna inoltre tener presente che, in un contesto sempre più globale, molte situazioni richiedono un uso di energie rinnovabili anche per una questione di costi, oltre che per ragioni di natura ambientale.

D. Quindi lei vede una complementarietà tra le varie fonti energetiche, che non ostacolerà lo sviluppo delle rinnovabili?
R. Certo. Per questo dico che ci sarà un forte sviluppo da qui al 2012-2013, legato al «conto energia» e al rilascio dei certificati verdi, che avranno un ruolo assolutamente trainante. Successivamente, dopo l’esperienza acquisita in questi anni, l’impulso deriverà da considerazioni di carattere puramente economico, con applicazioni che non sono collegate esclusivamente all’energia da immettere nella rete, ma al consumo in aree specifiche dove la rete non arriva, o per far funzionare la rete stessa, che oggi ha seri problemi per una perdita di energia che arriva anche al 40 per cento di quella trasmessa.

D. Che accadrà dopo il 2012?
R. Oggi esiste un fondo destinato al Gse, il gestore dei servizi elettrici, prelevato dalla bolletta per l’energia elettrica. Le somme raccolte attraverso tale prelievo vengono corrisposte per legge dal gestore, attraverso un meccanismo di incentivi, a chi produce energia usando fonti rinnovabili. Potrebbe accadere che il «conto energia», fissato dal Governo fino al 2012, non venga riproposto oltre quella data. Questo vuol dire che oggi, per gli impianti in costruzione, vale l’attuale «conto energia»; nell’ipotesi in cui non venisse confermato, si escluderebbe un contributo da parte del Gse agli impianti avviati a partire dal 2013. Siamo ovviamente nel campo delle ipotesi pure. In realtà il taglio dei fondi sarebbe in contrasto con l’obiettivo di raggiungere la quota del 20 per cento di energia prodotta con le rinnovabili. Ritengo che, per quella data, saranno evidenti le ragioni economiche che rendono preferibile l’uso, in alcune situazioni, delle rinnovabili.

D. Quali Regioni italiane si stanno dimostrando più dinamiche nell’incentivare la produzione e l’uso delle energie rinnovabili?
R. Tutte le Regioni, con percorsi diversi, stanno adottando misure per avvicinarsi a forme di autonomia in campo energetico. Quelle che mostrano maggiore dinamismo sono le Regioni meridionali, in particolare la Puglia e la Sicilia, che hanno già varato una politica energetica regionale molto favorevole all’impiego delle nuove energie. Altre regioni del Sud stanno avviando una loro politica energetica, sicuramente interessante, sulla scia delle due che ho citato, dotandosi di un piano energetico regionale orientato proprio verso le rinnovabili. Campania, Basilicata, Calabria, con la richiesta in particolare di parchi eolici, hanno varato misure molto rilevanti, ma sicuramente ad aprire la strada sono state Puglia e Sicilia, dove tra l’altro stiamo lavorando a progetti molto significativi: un progetto di fotovoltaico relativo a cinque impianti da un megawatt ciascuno nell’area delle Murge, di cui due già entrati in produzione, e la realizzazione dei primi 260 impianti per complessivi 5 megawatt in Sicilia, che rientrano in un più ampio programma volto alla progettazione di 2.500 impianti per circa 50 megawatt complessivi.

D. Come si stanno muovendo gli altri Paesi, in particolare quelli dell’Unione europea?
R. I Paesi europei sono in linea con l’Italia. Anche loro puntano al 20 per cento di produzione di energia rinnovabile e stanno attuando misure concrete per abbattere le emissioni di gas serra e rendere più efficienti le proprie reti energetiche. L’Italia parte da una condizione di vantaggio, insieme alla Spagna, per quanto riguarda le tecnologie legate al fotovoltaico, dato che ci troviamo in latitudini più basse rispetto ad altri Paesi. È anche vero che i Paesi dell’Unione europea si muovono in sintonia, secondo una legislazione comune. I certificati verdi, ad esempio, vigono in tutto il territorio europeo. Questo vuol dire che fare oggi un impianto eolico in Italia equivale a farlo in Romania, in Germania o in Danimarca.

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