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RETROSPECCHIO


Ibm: due campi da tennis in un minuscolo chip



New York. Il Watson Research Center dell’Ibm


Grandi quanto due campi da tennis e bisognosi di chilometri di cavi in rame per collegare i propri «core» o cervelli informatici, lo Yorktown Heights e il NY. Supercomputer potranno un giorno entrare in un computer portatile. E mentre i velocissimi supercomputer ora possono consumare una quantità di energia pari al fabbisogno di centinaia di case, questi piccoli supercomputer su chip del futuro non consumeranno più di una lampadina. È il risultato che si potrà avere da una scoperta dei ricercatori dell’Ibm che permetterà di inviare su un chip le informazioni tra i core multipli di un chip usando pulsazioni di luce attraverso il silicio al posto dei segnali elettrici nei cavi. La scoperta consiste in un modulatore da 100 a 1.000 volte più piccolo rispetto ai tradizionali, che favorirà la nascita di molti dispositivi in cui inserirsi le reti ottiche di interconnessione in un singolo chip, riducendo costi, consumi energetici e calore generato, ma consentendo un aumento della larghezza di banda per le comunicazioni tra i vari nuclei di oltre cento volte rispetto ai chip cablati. «Si sta lavorando per inserire il maggior numero possibile di core in un chip, ma i dispositivi di comunicazione su chip odierni si surriscalderebbero e non sarebbero sufficientemente veloci per gestire un tale aumento dei carichi di lavoro. Questo progetto rappresenta un notevole passo avanti nella creazione di un metodo per connettere questi core estremamente pratico ed economico, mai sperimentato prima», ha spiegato Will Green, direttore scientifico del progetto. Oggi uno dei chip più avanzati, il processore Cell Broadband Engine cuore della Playstation 3, contiene nove core. La nuova tecnologia mira a interconnettere centinaia di migliaia di core in un chip minuscolo eliminando tutto il cablaggio. Usare la luce al posto dei fili per inviare informazioni tra core può aumentare la velocità di trasmissione di 100 volte e ridurre l’energia consumata di 10 volte. Un decennio di ricerca da parte dei centri Ibm ha rivoluzionato il settore con l’introduzione di nuovi materiali e prodotti, più piccoli, potenti ed economici. La scoperte dell’Ibm sull’uso dei cavi in rame anziché in alluminio ridussero del 35 per cento la resistenza al flusso di elettroni e aumentarono del 15 per cento le prestazioni dei chip. Da allora i ricercatori dell’Ibm hanno continuato il loro lavoro per potenziare le prestazioni.
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