back


Erano migliori
i politici eletti
con il sistema
proporzionale

di VICTOR CIUFFA

na delle principali lamentele nella Prima Repubblica riguardava la mancanza di governabilità. I Governi cambiano troppo frequentemente, si diceva, cadono uno dietro l’altro, durano pochi mesi. Non era sempre vero, perché ve ne furono alcuni, ad esempio il Governo Craxi, che durarono invece alcuni anni. Chi alimentava tali lamentele e critiche al sistema elettorale allora vigente? Non certo la massa degli italiani per i quali che ci sia un Governo o l’altro è indifferente, anzi la frequente sostituzione è utile per impedire il varo di leggi sbagliate o punitive.

Lamentavano la cosiddetta mancanza di governabilità due categorie: gli addetti ai lavori, ossia tutto l’apparato paragovernativo e parapolitico che doveva subire frequentemente il cambio di cavallo e, soprattutto, la categoria di coloro che erano abituati ad imbastire lucrosi affari con i Governi, e i cui programmi spesso non arrivavano in porto o dovevano essere frequentemente modificati.

Comunque si trattava di una scarsa governabilità sui generis per un semplice motivo: cadeva un Governo ma la maggioranza era sempre la stessa, per cui spesso lo stesso tornava al potere tramite meccanismi costituzionali vari, come il rinvio alle Camere, il reincarico, la costituzione di un nuovo Governo guidato da un altro esponente dello stesso partito o della stessa corrente; nella prima Repubblica solo dopo 35 anni i Governi furono capeggiati da leader di un diverso partito: Giovanni Spadolini per il Pri e Bettino Craxi per il Psi.

Il problema della scarsa governabilità esisteva ma il sistema nel complesso funzionava e soprattutto grazie alla legge elettorale proporzionale con preferenze era stabilito il collegamento diretto fra l’elettorato e l’eletto. Certamente anche allora si lamentava il fenomeno della partitocrazia cioè il potere dei partiti di compilare le liste elettorali, di scegliere i candidati, ma era un difetto limitato rispetto ad ora, sia perché le Segreterie dei partiti dovevano tenere conto del peso dei vari esponenti politici locali e nazionali - che avevano molta influenza sulle stesse - sia perché l’elettore comunque poteva scegliere quattro candidati preferendo ovviamente quelli a lui più conosciuti, vicini e sensibili ai suoi problemi.

Non era un sistema perfetto, i difetti erano molti a cominciare dal principale che poi portò alla sua fine: la mancata previsione dei Costituenti di una norma nella Costituzione che prevedesse i costi del funzionamento e quindi il finanziamento di quel perfetto sistema politico-istituzionale. Per cui mentre tutti i cittadini potevano dedicarsi agli affari, alle professioni, a migliorare la propria situazione economica, la categoria dei politici non poteva essere formata che da benefattori dediti all’altruismo, al bene del popolo, al mantenimento delle garanzie democratiche e delle libertà, al funzionamento dello Stato e delle istituzioni. Gratis et amor Dei, quando invece la stessa organizzazione del consenso di masse di elettori richiedeva ingenti risorse finanziarie.

Sappiamo come il problema fu risolto: con un finanziamento illegale che, una volta perseguito dalla Magistratura, portò alla fine del sistema stesso, che fu sostituito in parte da finanziamenti pubblici ipocritamente giustificati, e in parte con un sistema di corruzione analogo, anzi superiore a quello determinatosi nella Prima Repubblica, ma molto più abilmente strutturato e realizzato in modo che i politici non fossero più ufficialmente e penalmente responsabili: meccanismi vari – il potere di firma ai dirigenti delle amministrazioni centrali e locali, l’assunzione temporanea di dirigenti ad hoc, lo spoil system ecc. – oggi rendono possibili tangenti ben maggiori senza alcun rischio per i percettori.

Dopo la fine della Prima Repubblica i discorsi e gli imbonimenti sulle riforme costituzionali ed elettorali attuate e da attuare si sono susseguiti a valanga portando a modifiche legislative che, invece di migliorare la situazione l’hanno peggiorata. Si è assistito e si assiste ad un indottrinamento incessante in cui assumono statura di giganti professorini universitari che possono aver studiato tutti i sistemi costituzionali ed elettorali del mondo, ma che si mettono a pontificare sui grandi giornali o nei partiti senza alcuna capacità e attitudine politica; se dovessero concorrere alle elezioni con il sistema preferenziale probabilmente non avrebbero neppure il voto della loro famiglia. Basta ricordare uno dei maggiori collaboratori del Corriere della Sera che nelle sue disquisizioni in materia offende chi la pensa diversamente, il che denota una mancanza di sensibilità e di capacità di mediazione sociale, elementi indispensabili per un politico che non sia al soldo di potenti e occulti poteri.

Purtroppo le riforme elettorali applicate in Italia negli ultimi quindici anni a livello nazionale e locale hanno trasformato buona parte dei politici in persone scelte non da organi di partito eletti con metodi democratici dalla base e da esponenti carichi di esperienza e capacità politica, ma da singoli leader assurti al potere casualmente grazie alla distruzione della vecchia classe politica operata dalle inchieste giudiziarie del 1992, all’imbonimento dell’opinione pubblica attuato dalla stampa di proprietà di ristrettissime ma potenti lobbies economico-finanziarie, dalla televisione che costituisce uno dei supremi mezzi di disinformazione delle masse.

I veri politici che pure esistono nella pletora di pseudo che siedono in Parlamento avvertono da tempo il vuoto creatosi nel Paese, il pericolo costituito dalla falsa informazione, il distacco della massa dalla politica, il crescente disamore dei cittadini per le istituzioni, dalle quali si sentono ingannati e tartassati.

Non esiste più un partito o un sindacato che ne difende gli interessi e i valori morali; politici e governanti affermano tutto e il contrario di tutto. Raramente si assiste a discorsi o dibattiti anche fra opposti schieramenti in cui entrino il cervello e il cuore; si è travolti da raffiche di botte e risposte, di battute da bar dello sport anche sui temi più seri e gravi della vita. La tv ha avvicinato i politici alla massa mostrandone però gli aspetti deteriori e determinando in questa una crescente disistima verso la politica e le istituzioni. Tutto sommato era preferibile il sistema elettorale proporzionale della Prima Repubblica.

back