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Affari e cultura. Mostre,
presentazioni, avvenimenti ecc.


a cura di Romina Ciuffa

 

 

 

Renato Guttuso e Ugo Riva:
Ascolta la donna quando ti guarda, non quando ti parla. A Rimini

Ugo Riva, un bronzo
esposto a Rimini

Due modi diversi di osservare la donna, di interpretarla e di riprodurla sulla tela, due espressioni stilistiche differenti per comunicare emozioni e sentimenti a chi osserva, due artisti a confronto sul soggetto femminile: Renato Guttuso e Ugo Riva sono i protagonisti di questo dialogo pittorico sulla donna, in scena dal 25 luglio al 28 agosto presso il Grand Hotel Rimini amato da Federico Fellini. Un binomio originale in grado di offrire interessanti spunti di riflessione scelto dalla Galleria Luigi Franceschini Mercante d’Arte, che curerà l’allestimento. Da una parte Guttuso, con grandi nudi ed atmosfere impregnate di erotismo, che riflettono passioni e sentimenti della quotidianità. Il nudo assume, per l’artista siciliano, una valenza simbolica, quasi sacra: il corpo femminile, spogliato di ogni velo, rappresenta la vitalità fisica, l’energia della vita. Dall’altra Ugo Riva che nasconde, dietro l’apparente armonia di un’impostazione classica, i tormenti e le tensioni dell’età contemporanea, affrontati con determinazione nel suo impegno artistico. Pittura figurativa, ma anche scultura, per svelare i sentimenti e le emozioni che sgorgano dalla sorgente viva della classicità. Si addice allora ciò che disse Kahalil Gibran: «Ascolta la donna quando ti guarda, non quando ti parla».

A Roma «si battono»
progettisti italiani e olandesi
fra pragmatismo e teoria


Un progetto dell’olandese
Atelier Kempe Thill

In occasione della riapertura dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma, il MAXXI (Museo nazionale delle Arti del XXI Secolo) ospita la mostra «Holland-Italy - 10 Works of Architecture» curata da Gabriele Mastrigli, che s’inserisce all’interno di «Olandiamo?», il festival di eventi culturali con il quale Jan Hoekema, Ambasciatore per la Cooperazione Culturale Internazionale dei Paesi Bassi, conferma l’aperto dialogo fra le culture dell’Olanda e dell’Italia. Holland-Italy è incentrata sull’attività di alcuni gruppi di progettisti olandesi dell’ultima generazione, avvicinati ad architetti italiani scelti per dar luogo a un inedito confronto e creare una piattaforma di scambio tra i progettisti dei due Paesi. La mostra è concepita sulla falsariga di un «match» nel quale due schieramenti, Olanda e Italia, mettono in campo dieci opere di architettura, cinque per parte. L’allestimento prevede dieci grandi «finestre» (di dimensioni 2x3 metri circa), ciascuna dedicata ad un progetto, che si fronteggiano a gruppi di due per esprimere il confronto tra Olanda e Italia, pragmatismo e teoria, il tradizionale cuore concettuale dell’approccio olandese e l’inevitabile contesto del lavoro di molti giovani gruppi italiani.

Helvetica: un carattere che, dopo cinquant’anni, ha carattere. A New York

A sinistra, una tipografia di un tempo.
In basso, il carattere Helvetica nei vecchi stampi e un confronto con altre «fonts»


Lo usiamo da sempre, e chi non ha dimistichezza con il computer o, ancor prima, con la macchina da scrivere, a dir la verità lo tiene sott’occhio ogni giorno, senza rendersene conto da almeno cinquant’anni: è il carattere Helvetica, creato esattamente mezzo secolo fa dai designers Max Miedinger e Edouard Hoffmann e considerata la «font» ufficiale del XX secolo. Per questo ora è esposta in uno dei musei più importanti del mondo, il Museum of Modern Arts (Moma) di New York, e non per poco: al carattere sarà infatti dedicato un piano, il terzo, preciamente le gallerie Philip Johnson Architecture and Design, fino al 31 marzo del 2008. Helvetica comunica con semplicità, forme proporzionate e una chiarezza estetica universale, che è allo stesso tempo neutrale e innegabilmente moderna. Essendo il primo carattere ad entrare nella collezione del Moma, sono ad esso dedicati spazi maggiori attraverso il linguaggio dei manifesti, delle macchine di stampa e degli strumenti di grafica, dimostrando così la varietà degli usi di una bellezza ferma, che dura, resta utile ed è apprezzata ancora nonostante tutti i cambiamenti intervenuti nelle tecniche tipografiche. Per questo Gary Hustwit ha creato un documentario, proiettato nelle sale dell’esposizione, in cui narra la quotidianità dell’Helvetica nella vita di ognuno e in molteplici, inesauribili, inattesi contesti. Come dire, un carattere che ha carattere.

Con Tomatsu il Giappone esplode
a Modena come una bomba atomica


Shomei Tomatsu,
«Prostitute»o


Shomei Tomatsu, «Untitled Iwakuni»

Arriva al Palazzo Santa Margherita di Modena, unica tappa italiana, una delle mostre fotografiche che maggiormente hanno scosso le coscienze nel corso del 2006: «Skin of the Nation», antologica del fotografo giapponese Shomei Tomatsu sui disastri e la disperazione dell’era atomica. La rassegna, a cura di Sandra Phillips e Leo Rubinfien per conto del San Francisco Museum of Modern Art, in collaborazione con la Japan Society di New York, ha già toccato Praga e Winterthur e immette la Galleria Civica di Modena in una prestigiosa rete internazionale. Accanto a una selezione di oltre 260 fotografie, l’antologica si arricchisce di una videointervista con l’autore e di alcuni film inediti per il pubblico italiano del regista indipendente americano John Junkerman con un lungo viaggio nella storia del Giappone dal dopoguerra ad oggi. Tomatsu, riferimento della fotografia contemporanea da Daido Moriyama a Nabuyoshi Araki, con lo scatto ferma il tempo per celebrarlo a partire dalle note immagini della serie «11.02», giorno della distruzione di Nagasaki. Crudeltà e ferocia della guerra sì, ma senza mai direttamente mostrarne gli effetti se non attraverso oggetti - una bottiglia di birra fusa che sembra essere un osso umano, una statua quasi disciolta dal calore e foto per spiegare cosa abbia significato la sconfitta e la successiva occupazione americana per il Giappone. Quindi, ritratti di persone nelle attività quotidiane e la consapevolezza di riuscire a vivere il tempo presente, «perchè io appartengo a questo preciso momento esattamente come ciò che sto fotografando».

«Non sei stato onesto»
dalla Gran Bretagna a Napoli

Phil Collins, «How to make a refugee», videoproiezione in digitale

Sarà l’innovativa mostra «You have not been honest» ad occupare due piani del museo Madre di Napoli fino al 24 settembre con le opere di dodici artisti per la più grande presentazione di film e video britannici organizzata in Europa negli ultimi anni. È il lavoro di una generazione di artisti contemporanei che utilizza le strutture del documentario e del film narrativo con finalità inedite, coinvolgendo lo spettatore in uno spazio personale e soggettivo che coniuga cinema, filmati amatoriali, notiziari e immagini di repertorio. I soggetti spaziano da ritratti intimi a narrazioni più oggettive. Il titolo, tratto dal film P.S. realizzato nel 2002 da Margaret Salmon, evoca l’atmosfera della mostra e le diverse preoccupazioni che animano gli artisti.

A Venezia gli spagnoli
del Paradiso Spezzato


Opere di Manuel Vilarino, Ruben
Ramon Balsa e José Luis Guerín

Dal 10 giugno al 21 novembre il Padiglione Spagnolo presenta, nell’ambito della XVII Esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, il progetto espositivo Paradiso Spezzato. José Luis Guerín, Manuel Vilariño, Los Torreznos e Rubén Ramos Balsa considerano la dicotomia tra sensi e ragione sulla base di due assi concettuali: da un lato l’idea della positiva ibridazione delle pratiche artistiche contemporanee, dall’altro l’idiosincrasia simbolica stessa che possiede la città, soprattutto attraverso le riletture di alcuni punti di riferimento fondamentali della cultura moderna come Ezra Pound, Friedrich Nietzsche e Marcel Proust.

Ombrelli e serpenti
a Modena


Un’opera di Katharina Fritsch

Ombrelli colorati appesi al soffitto, un serpente nero e straordinari paesaggi monocromi sono alcuni degli elementi che popolano il misterioso mondo di Katharina Fritsch. La prima rassegna dell’artista in un museo italiano, la Galleria Civica di Modena, nasce in stretta relazione con l’idea di giardino e con la sede in cui la mostra ha luogo, la Palazzina dei Giardini. Nota al pubblico italiano per l’opera Rat King che accoglieva il visitatore alla Biennale di Venezia del 2001 - una ruota di enormi ratti legati per le code a formare un gomitolo - presenta in questa occasione un’inedita serie di sculture e serigrafie il cui immaginario gravita attorno al tema classico del giardino inteso come percorso di conoscenza e di avventura formativa, dentro cui Fritsch mette in atto l’errare fisico e morale, il perdersi e il ritrovarsi sospinti da oggetti carichi di significati.

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