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TELEVISIONE

Gianfranco Noferi:
Come RaiSat mette «edutainment» e psicologi
al servizio dei bambini


Gianfranco Noferi,
direttore di RaiSat YoYo e Smash


 


i punta tutto sui bambini. O meglio, sul loro futuro. E allora, è necessario rivolgervisi alla loro maniera, nello stesso tempo verificandone i modelli educativi. Così RaiSat, complice Gianfranco Noferi, decide di offrire due pacchetti diversi, quelli di YoYo e Smash, per due nuovi canali che sembrano avere proprio tutta l’intenzione di accompagnare ogni giorno i più piccoli sino all’essere più grandi, avvalendosi di un monitoraggio costante da parte di un comitato scientifico di esperti nel campo psicopedagogico.

Presentati al Cartoons on the Bay, prestigioso appuntamento per personaggi animati di carta e pellicola diretto da Alfio Bastiancich, i canali dedicati da RaiSat a un target sensibile, da divertire ma, prima di tutto, educare. RaiSat YoYo, dedicato ai bambini da 0 a 6 anni, si fonda sul principio di «imparare attraverso il gioco», come insegnato dai più grandi psicologi sociali a partire da Jean Piaget e George Herbert Mead. Il nuovo canale satellitare tematico, rivolto al target prescolare, trasmette tutto il giorno cartoni animati, fiction, favole e produzioni originali che propongono in chiave divertente e ludica contenuti adatti a bambini in età evolutiva, con il ricorso ai linguaggi più moderni, a una grafica accattivante e innovativa. Ai bambini dai 6 anni ai 10, invece, è dedicato Smash, canale per la «tween generation» (da «between generation», la generazione di passaggio fra bambini e ragazzi).

Gianfranco Noferi, direttore dei due canali, sa tutto sui minori. Sa che «la generazione 7-12 è quella dei ragazzini che diventano grandi da piccoli (o invecchiano più giovani)», e che «affinché la felicità possa coincidere con il consumo si sono accelerati i tempi di crescita, l’età dei giochi dura poco». Sa che «i bambini risentono in modo particolare dei modelli culturali ai quali sono esposti, poiché si trovano in una fase di grande cambiamento», e che «oggi si tratta di proporre un uso articolato della tv che eviti gli errori più comuni e tanto stigmatizzati; se la tv è complessa, anche il bambino come soggetto fruitore è uno degli organismi viventi più complessi».

Dopo una lunga esperienza come autore e produttore televisivo e multimediale, quindi direttore della Struttura Tematica Programmi per Ragazzi della Rai, dal 1997 è direttore di RaiSat 2 Ragazzi e dal 1999 di RaiSat Ragazzi. Ha creato e diretto RaiSat Album, RaiSat Gambero Rosso Channel, RaiSat Fiction, RaiSat Premium. I suoi canali sono stati insigniti per nove anni di seguito dell’Hot Bird Tv Award, premio per i migliori canali tematici europei. Dal 2003 è membro del Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione tv e minori ed è stato membro della Commissione Minori e Programmazione Rai.

Domanda. Perché due canali per bambini e per ragazzi più cresciuti?
Risposta. La decisione di dividere le due offerte è parsa inevitabile non solo a noi, ma a tutto il mondo: ovunque, ora, si usa avere canali tematici separati per i bambini piccoli in età prescolare e ragazzini più grandi. Ciò risulta essenziale in un Paese come l’Italia dove l’offerta sul satellite è completa e molto ricca, anche specializzata per bambini molto piccoli, da Disney a Boomerang. Era indispensabile che anche la Rai si presentasse al proprio pubblico con canali separati. È già nella storia della Rai l’attenzione al target più giovane: prodotti come l’Albero Azzurro o Melevisione sono predestinati a un pubblico in età prescolare o ai primissimi anni della scuola elementare; noi stessi, nella precedente produzione, abbiamo creato «La Scatola delle emozioni» ed altri programmi per bambini.

D. Qual è stato il primo impatto dei due canali sul pubblico dei bambini e dei loro genitori?
R. Accettazione immediata. Sin dalla messa in onda dei due canali, YoYo e Smash quasi immediatamente hanno registrato, complessivamente, fino a quattro volte l’ascolto del vecchio canale interessato ai ragazzi: ciò vuol dire che bambini e genitori hanno identificato in essi due canali «dedicanti», interessanti e importanti.

D. Cosa vogliono vedere i bambini?
R. È soprattutto l’animazione tridimensionale, cioè la più completa e moderna, quella che i bambini amano, tanto che ormai tutte le case di produzione stanno affrontando ampiamente questo tipo di innovazione, anche molto vicina al mondo del digitale e quindi al videogioco, alle sigle musicali, ai videoclip, al cinema in cui la tridimensione si vede, come nei grandi film dei supereroi, oppure non si vede ma c’è, come in tantissimi film come Forest Gump, dove si usano gli effetti digitali. Siamo talmente abituati a un mondo di effetti digitali che il 3D è entrato nel nostro immaginario e ne abbiamo quasi bisogno. Come si può immaginare, per noi della Rai e anche di RaiSat è importante che i prodotti siano sicuri, non violenti, tradotti e controllati dai nostri esperti scientifici e soprattutto che abbiano sempre un contenuto educativo. Siamo convinti che la televisione, anche quella cattiva, è educativa: educa male ma educa comunque. Il nostro sforzo è quello di avere sempre e comunque un tipo di storia, di personaggi e di situazioni che siano interessanti per i bambini, divertenti ma sicuri, in modo che questo tempo da loro trascorso insieme al nostro canale sia speso bene, un tempo che i genitori sentano come utile in quanto divertimento e, nel contempo, educazione.

D. Quali sono state le più rilevanti inziative di RaiSat per i bambini?
R. Dallo scorso anno stiamo realizzando un programma dal nome «La Scatola delle Emozioni», in collaborazione con la Federazione Italiana Scuole Materne (Fism) cui fanno capo circa 600 mila bambini in tutta Italia provenienti da seimila Comuni e ottomila asili, per i quali abbiamo elaborato un programma didattico basato proprio sulle loro esperienze. Gli stessi bambini hanno creato racconti ed animazioni relative alle proprie emozioni e hanno partecipato in studio alla trasmissione, arricchita di riprese effettuate all’interno degli asili. Da ciò è emerso un prodotto che vive come televisivo, ma che è diventato anche spettacolo teatrale (da ottobre scorso, infatti, gira in tutta Italia con successo e grande partecipazione da parte di scuole e Comuni) e diverrà prossimamente un libro dedicato a genitori e insegnanti. Questo è un esempio di attenzione completa, così come lo è l’Albero Azzurro, grandissimo successo della Rai. Non possiamo peraltro ignorare che i bambini, come noi adulti d’altronde, sono educati a un tipo di intrattenimento statunitense o, comunque, anglosassone: è perciò impresa non facile ricercare l’attenzione sul gusto italiano od europeo. Il nostro obiettivo in questi ultimi undici anni è stato quello di produrre cartoni animati interessanti, belli, di successo, educativi o anche solo d’intrattenimento, ma comunque di puntare sulla produzione: il cartone animato « Winxs Club», ormai alla terza serie, sarà a Natale un film in 3D, per noi un grande investimento che punta non solo al mercato italiano ma anche a quello europeo e mondiale. Il cartone è stato, infatti, venduto non solo negli Stati Uniti ma anche in Giappone: come dire vendere frigoriferi agli eschimesi. Per ora le sei fatine protagoniste animano il pomeriggio e la serata del canale con un doppio appuntamento quotidiano in ribattuta più volte nel corso della giornata; collegati con la serie sono anche giochi, musical e maratone.

D. Cos’ha un canale tematico che la televisione pubblica non possiede?
R. Il canale tematico ha permesso di dare più spazio a contenuti che piacciono piuttosto che ridurli nelle ristrettezze di altre programmazioni. La grande differenza è la libertà conquistata, quella di essere in onda dalle 6 del mattino fino a mezzanotte, in uno spazio dove i bambini sanno di trovarci ad ogni ora. Abbiamo anche notato con sorpresa di avere molta audience in prima serata, dalle 20.30 alle 22.30, mentre pensavamo che l’ascolto si fermasse verso le 19.00: ciò vuol dire che molte famiglie decidono di lasciare il decoder acceso a disposizione dei bambini anche in fasce diverse da quelle tradizionali, comprendendo quanto per loro sia importante questo momento dopo la scuola, gli sport, i compiti, gli impegni, i pasti. Proprio prendendo atto di questa iperattività abbiamo deciso una programmazione molto particolare, che possa essere vista anche in orari diversi attraverso le repliche.

D. La tv telematica ha la capacità di poter programmare in funzione dei bambini, piuttosto che far si che, al contrario, i bambini si adeguino agli orari dei propri programmi preferiti. Lei ritiene ci sia concorrenza tra i vostri canali e quelli tradizionali?
R. Certo, molta. È proprio la programmazione per i bambini, peraltro, che fa decidere molte famiglie ad abbonarsi al digitale. Con un’offerta tanto ampia il target diviene importante anche dal punto di vista economico e degli investimenti pubblicitari. Se ciò non fosse significativo, basterebbero i canali pubblici Rai. Le famiglie hanno riconosciuto nel satellite un mezzo efficace di comunicazione per i bambini. Ho già dichiarato in un mio precedente intervento che chi oggi è convinto che i minori siano un settore di pubblico televisivo al quale destinare (controvoglia) un servizio obbligatorio, poco consistente dal punto di vista degli ascolti e al quale assegnare budget residuali, commette un enorme errore di valutazione che non si potrà non ripercuotere nel futuro.

D. Solo educazione o anche divertimento?
R. Ci vuole un mix: un bambino che è stato a scuola, ha svolto i compiti, è andato a nuoto, a lezione di piano o di tennis, vuole avere comunque del tempo da dedicare al divertimento puro, dalla televisione ai videogiochi. Non si può pretendere di dare solo prodotti educativi. Ho accennato alla televisione «cattiva» e alle «violenze educative», che svolgono la funzione inversa (educare sì, ma male). Sono convinto che bisogna prima di tutto insegnare ad essere creativi con un cartone di qualità, un documentario sugli animali, le bellezze del mondo e la scienza, o con una fiction che insegni la solidarietà tra ragazzi. È, cioè, più importante l’opera in positivo dell’opera in negativo svolta dalla tv «cattiva», che mostra ciò che non si deve fare. Per questo è indispensabile, nella predisposizione dei nostri palinsesti, la collaborazione con un comitato scientifico composto da psicologi, sociologi, pediatri e pedagogisti, con i quali studiare insieme e analizzare le scelte editoriali e monitorare la programmazione del canale, proseguendo nell’esperienza positiva condotta da RaiSat Ragazzi da sette anni.

D. L’educazione perseguita dai vostri canali si rivela costosa o vantaggiosa al momento dei conti?
R. Molti costi per un investimento che ritorna, che ha possibilità di merchandising e che vede prodotti sempre vivi e sempre verdi, come «La Bella Addormentata» o «Biancaneve», ancora validi, spesso restaurati: la «Pimpa», realizzata da Rai Due nel 1984 e rifatta come seconda serie a metà degli anni Novanta da Rai Fiction continua ad essere valida. Ciò vuol dire che un’investimento fatto venticinque anni fa ancora funziona. Il prodotto per bambini piccoli è meno legato alla moda, perciò dura. Il merchandising oggi c’è, peraltro, in misura molto maggiore rispetto al passato ed è fondamentale per riconoscere il prodotto: i bambini spesso vedono prima vestiti, zainetti o figurine, poi scelgono il prodotto che parla loro di questo. Altra cosa fondamentale, dal punto di vista del consumismo, è il passaparola fra ragazzi e il meccanismo dell’emulazione: si parla di «marketing virale». Oggi, bebè, teenager e «tween-agers» (da «between», ossia quelli che stanno in mezzo), pilotano consumi pari a 600 miliardi di dollari l’anno, su di loro si investono oltre 15 miliardi di dollari in marketing e a loro sono destinati oltre 40 mila spot l’anno.

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