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Giustizia 1)

L’arresto in flagranza
di reato anche da parte
dei privati

Giustizia 2)

Il procedimento
della convalida

di Antonio Marini

 


L’arresto in flagranza di reato anche da parte dei privati

L'arresto in flagranza di reato avviene normalmente ad opera di ufficiali e agenti della polizia giudiziaria. Secondo la legge, è in stato di flagranza chi viene colto nell’atto di commettere il reato (cosiddetta flagranza propria), o chi, subito dopo la commissione di un reato, è inseguito dalla polizia, dalla persona offesa o da altre persone, ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima (cosiddetta flagranza impropria o quasi flagranza).

Fra le due ipotesi di situazioni che danno vita alla «quasi flagranza», quella dell’inseguimento ricomprende anche l’azione che, senza soluzione di continuità, viene svolta dopo che è stato commesso il reato, allo scopo di pervenire all’identificazione e alla cattura del reo. Tale azione può protrarsi anche per alcune ore dopo il fatto. Quanto al significato della locuzione «immediatamente prima» che si correla alla seconda ipotesi di «quasi flagranza», ovvero la sorpresa del reo con cose o tracce pertinenti il reato, anch’esso va colto nella sussistenza di una stretta contiguità temporale tra la commissione del reato e la sorpresa dell’autore.

In queste situazioni l’azione delittuosa appare, «prima facie», evidente, e tale evidenza giustifica la misura coercitiva ad opera delle forze di polizia senza l’ordine dell’autorità giudiziaria, appunto perché è ridotto al minimo il pericolo di un’ingiusta privazione della libertà personale. In considerazione del suo intrinseco e rilevante significato probatorio, il reato flagrante può dar luogo al giudizio direttissimo, che è una speciale forma di procedimento caratterizzato dall’evidenza della prova, la quale rende superflua ogni indagine preliminare al dibattimento.

L’arresto in flagranza di reato può essere obbligatorio o facoltativo. L’articolo 380 del Codice di procedura penale stabilisce, in via generale, che gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria debbano procedere all’arresto di chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a quattro anni e nel massimo a venti anni.

L’articolo 381 dello stesso Codice prevede, invece, soltanto la facoltà di arrestare chi viene colto in flagranza di un reato non colposo per il quale è prevista la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero non inferiore nel massimo a cinque anni. Entrambi gli articoli prevedono, però, una lunga serie di reati, tassativamente indicati, per i quali è stabilito rispettivamente l’arresto obbligatorio o facoltativo, indipendentemente dalla previsione generale delle pene su indicate. Nelle ipotesi previste dall’articolo 381 si può comunque procedere all’arresto in flagranza solo se la misura è giustificata dalla gravità del fatto, ovvero dalla pericolosità del soggetto desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto medesimo.

Una facoltà di arresto è concessa anche al privato cittadino, ma solo nei casi in cui esso sia obbligatorio e il delitto sia perseguibile d’ufficio. Si tratta di una forma di autotutela che il nostro ordinamento penale ha riservato al privato, in considerazione della necessità pratica che impone un’immediata e tempestiva reazione di fronte al perpetrarsi di un grave delitto.
In quel momento il privato assume la qualità di pubblico ufficiale con tutte le conseguenze del caso. Egli è anche autorizzato a prendere in custodia le cose costituenti il corpo del reato, assumendo così eventualmente anche la qualità di custode di cose sequestrate. Atteso il carattere eccezionale di tale facoltà, non è consentito che l’arrestato sia trattenuto oltre il tempo strettamente richiesto all’esecuzione della consegna agli organi di polizia.

L’articolo 383 sancisce, infatti, che la persona che ha eseguito l’arresto deve senza ritardo consegnare l’arrestato e gli oggetti costituenti il corpo del reato alla polizia giudiziaria, la quale redige il verbale della consegna e ne rilascia copia. Tale norma trova il proprio fondamento nell’adempimento del dovere di solidarietà sociale di cui all’articolo 2 della Costituzione. Va comunque aggiunto che in nessun caso è ammesso l’arresto quando, tenuto conto delle circostanze del fatto, appare che il reato è stato commesso nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima, ovvero in presenza di una causa di non punibilità.

Il procedimento della convalida

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto o hanno ricevuto in consegna l’arrestato devono immediatamente informare il pubblico ministero dell’avvenuto arresto. Quindi devono porre immediatamente, e non oltre le ventiquattro ore, l’arrestato a disposizione del pubblico ministero mediante la conduzione nella casa circondariale o mandamentale del luogo ove l’arresto è avvenuto, salvo che il magistrato disponga la custodia della persona arrestata, se inferma, presso la propria abitazione o in un luogo di cura.

Il pubblico ministero può procedere all’interrogatorio dell’arrestato e se risulta evidente che l’arresto è stato eseguito per errore di persona o fuori dei casi previsti dalla legge, deve ordinarne immediatamente la liberazione. Analogamente disporrà la liberazione dell’arrestato se il provvedimento è divenuto inefficace per l’inosservanza del termine di ventiquattro ore concesso alla polizia giudiziaria per porre l’arrestato a sua disposizione, o per il decorso del termine di quarantotto ore per la convalida del provvedimento da parte del giudice.

Lo stesso deve fare in presenza di reato perseguibile a querela di parte, se la persona offesa dal reato dichiara di voler rimettere la querela. Qualora non disponga la liberazione dell’arrestato, entro quarantotto ore dall’arresto egli richiede la convalida al giudice per le indagini preliminari, il quale fissa l’udienza al più presto e comunque entro le quarantotto ore successive.

L’udienza di convalida si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria dell’arrestato e del suo difensore. Il pubblico ministero, se ritiene di non comparire, trasmette al giudice le richieste in ordine alla libertà personale con gli elementi su cui le stesse si fondano. Il giudice procede quindi all’interrogatorio dell’arrestato, sente anche il suo difensore e, se risulta che l’arresto è stato legittimamente eseguito e sono stati osservati i termini previsti dalla legge, provvede alla convalida con ordinanza motivata.
Alla convalida deve seguire l’applicazione di una misura cautelare, altrimenti l’arrestato dovrà essere liberato. La misura cautelare, se richiesta dal pubblico ministero prima dell’udienza o nel corso di essa, può essere applicata anche in caso di mancata convalida, impedendo così la scarcerazione dell’arrestato. L’arresto cessa comunque di avere efficacia se la convalida non avviene entro le quarantotto ore successive al momento in cui l’arrestato è posto a disposizione del giudice.

In sostanza, il termine massimo entro il quale l’arresto in flagranza di reato deve essere convalidato è quello novantasei ore, in ottemperanza al dettato dell’articolo 13 della Costituzione che sancisce l’inviolabilità della libertà personale, ammettendone la limitazione ad opera della polizia giudiziaria solo in casi eccezionali previsti dalla legge per finalità di pubblica sicurezza.
Se ritiene di dover procedere con il rito direttissimo, il pubblico ministero può presentare direttamente l’imputato arrestato in flagranza di reato davanti al giudice del dibattimento, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall’arresto. Se l’arresto è convalidato, si procede immediatamente al giudizio, altrimenti il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero affinché proceda per le vie ordinarie.

Tuttavia, anche in caso di mancata convalida, sull’accordo delle parti il giudice può procedere ugualmente a giudizio direttissimo. Nei casi di competenza del Tribunale ordinario in composizione monocratica, la polizia giudiziaria che abbia eseguito l’arresto in flagranza o alla quale sia stato consegnato l’arrestato, se non riceve l’ordine di porlo a disposizione dell’autorità giudiziaria, lo conduce direttamente davanti al giudice per la convalida dell’arresto e il contestuale giudizio, sulla base dell’imputazione formulata dal pubblico ministero.

Se il giudice non tiene udienza, appena ricevuta notizia dell’arresto dalla polizia giudiziaria, la fissa entro le quarantotto ore successive. In questo caso l’arrestato rimane a disposizione dello stesso giudice e non viene condotto nella casa circondariale del luogo in cui l’arresto è stato eseguito. Nel corso dell’udienza il giudice autorizza gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto a svolgere una relazione orale e, prima di procedere o meno alla convalida, sente anche l’arrestato. La semplificazione e la rapidità del procedimento di convalida si connettono in questo caso con la rapidità del giudizio direttissimo.


(Antonio Marini)

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