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Terrorismo 1)

Le nuove disposizioni
in materia di arresto
e di fermo

Terrorismo 2)

Il nuovo delitto relativo
ai falsi documenti
di identificazione

di Antonio Marini

 


Le nuove disposizioni in materia di arresto e di fermo

La crescente minaccia terroristica ha indotto il Parlamento a introdurre nel nostro ordinamento giuridico nuove misure volte a potenziare anche gli strumenti normativi a disposizione delle forze di polizia. La nuova legge del 31 luglio 2005 n. 155, in materia di terrorismo internazionale, è intervenuta a modificare e ad ampliare la portata degli articoli 380 e 381 del Codice di procedura penale, relativi rispettivamente all’arresto obbligatorio e facoltativo in flagranza di reato, e dell’articolo 384 dello stesso Codice riguardante il fermo di polizia giudiziaria nei confronti degli indiziati.

Si tratta di modifiche che, pur trovando fondamento nella necessità di aumentare le ipotesi di applicazione delle misure precautelari ai reati commessi con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico, hanno una portata più ampia investendo fattispecie di reato di natura generale non direttamente e strettamente connesse con il fenomeno terroristico o eversivo. L’ampliamento dei casi di arresto obbligatorio e facoltativo in flagranza di reato evidenzia come il legislatore abbia compiuto una scelta di estrema determinazione, in considerazione sia dell’elevato rischio di reiterazione dei gravi delitti commessi dai terroristi, sia del fatto che essi vivono quasi sempre in clandestinità, ovvero utilizzando identità di «copertura».

Ma vediamo più da vicino i ritocchi apportati alla disciplina dell’arresto in flagranza di reato per meglio fronteggiare, in via anticipata e preventiva, questo grave fenomeno. Prima della riforma l’articolo 380 del Codice di rito imponeva l’applicabilità dell’arresto obbligatorio soltanto alle ipotesi delittuose commesse per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine costituzionale punite dalla legge con la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni. Tutti gli altri reati, sia pure commessi per identiche finalità terroristiche o eversive, erano invece esclusi dall’arresto obbligatorio perché sanzionati con una pena minore.

Con la riforma, che ha ridotto da cinque a quattro anni la pena minima edittale, non si è fatto altro che aumentare il numero dei reati di terrorismo e di eversione per i quali diventa obbligatorio l’arresto in flagranza. La disciplina dell’arresto facoltativo - a parte la sua estensione alla nuova fattispecie di reato prevista dall’articolo 497 bis di cui parliamo qui accanto - non ha subito modifiche di rilievo.

Per quanto riguarda, invece, il fermo di polizia giudiziaria, le innovazioni introdotte sono state più di una e di un certo rilievo. Innanzitutto, la nuova disposizione introdotta nell’articolo 384 del Codice di procedura penale comporta un ampliamento del campo di operatività del fermo, estendendone l’applicazione agli indiziati di qualsiasi delitto commesso con finalità di terrorismo anche internazionale, indipendentemente dalla entità della pena prevista dalla legge.

Inoltre, nell’impianto legislativo è stato inserito uno specifico elemento di valutazione in merito alla sussistenza del pericolo di fuga dell’indiziato, basato sul possesso di documenti falsi. Nella nuova formulazione della norma il possesso di tali documenti finisce per configurare una sorta di presunzione giuridica, un elemento sintomatico del concreto pericolo di fuga. Ciò non ha mancato di suscitare qualche perplessità, visto che il mero possesso di documenti falsi non può essere considerato un elemento sufficiente a suffragare la sussistenza del fondato pericolo di fuga, tenuto anche conto che essa può essere realizzata anche con documenti veri o addirittura in assenza di qualsiasi documento.

Tuttavia il rilevante allarme sociale suscitato dai recenti fatti di terrorismo e la necessità di garantire una maggiore sicurezza alla comunità civile attraverso una maggiore incisività delle misure di prevenzione e di contrasto del fenomeno terroristico rende sicuramente apprezzabile l’intervento operato dal legislatore in un settore così delicato come quello dello «status libertatis», ove valgono i principi dell’inviolabilità della libertà personale prima della sentenza di condanna definitiva, previsti dagli articoli 13 e 27 della Costituzione.


Il nuovo delitto relativo ai falsi documenti
di identificazione

Con la legge del 31 luglio 2005 n. 155 in materia di terrorismo internazionale, è stata anche introdotta nell’articolo 381 del Codice di procedura penale una nuova disposizione che estende l’applicabilità dell’arresto facoltativo a chi viene colto in flagranza del nuovo reato di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, previsto dall’articolo 497 bis inserito nel Codice penale dalla medesima legge. Il raccordo effettuato dal legislatore tra la norma di diritto sostanziale e quella di diritto processuale non è stato tra i più felici.

A ben vedere, la formulazione dell’articolo 497 bis prevede quattro differenti ipotesi delittuose: il possesso, la fabbricazione, la formazione e la detenzione di un documento falso per l’espatrio, al di fuori dei casi di uso personale. Mentre l’articolo 381 prevede l’applicabilità dell’arresto facoltativo a chi venga colto in flagranza delle seguenti fattispecie di reato: «fabbricazione, detenzione e uso di documenti di identificazione falsi, previsti dall’articolo 497 bis del Codice penale».

Dal raffronto delle due norme risulta in tutta evidenza che il rinvio effettuato dall’articolo 381 al contenuto dell’articolo 497 bis appare incompleto e comunque mal formulato. Il primo a rendersene conto è stato il Comitato per la legislazione che, nella riunione del 29 luglio 2005, ha avuto modo di rimarcare che il provvedimento di legge «utilizza espressioni normative suscettibili di generare dubbi interpretativi».

Infatti, mentre nella rubrica dell’articolo 497 bis appare la dizione «documenti di identificazione falsi», nella classificazione delle fattispecie delittuose contenute nello stesso articolo la locuzione cambia in «documenti falsi validi per l’espatrio». A sua volta l’articolo 381 adotta l’espressione «documenti di identificazione falsi» nell’individuazione delle fattispecie delittuose assoggettabili all’arresto facoltativo.

Peraltro, mentre la dizione «documenti di identificazione falsi» risulta uniforme rispetto alla terminologia usata nell’articolo 349 del Codice di rito, che prevede il fermo di polizia a fini identificativi disposto nei confronti della persona sottoposta ad indagini, la locuzione «documenti validi per l’espatrio» non risulta perfettamente sovrapponibile ai requisiti richiesti per l’applicazione del suddetto articolo, che prevede l’uso di «documenti di identificazione falsi». Occorre, inoltre, evidenziare che il testo delle due norme in esame presenta delle notevoli discrepanze in relazione alle fattispecie di reato in esse considerate. Infatti, la norma che istituisce il nuovo reato non prevede espressamente, tra le fattispecie punibili, l’ipotesi di «uso di documento di identificazione falso» indicato nella norma processuale, mentre questa non prevede tra le condotte sottoponibili all’arresto facoltativo le ipotesi delittuose di «possesso di un documento falso valido per l’espatrio» né quella di «formazione di un documento falso valido per l’espatrio». Ora, ognuno conosce la differenza che esiste tra i documenti di identificazione e i documenti che abilitano all’espatrio. Come ognuno sa che i documenti richiesti per circolare nello spazio europeo possono essere diversi rispetto a quelli utilizzati per espatriare negli Stati terzi.

Le diversità e le incongruenze riscontrate nelle suddette disposizioni di legge rischiano di generare non poche incomprensioni, dando luogo a differenti interpretazioni nell’applicazione pratica della nuova normativa. In particolare, l’incompleta ed erronea formulazione dell’articolo 381 potrebbe provocare contestazioni in merito all’applicabilità o meno dell’arresto facoltativo alle ipotesi criminose non espressamente indicate nella norma processuale, vanificando le intenzioni del legislatore che ha voluto apportare «un giro di vite» nella contraffazione dei documenti di identificazione.

C’è da sperare che, in sede di applicazione della nuova norma, prevalga il buon senso e più che alla lettera si guardi allo spirito della legge, con la quale si è voluto offrire alle forze di polizia un prezioso strumento normativo, finalizzato a un più efficace contrasto non solo del fenomeno terroristico o eversivo, ma anche della criminalità comune, specie quella derivante dall’immigrazione clandestina, tenuto conto del frequente uso che dei documenti di identificazione falsi si fa da parte degli stranieri entrati clandestinamente nel nostro Paese.

(Antonio Marini)

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