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Politiche abitative

Governo: un anno denso
di iniziative per la casa

 

di ANTONIO DI PIETRO
ministro per le Infrastrutture


 


egli ultimi anni le politiche abitative sono rimaste sostanzialmente fuori dall’agenda governativa. È stata una lacuna grave, che si è andata a innestare in un movimento del mercato immobiliare che ha spinto a un fortissimo rialzo i prezzi di compravendite e affitti, con valori che si sono più che raddoppiati in meno di un decennio. Il risultato è la situazione in cui ci troviamo oggi, con un numero crescente di famiglie che - complice anche il negativo andamento economico generale registratosi negli anni scorsi - fatica a far fronte alle spese necessarie a garantirsi un’abitazione dignitosa e sicura. È vero che in Italia circa l’ottanta per cento delle famiglie vive in una casa di proprietà, ma questo non deve farci dimenticare che c’è un altro venti per cento che deve mensilmente pagare un affitto, senza considerare che la ragione forse principale per cui i nostri giovani tardano ad uscire di casa è proprio la difficoltà a reperire alloggi a prezzi sostenibili.

Per queste ragioni, vista la situazione di sofferenza che riguarda tanto le grandi città quanto i centri più piccoli, il Governo e la maggioranza di cui faccio parte hanno deciso di rimettere - finalmente - le politiche per la casa al centro della propria agenda. Così è stata approvata la legge numero 9 dell’8 febbraio 2007, che ha posto le basi per il rilancio delle politiche abitative e per la messa a punto di un nuovo piano-casa nazionale. In applicazione della legge, dapprima abbiamo raccolto le esigenze abitative segnalateci dagli enti territoriali. Successivamente, lo scorso 17 aprile, abbiamo insediato il Tavolo generale di concertazione per le politiche abitative. La legge assegnava al Tavolo un mese di tempo per mettere a punto le linee guida per un programma nazionale delle politiche per la casa.

Con il coordinamento del Ministero delle Infrastrutture e la partecipazione dei dicasteri della Solidarietà sociale, delle Politiche per la famiglia e delle Politiche giovanili, enti locali, sindacati e tutti i soggetti coinvolti nel problema hanno presentato e discusso per 30 giorni le proprie proposte, giungendo alla messa a punto di un documento finale che presenta gli obiettivi e gli indirizzi di carattere generale, avanza proposte di investimento e normative, suggerisce misure per la cooperazione istituzionale, stima le risorse necessarie per l’attuazione del programma nazionale e indica le priorità di intervento.

Vale la pena soffermarsi un attimo su alcune - e l’elenco non è certamente esaustivo - tra le più significative proposte emerse dal Tavolo. Tra le priorità di intervento indicate va ricordata la necessità di recuperare e adattare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica non assegnabile perché inadeguato sul piano della dimensione, dei servizi o degli impianti. Inoltre, il Tavolo suggerisce di consentire l’immediato utilizzo per edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata di quota parte del consistente patrimonio demaniale, soprattutto militare.

Tra le proposte in materia fiscale suggerisce di ridefinire la fiscalità immobiliare con maggiori agevolazioni per i proprietari che affittano a canone agevolato; di rendere permanenti le attuali agevolazioni fiscali pari al 36 per cento sulle ristrutturazioni edilizie, innalzandole in taluni casi fino al 50 per cento; di attribuire ai Comuni il diritto di prelazione in ogni fase del processo di vendita del patrimonio degli enti previdenziali, favorendo l’acquisto da parte dei Comuni con modalità di acquisizione analoghe a quelle offerte agli inquilini; di intervenire con procedure accelerate conferendo poteri speciali ai sindaci per l’attuazione dei provvedimenti autorizzativi esclusivamente per la realizzazione di interventi di edilizia residenziale pubblica in presenza di situazioni di emergenza abitativa.

A valle di tutto, i partecipanti alla concertazione hanno segnalato l’esigenza di introdurre nella futura programmazione regionale il nuovo concetto di «edilizia residenziale sociale» che include quello fino ad oggi usato di edilizia residenziale pubblica, ma non si limita a quello. Un obiettivo importante è, infatti, quello di convogliare sulle politiche abitative una massa rilevante di risorse anche private, dando seguito ad alcune esperienze positive, alle quali accennerò tra breve, portate avanti parallelamente al discorso sul nuovo piano casa.

Sul piano delle risorse il Tavolo ha segnalato la necessità di portare ad almeno 500 milioni di euro la dotazione annuale del Fondo nazionale di sostegno per l’accesso alle abitazioni in locazione, oltre all’esigenza di trovare un canale di finanziamento sostitutivo di quello della ex Gescal, garantendo un impegno compreso tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro l’anno. In ogni caso sarà fondamentale garantire costanza e certezza degli investimenti per evitare di ritrovarsi di nuovo in una situazione di emergenza dal punto di vista delle risorse disponibili.

Tutto ciò avveniva nella metà di maggio. Il giorno seguente, in quanto ministro «capofila» per le Politiche abitative, ho depositato quel documento in Consiglio dei ministri, aprendo di fatto la successiva fase di lavoro che dovrà portarci - sulla base del documento finale messo a punto dal Tavolo di concertazione - alla stesura di un nuovo piano nazionale per le politiche abitative. Anche in questo caso l’impegno è stato massimo e i tempi serrati: il 28 maggio incontro dei quattro ministri con il presidente del Consiglio Romano Prodi per una riunione di pre-istruttoria; il giorno seguente tavolo istituzionale con i ministri e con la Conferenza unificata delle Regioni; il 6 giugno approvazione del testo destinato ad essere inserito, dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero dell’Economia, nel Documento di programmazione economica e finanziaria. Sarà un vero testo di sistema su come dovrà funzionare il nuovo piano di edilizia residenziale sociale, che va incluso nel Documento in oggetto per il reperimento delle risorse finanziarie necessarie.
Oltre a parlare di quello che stiamo facendo, voglio anche ricordare quello che già abbiamo fatto in tema di politiche abitative, in questo primo anno di Governo. Fin dal giorno del mio insediamento nel Ministero delle Infrastrutture mi sono impegnato per riavviare tutte le procedure e gli interventi che erano bloccati, magari per cavilli procedurali o ricorsi, mettendo in circolo tutte le risorse già disponibili e finanziando i progetti già pronti. La prima operazione, insomma, è consistita nel guardare in tutti gli angoli del bilancio del Ministero scoprendo i residui passivi e rendendoli immediatamente disponibili. In quest’ottica il piano più importante che abbiamo portato avanti è stato certamente quello relativo al programma Contratti di quartiere II.

Il programma Contratti di quartiere II era stato approvato e finanziato, ma tutto era bloccato per ragioni burocratiche e amministrative. Con l’intervento degli uffici del Ministero le graduatorie sono state approvate, i fondi sbloccati e tutti gli accordi necessari sono stati firmati. Mi sono personalmente imbarcato in una sorta di giro d’Italia, recandomi in tutte le Regioni a firmare gli accordi per il finanziamento dei progetti presentati. I Comuni hanno firmato le intese con il Ministero, impegnandosi a far partire i lavori entro dodici mesi da quell’atto formale. Questo significa che i Comuni devono mettere in campo uno sforzo progettuale e realizzativo rilevante; entro un anno dall’accordo dovranno esservi gli operai con la pala in mano, pena la revoca del finanziamento.

In questo modo, solo per la parte di finanziamento statale e regionale abbiamo assegnato fondi per quasi un miliardo e mezzo di euro, cui si deve aggiungere una cifra almeno equivalente stanziata da Comuni, Ater, privati e altre entità. Fondi che serviranno, servono, per il recupero di unità abitative inagibili, nuove costruzioni, edilizia sperimentale, ma anche per opere di urbanizzazione connesse al recupero e alla riqualificazione di intere aree cittadine, tanto nelle periferie quanto nei centri storici. In aggiunta a questo, sempre in tema di residui passivi rinvenuti e sbloccati, abbiamo assegnato circa 100 milioni di euro per la riduzione del disagio abitativo nelle grandi aree metropolitane.

Progetti, attività, dati, programmi e numeri danno il senso di quanto abbiamo fatto, di quanto stiamo facendo e di quanto ancora vogliamo e dobbiamo fare. Si parla molto di famiglia, soprattutto negli ultimi tempi, e alle esigenze delle famiglie italiane il Governo e il Ministero delle Infrastrutture vogliono dare risposte su un piano molto concreto; non con parole e promesse - e meno che mai strumentalizzando manifestazioni di popolo -, ma progettando e offrendo soluzioni reali. Soluzioni nella cui ricerca il Governo ha voluto coinvolgere tutte le parti interessate, fedele allo spirito della concertazione e alla convinzione che non possano calarsi imposizioni dall’alto, soprattutto quando queste vanno ad impattare su tessuti urbani che hanno storie, caratteristiche ed esigenze diverse.

Nel rispetto e nell’ascolto di tutti, dunque, ci siamo messi al lavoro con umiltà e con impegno, ma con un’idea ben chiara in testa: le politiche abitative devono tornare ad essere una priorità - arriverei a dire la priorità - dell’azione di Governo. Perché il problema casa c’è ed è grave. E perché l’impegno che abbiamo preso con i nostri elettori, che ci hanno posto alla guida del Paese, riguardava anche e soprattutto il sostegno a chi negli ultimi anni ha avuto di meno: a cominciare da quell’elemento cardine che si chiama casa.

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