back

PENSIONI

Finalmente è decollata
la previdenza
complementare

di LUIGI SCIMÌA
presidente
della Commissione di Vigilanza
sui Fondi Pensione

 


li interventi normativi realizzati nell’ambito della legge Finanziaria per il 2007, con l’anticipazione al gennaio di quest’anno dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 252 del 2005 che, altrimenti, avrebbe trovato applicazione a partire dal 2008, hanno creato le necessarie premesse per il definitivo decollo della previdenza complementare. Il più ampio conferimento del trattamento di fine rapporto - TFR - alle forme pensionistiche complementari avrà l’effetto di promuovere la previdenza complementare, incrementare le risorse in gestione e innalzare il numero di soggetti coperti dal secondo pilastro previdenziale.
L’aderente potrà scegliere liberamente quale tipologia di forma pensionistica sottoscrivere. Solamente il conferimento tacito del TFR sarà limitato alle forme pensionistiche di natura collettiva. La novità, quindi, è il suo ruolo, che sarà fondamentale per l’alimentazione delle prestazioni pensionistiche complementari. La prima opzione per il lavoratore è data dal conferimento del TFR mediante modalità esplicite che prevedono la possibilità per il singolo di esprimere la propria volontà di utilizzare questo accantonamento per finalità previdenziale.

La seconda opzione opera nel caso in cui il lavoratore non esprima alcuna volontà entro i sei mesi previsti dal decreto. In tale ipotesi si prospettano una serie di possibilità. In primo luogo il datore di lavoro è obbligato ad effettuare il versamento alla forma pensionistica collettiva già operante per i propri dipendenti; ciononostante, accordi aziendali possono istituire una forma previdenziale collettiva ulteriore e diversa rispetto a quella già esistente. Gli accordi aziendali rilevano anche nel diverso caso in cui più forme pensionistiche operino contemporaneamente per lo stesso gruppo di lavoratori: infatti, pur prevalendo la forma pensionistica con il maggior numero di iscritti, i suddetti accordi possono derogare a tale criterio.

Il meccanismo del conferimento tacito prevede, in ultima analisi, la destinazione del TFR a una forma pensionistica complementare appositamente istituita presso l’Inps nel caso in cui non sia possibile convogliarlo nei fondi predetti, in modo da privilegiare comunque la finalità previdenziale. La possibile destinazione del TFR a una qualsiasi delle forme pensionistiche complementari previste dal decreto ha reso necessario l’omogeneizzazione delle forme stesse. Il conferimento del TFR alle forme di previdenza complementare, esplicito o tacito, opererà sulla condizione preliminare della «omogeneizzazione» delle stesse forme «in materia di trasparenza e tutela». Infatti uno degli assi portanti della riforma è costituito da una maggiore uniformità delle regole di funzionamento delle forme pensionistiche complementari, al fine di una migliore tutela degli iscritti.

Nel contesto di questa riforma la Covip, Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione, sta operando affinché i principi ispiratori del nuovo assetto di sistema siano contemperati al perseguimento di obiettivi fondamentali, quali il favorire una consapevole adesione tutelando gli iscritti mediante procedure trasparenti e consentire una maggiore libertà di circolazione nel sistema, affinché la competitività tra fondi possa garantire maggiore economicità ed efficacia degli stessi e assicurare, quindi, l’effettività della promessa previdenziale. In particolare la Covip ha emanato il 30 giugno 2006 le direttive generali a tutte le forme di previdenza complementare, il successivo 31 ottobre gli schemi di statuto, regolamento e nota informativa, il 30 novembre scorso le istruzioni recanti le procedure per l’attuazione degli adeguamenti alla nuova disciplina.

Tale sforzo ha consentito il celere adeguamento da parte degli operatori, la gran parte dei quali (l’80 per cento degli operatori che rappresentano oltre il 95 per cento del sistema in termini di massa di risorse amministrata) ha già presentato alla Commissione la documentazione prescritta ed è quindi già in grado di raccogliere le adesioni dei lavoratori. In linea generale, tutti gli operatori del settore e le associazioni rappresentative degli stessi hanno riconosciuto la validità, sotto il profilo tecnico, delle indicazioni fornite dalla Covip.

Questa ha inoltre assunto la competenza, in materia di trasparenza delle condizioni contrattuali, di tutte le forme pensionistiche complementari, che investe non solo l’ambito dell’informativa sul singolo strumento ma viene espressamente estesa alla confrontabilità tra i vari prodotti. Ciò posto, la Commissione continuerà a profondere il proprio impegno affinché la normativa sulla previdenza complementare sia il più possibile chiara e trasparente per consentire agli aderenti di operare scelte consapevoli in conformità alla finalità previdenziale.

La Commissione di vigilanza sui Fondi Pensione ha appreso con vivo allarme la decisione del Governo di sopprimerla alla luce di pretese esigenze di funzionalità del sistema di vigilanza sui mercati finanziari. Tale intendimento, malgrado la contrarietà più volte espressa dal ministro del Lavoro Cesare Damiano cui la Commissione rivolge per questo il proprio sincero apprezzamento, e l’unanime contrarietà di tutte le forze sindacali, appare radicalmente sbagliato per due ordini di motivi: si mina profondamente la legittimazione dell’Autorità che proprio in questi mesi è chiamata a svolgere una funzione essenziale per assicurare il decollo della riforma della previdenza complementare e l’ordinato sviluppo del settore; con la prospettata divisione dei compiti di vigilanza sui fondi pensione nei due profili di stabilità (Banca d’Italia) e trasparenza (Consob), si fa venir meno la fondamentale unicità della funzione di vigilanza sui fondi pensione e si manifesta la totale noncuranza circa la natura stessa del risparmio previdenziale, assolutamente diversa da quella del risparmio finanziario data la sua essenziale finalità di garantire il pagamento di una pensione integrativa nel momento della cessazione dell’attività lavorativa.

Affidando la tutela del risparmio previdenziale alle Autorità che vigilano sui mercati finanziari il risultato ultimo cui si perverrebbe sarebbe quello di assimilare i fondi pensione ai comuni fondi di investimento, lasciando i lavoratori privi di strumenti di tutela specifici. Va riconosciuto che solo le forze sindacali, al di là delle diverse estrazioni, mostrano di rendersi conto del pericolo che tale impostazione genererebbe per il futuro della previdenza complementare. L’ostinazione con la quale si mostra di voler percorrere fino in fondo questa strada, malgrado gli evidenti contraccolpi negativi per la riforma, sembra ben conciliarsi con le posizioni di quanti, in ultima analisi, non credono in uno sviluppo del sistema previdenziale che poggi in modo significativo sul pilastro della previdenza privata.

back