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Ascoltandola in auto

Talvolta ai politici
sfugge anche la verità.
Benedetta la radio

di Giorgio Fozzati


Telefoniamo al numero
dell’assistenza.
Risponde: «Sono Cinzia,
come posso aiutarla?».
Spieghiamo il problema.
«Ho segnalato il caso,
riceverà una chiamata
dal tecnico». Non può
risolvere lei il problema?
«Non dipende da me».
Ma se non è
competente, perché
risponde al numero
dell’assistenza?

i è capitato negli ultimi due mesi di trascorrere molto tempo guidando nel traffico cittadino. Di solito mi riservo questi momenti per pensare in santa pace: spengo il telefonino, tanto è meglio guidare senza il suo assillo. L’abitacolo della vettura mi protegge dalle invasioni esterne, aiuta a concentrarmi, crea le condizioni giuste per il pensiero, spero quello forte. Comunque, quando il traffico diventa insopportabile, allora accendo la radio. Ho selezionato alcuni canali amici che trasmettono musica, notizie, approfondimenti. Tra i servizi mandati in onda mi hanno divertito le interviste telefoniche, quelle insomma fatte un po’ a tradimento perché l’intervistato sta al telefono da solo, mentre dall’altra parte ci sono alcune migliaia di persone che l’ascoltano.

Bravissimo è Valerio Staffelli con la sua trasmissione su Radio 24 a difesa dei consumatori (Mamma mia: siamo diventati consumatori, a volte qualcuno ci chiama clienti, utenti, radioascoltatori, e finalmente c’è ancora uno sparuto gruppo che ci chiama persone). Staffelli chiama su segnalazione di noi che poi ascoltiamo la trasmissione e riesce a far fare delle figuracce da far rizzare i capelli ai direttori del personale di tante aziende.

Ben venga: quando ci sentiamo rispondere che per ripristinare la nostra tariffa telefonica, che ci hanno cambiato senza chiederci il consenso, ci vorranno 48 ore e dopo tre giorni, di fronte alle nostre proteste perché non è successo niente, ci spiegano che si tratta di 48 ore lavorative e dunque a 6 ore al giorno fanno otto giorni - ma, attento, ci sono le festività e allora i giorni diventano 10 -, ben venga una radio che mette alla berlina il «customer care» sbandierato con le signorine scoscettate (termine romanesco per indicare le donnette svestite che ci ammiccano dai manifesti con in mano nientemeno che un telefonino).

Mi sembra che sia giunta l’ora di passare dai propositi ai fatti, smettendo di parlare e mettendosi a lavorare. L’esperienza l’abbiamo fatta tutti: telefoniamo al numero indicato per l’assistenza, ci risponde una voce che dice: «Buongiorno, sono Cinzia. Come posso aiutarla?». Spieghiamo il nostro guaio. «Ecco, ho fatto la segnalazione, riceverà una chiamata dal tecnico». Ma non può risolvere lei il problema? «No, non dipende da me, devo girare la sua richiesta all’ufficio competente». Ma se lei non è competente, perché risponde al numero dell’assistenza?

A questo punto notiamo una certa insofferenza e, colti da improvvisa pietà per una Cinzia che Cinzia non è, che risponde ma non sa che cosa rispondere, che dice di aiutarti ma non lo fa, lasciamo perdere. Non è certamente questo il modo di lavorare e assistere i clienti. Non parliamo, poi, se inviamo una email, colti da spiriti tecnologici avanzati. Passano i giorni e la nostra casella di posta si riempie solo di pubblicità di viagra. Ma che succede? Siamo diventati una massa di frigidi? Dove è finito il maschio latino?

Niente, non riceveremo mai alcuna risposta dal servizio assistenza. A volte immagino che ci sia qualcuno che legge le nostre email nelle quali, con tutta l’educazione di cui siamo capaci, spieghiamo le nostre difficoltà. Immagino che chiami i colleghi e compilino l’hit parade dei messaggi di noi poveri imbecilli. Solo che questa storia così raccontata è di natura circolare: perché anche questi svogliati addetti a non rispondere alle email sono come noi, anche loro avranno i loro guai e dovranno prima o poi contattare il servizio clienti.

Ed è allora che riceveranno la loro porzione di indifferenza. Magra consolazione, mentre guardiamo sconfortati il nostro telefonino che mangia centesimi con la nuova tariffa che non abbiamo chiesto, non abbiamo accettato. Le musiche della radio spesso riconciliano: a me è capitato di scoprire la bellissima «Cuanta pasion» di Paolo Conte, l’avvocato geniale di Asti che ha inventato uno stile tra il jazz e il folk, creando atmosfere da balera argentina.

Mi stupisce sempre la varietà delle canzoni, anche perché la maggior parte di esse sono canzoni d’amore: penso che cosa sarebbe il mondo senza le canzoni. Come farebbe Maria, la signora che aiuta la mia anziana madre a sbrigare le faccende di casa, senza cantare il suo repertorio misto di Sanremo e Cantagiro? E Dimitri, il muratore tuttofare rumeno, senza le sue melodie dalle parole incomprensibili? Ma non si era già detto tutto sull’amore? E con infinite melodie. Niente da fare: la musa non si ferma, il cuore spinge la mente a comporre e a ricreare sentimenti sul pentagramma. La radio ce li trasmette mentre si accendono per l’ennesima volta i fari rossi degli stop dell’auto che ci precede. E ci torna il sorriso.

Tra le perle ascoltate nelle interviste con uomini politici una merita di essere citata. Tema: il programma del maggior partito di sinistra per la prossima legislatura; sempre che gli elettori (siamo sempre noi, clienti, utenti, radioascoltatori, consumatori, persone...) diano ragione a questa parte. L’intervistato è tra gli uomini politici di sinistra più notoriamente ligio al credo del partito ateo. L’intervistatore lo incalza sul tema degli immigrati: «Come farete a controllare la grande massa che, secondo il programma che ha delineato, si riverserà nella nostra nazione?». La risposta è sorprendente: «Abbiamo i nostri mezzi per monitorare l’immigrazione. Innanzitutto abbiamo le parrocchie, e poi i centri di accoglienza...».

Non credevo alle mie orecchie: la frase «Abbiamo le parrocchie» pronunciata da un vertice dell’ex Partito comunista mi ha ricordato subito i film di Peppone e don Camillo. Solo che qui c’è gran confusione: chi sta di qua e chi sta di là? E così, ascoltando la radio, arrivo a destinazione, tra un sorriso, una canzone e qualche intervista di alta politica, il traffico mi è scivolato sotto le ruote. Benedetta la radio.

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