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Come salvare
i valori cooperativi
raggiungendo risultati
imprenditoriali

Ivano Barberini, presidente dell'Alleanza Cooperativa Internazionale e dell'Archivio Disarmo

l dibattito che si è aperto sul movimento cooperativo aderente alla Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue solleva problemi e stimola riflessioni. Sarebbe un errore non cogliere l’occasione e limitarsi a respingere le evidenti strumentalizzazioni, spesso povere di argomenti e superficiali nella conoscenza e nella considerazione della realtà cooperativa. Più che mai i cooperatori devono sforzarsi di dare risposte convincenti a quanti pongono domande serie e a volte preoccupate sulle prospettive del movimento cooperativo. Il punto essenziale riguarda la ragion d’essere e il modo di agire della cooperazione nella società moderna. Un intellettuale di valore come Massimo Cacciari ha affermato che «nel caso dell’Unipol c’è una perdita di senso della propria missione da parte del movimento cooperativo». Altri esponenti politici o del mondo culturale sono stati ancora più perentori.

L’Unipol è una società per azioni quotata in Borsa e controllata da un gruppo di grandi imprese cooperative aderenti alla Legacoop. L’obiettivo dichiarato nel lancio dell’offerta pubblica di acquisto delle azioni della Banca Nazionale del Lavoro è stato quello di creare una sinergia tra l’attività assicurativa e quella bancaria per realizzare un soggetto imprenditoriale in grado di agire in un mercato globale sempre più competitivo, e nel quale non mancano esperienze di questo tipo. La decisione si è basata su valutazioni strategiche e sulla compatibilità finanziaria, in tempi e in un quadro generale che non giustificavano riserve o sospetti sulla correttezza formale delle procedure e tanto meno sulla trasparenza e l’etica. La sorveglianza e il sostanziale consenso della Banca d’Italia apparivano una garanzia di serietà cui si sommava la professionalità, lungamente dimostrata, dei promotori dell’iniziativa, in primo luogo di Giovanni Consorte. Un secondo aspetto riguarda il rapporto tra le coop controllanti e la controllata Unipol. La legislazione consente alle cooperative di controllare società di capitali allo scopo di dotarsi di strumenti idonei a potenziare il loro sviluppo a medio e lungo termine.

Se ciò accresce la complessità organizzativa delle cooperative, non altera il loro scopo sociale e le forme di governo che rimangono distinte. Le coop perseguono lo scopo mutualistico, cioè il servizio ai soci; la controllata, come Unipol, ha finalità lucrative, anche se la partecipazione cooperativa rende naturali e doverosi l’esercizio della responsabilità sociale e il rispetto dei principi etici. Tutto ciò comporta un inevitabile coinvolgimento morale del movimento cooperativo e la necessità di forme di governo che ne tutelino la reputazione.
I valori e i principi basilari della cooperazione sono incentrati su mutualità, democrazia, eguaglianza, autonomia, equità, solidarietà, onestà, trasparenza, attenzione verso gli altri. La definizione di impresa cooperativa adottata nel 1995 dall’Alleanza Cooperativa Internazionale e nel 2002 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, insieme al sistema di valori e principi basilari, rappresenta i tratti unificanti, a livello mondiale, delle differenti tipologie: dalla cooperazione di utenza a quella di lavoro fino a quelle di credito e di supporto alle piccole e medie imprese.

Ogni cooperativa applica questi principi in piena autonomia e assume le modalità di attuazione dello scopo mutualistico che ritiene più confacenti ai bisogni e alle aspettative dei propri soci e della comunità in cui opera. Il nostro Codice civile ha evitato di definire dettagliatamente il concetto di scopo mutualistico e l’ha affidato alla libera interpretazione dei cooperatori. In Italia, la costituzione di riserve indivisibili rappresenta un’ulteriore, fondamentale diversità rispetto alle altre forme di impresa. Con questo istituto si è inteso privilegiare la solidità, la longevità e lo sviluppo della cooperativa rispetto ai vantaggi immediati per il socio. La recente riforma della legislazione cooperativa ha peraltro introdotto la classificazione tra cooperative a mutualità prevalente e quelle a mutualità non prevalente, che in parte differenziano ulteriormente il compito delle cooperative e, nel secondo caso, attenuano le rinunce economiche dei soci.

Il concetto di «missione del movimento cooperativo» è perciò molto complesso e articolato nelle innumerevoli iniziative sviluppate dalle cooperative e dalle società da esse controllate. La coerenza tra l’agire imprenditoriale e il sistema di valori è affidata alla responsabilità degli amministratori delle imprese cooperative, all’azione di indirizzo e sorveglianza delle loro associazioni e al libero esercizio del controllo sociale. La cooperazione non è un mondo perfetto. «Non perdere l’anima», in un mercato sempre più competitivo e globalizzato, è un esercizio difficile ed è causa in taluni casi di fenomeni di «demutualizzazione» di grandi cooperative.

La cooperativa è quotidianamente alle prese con l’esigenza di conciliare la protezione dei valori cooperativi e il raggiungimento di livelli di eccellenza imprenditoriale, dalla quale dipende ora più che mai la possibilità di dare un vantaggio mutualistico ai soci. D’altronde non è restringendo l’azione delle cooperative alla sola cooperazione sociale, come pare suggerire Giorgio Ruffolo, che si risolve questa, peraltro fertile, contraddizione. Anche le cooperative sociali perseguono necessariamente il raggiungimento di alti risultati aziendali e si misurano con un mercato nel quale non mancano l’uso distorto della stessa forma cooperativa e la difficoltà a far fronte a fenomeni di concorrenza sleale.

Le pubbliche amministrazioni hanno una responsabilità non trascurabile nel sostenere una crescita solida e eticamente corretta della cooperazione sociale, che rappresenta una risorsa essenziale per un welfare moderno e sostenibile. Tuttavia è soltanto attraverso una forte e diffusa presenza in tutti o quasi i settori dell’economia che il movimento cooperativo può rispondere ai molteplici bisogni della società moderna e trovare, al tempo stesso, le ragioni del proprio rinnovamento e sviluppo: il pluralismo nel mercato, una miglior tutela della salute e dell’ambiente, la dignità del lavoro, la coesione sociale, la democrazia, lo sviluppo economico.

La coerenza con i valori basilari è un fattore essenziale, ma deve sempre accompagnarsi con la spinta alla sperimentazione. «Movimento» significa innovazione. Nulla giustifica la paralizzante paura del nuovo e la rinuncia a ricercare la compatibilità tra i valori cooperativi e le strategie competitive. Il rischio di omologazione alle altre forme di impresa è sempre presente. Quando avviene, è un errore grave. Altrettanto sbagliato sarebbe però l’omologazione a organizzazioni non profit diverse per finalità e modalità operative. La mutualità cooperativa trae la propria peculiarità dal fatto di essere affidata alla gestione di impresa. È questa sua stessa natura che solleva domande profonde e fa emergere crisi, a volte gravi. Le crisi non sono un male in sé. Anzi. Hanno una loro comprovata utilità, soprattutto quando sono vissute come sfida per introdurre i cambiamenti necessari.

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