TRIBUNALI ED ECONOMIA.
STUDI LEGALI GRANDI, MEDI O PICCOLI?
di LUCIO
GHIA
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entoquarantamila
iscritti agli albi forensi italiani, sedicimila iscritti allíalbo degli
avvocati di Roma: sono numeri che fanno riflettere. Le nuove leve di questo
sconfinato esercito non vengono scoraggiate dalla perenne crisi della giustizia,
dagli interventi legislativi che si susseguono con taumaturgiche riforme
i cui risultati tardano a cogliersi. Lo straordinario numero di leggi tra
le quali Ë necessario districarsi - considerando anche le norme regionali
si parla di oltre 150 mila -, costituisce líenorme terreno di coltura nel
quale il moderno avvocato italiano trova sovente la propria specializzazione
e pone un primo interessante problema. » davvero tramontato il modello carneluttiano
dell'avvocato che si confronta con il diritto nella sua interezza, poichÈ
una Ë la cultura giuridica, unico Ë il metodo díindagine utilizzabile in
ogni vicenda, sia essa civile, penale, amministrativa, tributaria o ambientale?
Il confronto con i grandi studi inglesi e americani affacciatisi prepotentemente
sugli scenari forensi italiani fornisce ulteriori elementi di valutazione
in tema di abitudini, riferimenti, risultati e aspettative proprie del complesso
rapporto tra cliente e avvocato, e paradossalmente delimita e differenzia
le aree díintervento a disposizione delle varie tipologie di studi legali.
Le peculiari qualitý e caratteristiche dei clienti hanno una particolare
importanza nella scelta dello studio legale e dellíavvocato; la grande impresa
Ë portata ad orientarsi verso i grandi studi, ove il rapporto umano e personale
tra cliente e avvocato non costituisce un requisito differenziale, mentre
lo sono la specializzazione e la capacitý di trovare nel proprio interno
risposte multidisciplinari ai pi˜ vari problemi giuridici che possano contemporaneamente
presentarsi in un organismo imprenditoriale e societario complesso. Non
Ë detto, perÚ, che nel contesto italiano questo modello debba essere considerato
vincente rispetto alle prospettive dello studio legale tradizionale, composto
da meno di dieci avvocati. La simpatia e líattenzione che il cliente italiano
ha per gli studi di dimensioni modeste rivelano una diffusa repulsione per
strutture mastodontiche, di taglio quasi ministeriale, conseguenza anche
questa di una pi˜ ampia valutazione negativa per il pianeta giustizia, mitigata
dalla maggiore possibilitý di ´controllareª il lavoro effettivamente e personalmente
svolto dallíavvocato incaricato di risolvere il singolo problema. Non va
dimenticato il milione di partite Iva, nÈ le centinaia di migliaia di piccoli
e medi imprenditori i cui problemi vanno affrontati in maniera unitaria,
in una trattazione in cui il contatto personale con il legale Ë essenziale,
e non solo per le caratterizzazioni individualistiche che connotano líessere
avvocati in Italia ma soprattutto perchÈ ogni questione costituisce un caso
a sÈ, non automaticamente ripetitivo nÈ fotocopiabile. Esiste un mercato
per i grandi studi composti da centinaia di avvocati, ma in Italia permangono
spazi e prospettive ancora maggiori per i piccoli e medio-piccoli studi
in cui avvocati e collaboratori si conoscono per nome, i clienti chiedono
di quel determinato avvocato, il rapporto fiduciario esiste su base personale.
Questo panorama ritrova, negli avvenimenti pi˜ critici che hanno caratterizzato
i grandi scandali economici degli ultimi anni, molteplici punti di forza
anche per ciÚ che attiene agli interessi dei grandi clienti. » proprio nel
servizio globale delle grandi organizzazioni legali che si annida pi˜ facilmente
il conflitto díinteressi; Ë spesso difficile sottrarsi alla logica dellíinteresse
del cliente, ma Ë pressochÈ impossibile laddove sia lo stesso controllato
a svolgere líattivitý di controllore. Come puÚ il legale che fa parte della
sezione di consulenza di uníunica societý di revisione che incassa parcelle
milionarie (in euro) da un cliente, affermare che líoperazione in esame
Ë illecita, e che si tratta di una truffa dei dirigenti ai danni degli azionisti?
Che futuro avrebbe un tale legale? Quando il rapporto professionale perde
líautonomia ed Ë caratterizzato da sostanziale dipendenza, se non gerarchica
certo funzionale, si tocca il limite della credibilitý e dellíaffidabilitý
di quella struttura legale. Non si chiede allíavvocato di svolgere il ruolo
di ´cane da guardiaª del sistema economico come pretenderebbe oggi la Sec,
la potente Autoritý di controllo del mercato azionario americano che ha
chiesto la trasformazione delle norme deontologiche sul segreto professionale
proprie dellíattivitý forense per introdurre líobbligo per i legali americani
di dichiarare le attivitý scorrette e i comportamenti contra legem posti
in essere dai clienti. Senza indulgere sulla proposta che getta ombre inquietanti
sul duplice ruolo e sulle conseguenti incompatibilitý che toglierebbero
serenitý e fiducia allíattivitý del legale, resta aperto il problema dellíindipendenza
del singolo legale che deve poter ritrovare, nel serrato e spesso non facile
confronto con la propria coscienza, la soluzione al problema che gli viene
sottoposto in un contesto di autonomia e di rispetto etico che nulla dovrebbe
avere a che vedere con la sua sopravvivenza professionale, o con líacquisizione
di ricche parcelle per i suoi mandanti o, peggio, soci. » questa molteplicitý
di cappelli da indossare che puÚ indebolire la fiducia nei grandi studi
forensi allorquando sia impossibile non essere clienti della stessa struttura.
La contemporanea interdisciplinarietý ovvero la possibilitý di assicurare,
come avviene in tutti i grandi studi, uníassistenza legale nello stesso
tempo e in ogni parte del globo, offrendo esperienze professionali integrate
per esempio in tema di legislazione finanziaria, bancaria, fiscale, di carattere
societario ecc., difficilmente puÚ interessare il cliente medio italiano,
pi˜ sensibile allíindipendenza del legale e ai rapporti fiduciari personali.
In questa prospettiva esistono numerose possibilitý di offrire, nei vari
luoghi ove sia richiesto, omogeneitý di prestazioni di buona qualitý. Infatti
il sistema delle aggregazioni puÚ essere seguito se da ciÚ conseguano, per
il cliente, un miglioramento della qualitý delle singole prestazioni e il
contenimento dei costi. Le alleanze, le possibilitý di associazioni temporanee
tra studi per realizzare ognuno con il proprio apporto professionale un
miglioramento del servizio finale complessivo, possono costituire un significativo
passo verso risposte migliori e pi˜ moderne alle necessitý connesse ad attivitý
straordinarie che lo sviluppo economico e finanziario impongono. Si pensi
ai numerosi e complessi atti che una procedura di privatizzazione esige
dagli studi legali, o allíassistenza legale richiesta in una procedura di
cartolarizzazione nella quale il controllo del rischio giuridico spesso
da eseguire in localitý se non in Paesi diversi, appaiono complesse e impegnano
contemporaneamente numerosi professionisti, cosÏ come molteplici sono i
contratti da predisporre in tempi ridottissimi. Una via italiana potrebbe
puntare alla realizzazione di una rete orizzontale nella quale i singoli
studi mantengano ognuno le proprie dimensioni e caratteristiche, ogni avvocato
resti padrone a casa propria e, assistito da apparati che consentano omogenei
standard operativi, offra ai clienti di tutti gli studi collegati la possibilitý
di ottenere prestazioni qualitativamente omogenee ed economicamente predeterminate.
» questa una soluzione pi˜ aderente alle caratteristiche psicologiche del
cliente medio e dei legali italiani, e nel quale la pluralitý delle componenti
sia chiamata a fornire un servizio molto superiore alle possibilitý di ciascuno
studio. Verrebbero cosÏ evitati problemi e difficoltý burocratiche connesse
alle monumentali coabitazioni proprie di altre esperienze e culture. Le
notizie di alleanze, litigi e divorzi tra partners di grandi studi mostrano
convivenze difficili, con le quali il cliente dei grandi studi deve fare
i conti se non altro in termini di energie professionali sottratte alla
sua questione. A ciÚ vanno aggiunte le caratteristiche della giustizia italiana,
líincapacitý di introdurre riforme strutturali tali da portare al di fuori
dei tribunali la composizione delle liti e infine líeffettiva possibilitý
di dare esecuzione alle decisioni una volta raggiunte. In questo contesto
particolare gli avvocati devono cercare di trovare soddisfazione agli interessi
dei clienti. Non Ë detto perciÚ che la globalizzazione dei grandi studi
legali sia ineluttabile, che possa trionfare dovunque, che ciÚ che va bene
negli Usa vada bene anche nel nostro Paese. La realtý forense Ë vasta e
differenziata e non solo in Italia. Tempo fa un avvocato ha chiesto alla
Commissione Pareri del Consiglio nazionale forense se fosse possibile esercitare
la professione in forma itinerante, apprestando un camper come studio legale.
La risposta finora Ë stata negativa perchÈ un camper ´non appare confacente
alla dignitý della professioneª. Un avvocato di Bruxelles ha chiesto al
Consiglio dellíOrdine di poter esercitare la professione in uno studio con
un medico; anche in questo caso per tutelare la riservatezza dei clienti
e per la sostanziale differenza delle ´malattieª da curare la risposta Ë
stata negativa. Circolano notizie di richieste di apertura di punti di consulenza
legale in supermercati e centri commerciali, soluzioni per ora tipicamente
inglesi. Malgrado i suoi mali, la lentezza, i costi, la giustizia italiana
non Ë quella cui pensava KÌang Hsy, imperatore cinese del XVII secolo che
ammonÏ: ´Le cause tenderebbero a crescere in un modo spaventoso se il popolo
non avesse paura dei tribunali e si sentisse certo di trovare sempre presso
gli stessi una giustizia pronta e perfetta; desidero perciÚ che coloro che
si rivolgono ai tribunali vengano trattati senza pietý e in modo tale da
essere disgustati dalla legge, e di tremare al pensiero di dover comparire
davanti ad un magistratoª. Malgrado le lungaggini, i disservizi, gli arretrati
processuali, il numero degli avvocati aumenta cosÏ come le cifre del volume
degli affari legali trattati. » questo il trionfo del ciceroniano ´Ubi societas
ibi jusª, ovvero emerge dal proliferare del contenzioso un grave male che
affligge la nostra democrazia? Certo Ë che il lavoro dellíavvocato ha un
lungo e provvido futuro. |