UN ELISIR DI LUNGA VITA DIFFICILE
A MANDAR GIU'
di ROMINA
CIUFFA

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uanti
anni Ë disposto a vivere un essere umano? La signora francese Jeanne Calment
ha raggiunto il record di longevitý: ben 122 anni su questa terra. Ci sono
buone probabilitý che sia arrivata a tanta veneranda etý grazie ad uno stile
di vita decente accompagnato, senza dubbio, da uno stato psicofisico di
livello superiore alla media. E un poí, paradossalmente, questo lo rivela
anche il cognome. In realtý non tutti sarebbero pronti a mettere la firma
a margine di un patto col diavolo e ad ingoiare líelisir di lunga vita.
Non ora, non in queste circostanze, non con tanta incertezza sul futuro.
E quanto costa firmare un patto con il diavolo? Tanto. Con clausole vessatorie
a iosa da firmare una per una. Gli scienziati ad oggi prevedono che, entro
il 2075, si possano anche raggiungere i 180 anni. Forse uno dei nostri figli?
Chi avrý líonore di vedere generazioni crescere e morire sotto di sÈ? E
chi sarebbe disposto a farlo? Gli anziani non sono oggi invidiabili: in
uníepoca esteta, votata al lusso e alla bellezza, al denaro e alla tecnologia
díavanguardia, gli anziani non servono pi˜. E si accantonano. Sorge spontaneo
un grande interrogativo: come saremo trattati noi, una volta ´vecchiª? Cosa
saremo allora? Saranno rinati i valori? Ma i valori non rinascono cosÏ,
dal nulla, nei prati. Tanto pi˜ che cíË siccitý e sui prati non nascono
pi˜ nemmeno i fili díerba. Chi dovrebbe insegnare alla nostra generazione
e a quelle successive líimportanza della presenza? Quella stessa generazione
che ora si dý tante arie da grande maestra? Cosa puÚ insegnarci la tattilitý
delle cose? Forse qualche nonno ancora in vita. Non altri: perchÈ in questa
epoca si insegna non a catturare líattimo, ma a volere. E quello che non
si ha si deve ottenere, a qualunque costo: poi, si puÚ scartare. Questo
Ë il messaggio e, senza pensarci troppo, siamo tutti díaccordo. In fondo,
díestate anche noi abbiamo bisogno di andare al mare, e díinverno in montagna;
nel fine settimana dobbiamo riposare le stanche membra, la sera uscire e
divertirci. Non resta tempo, oltre il lavoro, per gli affetti. Bisogna -
duramente - ritagliarlo fra una riunione e un pasto veloce, per potersi
dedicare alla nonna. Chi ci ha insegnato ad essere tanto superficiali? PerchÈ
sono pi˜ importanti una crisi di Governo o un diploma di laurea, una patente
a punti o una bella macchina? Forse il tempo scappa dalle mani, scivola
bagnato come un bicchiere díacqua in uníestate afosa, e fa paura. Fa paura
perchÈ non si Ë pi˜ pronti a commercializzare il benessere e scambiarlo
con dei valori reali, cosÏ come fa paura fermarsi e accettare i cambiamenti.
Líinvecchiamento distrugge prima di arrivare. La sua eco Ë in grado di fare
pi˜ danni della sua stessa presenza. Chi vuole campare centíanni? Certamente
chi Ë sicuro di sÈ, chi Ë riuscito a superare le demotivazioni, chi Ë andato
dritto per la propria strada. Chi sa che puÚ rimanere solo, a cento anni,
ridendoci sopra. Praticamente nessuno. Ecco come, dinnanzi al diavolo e
al suo calamaio, ci si ferma un attimo prima della firma, provando ad evidenziare,
con una lente di ingrandimento, quelle lunghe e incomprensibili clausole
vessatorie, per scoprire che, fra di esse, Ë previsto líabbattimento della
qualitý della vita. Dovuto a una molteplicitý di fattori, primo dei quali
la sfiducia verso le persone che ci circondano. Proprio quelle su cui si
dovrebbe poter contare. E allora, quanto valgono gli errori commessi in
vita? Quanto e come bisognerý pagare per aver sbagliato prima di potersene
rendere conto da sÈ? Chi, soprattutto, dovrý giudicare? Ci si ferma davanti
al diavolo, con il calamaio in mano, pronti ad intingerlo nellíinchiostro,
ma ancora indecisi su una serie di punti. Intanto, quale Paese? Se si potesse
scegliere, probabilmente, si guarderebbe ad un Paese prospero, che garantisca
un livello di vita dignitoso in qualunque condizione, che ottimizzi il meccanismo
previdenziale - se esistente - senza penalizzare il cittadino; quindi, un
Paese che possegga delle condizioni climatiche favorevoli. Infine, un Paese
nel quale gli anziani siano guardati dal basso verso líalto, o paritariamente:
non giý come un fastidio. La filmografia ci ha insegnato a credere in un
futuro nel quale la criogenetica permette di congelare esseri umani per
riportarli alla temperatura vitale nel momento in cui le condizioni siano
per essi vantaggiose: si pensa, soprattutto, ai progressi della scienza,
alla possibilitý di curare un domani malattie oggi incurabili. Questo Ë
il futuro cui ci piace guardare, quello per il quale Ë lecito sperare. Come
dire: non riusciamo ad accettare la morte, ma líattendiamo pazienti. Uníattesa
vissuta, perÚ, facendo altre cose e un futuro, invece, privo delle fattezze
del presente, diverso, insensato. La mente umana Ë ancora troppo retrograda,
forse, per questo genere di effetti speciali, e preferisce rinunciare allíimmortalitý.
Ancora davanti al diavolo, si intinge il calamaio nellíinchiostro: ci si
pensa ancora un poí, e viene alla mente líimmagine di un nonno, di una nonna.
Un fremito, un dubbio. » cosÏ conveniente firmare questo patto? Sembrava
uníoccasione allettante, imperdibile: eppure adesso se ne vedono i nei.
Criogenetica? Scienza? Fiducia? E mia nonna dovíË, ora? Firmare un patto
col diavolo Ë sempre una perdita di tempo: meglio correre via (da lei).
Ora bisogna ricreare se stessi dal nulla, un poí come la mitologica fenice
che, dopo aver preso fuoco, si rigenerava dalle sue stesse ceneri. Solo
riconquistando la fiducia si puÚ abbattere líinvecchiamento e avere (ma,
soprattutto, dare) lunga vita: al patto col diavolo ci si penserý domani.
Se Dio vuole. |