GOVERNO.
UN LEADER MOTIVATO. E DETERMINATO
di
Paolo
di Damasco
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apoleone
Bonaparte sceglieva i propri generali non tanto tra gli ufficiali capaci
e valorosi, quanto soprattutto tra quelli fortunati. Riteneva, infatti,
che essere fortunati costituisse una delle principali doti per un leader.
Nel 2001 gli elettori italiani hanno scelto Silvio Berlusconi seguendo un
criterio ancora pi˜ sofisticato: non hanno dato peso alla fortuna sotto
il profilo politico, ma hanno privilegiato la capacitý di tenere testa,
senza avvilirsi, ai colpi avversi della fortuna. E Berlusconi questa capacitý
líha dimostrata. Occorre ricordare in proposito che nel 1994, quando Berlusconi
scende in politica, era in pratica giý crollato, a causa del golpe degli
ex comunisti (aiutati da Mani Pulite), il mondo della prima Repubblica che
lo aveva acclamato imprenditore di successo nel settore televisivo. Il suo
amico e sponsor Bettino Craxi era stato giý posto fuori gioco e le intenzioni
dei suoi avversari politici erano quelle - come allora dichiarato - di farlo
emigrare in Svizzera o, quanto meno, di costringerlo a chiedere líelemosina
agli angoli delle strade. Forse sostenuto proprio dalla forza della disperazione,
Berlusconi si getta a capofitto nella politica e riporta nel 1994 una vittoria
clamorosa nei confronti della ´gioiosa macchina da guerraª messa in piedi
da Achille Occhetto. Ha perÚ poco tempo per godere di questo successo. Umberto
Bossi, sempre pi˜ vicino al Quirinale e battezzato da Massimo DíAlema una
´costola della sinistraª, tende a spaccare la coalizione guidata da Berlusconi;
Oscar Luigi Scalfaro Ë convinto di essere stato investito dal Padreterno
della missione di tenere Berlusconi lontano da Palazzo Chigi. Lo stesso
Berlusconi, per inesperienza e, talvolta, per superficialitý, sembra faccia
del tutto per assecondare il progetto del Quirinale, che intanto riceve
dalla Procura di Milano un importante contributo. In pochi mesi Silvio Berlusconi
si vede ´scippatoª della vittoria elettorale e, ancora peggio, anche del
patrocinio - da lui incautamente dato - a Lamberto Dini, nel frattempo fatto
promuovere da ministro degli Esteri del Governo Berlusconi a presidente
del Consiglio. Dini, infatti, anche se designato dallo stesso Berlusconi,
risponde ormai politicamente al Quirinale e agli avversari sconfitti nelle
elezioni del 1994. Alle elezioni politiche del 1996 Silvio Berlusconi registra
una sconfitta nellíassegnazione dei seggi elettorali, pur riportando una
vittoria per il numero dei voti ottenuti dalla sua coalizione rispetto a
quella del centrosinistra. Romano Prodi guida il Governo fino al 1998, quando
Fausto Bertinotti ritira líappoggio di Rifondazione Comunista. Silvio Berlusconi,
che ha giý cominciato nel 1996 la ´lunga traversata del desertoª, vede nel
1998 Francesco Cossiga e Clemente Mastella correre in aiuto del centrosinistra,
facendo spostare verso questo polo un numero di membri del Parlamento, eletti
tra le file del centrodestra, in grado di compensare la perdita dellíappoggio
di Rifondazione Comunista. Berlusconi reagisce a questo tradimento con grande
forza di animo e sopporta stoicamente líinsediamento a Palazzo Chigi prima
di Massimo DíAlema - mai designato dagli elettori come presidente del Consiglio
- e poi di Giuliano Amato, non eletto in Parlamento e rifugiatosi, dopo
essere stato il braccio destro di Bettino Craxi e lí´amico politicoª di
Silvio Berlusconi, sotto le ali protettrici degli ex comunisti. La tenacia
di Silvio Berlusconi Ë premiata alle elezioni del 2001. La vittoria politica
che riesce a riportare Ë clamorosa. Tanto che egli coltiva líillusione di
essere, dopo il deserto, finalmente arrivato alla Terra Promessa dove scorrono
fiumi di latte e miele. Niente di tutto questo. Dal 2001, infatti, comincia
una serie di avvenimenti sfortunati e imprevedibili che mettono ancora a
dura prova la capacitý di resistenza di Berlusconi. Prima lo scoppio della
bolla speculativa della new economy che determina una stagnazione-recessione
in molte economie dei Paesi industrializzati. Poi, quando si comincia a
pensare che il peggio sia passato, líattacco terroristico a New York e a
Washington, che getta gli Usa e i Paesi occidentali in una crisi di identitý.
Successivamente il rischio di guerra e quindi la guerra guerreggiata nei
Paesi islamici, a cominciare dallíAfghanistan per finire con líIraq. Quando
sembra che le economie dellíOccidente possano avere un poí pi˜ di respiro,
scoppia líepidemia di Sars che, almeno sotto il profilo emotivo, desta gravi
preoccupazioni per i commerci internazionali e le capacitý di ripresa di
alcuni importanti Paesi. Per finire, la siccitý devastante della primavera-estate
2003 che reca molti danni allíeconomia italiana e che, soprattutto, determina
un clima di stanchezza e rassegnazione in numerosi strati del nostro tessuto
economico. In conclusione, al di lý di quelle che possono essere state le
mancanze della coalizione politica vincitrice delle elezioni e dello stesso
Governo guidato da Silvio Berlusconi, si puÚ onestamente riconoscere che
il ´quadro esternoª ha avuto, negli ultimi anni, un andamento particolarmente
negativo e che chiunque avesse ricoperto una responsabilitý politica sarebbe
stato messo a dura prova e avrebbe dovuto dare fondo a tutte le proprie
risorse per non cedere di fronte ai colpi dellíavversa sorte. PoichÈ, perÚ,
la scelta degli elettori italiani non era basata sulle doti di fortuna ma
su quelle di resistenza e tenacia, si puÚ dire che Ë stata una scelta pienamente
azzeccata. Solo uno spirito come quello di Berlusconi ha potuto resistere
a tanti tradimenti, persecuzioni e colpi mancini della fortuna. Non si Ë,
infatti, rifugiato nella ricchezza economica giý largamente conquistata,
e neppure nella consuetudine dellíesercizio del potere giý largamente sperimentata.
E neppure in un legittimo desiderio, data líetý e una salute giý fiaccata
da una grave malattia, di tirare i remi in barca e di godersi pacificamente
- al di fuori dei continui e forsennati attacchi degli avversari politici
e della costante ´attenzioneª da parte della magistratura di Milano - un
meritato periodo di riposo. Al contrario di quello che ci si potesse attendere,
Silvio Berlusconi, tuttíaltro che logorato dagli avversari (politici e no)
e dagli avversi colpi della fortuna, ha saputo conservare nella sostanza
il buon umore, la voglia di operare, líambizione di costruire con il fine
di cambiare e migliorare il Paese. In una parola, non sembra ancora intaccata
la fiducia sul futuro nutrita da Silvio Berlusconi. Non Ë cosa da poco.
» indice di un animo forte e determinato, pienamente consapevole del ruolo
e degli obiettivi che si propone di raggiungere. Tutto ciÚ non significa
che a Silvio Berlusconi come uomo politico, e alla sua coalizione governativa,
non si possano addebitare alcune carenze ed anche, almeno in determinate
occasioni, delle vere e proprie manchevolezze. Al di lý perÚ delle possibili
critiche - che per molti uomini politici della sinistra e molti giornalisti
sono diventate delle vere e proprie ossessioni tanto che presto i neurologi
potranno identificare una ´sindrome da Berlusconiª -, líItalia oggi puÚ
dire di avere scoperto un uomo molto pi˜ determinato e motivato di quanto
possono fare ritenere il suo spessore culturale, la sua esperienza in campo
politico e il suo rapporto verso la realtý economica e sociale del nostro
Paese e del mondo. Di questa scoperta ha preso atto, per prima, la stampa
Usa che, pur non lesinando un tempo critiche ed allusioni ironiche, sembra
ora apprezzare questo nuovo personaggio riconoscendogli immaginazione, originalitý
e chiarezza negli obiettivi politici perseguiti. In Europa, invece, molte
sono le riserve che sono mantenute sia in Francia che in Germania. Non bisogna
perÚ scordarsi che questi due Paesi, per la prima volta da quando si Ë iniziato
a parlare di Europa, vedono il Governo di Roma non pi˜ disponibile ad allinearsi
alle decisioni giý assunte congiuntamente da Parigi e Berlino. Il Governo
italiano, infatti, non ha mancato con Silvio Berlusconi di prendere posizioni
anche contrastanti con il Direttorio franco-tedesco: questo ha destato sorpresa
e risentimento perchÈ mancava líabitudine ad assistere a uníostinata tutela
degli interessi italiani in Europa come quella operata dal Governo Berlusconi.
Alla ´sindrome Berlusconiª di cui sono afflitti molti politici e giornalisti
del centrosinistra si Ë giý accennato. Quello che perÚ merita una parola
di biasimo Ë che il dileggio e líinsulto siano stati talvolta utilizzati
anche come mezzo di esportazione, senza curarsi dei danni che questo avrebbe
potuto provocare allíimmagine e agli interessi del nostro Paese. Líesempio
pi˜ clamoroso viene dallíinvito che la Festa dellíUnitý di Firenze ha rivolto
a Martin Schultz dopo che líeurodeputato tedesco aveva insultato e svillaneggiato
a Strasburgo il nostro presidente del Consiglio. Il centrosinistra, invero,
si dovrebbe definitivamente mettere in testa che non Ë lecito ricorrere
allíaiuto degli amici stranieri per indurre - non avendo avuto successo
direttamente con le proprie forze -, líelettorato italiano a considerare
Berlusconi come líimpero del male. Questíopera di denigrazione danneggia
fortemente il Paese perchÈ accredita la visione di uníItalia dedita agli
intrighi, alle congiure di Palazzo e agli agguati pi˜ infamanti. Non Ë che
necessariamente si debba seguire il criterio - rispettato in genere per
antica costumanza da tutti i pi˜ importanti Paesi occidentali - di lavare
in casa i propri panni sporchi. Caritý di patria puÚ imporre che non si
ricorra sistematicamente agli stranieri per colpire il proprio avversario
politico e che anzi, quando siano in gioco le sorti o líimmagine del Paese,
si abbia la capacitý di astenersi dagli ossessionanti dileggi e dai consueti
insulti. Díaltra parte deve essere ricordato che in genere il nostro Paese,
almeno negli ultimi anni, era riuscito a trovare una linea comune tra maggioranza
e opposizione in modo da presentarsi sulla scena mondiale in modo unitario.
Líultima importante decisione Ë stata quella unitariamente presa per la
guerra nel Kosovo ai tempi del Governo DíAlema. Da allora la sinistra Ë
continuata a frazionarsi sulle scelte internazionali e non ha avuto pi˜
la capacitý di individuare quel minimo comun denominatore indispensabile
per il confronto con la maggioranza. CosÏ alcune successive decisioni -
líintervento in Afghanistan e quello in Iraq in particolare - hanno dato
luogo a differenziazioni notevoli nellíambito della sinistra stessa e conseguentemente
con la maggioranza di centrodestra. Differenziazioni che sono andate acuendosi
anche per quanto concerne la politica europea e il rapporto con la Francia
e Germania. Queste diversitý in tema di politica estera sicuramente non
rafforzano il nostro Paese. Questo viene poi ulteriormente penalizzato quando
alcune forze tendono ad accreditare allíestero (anche riproducendo sistematicamente
sui propri giornali italiani articoli e dichiarazioni negative pubblicate
su giornali stranieri) valutazioni dispregiative e insinuazioni infamanti
sulla credibilitý del nostro Governo e sulle persone che lo compongono.
Tutto questo non puÚ che fare felici gli avversari dellíItalia e lasciare
invece allibiti gli amici, data anche líimpudenza e la spregiudicatezza
delle persone che si dedicano a questa attivitý. |