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PIER F. GUARGUAGLINI:
ED ORA ORIZZONTI PIU' LARGHI

di STEFANO SALETTI

Pier Francesco Guarguaglini, presidente e amministratore delegato d Finmeccanica

 

 

 

a Finmeccanica allarga i propri orizzonti e guarda allíestero. Non Ë consueto vedere uníazienda italiana, seppure importante come líholding guidata da Pier Francesco Guarguaglini, lanciarsi verso acquisizioni di grande rilevanza nei mercati mondiali. Ma negli ultimi mesi, la Finmeccanica sembra aver assunto un ruolo centrale nelle vicende economiche - e politiche - del Paese. Con la principale attivitý rappresentata dai settori dellíaerospazio e della difesa, il Gruppo Ë ai primi posti nel mondo in alcuni comparti - elicotteri ed armi subacquee -, molto forte nellíavionica e nelle telecomunicazioni, in sicura ascesa in altri campi quali, ad esempio, gli aerei per líaddestramento. 100 societý in Italia e allíestero, oltre 41 mila addetti, ricavi consolidati nel 2001 per 6,8 miliardi di euro, per un gruppo industriale allíorigine pubblico, diventato privato da qualche anno, ma con un 32,3 per cento ancora nelle mani del Tesoro. A guidare la nuova strategia Ë, appunto, Pier Francesco Guarguaglini, presidente e amministratore delegato della Finmeccanica, solido manager toscano che sta cambiando la natura stessa dellíholding. Dopo aver ripetutamente dichiarato che ´Ë importante concentrarsi nellíaerospazio e nella difesaª, Guarguaglini ha dato seguito concreto alle proprie intenzioni. In pochi mesi il manager ha consolidato líindustria della difesa in Italia comprando la Marconi, la Telespazio, il 74,5 per cento dellíAermacchi e il 30 per cento della Fiat Avio. Nei primi giorni dello scorso mese di luglio ha concluso un accordo, in termini tecnici un ´memorandum of understandingª, con líinglese Bae Systems che prevede la nascita, entro questíanno, di tre joint-ventures per le comunicazioni militari, líavionica e i sistemi elettronici. Líintesa stabilisce che la Finmeccanica assuma il controllo di due delle tre joint-ventures: in particolare il gruppo italiano avrý quote del 70 per cento della joint-venture nel settore delle comunicazioni militari, con un fatturato di 800 milioni di euro, e del 60 per cento in quella per líavionica e la guerra elettronica, con un fatturato di un miliardo 7 milioni di euro. La Bae Systems, gruppo guidato da Richard Evans, avrý il 60 per cento dellíAms-Alenia Marconi Systems, la joint-venture nel settore dei sistemi elettronici integrati che avrý un fatturato di un miliardo e mezzo di euro, e alla quale i due gruppi attualmente partecipano al 50 per cento. Non soddisfatto, Guarguaglini dichiara di puntare ulteriormente allíinternazionalizzazione e intende espandersi negli Stati Uniti, dove la Finmeccanica conta di rafforzarsi ulteriormente nei settori dellíavionica, delle comunicazioni e in quello dellíelicotteristica, e dove sta decollando anche líaccordo tra líAgusta Westland - nella quale Finmeccanica Ë presente alla pari con líinglese Gkn - e la Bell per produrre gli elicotteri Us 101 e AB 139. Con Pier Francesco Guarguaglini analizziamo i punti di forza dellíholding e le prospettive. Domanda. Cosa prevede líaccordo stipulato con la Bae Systems? Risposta. Prima di entrare nei dettagli desidero esprimere la soddisfazione per aver avviato questa operazione sia per la Finmeccanica che per tutta líindustria nazionale, nella consapevolezza dellíentitý del compito che ha di fronte líazienda e il suo management. Per la prima volta uníazienda italiana, come la Finmeccanica, assume il controllo di significative realtý produttive al di fuori dei confini nazionali: nellíavionica, per esempio, le attivitý in Gran Bretagna sono ben maggiori di quelle complessivamente sviluppate in Italia e riguardano tecnologie avanzate quali, oltre la stessa avionica, líelettroottica e la guerra elettronica. D. Desta qualche preoccupazione questo deciso cambiamento di strategia per la Finmeccanica? R. Non sono affatto preoccupato, ma sono consapevole dellíentitý dellíimpegno preso. Per la prima volta líazienda acquista stabilimenti e centri di ricerca allíestero. Nellíavionica avremo 4.500 dipendenti e 7 stabilimenti in Gran Bretagna, e 3.400 dipendenti e 8 stabilimenti in Italia; nelle comunicazioni avremo 1.100 dipendenti in 4 stabilimenti in Gran Bretagna e 3.500 dipendenti e 7 stabilimenti in Italia; nei sistemi elettronici, 4.300 dipendenti e 4 siti in Gran Bretagna e 2.900 dipendenti e 4 siti in Italia. Questo rappresenta senza dubbio un compito a dir poco impegnativo per tutto il management del Gruppo, che affronterý uno stimolante e complesso panorama internazionale attraverso la gestione di queste nuove societý che opereranno nei mercati mondiali in cui la Finmeccanica vede sostanzialmente consolidarsi il proprio ruolo. Un impegno che troverý un punto di riferimento nel Comitato strategico di coordinamento previsto nellíaccordo con la Bae Systems, e istituito per facilitare la cooperazione e líinterazione fra i partner al fine di affrontare con sempre maggiore competitivitý il futuro. D. Come giudica il valore complessivo delle tre joint-ventures? R. Notevolissimo: nellíavionica abbiamo un fatturato quasi al livello della Thales, leader nel settore, mentre nei sistemi elettronici la eguagliamo con un fatturato di 1.500 miliardi di euro. Nelle comunicazioni, tenendo presente che la Marconi Ë giý in Gran Bretagna, acquisiamo una presenza significativa in quel Paese, che diventa per noi un mercato accessibile in uníottica competitiva. D. Questo accordo con la Bae rappresenta un punto díarrivo o di partenza nel processo di espansione verso líestero della Finmeccanica? R. Certamente Ë il punto di partenza per il rafforzamento del processo di internazionalizzazione che porterý líazienda a guidare significative societý industriali internazionali. E questo anche e soprattutto in virt˜ della capacitý di scegliere i settori in cui assumere un ruolo di leadership ed altri nei quali svolgere una partnership di minoranza in grado, in ogni caso, di valorizzare le capacitý e le potenzialitý del nostro Paese. Sarý questa la direzione che ci vedrý impegnati nei prossimi anni. D. PerchÈ si Ë scelto un accordo con la Bae e non con altre aziende? R. PerchÈ con la Bae Systems erano state giý avviate altre intese che in questi anni hanno dato dei buoni risultati. Ad esempio avevamo in comune líAms, una societý importante per entrambi. Se non avessimo stretto líaccordo, avremmo dovuto separarci e non conveniva a nessuno. Inoltre le alternative possibili erano líEads, che perÚ in questo campo Ë indubbiamente debole, e la Thales che pur essendo forte non era disposta a stringere joint-venture. Diciamo che la decisione Ë maturata in un quadro di comuni esigenze e aspettative. Líaccordo con la Bae prevede comunque un periodo di stabilitý di quattro anni, oltre ai sei mesi che occorreranno per attuarlo, nel corso dei quali potremo verificare se abbiamo strategie convergenti. D. Quali sono gli obiettivi di crescita per i prossimi anni? R. Per essere davvero europea, la Finmeccanica deve ancora espandersi: líobiettivo Ë aumentare il fatturato nellíaerospazio e nella difesa dai 5,1 miliardi di euro del 2002 a circa 8-9 miliardi nel futuro. Per questo il Gruppo deve poter continuare a contare su risorse finanziarie per le acquisizioni assicurate dal 18,3 per cento della StMicroelectronics. » inoltre allo studio la valorizzazione del patrimonio immobiliare anche attraverso operazioni di cartolarizzazione. D. Sono previste altre acquisizioni in Italia e in Europa? E in quali settori e attraverso quali operazioni il Gruppo intende espandersi negli Usa? R. Eventuali nuove acquisizioni in Italia e in Europa potrebbero esservi, dipenderý dalle condizioni e dal mercato. Quanto agli Stati Uniti, líespansione dovrebbe avvenire verso piccole e medie aziende, ad alto contenuto tecnologico, redditive, ovviamente legate alle nostre attivitý principali. D. Il cambiamento di rotta della politica estera italiana negli ultimi due anni, ossia líasse privilegiato con la Gran Bretagna e gli Usa, condiziona o ha condizionato anche le scelte della Finmeccanica, ad esempio nella vicenda dellíAirbus? R. Assolutamente no. Noi siamo guidati da uníottica esclusivamente industriale, in cui si privilegiano gli interessi aziendali e quelli degli azionisti. Nel caso specifico non aveva e non ha senso una nostra presenza di minoranza allíinterno dellíAirbus. D. Esiste una contrapposizione tra líUnione europea e gli Stati Uniti nel settore della difesa e dellíaerospazio? R. Non esiste alcuna contrapposizione, ma soltanto una dialettica nella quale convivono diversi interessi fra Paesi legati da solidi vincoli di amicizia e di alleanza. D. Tra le critiche che vi vengono mosse, figura quella dellíestrema parcellizzazione delle attivitý della Finmeccanica. » fondata? R. Stiamo fortemente lavorando, mi sembra, per superare questo problema, in cui il nodo dimensionale Ë cruciale. La nostra capacitý, anche nellíaccordo con la Bae Systems, Ë stata quella di imporci come leader nei settori nei quali avevamo i numeri e le capacitý, e di assumere una posizione di partnership di minoranza negli altri, salvaguardando tutte le potenzialitý del nostro Paese. D. Lei ha dichiarato pi˜ volte di puntare fortemente sullíaerospazio e sulla difesa. Che cosa resterý degli altri settori? Vi saranno dismissioni o nascerý una Finmeccanica 2? R. Sulla Finmeccanica 2 sta lavorando da qualche mese un gruppo di lavoro qualificato a dare risposte precise. Come presidente della Finmeccanica, non posso che confermare il nostro sforzo nellíaerospazio e nella difesa, ma anche nella predisposizione di un piano industriale volto ad assicurare un futuro ai settori diversi, quali trasporti, energia e tecnologie informatiche. Anche nella prospettata Finmeccanica 2 ritengo che il primo filtro con cui giudicare ogni proposta sarý quello della salvaguardia dellíinteresse degli azionisti e dellíazienda nel suo insieme. D. Vi sentite un poí líIri degli anni 2000 o Ë uníimmagine che vi hanno cucito addosso arbitrariamente? R. Sottolineando che personalmente ritengo fondamentale e positiva líazione dellíIri in questi decenni per il nostro Paese, penso che sia errato abbinare líimmagine dellíIri alla nostra azienda. La Finmeccanica oggi Ë prima di tutto un gruppo industriale che si muove in una logica strategica di industria e non di finanziaria, e come tale distante quindi dalle condizioni in cui líIri ha operato durante la propria esistenza.
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