PRESIDENZA EUROPEA.
CHI CI LIBERA DAGLI SCHULZ ITALIANI?
di DELFO GALILEO FARAONI
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lcune
storie sembrano fatte apposta per esprimere le miserie umane. Uníintollerabile
verbositý politica ha portato di recente alla ribalta eventi che, per la
banalitý e líidiozia dei loro contenuti, sarebbe stato meglio lasciarsi
dietro le spalle. La prima puntata síinizia con una frase da virgolettare,
pronunciata con beotesca imperturbabilitý e insettesca fastidiositý da uno
sconosciuto. Eurodeputato tedesco evidentemente angosciato da disagi psicologici,
tale Schulz ha rivolto al presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi,
nel suo primo giorno di presidenza del Consiglio dellíUnione europeo, una
frase che pi˜ o meno suonava cosÏ: ´Se in Italia non ci fosse líimmunitý
parlamentare, lei non starebbe quiª. » difficile valutare la gravitý di
questa arbitraria e immotivata affermazione senza essere assaliti da giramenti
vari. » pi˜ che logico che il presidente Berlusconi, non potendo reprimere
la propria amarezza per un insulto ingiustificato, abbia risposto per le
rime, definendo il provocatore simile a un kapÚ: al suo posto chiunque avrebbe
fatto altrettanto, anzi peggio. Invece apriti cielo! » scoppiata una crisi
politico-diplomatica e la tensione politica Ë cresciuta fino ai limiti dello
scontro. Personaggi politici dellíopposizione interna italiana, ma anche
alleati di Governo, sono insorti violentemente mostrandosi sdegnati, rivolgendo
critiche e attacchi al nostro presidente, sciorinando con plateale servilismo
una collezione di insulsaggini in difesa dellíaccusatore Schulz. Coinvolgendo
il popolo tedesco. Istintivamente abbiamo provato per costoro una grande
pena, soprattutto quando hanno invitato il presidente a chiedere scusa al
provocatore Schulz e al popolo tedesco per quella risposta da loro ritenuta
ingiuriosa. Ma, come si suol dire, la pipÏ fuori dal vaso Ë stato per primo
Schulz a farla. Come tanti altri, noi ci siamo posti qualche domanda: ma
che dice questa banda di pavidi politici? Per quali motivi il nostro presidente,
che Ë líoffeso, avrebbe dovuto far finta di nulla di fronte a una accusa
cosÏ umiliante ingiustificatamente rivoltagli? A dare man forte alla nostra
tesi in difesa della dignitý del rappresentante italiano al Parlamento europeo
Ë sceso in campo, senza mezzi termini, il leghista padano Stefano Stefani,
che allora ricopriva la carica di sottosegretario al Ministero delle Attivitý
produttive con delega al Turismo. Il quale, convinto del sottile rancore
che alcuni tedeschi covano da sempre verso gli italiani, li ha definiti
´crucchi cresciuti a roboanti gare di rutti dopo pantagrueliche bevute di
birra e scorpacciate di kartoffen fritteª. Non ci sono parole per tessere
lodi allo squisito senso umoristico di questo degno rappresentante del nostro
Governo il quale, senza peli sulla lingua, ha rincarato la dose aggiungendo
che era ´stanco di porgere líaltra guancia ai crucchi che ci chiamano mafiosi,
mangiatori di spaghetti, brigatisti e mandolinariª. A noi, che sinceramente
non abbiamo mai avuto troppa simpatia per i tedeschi, ha fatto piacere sentir
dire certe veritý con un senso umoristico nientíaffatto disprezzabile; per
altri personaggi dallíaria di ruffiani si Ë trattato di ´assurde e insensate
scemenze sparate da un esagitato leghista che ha spezzato il cuore a molti
italianiª. Frasi idiote che hanno avvelenato il clima, hanno offerto líoccasione
allíopposizione di creare un putiferio e hanno indotto nella maggioranza
governativa una vergognosa reazione di impotenza. Voci ´autorevoliª si sono
levate per sollecitare Berlusconi a togliersi di torno il farneticante sottosegretario
per le colorite frasi pronunciate contro líarrogante provocatore teutonico.
Con la solita finta sottomissione e la vergognosa ipocrisia, una banda di
insulsi e pavidi politici nostrani si Ë assunto il compito di chiedere scusa
allíoffeso popolo germanico, supplicando il cancelliere Gerhard Schr–der
di non rinunciare, per amore di Dio, a passare le ferie in Italia. » tutto
dire. In varie occasioni, oltrechÈ in guerra, i capi tedeschi non si sono
comportati bene nei nostri confronti. Basta per ricordarlo una piccola ricostruzione
storico-filologica: nei lager per ebrei di ogni nazionalitý i tedeschi istituirono
la figura dei sorveglianti-aguzzini, scelti tra gli stessi prigionieri;
quando sorse il problema di dargli un nome, li chiamarono ´capoª in italiano
e per farli riconoscere lo scrissero sui loro bracciali. Facendo credere
che fossero italiani. Altro che scuse ci dovrebbero fare. |