MARCELLO CLARICH: COME OPERANO I PIU'
GRANDI STUDI LEGALI
di ENRICO
BASILICI

Il prof.
Marcello Clarich, partner dello Studio Freshfields Bruckhaus Deringer
|
|
roveniente
da uníesperienza principale e fondamentale - la docenza universitaria che
ha coltivato per molti anni prima nellíUniversitý di Siena poi come ordinario
di Diritto amministrativo alla Luiss di Roma -, il prof. Marcello Clarich
ha intrapreso líattivitý professionale di avvocato pi˜ tardi, dopo aver
conseguito la cattedra. In tale veste ha avuto varie esperienze, la prima
delle quali in uno Studio romano di medie dimensioni ma con uníottima clientela
soprattutto nazionale, dove ha svolto attivitý di consulenza per tre anni.
Successivamente ha aderito alla costituzione, con tre soci, di un altro
Studio associato di analoghe dimensioni - lo Studio Clarich, Libertini,
Macaluso e Valli -, nel quale ha curato principalmente i settori dei servizi
pubblici, telecomunicazioni, energia elettrica. Con questa vasta esperienza
ha, infine, accettato líinvito rivoltogli dallo Studio internazionale Freshfields
Bruckhaus Deringer. Domanda. Come considera la sua ultima esperienza? Risposta.
Molto positiva. La formula consisteva in uníassociazione di quattro soci,
di cui uno esperto in diritto antitrust, precisamente il professor Mario
Libertini, ordinario di Diritto industriale nellíUniversitý la Sapienza
di Roma, e due in materia di comunicazione elettronica. Per quattro anni
abbiamo svolto uníattivitý intensa e proficua, ovviamente con il limite
che hanno tutte queste strutture di medie dimensioni. Lo Studio disponeva,
tra soci e avvocati, tra i quindici e i venti professionisti, una dimensione
oggi considerata valida in quanto non al livello dello Studio professionale
classico e neppure una grande impresa, soluzione questíultima verso la quale
ormai si tende a livello internazionale equiparando i servizi legali ai
servizi di impresa. D. QualíË la tendenza sia in Europa e pi˜ in particolare
in Italia? R. Secondo quanto prevede anche il diritto comunitario, gli Studi
legali sono considerati sempre pi˜ come imprese, soprattutto quando líattivitý
svolta Ë di dimensioni notevoli. Lo Studio da cui provengo, specializzato
in Diritto amministrativo e in materia di regolamentazione e antitrust,
aveva una dimensione intermedia, per cui ci siamo trovati dinanzi alla scelta:
o crescere stringendo alleanze e integrazioni con Studi di grande dimensione,
o mantenere la nostra posizione, che negli anni passati ci aveva comunque
dato una serie di soddisfazioni. Questo dilemma, per di pi˜, ci si Ë posto
in un anno, il 2002, difficile per molti Studi, anche per quelli internazionali.
D. Come siete giunti alla decisione poi adottata? R. Abbiamo avuto vari
colloqui e contatti finchÈ, verso la fine del 2002 abbiamo ricevuto da parte
di uno Studio inglese uníofferta di acquisizione del gruppo. Gli altri soci
hanno preferito continuare ad operare con la precedente struttura, un poí
modificata, accettando dallo Studio inglese soltanto una collaborazione
esterna; io ho proseguito le trattative e a un certo punto ho ricevuto líofferta
di entrare come partner, uno dei 500 dello Studio operanti in Gran Bretagna
e in tutti i Paesi europei. Oggi sono responsabile, in particolare, dellíarea
specializzata in Diritto amministrativo e pubblico dellíimpresa. D. PerchÈ
ha preferito uno Studio inglese a un grande studio italiano? R. Un motivo
Ë appunto il fatto che si tratta di uno Studio internazionale. In Italia
esistono, Ë vero, Studi che in questi anni si sono fusi nel tentativo di
arginare líingresso sul mercato italiano di quelli stranieri, e che sono
pertanto diventati grandi: nati da fusioni di Studi di 20-30 avvocati, sono
arrivati a contarne anche 100-150. Ho avuto contatti con questi Studi, ma
ho considerato che quelli di tipo anglosassone hanno tradizioni di partnership
molto pi˜ consolidate. Nello studio Freshfields, ad esempio, operano 500
soci; nato verso la fine del 1700, pi˜ che uno Studio legale Ë uníistituzione;
per 200 anni ha avuto come cliente importante la Banca díInghilterra. D.
Che cosa lo distingue dai grandi Studi italiani? R. Mi Ë apparso un modello
di partnership pi˜ collaudato rispetto ai modelli italiani ancora caratterizzati
da una componente fortemente personalizzata, in quanto composti di due o
tre soci fondatori. Uníaltra differenza di fondo Ë che gli Studi italiani
hanno legami pi˜ stretti con il mercato italiano, ed anche in ragione di
rapporti personali sviluppati in tanti anni sono inseriti nelle istituzioni
e nelle imprese nazionali. Ho ritenuto quindi il modello anglosassone pi˜
compatibile con la mia disponibilitý ad accettare le regole di uníorganizzazione,
ma non a trovarvi un ´padroneª e ad avere una partecipazione non paritaria.
D. Molti Studi italiani hanno stretto accordi con Studi stranieri in Inghilterra
e in Germania; perchÈ non ha scelto uno di essi? R. PerchÈ non si tratta
di integrazioni vere, di partnership. Allíestero líintegrazione tra gruppi
internazionali per singole aree Ë molto pi˜ stretta, e ho preferito questa
soluzione anche per le mie esigenze personali, che possono anche non essere
condivise da altri. In particolare, mi trovo pi˜ a mio agio in un circuito
internazionale in cui si possa operare a Londra, Bruxelles, Berlino, usare
le lingue in modo professionale. E questo anche perchÈ nella mia prima fase
di formazione universitaria sono stato molto allíestero, in Germania e negli
Stati Uniti. Sono esperienze che si perdono se ci si limita a svolgere la
professione in maniera tradizionale, in ambito nazionale. E questo soprattutto
nella mia materia, che non Ë il Diritto internazionale privato nÈ i contratti
internazionali, ma il Diritto amministrativo. D. ComíË organizzato lo Studio
Freshfields Bruckhaus Deringer? R. Una struttura composta di 2.500 avvocati
non puÚ operare se non Ë divisa per gruppi coordinati, ognuno dei quali
si occupa di una materia specifica. Nello Studio Freshfields, ad esempio,
un gruppo si occupa del Diritto pubblico dellíeconomia e lavora in modo
molto collegato con gli altri gruppi; sono previste tre o quattro riunioni
di coordinamento ogni anno. Per i giovani avvocati si organizzano corsi
di formazione che si svolgono allíestero in modo integrato con gruppi di
avvocati stranieri. D. PerchÈ ha scelto il Freshfields e non altri Studi
inglesi di analoga dimensione? R. PerchÈ ha caratteristiche che definirei
di tipo pi˜ europeo, in quanto nasce dalla fusione di uno inglese di grandissima
tradizione, appunto il Freshfields, con due tedeschi anchíessi di grande
tradizione e di lunga esperienza, e a loro volta frutto di fusioni. Nella
mia formazione universitaria ho sempre curato la cultura sia anglosassone
sia tedesca; ho studiato in Germania, a Francoforte, con una borsa di studio
del Governo tedesco; mi sono collegato con un gruppo di giuristi tedesco.
Inoltre nella mia area particolare del diritto pubblico e dellíeconomia,
che comprende anche líambiente, la pianificazione urbanistica ecc., lo Studio
Freshfields ha un gruppo di esperti relativamente ristretto ma molto ben
distribuito Paese per Paese. Questo Ë un fattore positivo per la pratica
del diritto amministrativo che gli Studi anglosassoni per tradizione tendono
a trascurare. D. Di quali nazionalitý sono i suoi partner? R. Le componenti
inglese e tedesca sono molto ben bilanciate: un terzo dei partner sono inglesi,
un terzo tedeschi, il resto di altri Paesi: Francia, Spagna, Italia ecc.
In Germania lo Studio ha vari uffici, in particolare a Berlino, Amburgo,
D¸sseldorf, Francoforte, Monaco. » presente anche nei Paesi dellíEst, con
i quali i tedeschi hanno da sempre i contatti. A Roma lo Studio ha una sede,
nella prestigiosissima Piazza Monte Citorio dinanzi alla Camera dei deputati,
formata da quattro soci e da una trentina di collaboratori, ma quella maggiore
Ë a Milano, con una ventina di soci e un centinaio di collaboratori. Per
líItalia Ë una dimensione notevole. D. Di quali settori in particolare si
occupa lei? R. Il principale Ë quello dei grandi servizi pubblici a rete,
ossia telecomunicazioni, energia elettrica, acqua; inoltre i settori degli
appalti e delle forniture pubbliche, del finanziamento dei progetti di grandi
opere pubbliche, in pratica quanto Ë connesso con il diritto amministrativo
e la regolamentazione dellíeconomia. Lo Studio dispone giý di esperti sulle
singole discipline tecniche. Io ho preferito rimanere generalista. Inoltre
lo Studio non aveva in Italia un referente unico per tutti i problemi del
diritto amministrativo che facesse da collegamento con i gruppi di esperti
di diritto pubblico dellíeconomia tedeschi, inglesi e francesi. D. » molto
importante questíarea del diritto? R. Gli Studi internazionali ne stanno
ora comprendendo líimportanza; in passato si sono molto dedicati agli aspetti
finanziari e allíattivitý antitrust. Negli ultimi tempi ho avuto richieste
da Studi che hanno líesigenza di ampliare la loro professionalitý con questa
specifica area del diritto pubblico e dellíeconomia. Uníeconomia fortemente
regolamentata come quella italiana richiede una grande specializzazione;
qualunque attivitý economica comporta rapporti con i Ministeri, con le Autoritý
garanti e di regolazione, con gli Enti locali; a tutto ciÚ si aggiungono
ora i rapporti con le Regioni alla luce della riforma federalista dello
Stato. La specializzazione in diritto amministrativo Ë quindi un elemento
sempre pi˜ importante nellíattivitý professionale. Molti Studi si stanno
organizzando, ma gli esperti nel settore non sono ancora molti. D. Quali
requisiti si richiedono oggi ai partner di tali Studi? R. Devono cambiare
il modo di lavorare, osservare nuove regole di organizzazione, operare in
squadre coordinate. Ma gli avvocati e i professori, soprattutto in Italia,
sono per tradizione abbastanza individualisti. Per questo finora molti Studi
internazionali si sono avvalsi di singoli professionisti esterni, ad esempio
quando, al termine di un procedimento, cíË da impugnare un provvedimento
di qualche Autoritý. Ma questo sistema ha un inconveniente: il professionista
esterno interviene solo alla fine di una vicenda della quale non ha seguito
tutto líiter; se la seguisse fin dallíorigine, uníimpugnazione davanti al
Tar e al Consiglio di Stato sarebbe meglio strutturata. Anche per questo
comincia a farsi strada la soluzione di creare allíinterno dei grandi Studi
anche queste specializzazioni. |