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C'e' qualcosa di nuovo nel Corriere delle Sera, anzi
d' antico

di VICTOR CIUFFA

ochi giorni fa un opinionista del Corriere della Sera ha scritto che il lavoro nero Ë un bene nazionale: che produce una parte consistente della ricchezza italiana, che consente allíItalia di occupare il quinto posto tra le grandi potenze industriali del mondo, che conviene a una massa di gente a cominciare dal Governo, e soprattutto che ha risolto il problema della disoccupazione e ha consentito il raggiungimento del pieno impiego. Ma cíË di pi˜: líopinionista, che Ë poi líex direttore dello stesso Corriere della Sera Piero Ostellino, ha riconosciuto che il problema del lavoro nero non ha nulla a che fare con la moralitý ma semplicemente con líeconomia. Insomma, se non ha tessuto le lodi del fenomeno, come anche paradossalmente ha spesso fatto Specchio Economico, vi si Ë avvicinato di molto. Per scrivere tutto ciÚ si Ë dovuto munire di una buona dose di coraggio, perchÈ Ë andato contro le opinioni consolidate - in passato fatte proprie dal Corriere - e gli interessi consistenti della grande industria e del grande commercio: potentissimi settori che nominalmente avversano il fenomeno per motivi appunto di carattere morale, ma in realtý per molto pi˜ prosaiche questioni di concorrenza: Ë ovvio, infatti, che prodotti e servizi frutto dellíeconomia sommersa costano di meno e sono pi˜ competitivi di quelli ottenuti da chi, rispettando le leggi, subisce líincidenza di pesanti oneri fiscali e contributivi. Pochi giorni dopo quellíarticolo, in un ´fondoª quindi addirittura in prima pagina, un vicedirettore del Corriere della Sera, Massimo Gaggi, ha attribuito la causa del black-out elettrico abbattutosi sullíItalia il 28 settembre scorso al modo in cui Ë stata fatta una liberalizzazione che, invece, ´avrebbe dovuto garantire al consumatore tariffe pi˜ basse e uníabbondanza di offerta di energia da parte di una pluralitý di produttoriª. E ha aggiunto che nessuna autoritý, neppure il Governo, ha saputo mantenere un ´livello di coordinamento e compattezza della rete analogo a quello che si registrava quando líEnel era líunico attore in campoª. » sorprendente leggere queste affermazioni in un giornale che per 10 anni ha combattuto in prima linea la battaglia a favore delle privatizzazioni. » vero che Gaggi critica non la liberalizzazione in se stessa, ma il modo in cui Ë stata realizzata; e attribuisce líattuale situazione alla mancanza di una pluralitý di produttori che avrebbero garantito tariffe pi˜ basse e elettricitý in abbondanza. Ma qui entra nel campo delle ipotesi, senza avventurarsi a rispondere al quesito: in quellíItalia che il Corriere descrive cosÏ bene tutti i giorni, chi ´garantisceª queste ´garanzieª? Con tanti piccoli o grandi Enel privati avremmo tariffe pi˜ basse, elettricitý abbondante, servizi migliori? Basta pensare a quello che Ë avvenuto dopo la liberalizzazione delle tariffe nel settore assicurativo. Nel 1962 il Corriere avversÚ tenacemente la nazionalizzazione del settore elettrico e líeliminazione delle imprese private, ma oggi deve riconoscere il ´livello di coordinamento e compattezza della reteª garantito dallíEnel fino alla recente incauta liberalizzazione. Pi˜ o meno negli stessi giorni in cui pubblicava questi due articoli, in seguito allíannuncio da parte del Governo di centrodestra del condono edilizio il Corriere della Sera pubblicava uníinchiesta di Gian Antonio Stella sullíabusivismo edilizio, riuscendo a fare anche uno scoop: la scoperta di una lussuosa villa sorta abusivamente in una notte, a ridosso dello scorso Ferragosto, in prossimitý della Tomba di Cecilia Metella sulla Via Appia Antica, in una zona archeologica rigorosamente tutelata. Il giorno dopo la villa, di proprietý di facoltosi commercianti, veniva fatta abbattere con velocitý, zelo e pubblicitý mai riscontrate, dalla Giunta comunale romana di centrosinistra, come avvio di uníazione - contrassegnata nei giorni successivi da varie altre demolizioni - apparentemente moralizzatrice ma in effetti destinata a suscitare e a guadagnare alla sinistra un ampio consenso politico ed elettorale per contrastare il merito acquisito dal centrodestra tra abusivi, categorie tecnico-professionali, produttori di materiali edilizi, piccole e medie imprese costruttrici, Uffici tecnici, Vigili urbani ecc. CioË tutto quel mondo escluso ed anzi irriso dai veri, giganteschi abusivi: quelli che varano strumenti urbanistici in funzione dellíinteresse non certo pubblico ma di potenti e riconoscenti gruppi finanziari e immobiliari. E che poi si rifanno una verginitý mandando a demolire casupole e baracche di periferia e di necessitý. Gian Antonio Stella e il Corriere della Sera dovrebbero occuparsi anche di certe lobbies politico-immobiliari pseudo-legali. In materia di abusi edilizi il giornale perÚ ha pubblicato, ad opera di un altro ´fondistaª illustre, Alberto Ronchey, un articolo che ha vanificato líeffetto dellíinchiesta di Stella: intitolato ´Il Vesuvio abusivoª, ha riguardato il ´massimo e pi˜ temerario abusivismo, quello delle costruzioni tollerate per decenni sulle pendici del vulcano e spinte fino a breve distanza dal cratereª. ´Eppure si tratta del vulcano pi˜ temibile díEuropa‚ha scritto Ronchey che Ë stato anche ministro dei Beni culturali‚; sempre vivo benchÈ da 59 anni dormienteª. Appunto: se i governanti italiani in oltre mezzo secolo non si sono preoccupati della ´prospettiva disastrosaª per 700 mila persone che vi abitano, perchÈ punire una miriade di piccoli abusi che invece, una volta regolarizzati, frutterebbero alla collettivitý una massa di miliardi in Irpef, Irpeg, Ici, Tari, Registro, Iva, diritti catastali, parcelle professionali ecc. ecc.? Una punizione che in realtý, in assenza di condono, si traduce in un premio per gli abusivi: ai quali scoccia veramente emergere dal ´mattone neroª e pagare una scarica di tasse. PerchÈ abbiamo parlato di tali argomenti? PerchÈ ci sembra che il nuovo direttore del Corriere della Sera, Stefano Folli, stia dando una svolta al giornale affrontando coraggiosamente la realtý; bandendo luoghi comuni, false credenze, favole metropolitane, affermazioni apodittiche, slogan privi di significato, tesi precostituite; riabilitando líinformazione vera; privilegiando líinchiesta; riscoprendo il Vero e il Grande Giornalismo.
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