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MA CHE BELLA PENNA CHE HAI!
E' PER MANGIARTI MEGLIO
di Romina Ciuffa

 

 

o trovato nella prima pagina di un libro, a sinistra, un grande riquadro con le parole ´Prima che il libro scientifico muoiaª, in grassetto e maiuscolo, bene in vista. E di seguito: ´Il libro scientifico Ë un organismo che si basa su un equilibrio delicato. Gli elevati costi iniziali (le ore di lavoro necessarie allíautore, ai redattori, ai compositori, agli illustratori) sono recuperati se le vendite raggiungono un certo volumeª. Ineccepibile líaffermazione di principio contenuta nellíintroduzione. E subito: ´La fotocopia in un primo tempo riduce le vendite e perciÚ contribuisce alla crescita del prezzo. In un secondo tempo elimina alla radice la possibilitý economica di produrre nuovi libri, soprattutto scientificiª. Poi: ´Per la legge italiana la fotocopia di un libro (o di parte di esso) coperto da diritto díautore (copyright) Ë illecita. Quindi ogni fotocopia che eviti líacquisto di un libro Ë reato. La fotocopia non Ë soltanto illecita, ma minaccia la sopravvivenza di un modo di trasmettere la scienzaª. E la conclusione: ´Chi fotocopia un libro, chi mette a disposizione i mezzi per fotocopiare, chi comunque favorisce questa pratica, Ë contro la legge, ma soprattutto Ë nella situazione di chi raccoglie un fiore di una specie protetta: forse sta per cogliere líultimo fiore di quella specieª. Il libro che contiene tali affermazioni ha un prezzo di copertina di 25,82 euro, ed Ë il primo di pi˜ volumi scientifici strettamente legati líuno allíaltro: pertanto, nel caso in questione, la lettura del testo puÚ costare qualche centinaio di euro. Contro qualche decina di euro spesi in fotocopie o contro la possibilitý di fotocopiarlo gratuitamente, in qualunque biblioteca o ufficio, o in casa propria. Non mancano fotocopiatrici nÈ manca chi ´mette a disposizione i mezzi per fotocopiareª. E oggi il caro-libri ha un proprio significato, e un costo. Un costo anche per chi i libri li scrive: fosse questa una pedissequa applicazione della dantesca legge del taglione? Probabilmente sÏ. Negli ultimi anni negli atenei si usa scrivere libri con líasserito scopo di destinarli ai propri studenti come libri di testo obbligati; e spesso tale prassi costituisce il presupposto, la ´condicio sine qua nonª, perchÈ líeditore prenda in considerazione il manoscritto. E la violazione dellí´obbligo di comprare il libro del professoreª Ë spesso sanzionata in sede díesame finendo per costituire uno dei parametri di giudizio per la votazione. Per questo fotocopiare sarebbe illecito? La fotocopia minaccerebbe la sopravvivenza di un modo di trasmettere la scienza? Ma la fotocopia stessa non costituisce un modo alternativo di diffusione? Forse, meglio di qualunque altro mezzo serve a tale scopo: perchÈ i libri costano. CiÚ che non Ë, davvero, corretta Ë la strumentalizzazione dei luoghi di ricerca, cosÏ come non Ë plausibile che, per terminare il ciclo di studi, si debbano affrontare costi elevatissimi. Un poí come il problema degli ´zaini che pesanoª: la schiena, prima o poi, si rovina, e quantomeno rimane un dolore per tutta la vita, e in ogni singola seduta di fisioterapia. Ecco anche perchÈ si Ë trovato in internet líutile, ed ora indispensabile, surrogato per reperire testi, ampliare la conoscenza, approfondire la cultura, appagare le curiositý a qualsiasi livello, alleviando il peso sulle spalle, togliendo la polvere dagli scaffali e guadagnando spazio. Un giusto ridimensionamento dellíeditoria, un suo ripensamento, questo Ë lecito, perchÈ si possa tornare alla vera essenza del libro. Proprio in un momento in cui tutto Ë strumento. Proprio ora che dovrebbe darsi spazio a scrittori emergenti piuttosto che continuare ad alimentare solo scopi di lucro. Ovvero líunico, mascherato-ma-non-troppo scopo che gli editori perseguono: inutile parlare di ´scienzaª. Altrimenti perchÈ pubblicare manoscritti di cantanti, presentatori, calciatori, personaggi dello spettacolo, titolari di cattedre? Chi Ë che predica la trasmissione della ´scienzaª? Quale scienza? E quale narrazione? Quanti sono i veri, grandi scrittori emersi negli ultimi anni? Quale editore Ë disposto a leggere, senza compromessi, il racconto di un giovane sconosciuto? Nessuno. Ma non Ë tutto. Chi mai dovesse, per caso, imbattersi in un vicoletto che conduca alla casa del grande - o del piccolo - editore, troverebbe altri ostacoli. Riassunti in uníunica parola: ´compromessoª. » bella la favola del diritto díautore, della tutela della proprietý intellettuale, dellíimportanza che il libro sia venduto perchÈ possa darsi luogo ad altre pubblicazioni. Era altrettanto bella la favola di Cappuccetto Rosso. Bella ma finiva male. ´Che bocca grande che hai!ª, diceva Cappuccetto Rosso, e il lupo rispondeva: ´» per mangiarti meglio!ª. E la sbranava. » cosÏ la favola che si racconta adesso, quella del diritto díautore, del fiore in via díestinzione, di cui si coglie líultimo esemplare. Solo una favola ma, come tutte le favole, con una morale: non si ruba a casa dei ladri. E con un altro appunto: come possono diffondersi la cultura, la scienza, la creativitý, quando per ogni opera che si voglia tutelare Ë previsto un versamento di non poco conto alla Siae? E quando, per partecipare a un concorso qualunque, Ë sempre necessario pagare contributi di iscrizione? Le opere dellíingegno, allora, si riducono allíessenziale, e in particolare a quegli autori che sanno accettare compromessi. E la bravura? Viene dopo. O non viene per niente. CiÚ che conta Ë riscaldare - in maniera possibilmente stabile, comíË usanza - una sedia del Maurizio Costanzo Show, o partecipare a una serie del Grande Fratello. DopodichÈ il proprio libro Ë giý in edicola: non resta che scriverlo. Non dovrebbe allora stupire il recente e scoraggiante progetto del Ministero per i Beni e le Attivitý culturali, volto ad inserire la tutela del libro nellíambito di un non meglio specificato ´Dipartimento Antichitý, Belle Arti e Paesaggioª. » infatti di antico che si tratta oggi, quando si parla di libro vero: perchÈ questo ha fatto la fine di Cappuccetto Rosso.
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