ROBERTO
SCHISANO: GETRONICS, IN ARRIVO RISULTATI POSITIVI
di
LUIGI LOCATELLI
Il presidente
e amministratore delegato illustra le prospettive di mercato della societa'
di servizi alle imprese che gestisce i sistemi informatici aziendali,
fornisce consulenze e realizza infrastrutture
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riserva di ottimismo che continuo ad avere per questo Paese viene dalla
mia lunga esperienza con le multinazionali americaneª, dice líingegnere
Roberto Schisano. A sostegno dellíaffermazione cita due episodi. Nel 1988,
amministratore delegato della Texas Instruments Italia, guidÚ un progetto
di ricerca e produzione con il maggiore investimento di una multinazionale
straniera in Italia nel campo della tecnologia. Un miliardo e mezzo di dollari
dellíepoca per creare il grande centro di progettazione e produzione di
Avezzano, che dopo 15 anni ancora Ë allíavanguardia nel mondo per la multinazionale
americana attuale proprietaria. ´» possibile essere competitivi anche operando
dallíAbruzzo, invece che dalla Californiaª. Schisano parla con voce squillante,
misura le parole ma esprime concetti chiari e diretti. Rivela lo spirito
pragmatico assimilato negli Usa. » alto, vivace, tennis e bicicletta sono
i suoi svaghi. Nato a Foligno nel 1943, si laureÚ in Ingegneria elettronica
allíUniversitý di Napoli e seguÏ due corsi di specializzazione a Parigi
e negli Stati Uniti. Nel 1968 entrÚ nella General Instruments come progettista
di circuiti integrati, partecipando alla realizzazione della prima macchina
da calcolo elettronica per líOlivetti. Nel ë71 cominciÚ la sua esperienza
internazionale nella Texas Instruments Italia. Nel ë90 Ë a Dallas, vicepresidente
della societý, con la responsabilitý della Divisione Mos Memory, ed elabora
una strategia internazionale di accordi industriali e di partnership che
fanno della societý un leader mondiale. Il secondo episodio Ë del 1991.
Líingegner Schisano era a Bruxelles, presidente della Texas Instruments
Europe e dellíAmerican Electronic Association europea. In questa veste,
il diplomatico americano presso la Comunitý europea gli chiese di organizzare
un incontro con le grandi industrie associate: era il periodo in cui gli
americani avevano scoperto che la Comunitý avrebbe potuto essere un interlocutore
valido. ´Organizzai quellíoperazione di lobby con i miei colleghi del settore,
e nella prima riunione allíambasciata americana ci accorgemmo che si parlava
italiano. Con me erano Renato Riverso, presidente delíIbm Europe, Pier Carlo
Falotti, presidente della Digital Europe, Tommaso Zanzotto per líAmerican
Express, Mike Bonsignore, poi diventato presidente, per líHoneywell. Riferendo
le proprie esperienze, tutti potevamo vantare i risultati positivi dei rispettivi
gruppi in Italia e in Europa, migliori delle altre aree del mondo. Questo
dý uníidea della capacitý che esprimiamo quando ci misuriamo in un contesto
internazionale, liberati dalle costrizioni di una sovrastruttura nazionale.
La vera riserva di questo Paese sono le risorse individuali che moltiplicano
le capacitýª. Nel ë94, rientrato in Italia, Schisano viene nominato amministratore
delegato dellíAlitalia e pone le premesse per mettere la societý aerea in
grado di affrontare la liberalizzazione del mercato. Nel 1997 Ë presidente
della Piedmont International, la societý che ha rilevato líattivitý dei
personal computer della Olivetti, venduta da Roberto Colaninno nel momento
di maggior crisi del Gruppo di Ivrea. Schisano si impegna nella ristrutturazione
proteggendo il marchio e ricollocando le attivitý produttive italiane allíinterno
della nuova societý. Nel marzo 2003 Ë nominato presidente e amministratore
delegato della Getronics Solutions Italia, operante nel campo delle tecnologie
informatiche e appartenente al gruppo olandese Getronics, che ha rilevato
líarea Ricerca e Servizi dellíOlivetti. Come imprenditore attualmente Ë
impegnato anche nel gruppo Elios Holding che, con líElios Net, offre servizi
nellíarea delle reti e, con líOptowave, progetta e gestisce reti private
di telecomunicazioni satellitari. Líesperienza di manager da 30 anni in
competizione nei mercati internazionali ai pi˜ alti livelli e i risultati
ottenuti in 6 mesi alla Getronics Italia consentono a Schisano di affermare
che le risorse del Paese hanno ancora un potenziale non utilizzato, ´rappresentano
la riserva di speranza per fare ancora questo mestiere, altrimenti manderei
le cartoline dalla Floridaª. La Getronics Italia ha 2.800 dipendenti, di
cui 1.200 addetti ai servizi forniti dai 55 centri in tutto il territorio
nazionale, collegati in rete tra loro e con un Centro connesso con i nodi
principali di Amsterdam, dove Ë ubicata la sede centrale del Gruppo, con
Sidney, Houston e Londra. Nelle tecnologie digitali in cui, secondo il rapporto
del World Economic Forum, líItalia Ë al 26esimo posto con il 5,4 del prodotto
interno speso per le tecnologie informatiche, Schisano sta riportando entro
la fine del corrente anno i bilanci della Getronics Italia in utile, con
un netto miglioramento rispetto alle previsioni di Klaus Wagenaar, responsabile
finanziario del Gruppo, che aveva previsto un risultato positivo dopo la
primavera 2004. ´» stato razionalizzato il portafoglio prodotti puntando
su quelli con maggiori riserve di competitivitý‚spiega‚; stiamo tagliando
le aeree in cui la nostra presenza Ë solo marginale, abbiamo attuato un
vasto progetto di cambiamento interno che coinvolge circa 300 dei nostri
quadri e dirigenti, per ridisegnare líazienda. Abbiamo ridotto del 20 per
cento le unitý lavorative dirette e abbattuto la base di costi di circa
il 22 per cento in soli 3 mesi. Superata questa prima fase, tornati a una
redditivitý operativa, dobbiamo pensare a uníattivitý che tenga conto di
un mercato che non rifiorirý in maniera significativa fino alla metý dellíanno
prossimo, ma che ci vede fortemente impegnatiª. I programmi di razionalizzazione
riguardano anche la rete dei centri, che oggi rappresenta uno svantaggio
competitivo per i costi strutturalmente pi˜ elevati, e che potrý diventare
un vantaggio per la maggiore capacitý di diffusione. Le Amministrazioni
locali, Regioni, Province e Comuni, sono appetibili per la loro capacitý
di spesa, il potere decisionale, i tempi di attuazione ridotti, operando
anche in joint venture con imprenditori locali cui mettere a disposizione
líinfrastruttura, le capacitý, le sinergie di un colosso dei servizi informatici
come la Getronics. Anche i risultati della sede centrale di Amsterdam sono
tornati positivi. Il primo semestre del 2003 si Ë chiuso con un utile di
230 milioni di euro, realizzato per il 66 per cento nellíarea Europa, Medio
Oriente, Africa, per il 24 per cento nel Nord America e per il 10 nelle
rimanenti aree. I clienti sono per il 33 per cento aziende del settore finanziario,
il 23 per cento Pubblica Amministrazione, il 18 distribuzione e trasporti,
il 14 nuovi media e telecomunicazioni, e il 12 per cento industria. A tutti
la Getronics fornisce gestione del sistema informatico aziendale, consulenza,
realizzazione di infrastrutture, sfruttando al massimo gli investimenti
anche grazie ad alleanze con la Microsoft e la Cisco Systems, fornitrici
di tecnologie. I risultati ottenuti non diminuiscono líimpegno dellíingegner
Schisano, sembra anzi che offrano stimoli per nuove azioni. Domanda. I successi
riportati fanno dimenticare líesperienza dellíAlitalia e della Olivetti?
Risposta. Anche se in una vita professionale che si evolve non ci sono rimpianti,
una riflessione va fatta su queste esperienze, perchÈ hanno rappresentato
due occasioni perdute per il Paese. Una pubblica e una privata, entrambe
negative per circostanze diverse, dovute a scelte non fatte quando si doveva
seguire líevoluzione del mercato. La metý degli anni 90 era il momento ideale
per liberalizzare il trasporto aereo. Se fossimo riusciti a portare avanti
con determinazione il progetto di ristrutturazione cominciato nellíAlitalia
in quegli anni, probabilmente la Compagnia sarebbe oggi in una situazione
diversa. Ero interessato alla liberalizzazione perchÈ occorreva trasformare
un monopolio in una societý competitiva. Indipendentemente dalla proprietý
privata o pubblica, bisognava dotare líazienda delle capacitý per sopravvivere
in un mercato libero. Erano gli anni dei trattati multilaterali o bilaterali
tra i vari Paesi, dellíapertura dei mercati nazionali a compagnie internazionali,
dellíavvio dellíEuropa dei trasporti; le regole cambiavano. I progetti,
per lungo tempo rimasti alla base del piano industriale attuato anche dopo
che io sono andato via, tendevano a rendere líazienda competitiva. Purtroppo
quel processo si Ë interrotto a metý, perdendo líoccasione di essere al
passo di quanto sarebbe successo nel futuro. LíAlitalia ha bisogno di far
parte di un gruppo pi˜ grande, ma Ë líazionista che deve decidere come meglio
valorizzare il suo patrimonio; il management agirý di conseguenza. Lo stato
di incertezza non aiuta il management; líappetibilitý dellíazienda nel contesto
internazionale va progressivamente scemando, la sua quota di mercato diventa
sempre minore, perchÈ non ha avuto una capacitý di difendersi e di attaccare
su altri mercati. D. Come valuta líesperienza della Olivetti, azienda privata?
R. Il discorso Ë diverso. Sono arrivato nel momento in cui la battaglia
del personal computer era giý persa. Il mio compito Ë stato quello di cercare
di preservarne il valore rimasto e di aggiornare líattivitý di uníazienda
che da tempo aveva perso líinteresse e la capacitý di presidiare il mercato.
Ancora adesso nel campo del computer, di cui líOlivetti Ë stata uno dei
fondatori, esiste una grande competenza formatasi ad Ivrea e sopravvissuta
alle trasformazioni della societý in altri marchi, compreso quello attuale
della Getronics per la parte dei servizi e soluzioni. Il mercato dei computer
si Ë trasformato da un mercato di conoscenza a un mercato di consumo. LíOlivetti,
come dellíUnivac americana, la Nixdorf tedesca, líIcl inglese, non sono
riusciti a cogliere questa transizione. La stessa Ibm ha avuto difficoltý
nel recepire subito che líattivitý basata sulla ricerca e sulla capacitý
progettuale propria a poco a poco si trasformava in un modello da grande
distribuzione. Líutile si spostava sempre pi˜ sui fabbricanti di componenti,
come líIntel o la Microsoft. E si basava sulla capacitý di distribuzione,
di fornire servizi aggiuntivi. Uníattivitý che non poteva pi˜ fornire margini
del 30 per cento, ma del 5 o del 6 per cento. D. PerchÈ líOlivetti non si
Ë adeguata? R. Non ha compreso la transizione, ha continuato con uníorganizzazione
troppo pesante, si Ë cullata nellíidea che líutile fosse legato ai volumi.
Ha pensato che, costruendo pi˜ computer, maggiore sarebbe stato il margine,
senza rendersi conto che aumentando la produzione aumentava le perdite.
Poi Ë stata capace di cambiare, Ë diventata Telecom Italia, ma il marchio
non esiste pi˜, Ë scomparsa dal listino, opera nella telefonia. In quel
periodo sono scomparse tutte le aziende europee operanti nelle tecnologie
informatiche, Nixdorf, Icl, Bull. E anche grandi aziende americane come
la Digital, líUnivac. Una rivoluzione dovuta alla mancata capacitý di lettura
del mercato. Si Ë salvata líIbm, con una pesante trasformazione che ha affidato
líarea del computer ad unitý indipendenti, per dedicarsi alla fornitura
di servizi. D. In questo panorama lei si Ë accollato di nuovo il problema
del computer? R. » divertente, ma Ë proprio cosÏ. Oggi i computer sono venduti
pi˜ dei televisori, Ë un mercato di centinaia di milioni di persone, nel
quale contano la capacitý di essere presenti con la rete distributiva e
la rapiditý con cui si assemblano tecnologie prodotte da terzi. 20 grandi
aziende si dividono il 20 per cento del mercato, e centomila si dividono
il rimanente, vendendo 500 mila, al massimo un milione di pezzi ciascuna,
con le dimensioni del ramo Computer dellíOlivetti. Era fallito líobiettivo
iniziale di questa di essere un primario produttore mondiale di tecnologia,
ma non quello di proteggere la capacitý di ricerca, di marchio e di qualitý,
mantenendo una nicchia di mercato significativa nel Paese. Questa possibilitý
cíera, e lo dimostrano i tanti piccoli produttori che prosperano con una
loro clientela, con uníofferta di servizi in pi˜. D. DellíOlivetti Ë possibile
conservare il marchio e la tradizionale capacitý di ricerca e progettazione?
R. La Getronics ne ha acquisito la parte servizi e soluzioni, per cui abbiamo
pezzi di quella che era líOlivetti Ricerca, che mettiamo a servizio di un
sistema di impresa internazionale, presente in pi˜ di 30 Paesi e con specifiche
competenze. Nel panorama italiano oggi la Getronics rappresenta uno dei
principali fornitori di servizi ed Ë depositaria di qualitý, esperienza,
progettualitý e capacitý elevate. Il che per certi versi Ë un problema perchÈ
i nostri conti sono mediamente pi˜ elevati che in aziende nate ieri. D.
Potrebbe recuperarsi il valore del marchio Olivetti per il mercato italiano?
R. Ci siamo posto líinterrogativo, ma i miei predecessori sfortunatamente
hanno compiuto operazioni che lo rendono difficile. Certamente in ogni comunicazione
teniamo a ricordare líassociazione con questíazienda. D. Come giudica il
mercato in cui opera la Getronics? R. Il mercato Ë ancora incerto, líattivitý
industriale rallentata, servizi e soluzioni innovative non sono tanto richiesti
dalle aziende. Noi operiamo in gran parte con le banche, che perÚ comprimono
i costi e riducono gli investimenti; inoltre il settore si Ë modificato
con fusioni e acquisizioni, vi sono meno gruppi del passato, e questo Ë
un altro ostacolo per servizi come i nostri che aumentano líefficienza e
quindi líeccedenza di personale. La Pubblica Amministrazione svolge una
funzione stimolante, líattuale Governo ha posto in prima linea il problema
e bisogna riconoscere che non era mai esistito un ministro dellíInnovazione.
Ma si sono allungati enormemente i tempi della ripresa. D. Non aiutano le
gare pubbliche telematiche? R. Sono utili per la trasparenza, la legittimitý
e líefficienza, ma sono attuate in maniera perversa, distruggono il valore
anzichÈ accrescerlo, privilegiano indiscriminatamente il minor prezzo senza
tenere conto della qualitý. Chi risponde ai bandi viene messo in condizione
di avanzare offerte al minor prezzo possibile sapendo che la qualitý non
potrý essere la migliore, perchÈ non ne viene riconosciuto il valore. Se
per fare un progetto uníazienda deve pagare un analista, un programmatore
o un consulente meno di un idraulico, non puÚ avvalersi di un premio Nobel
dellíinformatica; cerca un laureato bravo, ma di livello professionale minore.
Il meccanismo delle gare Ë giusto, ma a paritý di prezzi va privilegiata
la qualitý. |