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GOVERNO: ECCO COME SI PUO' GARANTIRE LA STABILITA'

del ministro LUIGI MAZZELLA

Ministro per la Funzione Pubblica

 

ellíItalia repubblicana siamo arrivati piuttosto di recente al sistema maggioritario - anche se in una forma tuttíaltro che ´puraª -, perchÈ la maggioranza dei cittadini ha ritenuto che il sistema proporzionale, attribuendo i seggi in Parlamento ´in proporzioneª appunto ai voti ricevuti dalle varie liste in collegi plurinominali, avesse contribuito a frantumare líelettorato e agevolato, in tal modo, la proliferazione e il potere dei partiti, non consentendo, per la conseguente polimorfa litigiositý, la formazione di un Governo forte. A questa dispersione dei voti degli elettori in troppi rivoli avrebbe dovuto far fronte il sistema maggioritario. La concentrazione dei consensi in due schieramenti politici sarebbe stata conseguenziale. Si sarebbe agevolata líalternanza nel Governo e la nascita di Esecutivi pi˜ stabili. Nulla Ë invece avvenuto di tutto ciÚ. I partiti italiani sono divenuti addirittura pi˜ numerosi e, soprattutto, pi˜ litigiosi. Non si puÚ negare che, per la prima volta, abbiamo avuto una vera alternanza e le maggioranze governative sono diventate un poí pi˜ stabili, ma Ë tutto da dimostrare che i problemi dellíalternanza e della stabilitý dellíEsecutivo possano avere soluzione solo con il sistema maggioritario e non anche - e secondo il mio punto di vista, anzi, meglio -, con quello proporzionale, corretto perÚ in maniera giusta ed efficace. Un tale tipo di correzione dovrebbe essere costituita, a mio giudizio, da un ´premio di Governoª e non, tengo a precisare, da un ´premio di maggioranzaª. Anzi, per sottolineare meglio la differenza, parlerÚ di un ´premio per la stabilitý del Governoª. Un sistema proporzionale corretto presenterebbe notevoli e pi˜ consistenti vantaggi rispetto al maggioritario. Infatti, per limitare i partiti, eliminare la pratica del consociativismo - difetto questo, pi˜ che parallelo, contrapposto al trasformismo -, rafforzare líEsecutivo con la soglia di sbarramento, con il premio di maggioranza o, secondo la mia proposta, con il premio per la stabilitý del Governo, i correttivi al sistema proporzionale escogitati dai politologi e dai giuristi sembrano muoversi in un alveo sulla cui costituzionalitý non sono mai stati avanzati dubbi. Mentre qualche dubbio Ë stato avanzato sulla normativa antiribaltone che si pensava di introdurre nel sistema maggioritario per evitare líeffetto verificatosi nel 1994. Gli avversari del sistema proporzionale sostengono che líattribuzione al partito di maggioranza relativa di un ´plusª non voluto dagli elettori altera líequilibrio parlamentare; si tratta di un rilievo di un certo peso, ma non di natura costituzionale. Certamente esso tocca anche il ´premio per la stabilitý del Governoª, ma i vantaggi che derivano soprattutto dal correttivo da me proposto sono notevoli. Vediamone la differenza con il premio alla maggioranza. Si parte da un dato comune: la coalizione di partiti, o anche líunico partito che esprime líEsecutivo o che comunque lo sostiene, ha diritto a uníulteriore pattuglia di parlamentari se, in sede di voto di fiducia, lo scarto di voti tra maggioranza governativa e opposizione risulta inferiore a una data percentuale del totale dei voti espressi in ciascuna delle Camere. In misura corrispondente, ovviamente, a quella necessaria per ristabilire un rapporto percentuale idoneo a garantire la stabilitý del Governo. Tale forza supplementare di deputati e senatori andrebbe distribuita in misura proporzionale alla consistenza numerica di ciascun partito o gruppo politico di maggioranza. Essa sarebbe attinta dai non eletti degli stessi raggruppamenti politici. Questo ´premio per la stabilitý del Governoª potrebbe porre líEsecutivo al riparo da sorprese indesiderate. Del resto le forze parlamentari che compongono la maggioranza possono essere assenti per motivi del tutto legittimi, come malattie, congedi, missioni allíestero ed altro. Il ´premio per la stabilitý del Governoª da me proposto si differenzia dal ´premio di maggioranzaª perchÈ in esso líaggiunta di parlamentari potrebbe avvenire per una sola volta per ciascuna delle forze presenti in Parlamento che si accordano per dare vita ad un Governo. E, quello che pi˜ conta, tale aggiunta resterebbe legata esclusivamente alla vita del Governo medesimo. Líuscita dal Governo di un partito determinerebbe la cessazione automatica e definitiva del surplus da esso ottenuto. Il meccanismo si ripristinerebbe con le stesse modalitý per un altro o per altri partiti subentranti. Partiti, cioË, che danno luogo alla nuova maggioranza di Governo. Sempre che persistano per questa nuova maggioranza le stesse situazioni percentuali deficitarie di presenze parlamentari nellíambito delle forze che la esprimono. Tale rimedio sarebbe funzionale alla governabilitý effettiva e stabile del Paese e, in quanto temporaneo, non altererebbe in via definitiva, e ai fini dellíindividuazione delle possibili maggioranze di Governo, líequilibrio parlamentare voluto dagli elettori. Non si comprimerebbe la libertý di scelta e azione dei partiti, perchÈ il rimedio scatterebbe solo dopo che le intese programmatiche siano state concretamente raggiunte e premiate in Parlamento da un voto di fiducia. NÈ si altererebbe la ´par condicioª dei partiti nelle aule parlamentari, perchÈ ciascuno di essi, nel momento in cui entra a far parte di una coalizione di Governo, puÚ beneficiare dellíintegrazione del numero dei propri parlamentari. Il sistema non costringerebbe neppure a dar vita a coalizioni troppo eterogenee, perchÈ líeventuale eterogeneitý sarebbe paralizzata dalla blindatura del Governo. Difficile immaginare, infatti, che un partito, per cosÏ dire ´di cernieraª e quindi indispensabile alla persistenza della maggioranza, rinunci al proprio surplus di parlamentari sapendo che non puÚ usufruirne per una seconda volta. » facile prevedere qualche dissenso su questo Parlamento a composizione variabile e su questa categoria di parlamentari di complemento rispetto a quelli in servizio effettivo. Ma sul primo aspetto bisogna ricordare che un Parlamento a composizione variabile fu ideato da Hans Kelsen molti anni addietro; sul secondo aspetto, che anche dal punto di vista dei parlamentari ´di complementoª la condizione di ´non elettoª non Ë certo preferibile a quella di ´elettoª funzionalmente a tempo. Del resto, per avere Governi che non subiscano gravi condizionamenti dallíopposizione e non siano costretti a manovrare sottobanco per garantire la propria sopravvivenza politica, qualche novitý va immaginata, considerata líimpercorribilitý delle strade sinora sperimentate. Quella sopra delineata potrebbe costituire quanto meno la base per un utile approfondimento di un tema delicato e difficile per la nostra come per ogni altra democrazia. In Italia il sistema maggioritario realizzato non ha funzionato nella direzione del ´Governo forteª e del bipartitismo nello stesso modo in cui Ë avvenuto in altri Paesi innanzitutto perchÈ con il sistema maggioritario gli italiani non hanno mai avuto fortuna. Il trasformismo Ë stato sempre la sua naturale conseguenza. In passato, di salto in salto una massa numerosa di popolo finÏ con líunificarsi sotto una sola bandiera, passando da un auspicato ma mai raggiunto bipolarismo a un regime monolitico. Non cíË assolutamente da temere che, nella particolare natura della nostra realtý politica, il sistema maggioritario possa costituire líanticamera di sistemi autoritari. Da noi si Ë verificato líeffetto opposto, ma Ë necessario capirne le ragioni. Negli italiani - consapevoli che, quando sopravviene il partito unico, a comandare sono sempre in meno e a subire líarroganza dei governanti sempre di pi˜ -, la vecchia paura del regime monocratico ha alimentato verosimilmente la tendenza, certamente inconscia, verso la proliferazione dei partiti. E questo, a parte gli inconvenienti cui dý luogo, Ë certamente un efficace antidoto allíeventualitý di un regime autoritario come conseguenza di un incontenibile, progressivo trasformismo o comunque del trionfo di una sola forza partitica. Il popolo italiano ha scoperto la pratica della frantumazione. E cosÏ, per poter governare e comandare, ogni partito relativamente egemone Ë costretto ad unirsi necessariamente con altre forze nella gestione comune del potere; ad accordarsi con eventuali partners per formare un Governo; a fare sempre patti politici prima di passare dal pensiero allíazione. E cosÏ il decantato e vagheggiato bipolarismo si Ë dimostrato una chimera. Ed Ë apparsa e appare irrealizzabile da noi quella stessa tripartizione di blocchi, se non di partiti, operante in molti Paesi europei con risultati considerati accettabili sia dal potere politico che da quello economico. E ciÚ per effetto non tanto, o quanto meno non solo della tendenza nazionale di origine verosimilmente bizantina, verso sottili distinguo e conseguenti inarrestabili frammentazioni, quanto soprattutto di una serie di incrostazioni, interessi, affinitý, solidarietý antiche o recenti, nonchÈ di sotterranei legami difficili da distruggere, a vantaggio delle pi˜ vaste ma necessariamente pi˜ eterogenee aggregazioni. In tale variegato contesto la forza, il potere dei partners non Ë quello che deriva dalla preponderanza dei numeri. Anzi la vera forza finisce con líessere quella dei partiti di cerniera, quale che sia la loro entitý. Se a ciÚ si aggiunge la pratica del tutto nuova dei ribaltoni, si puÚ dedurre che sia stata consegnata al ridicolo la giaculatoria, per altri ordinamenti vera, dei Governi forti per effetto del sistema maggioritario. Ci sono ulteriori difetti nel sistema maggioritario. Bisogna considerare che tra i due sistemi víË una sostanziale diversitý. E la differenza sta nel fatto che, nel caso del sistema maggioritario, il condizionamento esercitato dalle forze minori - una sorta di ricatto politico - su quelle maggiori avviene nel momento della preparazione della contesa elettorale; e, nel sistema proporzionale, nel momento post-elettorale della formazione del Governo. Ora non cíË dubbio che il ricatto fatto al buio, prima della competizione o anche dopo una tornata elettorale in caso di doppio turno, comíË nel sistema maggioritario, abbia uníefficacia condizionante e distorsiva dei reali equilibri - per líeventuale successiva spartizione del potere -, certamente superiore a quella che si puÚ avere in un gioco a carte scoperte, a risultati elettorali acquisiti, comíË nel sistema proporzionale. In questíultimo non cíË spazio per il bluff, favorito magari in perfetta buona fede dai risultati dei sondaggi in tempo reale e dallíattivismo del popolo dei fax, comíË invece nel sistema maggioritario. Le percentuali millantate di votanti non funzionano, perchÈ Ë solo la loro verifica sul campo a dare corpo effettivo agli schieramenti. Inoltre, il sistema maggioritario, di fronte alla complessa articolazione della realtý partitica italiana, postulerebbe come condizione necessaria e ineludibile - sul piano dei correttivi ai ripensamenti e ai mutamenti di opinione e quindi di campo delle forze politiche minori -, il marchingegno giuridico definito antiribaltone. A suo tempo ampiamente illustrato sulla stampa dai suoi pi˜ convinti fautori, ma da pi˜ di un commentatore politico ritenuto, forse non a torto, molto stridente con quella che puÚ definirsi una sana pratica di vita democratica. Il mutamento di opinione e di schieramento in via di astratta ipotesi non puÚ essere impedito, e deve essere lasciato alla libera coscienza degli eletti; con il sistema del ´premio per la stabilitý del Governoª, da me suggerito, anche il ribaltone viene scongiurato.
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