GIURISTI
A CONSULTO.
C'E' UNA RICETTA CONTRO IL TERRORISMO
di
Lucio Ghia
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Ë svolto nelle settimane scorse ad Adelaide in Australia il XXI Congresso
della World Jurist Association, organizzazione americana che riunisce i
giuristi di 146 Paesi. Nei primi tre giorni di lavori a Sidney, 400 delegati
di oltre 50 nazioni hanno frequentato soprattutto le riunioni dedicate al
tema ´Legge e terrorismo internazionaleª. I massacri di una guerra senza
confini che insanguinano il mondo mostrano líaltro volto della globalizzazione.
Nessun Paese puÚ sentirsi al sicuro, immune da questa moderna sciagura che
accomuna Stati Uniti, Pakistan, India, Kenia, Marocco, Bali, Indonesia,
Irak. Dopo il saluto del governatore Michael Jeffrey, molti oratori hanno
scosso la platea con particolari agghiaccianti che colpiscono per líefferatezza
e le tecniche utilizzate, spesso tragicamente fantasiose quanto sofisticate.
Lëincessante scansione temporale, la freddezza dei protagonisti, líefficacia
dilaniante dei materiali esplosivi impiegati hanno fornito la cornice a
numerosi interrogativi giuridici. Gli episodi esaminati hanno riguardato
Paesi diversi. In Tunisia lí11 aprile 2002 un camion-bomba esplose vicino
alla Sinagoga di Djerba, provocando la morte di 20 persone; a Karachi in
Pakistan, lí8 maggio 2002 uníauto-bomba uccise 11 esperti navali francesi
e 3 pakistani; vicino al porto di Aden, nello Yemen, il 7 ottobre 2002 una
barca esplosiva colpÏ una petroliera francese; 5 giorni dopo a Bali 3 bombe
seminarono la morte in una discoteca uccidendo 202 persone; a Mombasa nel
Kenya il 28 novembre successivo uníautobomba lanciata contro un albergo
uccise 15 turisti israeliani e lo stesso giorno due missili terra-aria mancarono
un jet israeliano in fase di decollo; a Riad in Arabia il 12 maggio scorso
un camion-bomba esplodendo ha provocato la morte di 35 persone; in Russia,
a Mosca, il 5 luglio, durante un concerto rock, due donne cecene si sono
fatte esplodere provocando la morte di 15 persone e 80 feriti; in Indonesia
il 5 agosto uníauto-bomba si Ë schiantata nellíatrio dellíHotel Marriott
di Giakarta provocando la morte di 17 persone e il ferimento di 137; in
Irak il 10 agosto líesplosione di un camion-bomba presso la sede dellíOnu
ha provocato la morte di 23 persone, tra le quali il brasiliano Sergio Vieira
de Mello, inviato dellíOnu; a Bombay, in India, il 25 agosto due taxi-bomba
sono stati fatti saltare provocando la morte di 47 persone e il ferimento
di 143. Per i giuristi líagghiacciante cultura del terrore e la sua avanzata
rappresentano una straordinaria sfida da esaminare accuratamente. Il terrorismo,
come ogni fenomeno complesso, va compreso nelle radici e motivazioni per
essere contrastato efficacemente nei modi e con i mezzi dei quali i Paesi
a democrazia diffusa dispongono, ovvero con mezzi legali; quindi con leggi
che possano essere comprese, adottate e rispettate dai Paesi che non si
riconoscono nellíideologia del terrore. Líinsicurezza mina le premesse pi˜
elementari del vivere civile. Líescalation dellíefferatezza, líinumana crudeltý
degli autori che ne sono spesso vittime, risvegliano apocalittiche visioni
e diffusi timori. Il non sentirsi sicuri neppure a casa propria, la consapevolezza
che le pi˜ banali azioni quotidiane - comprare un giornale, accompagnare
i figli a scuola, sorbire un caffË in un bar -, possono risultare esiziali,
pongono il cittadino fuori del normale contesto relazionale, determinando
disaffezione nei confronti dello Stato, dei poteri pubblici, della polizia
e della giustizia che non riescono a garantire líesercizio di elementari
libertý individuali e sociali. Questo crea le premesse per destabilizzanti
rivoluzioni. Emerge una strategia del terrorismo a lungo termine che va
al di lý di quanto avviene nelle singole aree di crisi: al di lý di quanto,
per esempio, la questione palestinese possa pesare sulle coscienze del mondo
e sulle prospettive di superamento di quella sanguinosa guerra. Quanto avviene
in quellíarea geografica svolge una funzione di detonatore e costituisce
la pi˜ evidente risposta a motivazioni e problemi che non si esauriscono
in quellíarea. Dal dibattito Ë emerso che, laddove la questione palestinese
trovasse una concreta definizione, le ragioni del terrorismo mondiale non
potrebbero considerarsi esaurite. Per il terrorismo internazionale la vicenda
palestinese Ë uníoccasione per incrementare gli episodi di violenza, migliorare
le tecniche e i materiali da utilizzare negli attentati, acquisire consensi
in un contesto nel quale a favore della cultura del terrore milita la sperequazione
tra le parti in conflitto, una delle quali appare senza diritti, senza speranze
nÈ futuro, e líaltra, quella israeliana, connotata da uno straordinario
potenziale bellico. Alcuni relatori hanno portato ad esempio aree tra le
pi˜ degradate, come i campi profughi dei palestinesi che vivono da decine
di anni in condizioni disperate; il che alimenta il terrorismo, giustificando
qualsiasi attacco terroristico. Secondo alcuni oratori, líincapacitý degli
israeliani díinvestire nella pace costituisce la premessa della logica dello
sterminio. Si preferisce costruire nei territori contesi un nuovo muro,
si spendono 6 milioni di dollari, ma non ci si domanda se un investimento
di tale entitý in ospedali, scuole e fabbriche nei territori palestinesi
avrebbe attenuato líodio tra i due popoli. Molti israeliani sostengono la
necessitý di migliorare la qualitý della vita dei palestinesi, pagando il
prezzo di una pace che riguarda il loro presente e il futuro dei loro figli
e nipoti. Lo scenario internazionale che contraddistingue la ´rivoluzione
del terroreª ha radici nel caos e nella paura e necessita di esse per proliferare;
questa premessa ha dato avvio ad appassionati dibattiti tra i giuristi a
Sidney. » davvero da rivedere il rapporto tra i diritti umani e il terrorismo?
Pi˜ di uno spunto critico cíË stato sul limite da porre oggi ai diritti
dellíindividuo, resi pi˜ vulnerabili dalla sfida del terrore e dallíangoscia
che genera. Si Ë fatto líesempio di Zacarias Moussaoui, uno degli autori
dellíattentato dellí11 settembre 2001, in precedenza catturato dalla polizia
americana e quasi subito rilasciato: se fosse stato torturato come avveniva
nel medioevo del diritto, la strage avrebbe potuto essere evitata? La tortura
sarebbe giustificato dallíinteresse collettivo e dalla pericolositý dellíindividuo?
Líavanzata dei diritti umani deve registrare una battuta díarresto? Altri
interrogativi sono emersi dalle discussioni. » rimasta in agguato la teoria
del non intervento, del rispetto della sovranitý dei singoli Stati: líIraq
ha tenuto banco. Deve accettarsi la cosiddetta ´pax americanaª o compete
solo allíOnu il compito di garantire la pace nel mondo? Come si difendono
i Paesi dagli attacchi terroristici e dai loro collegamenti con la criminalitý
organizzata internazionale? Come puÚ assicurarsi una risposta omogenea in
termini normativi da parte dei Paesi che ne sono vittime? Sono emerse gravi
responsabilitý e grandi possibilitý anche in riferimento al ruolo dellíEuropa.
La delegazione italiana ha illustrato gli sforzi per realizzare collegamenti
tra le forze di polizia dei vari Stati, una legislazione omogenea sul terrorismo,
la circolazione di notizie indispensabili per uníefficace difesa da attacchi
terroristici. Si Ë parlato del nuovo organismo, líEuropol, che si sta potenziando
per rendere pi˜ accessibili a tutte le polizie nazionali banche dati e archivi
dei singoli Stati. Ma il miglioramento delle capacitý investigative e delle
possibilitý di identificazione dei soggetti sospetti, il tempestivo intervento
delle forze dellíordine e la prevenzione degli attentati ripropongono il
problema dellíadeguatezza dellíorgano che dovrebbe coordinare in ciascun
Paese le indagini garantendone la legalitý. Di fronte alla realtý terroristica
assumono preoccupanti contorni le querimonie che hanno contraddistinto la
partecipazione italiana alla formazione dellíEurogiust, costituito dai rappresentanti
dei pubblici ministeri, ovvero degli organi inquirenti dei vari Stati. I
difensori della carriera unica per giudici e pubblici ministeri hanno visto
un attentato allíindipendenza e allíautonomia della magistratura nel ruolo
di stretta collaborazione tra pubblici ministeri e Ministero della Giustizia,
proprio della funzione dellíEurojust. A livello europeo il problema Ë risultato
difficilmente comprensibile, poichÈ nella maggior parte dei Paesi il pubblico
ministero dipende dal ministro della Giustizia; le acrobazie giuridiche
nelle quali siamo specialisti hanno consentito allíItalia di far parte di
tale organismo comunitario. Proprio la lotta al terrorismo potrebbe costituire
líoccasione per riorganizzare in chiave pi˜ moderna la magistratura. Di
fronte alla gravitý e allíattualitý della minaccia terroristica, anche líindipendenza
e líautonomia del pubblico ministero non dovrebbero costituire un ostacolo
alla piena collaborazione con organismi internazionali e con il Ministero
della Giustizia. Líimportanza della legge, intesa come sistema unitario
e omogeneo, fonte di risposte internazionali, Ë solo parzialmente accettata,
e ciÚ costituisce un grave problema. Infatti la necessitý dei terroristi
di avere a disposizione vari terreni di coltura Ë soddisfatta da numerosi
Paesi che non hanno una particolare sensibilitý vero il fenomeno nÈ una
legislazione specifica, e non considerano tali attivitý come criminali,
da combattere con decisione e intensitý. La lotta al terrorismo internazionale
sarý pi˜ difficile finchÈ avremo aree franche nelle quali il diritto internazionale
Ë sconosciuto, come pure la capacitý di perseguire i responsabili con mezzi
legali, di eliminare i vivai di natura terroristica, i campi di addestramento
o i compiacenti nascondigli. I rappresentanti dei Paesi europei hanno sottolineato
che molto ci si attende dallíarmonizzazione non solo delle legislazioni,
ma dellíattivitý di polizia. I collegamenti tra terrorismo internazionale
e criminalitý organizzata rivelano líabbondanza di mezzi finanziari dei
quali godono i terroristi, la loro possibilitý di sostenersi economicamente
e di approvvigionarsi di armi dovunque. Le raffinate tecniche degli attentati
e líabilitý nel far perdere le tracce esigono risposte concrete che devono
nascere dalla collaborazione tra coloro che hanno la responsabilitý di fronteggiare
il terrorismo internazionale. |