TROPPO
PIETISMO PER GLI SPIETATI AUTORI DI EFFERATI DELITTI
di
Delfo Galileo Faroni

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uno stato di salute psicologica perfetta non si puÚ accettare il principio
abolizionista della pena di morte. Se tutti possedessero quella rara facoltý
che si chiama buon senso, o quellíaltra ancora pi˜ rara che Ë la capacitý
di capire il dolore e i patimenti altrui, dovrebbero attenersi alla pi˜
rigida e inviolabile opinione della indispensabilitý della pena di morte.
La stragrande maggioranza degli uomini, avvezza ad infischiarsene delle
sventure degli altri, non sta certamente a logorarsi la vita pensando se
impiccare, fucilare, decapitare, usare sedia elettrica o iniezione letale
o quantíaltro, verso chi si Ë reso colpevole di crudeli ed efferati delitti.
Nessuno si riduce a considerazioni di livore e di rabbia se la disgrazia
non lo colpisce direttamente e non gli devasta la mente. » difficile in
questi casi lasciarsi persuadere ed ammettere che la Cayenna Ë una condanna
che per durezza puÚ essere peggiore della pena di morte. A questo punto
si impone una precisazione: ci sono Paesi nel mondo, come alcuni degli Stati
Uniti díAmerica ad esempio, nei quali non viene praticata la pena di morte,
ma gli anni di carcere somministrati vengono scontati per intero, vissuti
in una misera, ignobile esistenza, senza la speranza di condoni, indulti,
indultini, amnistie, perdoni e via dicendo come purtroppo avviene nel nostro
Paese dove, in questo campo, vengono perpetrate nefandezze di ogni genere.
Ci sia lecito sottolineare che líesistenza, giý tanto dolorosa e senza pi˜
sogni, di chi malvagiamente ha subito la perdita inconsolabile di una persona
cara, di fronte alla superficialitý e permissivitý delle nostre leggi aggiunge,
allíaspetto irridente della giustizia, rabbia alla rabbia, indignazione
alla collera, rammarico alla beffa, nellíassistere al perdono di persone
capaci delle azioni pi˜ infami e spregevoli. In questi casi ben venga il
taglio della testa, visto che in Italia il delitto non conosce castigo.
Ma la nostra ribellione non finisce qui. In aggiunta a quanto accennato,
anche se occorre un atto di fede per crederci, abbiamo assistito ad eccessi
di giustizia che hanno lasciato il segno martirizzando, con inaudito accanimento,
imputati rigorosamente innocenti, concedendo viceversa a criminali, indegni
di continuare a vivere nel contesto umano, tutte le attenuanti possibili
e immaginabili previste da leggi ambigue e incoerenti. Ma torniamo alla
pena di morte. Le statistiche dicono che in molti Paesi nei quali impera
il totalitarismo, cioË Paesi governati con sistemi politico-militari dittatoriali,
ma anche in molti Paesi democratici come gli Stati Uniti, il Giappone, líIndia
ed altri, il boia ha mandato al creatore nel 2002 oltre 5 mila malfattori
condannati a morte per reati diversi. Probabilmente non tutti i giustiziati
meritavano di essere inviati anzitempo a trovare la Madonna, ma per quelli
che si erano macchiati di delitti come lo stupro e líuccisione di bambini,
o la violenza sessuale e líuccisione di ragazze, la soppressione di persone
sequestrate per estorsione, o hanno perseguitato senza una ragione, per
motivi politici o altro, a nostro modo di vedere dovevano obbligatoriamente
subire líesecuzione capitale. Se riflettiamo un momento, invece di fare
tante chiacchere sarebbe opportuno che quelle associazioni umanitarie che
si battono contro la condanna a morte e la stessa assemblea generale delle
Nazioni Unite andassero a chiedere, alle persone segnate dal dolore per
la perdita di un figlio, di un genitore, di una persona cara insomma, cosa
pensano della pena di morte. Si fa presto a parlare e a palesare ipocritamente
sentimenti favorevoli ai condannati a morte, specialmente oggi che anche
líEuroparlamento si Ë impegnato a presentare una risoluzione di moratoria
universale. Dentro di noi perÚ, ognuno, considerando innanzi tutto la gravitý
del misfatto e la permissivitý della nostra giustizia e delle nostre leggi,
sarebbe ben felice che la pena capitale venisse introdotta anche nei Paesi
in cui al momento non Ë prevista. |