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DANILO BRUSCHI:
I RISCHI NASCOSTI DELLA RETE

di Luigi L
ocatelli

 

 

 

otrebbe essere arrivato dalla Cina il virus informatico che il 25 gennaio scorso ha bloccato a lungo 14 mila sportelli degli uffici postali italiani. Si Ë messo in cammino lungo le invisibili autostrade della rete che avvolgono il pianeta alle 6,30 del mattino, ora italiana; denominato SQL Slammer, ha colpito anche i sistemi di societý telefoniche e imprese, danneggiando 80 mila server. Negli Usa ha messo fuori uso 13 mila bancomat della Bank of America, provider, societý di servizi, di assicurazioni, aziende e uffici che comunicano in rete. Apparecchi in tilt, comunicazioni interrotte, apparati informatici congelati in molti Paesi. Per tutta la giornata in Corea Internet Ë rimasta inattiva e le reti della Korea Telekom hanno avuto un lungo black-out. Fbi, polizie díEuropa e dellíAsia, organizzazioni, strutture che si occupano della sicurezza informatica lavorano alla caccia dellíhacker, il pirata informatico che quel giorno ha infettato volontariamente il primo computer, la Victim Zero. La sicurezza informatica si Ë rivelato il grande problema della nostra epoca globalizzata: sono 8 milioni le carte di credito violate negli Stati Uniti. Líha comunicato la Mastercard, presa di mira dai pirati, come la Visa e la Discover Financial Service, decrittando i codici di protezione di una societý che gestisce conti bancari. Nel 2002 le spam, come sono definite le e-mail non desiderate e in prevalenza pubblicitarie ricevute dagli utenti di posta elettronica, sono state il 25 per cento del traffico, con comunicazioni rallentate, perdite di tempo, diffusione di virus informatici. Negli anni scorsi il virus Loveletter ha provocato alle aziende danni per circa 8,75 miliardi di dollari. I pirati non sono pi˜ abili smanettatori di computer eccitati dalla sfida con i sistemi superprotetti del Pentagono o di grandi societý commerciali o finanziarie, come Serge Umpich, líingegnere francese che nel í99 si Ë presentato sui computer delle banche francesi con un ´Buon giorno, i bancomat dellíintera nazione sono da buttareª, per dimostrare che il sistema poteva essere violato. E non sono soltanto gli ´ethical hackersª, come amano definirsi sul loro sito, dichiarandosi simbolo di libertý e rappresentanti dellíautentico spirito dei tempi tecnologici, in cui la sicurezza informatica deve dare alle persone la possibilitý di agire come preferiscono. Adesso nei nostri computer si intromettono degli autentici ´crackersª, ossia degli scassinatori, con líobiettivo di danneggiare, distruggere sistemi e collegamenti; oppure organizzazioni criminali che agiscono in rete depredando conti correnti, violando password, spostando capitali, bloccando líattivitý produttiva di aziende. ´» il peggior incubo finanziario americanoª, ha detto il procuratore di New York James Comey, quando líFbi ha scoperto una truffa colossale ai danni di 30 mila persone negli ultimi tre anni. ´Un agente dellíFbi‚racconta il professor Danilo Bruschi‚mi ha detto che negli Stati Uniti sono frequenti i ricatti alle banche. I pirati, quando riescono ad intromettersi nei sistemi di una banca, vi depositano uníimmagine o un qualsiasi altro documento, telefonano ai suoi dirigenti e li avvertono della presenza di questi documenti, prova dellíintrusione. Se la banca non vuole che nella successiva mezzíora il server venga distrutto, deve eseguire immediatamente un bonifico su un certo conto. Nello scorso anno sono stati registrati oltre 400 episodi del genereª. Il professor Bruschi ha 45 anni, ha cominciato a trafficare con i computer a 15, si Ë laureato a Milano, Ë stato due anni negli Stati Uniti per specializzarsi e oggi Ë ordinario di Sicurezza delle Reti nel Dipartimento di Informatica dellíUniversitý Statale di Milano, di cui dirige il laboratorio Sicurezza Reti e il Master in Sicurezza delle Tecnologie dellíInformazione e Comunicazione. » membro del Comitato Tecnico Nazionale per la sicurezza informatica e delle telecomunicazioni nella Pubblica Amministrazione. Dal 2000 Ë presidente del Clusit, Associazione italiana per la sicurezza informatica. Partecipa allíelaborazione delle leggi e dei regolamenti sullíargomento a livello sia comunitario sia italiano, segue la formazione delle figure professionali che operano nel campo. Dal 1946, quando nel poligono di tiro di Aberdeen, nel Maryland, gli ingegneri della Pennsylvania University consegnarono allíesercito americano il primo computer, la scienza e la tecnologia informatica hanno fatto passi giganteschi e a grandissima velocitý. Quel prototipo era lungo 30 metri, alto 3,50 metri e pesava 30 tonnellate. Poteva risolvere uníoperazione matematica in un tempo 40 volte minore di un essere umano. Negli anni 90, quando líIbm Deep Blue riuscÏ a battere Garry Weinstein, conosciuto nel mondo degli scacchi come Kasparov, sembrÚ un risultato straordinario. Oggi i computer sono tascabili, velocissimi. Il pi˜ potente finora costruito Ë a Pittsburg e compie 6 mila miliardi di operazioni al secondo. Ma la sicurezza dei sistemi informatici non Ë stata risolta. ´» un problema che ci porteremo dietro fino al prossimo secolo perchÈ Ë strutturale, legato al criterio di progettazione e realizzazione degli strumenti informatici, che diventano sempre pi˜ complessi quindi sempre pi˜ insicuri‚ spiega il professor Bruschi‚. Il vero problema Ë che líuomo sta realizzando oggetti che non riesce a controllare. Adesso un calcolatore Ë regolato da meccanismi talmente complessi e sofisticati che nessuna mente umana Ë in grado di governarlo completamente. In queste tecnologie ci sfuggono una serie di dettagli che poi consentono ad estranei di sfruttarli per i loro piani illegali e criminaliª. La nuova tecnologia si Ë diffusa cosÏ rapidamente che nessuno ha badato ai problemi che essa nascondeva. ´Anche per líautomobile Ë accaduto che i punti deboli sono stati scoperti dopo la sua diffusione, e si sono cercati i rimedi, sono state introdotte le cinture di sicurezza e gli airbag, ed Ë stato adottato il Codice della strada‚aggiunge Bruschi‚. Ma nel campo dellíinformatica il problema della sicurezza Ë molto pi˜ grave, in quanto coinvolge quasi tutte le attivitý umane, che rispetto a questa tecnologia stanno sviluppando una fortissima dipendenzaª. Domanda. Oltre difficoltý tecnologiche, esiste un conflitto tra il diritto alla riservatezza e líinsicurezza dei sistemi? Risposta. Líinsicurezza dei sistemi informatici Ë una minaccia alla riservatezza di cittadini, aziende e istituzioni, alla tutela delle informazioni su relazioni personali, segreti industriali, diritti díautore, rapporti con istituzioni e banche. D. Esiste un problema di qualitý delle informazioni immesse in rete? R. Chiunque puÚ diffondere in rete qualunque messaggio. Questa libertý totale costituisce la debolezza e la novitý di internet. » líelemento che ha consentito alla rete di diventare una risorsa comune, la pi˜ grande fonte di informazioni che líuomo abbia mai creato. Basta pensare che le risultanze del progetto Genoma sono su internet e chiunque vi puÚ accedere. Le informazioni ci sono tutte, basta saperle reperire e scegliere. PerÚ va anche detto che cercare líinformazione in rete non Ë una cosa facile, o si conoscono le parole-chiave per cercare gli argomenti o si trova il 90 per cento di informazioni-spazzatura. D. Non esistono limiti nÈ regole di carattere etico e giuridico? R. Questa Ë la contraddizione sulla quale Ë nata internet e líha fatta diffondere a livello mondiale. La totale mancanza di regole e di censure adesso costituisce un grande problema. Basta pensare alla pedofilia in rete. Vari Paesi si stanno attrezzando, molti dispongono di leggi sul crimine informatico, tra loro perÚ poco omogenee. Nel tentativo di uniformare queste leggi il Consiglio díEuropa ha predisposto una convenzione sulla criminalitý informatica che deve essere ratificata dagli Stati membri. Per ora líhanno fatto due Paesi, uno dei quali Ë líAlbania. Inoltre cíË una forte divergenza tra Stati Uniti ed Europa sui contenuti censurabile. Per gli europei, per esempio, la pornografia per adulti non Ë censurabile mentre per gli Stati Uniti lo Ë; viceversa, gli scritti nazisti lo sono per gli europei e non per gli americani. Le discussioni sono molte. La questione Ë che internet Ë globale e per risolvere i problemi occorrerebbero accordi a livello globale, praticamente impossibili. Il risultato Ë che ci sono persone che approfittano delle debolezze di realizzazione della tecnologia per commettere reati. D. Al problema giuridico si aggiunge líaspetto tecnologico? R. Nel momento in cui si volessero porre barriere di natura legale, le tecnologie rimangono incontrollabili perchÈ presentano buchi non prevedibili in anticipo e che consentono le intrusioni. » possibile stabilire delle norme ma in questo campo, pi˜ che in altri, fatta la legge si trova líinganno per aggirarla. Non Ë vietando per legge il furto di informazioni che questo si impedisce, perchÈ esistono comunque dei modi che consentono a persone estranee di intercettare le informazioni cui sono interessate. D. Questo per un difetto nella progettazione iniziale che non ha tenuto presente i problemi di sicurezza, o perchÈ Ë dovuto alla natura stessa del computer? R. » un problema legato alla natura umana. Noi non siamo capaci di realizzare cose perfette. I computer lavorano su comando nostro, siamo noi che li programmiamo. » nella programmazione che líuomo commette degli errori che a volte si rivelano particolarmente gravi e permettono líuso illegale delle strutture informatiche. D. Quali aspetti del problema sicurezza considera pi˜ gravi? R. La scarsa considerazione di cui gode il problema a tutti i livelli della societý. CíË una continua corsa a progettare tecnologie pi˜ perfezionate, senza la consapevolezza dei rischi che comportano. Accanto allíincitamento ad acquisire le tecnologie, a collegarsi in rete per comprare, per vendere, per informarsi, per comunicare, manca completamente líavvertimento delle cautele necessarie nellíuso di questi strumenti, perchÈ non si vogliono spaventare gli utenti-acquirenti. Invece si dovrebbe parlare di sviluppo sostenibile dellíinformatica, di sviluppo ragionevole, con un invito a comprare e usare il computer tenendo presenti i rischi, che ci sono, e conoscendo gli strumenti di difesa. La scienza che io studio ne ha prodotto molti, abbastanza efficaci nel combattere il fenomeno degli hackers. Ma da parte dellíutente cíË una certa resistenza nellíutilizzarli. E sono poche le persone con competenza specifica nella sicurezza nellíinformatica, un settore abbastanza giovane. In Europa ci si Ë messi ad affrontare sistematicamente questo problema una decina díanni fa, gli Stati Uniti hanno cominciato negli anni 70. Avendo cominciato a usare gli strumenti informatici in ambito militare, si sono accorti subito delle loro debolezze e hanno ricercato gli strumenti di difesa. I militari hanno abbandonato la rete internet, creandone una propria, riservata, la Milnet, mentre líEuropa rincorreva la diffusione della tecnologia e si Ë posta il problema dellíuso corretto soltanto negli anni 90. Solo adesso nei piani di Europa 2005 la sicurezza Ë stata posta come uno degli elementi cardine. Si Ë scoperto che, se manca la sicurezza, Ë difficile convincere la gente ad adottare la tecnologia informatica. D. Quali sono i sistemi pi˜ importanti elaborati per la sicurezza? R. Per garantire la sicurezza nelle aziende esistono varie tecnologie. Tra le pi˜ diffuse vale la pena citare i Firewall e gli Intrusion Detection System che, attraverso sbarramenti, possono eliminare il traffico abusivo rilevando in tempo reale i tentativi di intrusione. Si collocano nei punti cardine di una rete ben definita e segnalano attivitý anomale nel suo interno. Sono stati elaborati da decine di aziende produttrici, le pi˜ grandi li hanno tutte. Ibm, Cisco Systems, Microsoft, líinglese Symantec creata da John W. Thompson in un bunker dello Yorkshire, offrono software di protezione antivirus globale. Ma ci sono anche aziende minori. Come per gli allarmi degli appartamenti, il problema fondamentale Ë trovare il professionista serio che li sappia installare. Per noi la difficoltý Ë verificarne líefficacia reale, perchÈ si puÚ accertare la validitý del sistema di protezione adottato solo se una rete viene attaccata. Se la televisione non mostra le immagini, si vede subito che qualche cosa non va, mentre qui senza attacchi non si scopre il ´bugª, líintrusione o il difetto del sistema. D. La diffusione della firma digitale Ë ritardata dal problema sicurezza? R. Il vero problema della firma digitale Ë la complessitý delle procedure necessarie per un suo corretto utilizzo. Pensare oggi di volerne imporre líuso a un utente informatico sarebbe come voler imporre alle trib˜ che vivono nella foresta ammazzonica líuso dellíautomobile. Sono necessarie attivitý di educazione e sensibilizzazione al problema della sicurezza informatica, che sinora nessuno ha ancora intrapreso. Vari tentativi di introdurre in alcuni settori della societý questo strumento sono sinora fallite, perchÈ si Ë completamente trascurato questo aspetto. Accanto a ciÚ, va poi considerato che, tra le persone attualmente preposte a favorire il processo di penetrazione di questa tecnologia nella societý, sono davvero molto poche quelle che possiedono le necessarie competenze per cogliere i diversi aspetti della tecnologia e quindi favorire una diffusione graduale della stessa. Un altro problema riguarda líaspetto scientifico, perchÈ siamo ancora titubanti sullíeffettiva efficacia dello strumento nel momento in cui viene utilizzato da grandi masse. Finora gli esperimenti riguardano qualche centinaio di migliaia di persone. Veramente pochi. Non sappiamo che cosa accadrý estendendo il sistema a decine di milioni di persone. Si sa che funziona bene per popolazioni limitate, predisposte e acculturate, ma non si sa tecnicamente che cosa puÚ accadere con numeri grandi e impreparati, nellíimpiegarlo per contratti, transazioni commerciali, bonifici, pagamenti, operazioni che riguardano somme di denaro anche consistenti. D. Su quale meccanismo Ë basata la firma digitale? R. Sostanzialmente Ë la cifratura di un documento. A ogni persona viene data una chiave, costituita da due serie distinte di numeri. Una serie viene distribuita dal titolare della firma a uffici, operatori, persone con le quali deve operare o comunicare, líaltra Ë tenuta segreta. Ognuna delle due serie di numeri della chiave Ë in grado di crittografare documenti e di decifrare quelli cifrati con líaltra. Questo in sostanza il meccanismo. Quando si vuole firmare un testo digitalmente, si inserisce la propria chiave segreta nel computer e si invia il documento al destinatario, il quale inserisce la parte della chiave a lui comunicata e, se riesce a decifrarlo, riconosce líidentitý del mittente, perchÈ Ë solo una persona che possiede líaltra parte. Dal punto di vista scientifico non cíË la certezza matematica della inviolabilitý, ma con le conoscenze che possediamo oggi il metodo pi˜ veloce per scoprire la chiave segreta richiederebbe circa 200 anni di lavoro. Il sistema si basa sul presupposto che Ë possibile risalire alla chiave, ma in un tempo estremamente lungo. La complessitý dellíoperazione Ë un freno al tentativo di violazione. D. In quali settori sono pi˜ attivi i pirati informatici? R. Non abbiamo dati a disposizione e questo Ë un altro problema. Non si riesce a quantificare i cyber reati anche perchÈ uníazienda che subisce un attacco difficilmente lo denuncia, per evitare anche un danno allíimmagine. La stessa polizia ha difficoltý ad avere un quadro complessivo del fenomeno. Se noi avessimo dati certi, sarebbe pi˜ facile da una parte convincere le persone, le societý, le istituzioni a mettere in sicurezza il loro sistema con gli strumenti di difesa esistenti, e dallíaltra riuscire a verificare oggettivamente gli effetti di alcuni strumenti di protezione. Tecnologie di difesa esistono, bisogna che la gente impari ad usarle. Nel mondo occidentale, invece, molti si sono messi ad usare le tecnologie e internet senza approfondirne la conoscenza. CosÏ abbiamo uno strumento pensato per la diffusione della conoscenza e della comunicazione che non ha regole, limiti, sicurezza. E ora si puÚ fare poco, perchÈ internet ha un miliardo di utenti in tutto il mondo.
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