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STAGNAZIONE. ACCORDO POSSIBILE, PURCHE' RILANCI L'ECONOMIA

di Pier Luigi Bersani, DS Economia


Non sarebbe impossibile delineare un programma straordinario a sostegno del settore industriale per porre sotto controllo spinte inflazionistiche pericolose per la competitivita' e i consumi

 

l cuore della nostra stagnazione economica sta nella recessione industriale che ci accompagna ormai da due anni. Inutile consolarsi con i guai altrui. Noi scivoliamo di pi˜. Se non si parte da questa consapevolezza, non si affrontano i problemi e ci si limita ad aspettare il bel tempo o il passaggio di qualche locomotiva che ci trascini. I caratteri della nostra crisi industriale sono fondamentalmente due. Innanzitutto, il ripiegamento della grande impresa. Stiamo uscendo dalla competizione mondiale nelle produzioni a pi˜ larga economia di scala (elettronica, chimica, automobili ecc.), mentre le poche nostre grandi imprese si rivolgono via via a mercati locali e spesso tariffati. Si riduce, dunque, la nostra capacitý di presidiare i mercati mondiali e di aprire la strada alle nostre piccole e medie imprese. A loro volta (ecco il secondo problema) queste ultime si trovano a combattere nel mondo contro concorrenti pi˜ agguerriti che intervengono nei nostri settori di tradizione, quelli cioË ai quali siamo rigidamente e quasi esclusivamente ancorati. Líuno e líaltro dei versanti critici sono riconducibili alla sfida della globalizzazione che ha accelerato il passo e che sta ridefinendo, in modo carsico o tellurico, la divisione internazionale del lavoro e il ruolo di ciascun sistema produttivo. In questi due anni cíË stato un silenzio assordante sulla nostra recessione industriale. Si Ë parlato díaltro, come se una (ipotetica!) riduzione fiscale, qualche norma contabile, qualche legge assolutamente generica di incentivazione, qualche nuova disposizione sul mercato del lavoro potessero risolvere il problema. Pi˜ serie le considerazioni che hanno portato a riflettere su questioni strutturali (infrastruttura, scuola, ricerca ecc.) senza peraltro che ne venissero risposte concrete e soddisfacenti. Anche in questo caso, tuttavia, ci si Ë dimenticati che esiste un ciclo economico che va affrontato con immediatezza, che i problemi si accelerano, e che la piccola e media impresa deve sentire di essere affiancata con pragmatismo e determinazione in un passaggio molto difficile. I campi di intervento hanno un nome e un cognome: internazionalizzazione, esportazioni, ricerca e tecnologia, credito e servizi, rispetto delle regole commerciali, sistema dei costi. Non sarebbe stato e non sarebbe impossibile fra Governo, Parlamento, Regioni e forze sociali, delineare un programma straordinario e immediato di intervento a sostegno del settore industriale. Occuparsi davvero della tutela dei nostri marchi e delle nostre innovazioni e allo stesso tempo portare una missione straordinaria in Cina; orientare tutti gli incentivi industriali al trasferimento tecnologico e abbassare gli oneri sociali nei settori a pi˜ alta intensitý di manodopera; potenziare gli affidamenti creditizi e le garanzie per operazioni sullíestero e aprire il mercato interno con un programma straordinario di liberalizzazione; incentivare líaumento di dimensione e di massa critica delle imprese anche attraverso i sistemi di rete; sollecitare le medie imprese internazionalizzate a fare da riferimento pi˜ stabile per aree di micro-impresa del Made in Italy. Tutto questo puÚ essere il contenuto di un confronto tecnico e politico che dia al Paese il senso di uno sforzo comune; tutto questo puÚ accompagnarsi al ripristino di un tavolo di politica dei redditi in grado di rimettere sotto controllo le dinamiche inflazionistiche ormai pericolose per la competitivitý e per i consumi. Non ci sarebbe ragione per escludere, con uníimpostazione siffatta, un dialogo vero fra maggioranza e opposizione cosÏ da trasmettere un segno di fiducia a un Paese preoccupato e disilluso.
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