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AIDS. IL CONTRIBUTO DELLE COOP PER LA SALUTE E L'ECONOMIA
di Ivano Barberini presidente dell' ACI



 

 

 

cosÏ breve líamore, Ë cosÏ lungo líoblioª, scriveva Pablo Neruda in una delle sue pi˜ belle poesie giovanili. Mi Ë tornato in mente, considerando líattenzione esplosiva prestata dai media ai grandi fatti del nostro tempo e poi il silenzio che li copre per un tempo indefinito. » líinesorabile regola della comunicazione di massa. Alcuni mesi or sono il mondo si Ë fermato, spaventato e attonito, per líimprovviso apparire della Sars, soprattutto in Cina e in Canadý. Di colpo le persone hanno ´sentitoª che il mondo Ë davvero senza frontiere, un villaggio globale unito soprattutto nei rischi per líambiente, la salute e la sicurezza. Superata la fase critica, il problema della Sars Ë tornato, nei giorni scorsi, ad affacciarsi per un nuovo caso a Singapore. Un brutto segnale, allíinizio dellíautunno. La speranza Ë che si tratti di un episodio isolato e non líannuncio di un altro terribile periodo di paura e di sconvolgimento delle relazioni internazionali. Quello che certamente non Ë risolto, Ë il problema dellíAids. Secondo una stima dellíOrganizzazione Mondiale della Sanitý-Unaidis di fine 2002, i portatori del virus Hiv superano i 42 milioni. Di questi, oltre 29 milioni risiedono nellíAfrica sub-sahariana. Ogni anno muoiono milioni di persone, mentre il numero dei malati continua a crescere a ritmi impressionanti. Il dibattito su questa terribile epidemia si svolge essenzialmente in sede scientifica. Ed Ë un fatto positivo. La ricerca ha fatto notevoli passi, nonostante la limitata destinazione di risorse pubbliche, soprattutto nel nostro Paese e in Europa. Oggi si riesce a ritardare il passaggio dallíinfezione del virus Hiv allíAids, aumentando le probabilitý di sopravvivenza. Tra le pi˜ significative, in questa attivitý di ricerca, vi Ë quella svolta dallíIstituto diretto dal dottor Franco Lori nel Policlinico San Matteo di Pavia, che sta sperimentando líinterruzione ripetuta e programmata della terapia anti-Hiv per indurre un ritorno temporaneo del virus nel sangue e uníimmunizzazione antivirale. » un passo importante, che attende una conferma clinica. I vantaggi sarebbero di grande rilievo: riduzione dei farmaci da somministrare ai pazienti, con minori effetti collaterali e grande risparmio di risorse economiche. Si calcola che, nel mondo, la spesa in farmaci anti-Hiv si aggiri sui 25 miliardi di euro. Dimezzare questi costi significherebbe risparmiare cifre enormi. Difficile, ma non impossibile. In Africa il costo della terapia retro-virale per individuo oscilla tra i mille e i 2 mila dollari ogni anno, equivalente al prodotto interno di 20 abitanti del Zimbabwe. Sono evidentemente livelli ancora proibitivi per quei Paesi. Ne consegue che il numero degli africani che ha seguito una terapia Ë insignificante. Líepidemia provoca un ulteriore peggioramento perchÈ sottrae risorse umane e materiali allo sviluppo economico. I risvolti economici del diffondersi del virus devono essere dunque pienamente considerati, in un quadro di attivitý educativa e di gestione dellíimpatto sullíeconomia e la societý. Di questo si Ë parlato in un seminario ad Oslo, in settembre, nel quadro dellíAssemblea generale dellíAlleanza Cooperativa Internazionale, per iniziativa dellíIca Gender Committee e dellíIca Health Committee. Si Ë affrontato il rapporto tra il problema dellíHiv-Aids e líattivitý delle cooperative, con lo sguardo rivolto essenzialmente alla realtý africana e asiatica. Le cooperative sono ritenute un buon veicolo per aiutare le persone a sconfiggere la povertý. Ma in Africa sono una realtý fragile. » sufficiente che un socio sia colpito dal virus perchÈ si producano effetti pesanti sulla gestione e sullíequilibrio finanziario della cooperativa. Il movimento cooperativo africano Ë impegnato a definire una migliore strategia, ponendosi in sintonia con i Paesi che hanno dimostrato maggiore determinazione ed efficacia nellíopera di prevenzione. Il Governo dellíUganda Ë stato il primo a riconoscere il pericolo dellíHiv. Ha sviluppato dei programmi di formazione e di prevenzione che hanno notevolmente abbassato il tasso di diffusione del virus. Il Senegal ha seguito una strada analoga. In virt˜ di uníintensa campagna di educazione condotta dal Governo, líuso del preservativo, nei rapporti occasionali, Ë salito dallí1 al 67 per cento; il che ha portato a un tasso di infezione pari al 2 per cento della popolazione, un livello tra i pi˜ bassi in Africa. Per parte sua il movimento cooperativo sviluppa uníintensa attivitý formativa nei confronti dei soci, in collaborazione con i centri pubblici di lotta allíAids. Esperienze analoghe e rilevanti nel campo dellíinformazione e dellíeducazione sono condotte dalle cooperative asiatiche, che gestiscono in diversi Paesi ospedali e centri universitari. In India nel 2002 il movimento cooperativo ha sviluppato 372 programmi educativi sullíAids, rivolti prevalentemente ai soci delle cooperative ma aperti allíintera comunitý. Líimpatto sociale di queste iniziative Ë di grande rilievo. Basti pensare che i soci delle cooperative raggiungono i 220 milioni di persone in India e superano i 522 milioni nel continente. LíAlleanza Cooperativa Internazionale, sulla base di queste esperienze, sta elaborando un progetto di intervento nei Paesi pi˜ colpiti, sul quale far convergere líiniziativa della cooperazione del nord e del sud del mondo. Lo sviluppo dei programmi Ë destinato in prevalenza allíeducazione delle donne, non solo perchÈ sono le pi˜ colpite dal diffondersi del virus ma perchÈ hanno la responsabilitý della famiglia e dellíeducazione dei figli.
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