MOSTRE,
PRESENTAZIONI, AVVENIMENTI ECC.
Da
Picasso a Bacon: gli artisti che hanno dipinto l'ansia, l'angoscia, la
malattia, la morte
a cura di
GIOSETTA CIUFFA
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osíhanno
in comune una scultura in bronzo di Germaine Richier raffigurante una mantide,
una ceramica zoomorfa di Asger Jorn, una xilografia di Edvard Munch, uníinstallazione
di Edward e Nancy Kienholz, un video di Tony Oursler? Apparentemente, sembrano
non avere alcun denominatore comune: appartengono ad artisti, periodi, correnti
diverse e sono realizzati con materiali e tecniche diverse. Ne emerge perÚ
ben presto il fattore caratterizzante: líansia. Palazzo Forti di Verona,
infatti, fino allí11 gennaio presenta ´La creazione ansiosa da Picasso a
Baconª, esposizione che guarda ad ansia e angoscia, causate da travagli
personali o imposte da eventi storici, come fattori ispiratori dellíartista.
I sentimenti di angoscia e gelosia, la malattia e la morte, anche al lavoro,
dominano le opere di Edvard Munch e Alfred Kubin. Il mare in tempesta Ë
protagonista degli oli del drammaturgo August Strindberg. Picasso Ë presente
con pi˜ quadri: colpisce il dolore della ´Donna piangenteª del 1937, e ancor
di pi˜ líautoritratto del 1972, quasi scarnificato, come se líartista giý
si vedesse sepolto, ma con colori accesi forse tenta un ultimo appello alla
vita. I disegni di Egon Schiele, nella propria semplicitý e fissitý, incutono
timore, come anche il volto e gli occhi del bimbo in ´Madre e bambinoª del
1912, simile nello sguardo al folle personaggio ritratto da Lorenzo Viani
e del quale Ë molto inquietante anche ´La duchessaª, e simile anche a ´Le
bambineª di Felice Casorati, entrambi di pochi anni prima. Una madre e il
suo neonato sono ritratti nel 1924 anche da Otto Dix, ma su di essi grava
il peso di tempi bui, e la vecchiaia Ë una condizione innata, raggiunta
ancora prima di nascere. Max Klinger adagia, per lo stesso tema, un bimbo
sul capezzale della madre spirata giovane. James Ensor dipinge invece nel
1897 ´Le maschere e la Morteª, e ripropone la tematica nel 1924 nel ´Pierrot
e lo scheletro in gialloª, quasi a affermare che tutto Ë finzione, tranne
la morte, che volteggia con la falce nel cielo del primo dipinto. Pi˜ crude
e dolorose di quelle in cui Ë ritratta fisicamente la morte, sono le opere
ispirate allíorrore dellíolocausto, come ´Non siamo gli ultimiª di Anton
Zoran Music, internato a Dachau; oppure ´Il direttore díorchestra Rafael
Sch”chter nella camera a gas, con lo spartito del Requiem di Verdiª, di
Terje Bergstad: Sch”chter intrattenne a Terenzienstadt le S.S. con un concerto,
terminato il quale tutta líorchestra fu mandata a morire. Orchestra anche
quella di Edward e Nancy Kienholz, ma di sette manichini e con una vecchia
foto ´in carne e ossaª; e lo spettatore non puÚ fare a meno di domandarsi:
di che morte saranno morti? Un volto chiama e si lamenta in un crescendo
di ansia: proiettato su un cuscino chiuso in un baule, il corpo Ë stoffa
svuotata, Ë líinstallazione ´Hello?ª di Tony Oursler, di sicuro effetto
ansiogeno, come anche ´Now you see me, now you donítª, video claustrofobico
di Per Maning. Atmosfera rarefatta quella della villa italiana dipinta nel
1890 da Arnold B–cklin, pittore caro a Hitler; dinamiche le opere materiche
di Alberto Burri, Antoni Tapies, Manolo Millares; statico Ë invece líautoritratto
di Carlo Guarienti che, pensoso e indifeso, si intravede appena sulla tela.
Dello stesso artista un ´Senza titoloª del 2003 che raffigura un paesaggio
nebuloso avvolto nellíombra, in cui cíË ben poco di distinguibile: anche
nel XXI secolo le incertezze e i dubbi generano la creazione ansiosa. |