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E adesso ci si vendono pure
il Grande Raccordo Anulare

di VICTOR CIUFFA

ortunatamente Ë arrivato, soprattutto per tre milioni di romani ma anche per tutti gli italiani e una buona parte di stranieri, líannuncio della dirigenza dellíAnas di voler istituire un pedaggio per il transito degli autoveicoli sul Grande Raccordo Anulare, líanello che circonda Roma collegando tutte le strade consolari e liberando la viabilitý, interna ed esterna ad esso, da un ingentissimo volume di traffico. Dico fortunatamente, perchÈ líannuncio, a prescindere dalla realizzazione o meno dellíiniziativa, dimostra dove sta arrivando, in mano a certi pubblici amministratori, il processo di privatizzazioni avviato 10 anni fa nel nome dei sacri principi del liberismo e del mercato. Ma in sostanza attuato con la svendita a prezzi stracciati del patrimonio pubblico - aziende e beni - a pochissimi e identificati gruppi. I quali, invece di farsi concorrenza e di avvantaggiare gli italiani con riduzione di prezzi e tariffe, spadroneggiano senza alcun controllo, vessando e tartassando i cittadini. Ora, grazie a una classe politica che, quantomeno improvvida, ha aperto ai privati nuovi sconfinati pascoli pubblici da conquistare e sfruttare, sta rinascendo il feudalesimo, sia pure in forme nuove, aggiornate, adatte alle nuove istituzioni. Esempi sono le societý miste costituite dallo Stato o dalle Amministrazioni locali con soci privati; o líistituto del project finance, finalizzato a realizzare opere di interesse pubblico. Grazie a queste formule, introdotte nellíordinamento legislativo negli ultimi anni, i privati, ovvero i nuovi feudatari, entrando con partecipazioni di minoranza in societý pubbliche, stante la debolezza, la subordinazione psicologica o materiale, la connivenza o la complicitý dei rappresentanti delle pubbliche amministrazioni, sono i veri padroni delle societý stesse, riservando allo Stato o agli enti locali gli utili che credono, dal momento che di fatto sono loro a organizzare i bilanci. Siamo tornati al Medioevo, quando il principe, in cambio di una rendita, concedeva ai propri feudatari interi latifondi - oggi settori di attivitý, aziende, infrastrutture -, con il potere di esigere dai sudditi con qualsiasi mezzo, ben pi˜ consistenti imposte in denaro o in natura. Non cíË autoritý che controlli líoperato di tali societý, neppure quelle istituzioni che, quasi per beffa, si chiamano proprio Autoritý di garanzia. Si dý per scontato infatti che societý apparentemente pubbliche in quanto a maggioranza azionaria pubblica, delle quali siano soci ad esempio il Ministero dellíEconomia, Regioni, Province o grandi Comuni, perseguano líinteresse della collettivitý. Invece non sempre Ë cosÏ. E non di rado gli stessi Garanti sono sensibili alle lobbies dei grandi gruppi economico-finanziari, diventandone i paladini contro gli interessi della collettivitý. Tornando allíAnas, líinterrogativo che suscita il suo irragionevole progetto Ë il seguente: la vecchia Azienda statale Ë stata trasformata in societý per azioni alla quale Ë stata conferita la gestione di uníingente rete viaria della collettivitý, realizzata con le risorse provenienti dalle imposte pagate dai contribuenti; e a dirigerla sono stati nominati dei consiglieri di amministrazione. Ma a costoro non Ë stato detto che il loro compito Ë gestire bene un patrimonio della collettivitý, e non di una societý privata chiamata Anas? Sanno che debbono far quadrare i conti, risparmiare sulle spese, investire le entrate in nuove realizzazioni, ma non cercare di produrre redditi dalla rete esistente, da dividere poi con futuri soci privati che attendono fiduciosi questíaltro gigantesco regalo a loro favore? Al massimo, gli amministratori dellíAnas potrebbero cercare alleanze e apporti finanziari per realizzare tratti di rete nuovi, sui quali far pagare il pedaggio, fatto salvo comunque líinteresse preminente della collettivitý. Come intendono la privatizzazione questi amministratori? Si ritengono padroni della societý, per gestire la quale sono tra líaltro profumatamente pagati? Si credono proprietari della rete stradale nazionale? A rigor di logica, se ne possono trarre aberranti conseguenze. Il Comune di Roma, proprietario delle strade cittadine, potrebbe costituire una societý con i Battistoni, i Valentino, le Fendi e altre primarie aziende del settore del lusso, e conferirle la gestione delle strade dello shopping elegante ed esclusivo del Centro storico, come Via Condotti e Via Borgognona; la societý vi istituirebbe un salatissimo pedaggio per la gioia delle facoltose signore-bene e dei commercianti che aumenterebbero gli incassi; verserebbe parte dei proventi al Comune e risolverebbe anche il problema del traffico. Analogo meccanismo si potrebbe istituire o per tenere lontana, o per sfruttare maggiormente, la massa dei giovani che dalle degradate periferie romane la metropolitana scarica in Piazza di Spagna. LíEur potrebbe istituire pedaggi a carico di chi vuole entrare o attraversare il quartiere. Lo stesso, perchÈ no? potrebbero fare i Parioli e Vigna Clara. Che trovata straordinaria hanno avuto quelli dellíAnas. Da estendere subito in tanti altri campi. Le Poste potrebbero imporre una tariffa di ingresso negli uffici postali a carico di chi va a fare una raccomandata o un conto corrente, gli ospedali potrebbero far pagare un ticket ai familiari in visita ai pazienti ecc. Non riesco a capire se sono io troppo incline al paradosso, o se si Ë messa la gestione dei beni pubblici in mano a persone tutto intenzionate a fare - anche a coprirsi di ridicolo - fuorchÈ gli interessi della collettivitý. Mi consola il fatto che, la seconda volta che il progetto Ë apparso a grandi titoli su un giornale - il che rivela che si sta cercando di farlo digerire alla massa -, il presidente della Regione Lazio Francesco Storace e il presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra, pur politicamente avversari, líabbiano bocciato; cíË ancora, quindi, chi ragiona con la testa. Ma dietro quegli amministratori che, forse anche inconsapevolmente, escogitano certe trovate dannose per la collettivitý, si muovono ristretti ma giganteschi interessi privati, dotati di mezzi potentissimi. PerchÈ líoperazione G.R.A. ha una seconda, pi˜ grave tappa: la svendita ai privati, come Ë avvenuto per tante fruttuose aziende pubbliche, di una consistente fetta di raccordo anulare.
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