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PREVIDENZA.
LA STRADA PER RISOLVERE
IL PUZZLE DELLE PENSIONI

di TIZIANO TREU

senatore della Margherita
ex ministro del Lavoro

 

e nuove condizioni demografiche e líallungamento dellíaspettativa di vita richiedono che il sistema pensionistico riformato venga verificato e adeguato. Questo Ë un punto su cui cíË largo consenso. Non cíË altrettanto accordo sui tempi e sulle modalitý dellíadeguamento. Quanto ai tempi, si dovrý intervenire presto, ma non necessariamente in modo precipitoso. Il Governo si contraddice quando predica líurgenza e poi rinvia al 2008 gli effetti degli interventi previsti sullíetý pensionabile. Non cíË urgenza, perchÈ líandamento dei conti non Ë immediatamente critico, come indicano le stesse analisi della Commissione istituita dal sottosegretario alle Politiche sociali Alberto Brambilla. CíË tutto il tempo di aspettare la verifica del 2005 e di discuterne le modalitý e gli esiti con il sindacato e con le forze politiche, comprese quelle dellíopposizione (che non sono pregiudizialmente contrarie ad un confronto serio sul tema). Líannuncio del Governo di un intervento differito sullíetý pensionabile Ë controproducente anche dal punto di vista finanziario, perchÈ indurrý la fuga dal lavoro di migliaia di persone (si stimano 700 mila): anche di quelle che sarebbero altrimenti rimaste al lavoro. CiÚ comporterý un aggravio aggiuntivo per il bilancio pubblico: perchÈ al costo delle pensioni da pagare si deve sommare quello degli incentivi (che comportano mancati contributi per líInps). Oltre ai tempi, sono discutibili le modalitý di intervento prospettate dal Governo. La proposta governativa provoca effetti diseguali su vari gruppi di persone. Un primo gruppo (quelli cui mancano 4-5 anni alla pensione), secondo le regole attuali non riceve alcun ´dannoª dal minacciato intervento; anzi puÚ essere beneficiato (in quanto prolunghi il lavoro con gli incentivi del 32 per cento, poi vada in pensione di anzianitý prima del 2008). Un secondo gruppo di persone, quello in etý di mezzo, subisce in pieno líeffetto dellíinnalzamento brusco e squilibrato dei requisiti pensionistici: 40 anni di contributi o 65 anni di etý. Un salto di tale portata Ë contrario ad ogni logica di riforma, che deve essere progressiva. Infatti una soluzione cosÏ non si riscontra in nessun Paese europeo. Un terzo gruppo di persone, i pi˜ giovani, vedono aumentare le loro difficoltý di arrivare a una pensione minima adeguata. Il requisito di 40 anni di contribuzione Ë praticamente inarrivabile per questi giovani, se non si correggono le situazioni di precarietý e intermittenza in cui molti di loro lavorano: e che oltretutto sono state aggravate dalla recente legge 30 sul mercato del lavoro. Il Governo afferma di voler favorire i giovani, invece li penalizza. Per evitare questo rischio pensionistico la proposta di legge ´Carta dei dirittiª predisposta dai parlamentari dellíUlivo prevede di sostenere la continuitý dei versamenti pensionistici dei giovani precari sia con contributi figurativi sia favorendo il ricongiungimento di diversi periodi lavorativi. » importante che gli aspetti negativi della proposta governativa siano rimessi in discussione, aprendo un confronto effettivo con le forze sociali e politiche. In una materia che tocca milioni di persone, il confronto Ë necessario. Serve a ridurre le tensioni sociali e a favorire soluzioni pi˜ equilibrate, come Ë stato per la riforma del 1995. Per essere utile, questo confronto dovrebbe seguire alcuni ordini di prioritý che provo ad indicare. Anzitutto occorrerý completare líopera di armonizzazione dei sistemi previdenziali cominciata nel 1995 e nel 1997. » necessario superare del tutto in prospettiva le disparitý di trattamenti che favoriscono i regimi speciali di pensione (dai fondi di categorie come elettrici, telefonici, a quelli della Banca díItalia, agli stessi parlamentari). Anche se queste perequazioni non porteranno grandi benefici economici, sono richieste da esigenze di giustizia. Per analoghe esigenze di giustizia occorre superare del tutto le pensioni di anzianitý, giý avviate alla scomparsa dalla legge Dini. Anchíesse presentano vantaggi di rendimento rispetto alle pensioni di vecchiaia: vantaggi sempre meno giustificati e sostenibili con líallungamento della vita media. Questo intervento si dovrý fare in modo graduale, come tutte le riforme, ma accelerato. E occorrerý discuterne le modalitý pi˜ eque. Una possibilitý Ë la generalizzazione del metodo contributivo unita allíapplicazione del medesimo criterio di rendimento per tutti i sistemi, sia quello generale per i lavoratori esentati nel 1995, sia quelli speciali ove persistono rendimenti ancora privilegiati. La stessa regola puÚ essere estesa alle Casse pensionistiche private, secondo uníipotesi resa possibile giý dalla legge 335/95. Ma va considerato soprattutto un intervento che adatti il meccanismo contenuto nella legge Dini, come Ë giý previsto in sede di verifica nel 2005. In quella data si potranno riproporzionare la fascia di etý di riferimento e il coefficiente per il calcolo della pensione, adeguandoli alla mutata durata della vita. La fascia di etý fra 57 e 62 anni, calcolata per carriere lavorative iniziate a 15-16 anni, appare sempre meno adatta a una popolazione che, oltre a vivere pi˜ a lungo, entra nel mercato del lavoro al termine di un periodo scolare prolungato a 18 anni, e che dovrebbe raggiungere i 22-23 anni, in considerazione della percentuale crescente di soggetti destinati a raggiungere líistruzione universitaria. Cambiando questi parametri si puÚ adattare líetý e il calcolo della pensione alle nuove condizioni di vita; ma lo si fa in modo graduale e flessibile, non con un ´salto rigidoª dei requisiti pensionistici da 35 a 40 anni, come fa la proposta del Governo. Tali misure correttive del sistema pensionistico dovrebbero essere accompagnate con un sostegno della previdenza complementare, a compensazione della conseguente riduzione della copertura pubblica, dovuta in particolare al pi˜ incisivo operare del metodo contributivo. Díaltra parte, gli incentivi al rinvio del pensionamento e i disincentivi ad anticiparlo devono essere sostenuti da misure che promuovano effettive opportunitý di lavoro adatte ai lavoratori anziani. » necessario lo sviluppo di attivitý, soprattutto nel settore dei servizi, favorevoli allíimpiego di questi soggetti. Si richiede il definitivo superamento di tutte le forme, pi˜ o meno mascherate, di esodo anticipato dal lavoro (prepensionamenti ecc.). Infine Ë urgente affrontare il problema degli anziani non autosufficienti, oggi largamente a carico delle famiglie. Questa Ë una vera emergenza che non puÚ essere pi˜ trascurata. Anche qui esistono proposte di legge presentate da varie parti, compresa líopposizione, dirette a creare un fondo nazionale per il sostegno dei non autosufficienti. Come si puÚ vedere, i temi da affrontare sono complessi e toccano punti fondamentali della vita sociale: il futuro dei giovani come quello degli anziani. Per questo servirebbe un vero ´patto fra generazioniª sostenuto da un vasto consenso sociale.
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