AZIENDE PUBBLICHE.
RIPRISTINARE IL CONTROLLO DEL PARLAMENTO
dell'
On. Mario Tassone, viceministro ai Trasporti
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el
dibattito sulle riforme istituzionali, in corso tra le forze politiche e
non solo tra queste, Ë stato forse trascurato un aspetto che, invece, va
ripreso e rilanciato, per fare in modo che il Governo, nella gestione dellíeconomia,
si riappropri del proprio ruolo politico attraverso un sistema di pesi e
contrappesi, come avveniva nelle passate legislature, per poter realizzare
e dare corpo ad una vera e propria democrazia avanzata. Mi spiego meglio.
Oggi il Ministero dellíEconomia detiene líazionariato di tante aziende che
vanno dallíAlitalia - almeno finchÈ non sarý privatizzata -, alle Ferrovie,
ma senza avere líobbligo di predisporre piani industriali da sottoporre
al vaglio del Parlamento. In precedenza, noi avevamo il Ministero delle
Partecipazioni statali il cui controllo era effettivo e concreto: insomma
si sapeva, attraverso il Parlamento, quello che faceva líIri, tanto per
fare un esempio. Oggi con questa corsa alla liberalizzazione in atto si
sta correndo il rischio di creare un sistema illiberale perchÈ il Governo,
pur avendo le responsabilitý, non ha poi i poteri per intervenire sulle
gestioni e per modificarle. La mancanza di sanzioni ci riduce ad emanare
soltanto delle ´grida manzonianeª. Questa Ë una riflessione che tutte le
forze politiche, ed in primo piano quelle che sorreggono il Governo, si
devono porre perchÈ, se si continua su questa strada, il potere esecutivo
non riesce pi˜ a difendere gli interessi generali attraverso gli atti parlamentari
e il controllo effettivo sugli atti degli enti preposti, con il risultato
che finiscono per prevalere i gruppi corporativi che si annidano ovunque,
e si perdono di vista gli interessi generali del Paese. CosÏ non va. Ecco
perchÈ io chiedo che il problema venga affrontato da subito e con pi˜ sensibilitý
nel dibattito sulle riforme istituzionali. PerchÈ rientra a pieno titolo
tra queste ultime proprio la riforma del sistema di controllo e di vigilanza
politico su quello economico. Non deve pi˜ accadere che i membri del Governo
debbano rispondere in Parlamento per atti compiuti da altri poteri, magari
corporativi e settoriali, propri di gruppi di pressione. In questa maniera
viene inficiato lo stesso potere di controllo del Parlamento. Pur nel rispetto
della liberalizzazione, devono esservi sempre centri decisionali e di coordinamento
che tutelino gli interessi generali del Paese. Se dovessi spiegare quale
sia oggi il compito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,
dovrei dire che il Governo, al di lý dei molti poteri indicati sul piano
della sorveglianza e dellíindirizzo, ha pochi poteri a causa del multiforme
decentramento degli stessi. Pi˜ sono diffusi i poteri, meno individua la
responsabilitý. Il Governo ha una responsabilitý oggettiva, ma se deve rispondere
anche delle scelte di gestione, deve poter impartire un chiaro indirizzo.
Se líEnac ha un potere quasi autonomo e líEnav Ë una societý per azioni,
non cíË dubbio che la capacitý decisionale del Governo Ë pressochÈ affievolita.
Ma Ë affievolito anche tutto il contorno: quando non cíË una cognizione
chiara di chi abbia la responsabilitý, non cíË dubbio che questa situazione
mette in crisi il controllo da parte del Parlamento e del popolo. Se al
Governo spetta la facoltý di decidere, se esso Ë abilitato a rispondere
al Parlamento, deve farlo sugli atti in cui puÚ stabilire, riferire, determinare.
Quanto pi˜ i poteri sono decentrati, tanto pi˜ le responsabilitý sono diffuse,
frastagliate, polverizzate. Manca un centro unico di responsabilitý, che
dovrebbe essere il Governo. E questo Ë dovuto anche allíistituzione delle
Autoritý, che hanno dei poteri convergenti o concorrenti, rispetto allíEsecutivo,
non soltanto nel campo dei Lavori Pubblici. In un Paese possono essere previste
anche legislazioni concorrenti, ad esempio nazionale e regionali, il che
puÚ costituire anche una garanzia per la legislazione; ma Ë strano il fatto
che a livello nazionale esistono invece poteri diversi, nel senso che il
Governo risponde al Parlamento mentre le Autoritý competenti in alcuni settori
non rispondono a nessuno. Tutto questo che cosa determina? Alterazioni delicate
e preoccupanti sul piano sociale, perchÈ quando non esistono punti di riferimento
certi circa la responsabilitý, nella societý si formano gruppi di pressione
e di potere svincolati dalle istituzioni, centri che decidono, operano e
hanno realmente e sostanzialmente in mano il potere. In questa situazione
che cosa succede? Prevale líinteresse particolare e settoriale rispetto
agli interessi generali. Chi dovrebbe rappresentare gli interessi generali
e verificare se questi sono tutelati, se non il Parlamento, che Ë líespressione
massima della sovranitý popolare? Ma se i poteri sono decentrati, manca
il punto di riferimento costituito dalla responsabilitý unificante del Governo.
Allíinterno di questo magma si inseriscono gli interessi di gruppi di pressione
che danno luogo a corporazioni interessate a tutelare interessi particolari.
La tutela dellíinteresse generale viene svolta dalle Istituzioni rappresentative
e dal Parlamento, ma quando i poteri sono divisi, nel loro interno si annidano
le corporazioni: una volta fanno riferimento a una Regione, uníaltra ad
una societý per azioni; ma quando si esercitano il controllo e la vigilanza
da parte del Governo? Ecco perchÈ alcuni casi vanno sanzionati. Ma con una
sanzione vera, cogente, non con una finzione. Invece, se qualcuno dice ad
esempio che líEnac deve fare il proprio dovere ma non lo fa, si annuncia
líintenzione di scioglierlo ma Ë una soluzione difficilmente applicabile,
mentre una serie di sanzioni potrebbero raggiungere lo scopo. Nelle riforme
istituzionali di cui si sta discutendo deve essere prevista una distribuzione
precisa di poteri spettanti al Governo e al Parlamento, un sistema dei pesi
e contrappesi che caratterizza le democrazie avanzate a garanzia della libertý
e della liberalizzazione. Senza questi limiti non cíË pi˜ liberalizzazione.
Se, dopo la liberalizzazione annunciata, interessi incontrollati di gruppi
di pressione prevalgono sullíinteresse generale, si Ë in presenza di un
condizionamento, di un soffocamento, di un affievolimento della libertý.
Questo aspetto Ë presente anche nei processi dellíeconomia. Anche per questa
il perseguimento dellíobiettivo del profitto deve tener conto degli interessi
generali. Se nelle politiche nazionali mancano certezze e riferimenti allíEuropa
in una visione planetaria internazionale, la nostra economia rischia di
restare soffocata, asfittica; e in un Paese che non Ë presente nel mercato
internazionale si rischia che risorse e ricchezze si trasferiscano in altre
realtý, trovino riferimento in altri Paesi. » un problema politico che va
affrontato con le riforme. Non cíË bisogno di rifondare tutto, ma di stabilire
alcuni passaggi di fondo per mettere il Governo in condizione di governare
avendone i poteri, di essere responsabile e sottoposto, a sua volta, al
controllo del Parlamento. Se si attribuisce a qualcuno la responsabilitý,
cíË anche la possibilitý di modificare i suoi comportamenti. Molte volte
in Parlamento esponenti del Governo si trovano a rispondere per atti compiuti
da altri poteri, soggetti a un controllo insufficiente perchÈ privo della
sanzione. » un problema che voglio sottoporre a dibattito, Ë un problema
diffuso e anche riferibile ad altri Ministeri. Per esempio, il Ministero
dellíEconomia e delle Finanze detiene le risorse azionarie di tante strutture:
Enac, Enav, Patrimonio, Infrastrutture, Alitalia fin quando non la privatizzeremo,
Ferrovie dello Stato; di fatto si tratta di un Ministero delle Partecipazioni
statali che non ha líobbligo di avere piani industriali quindi politiche
da sottoporre al controllo, al vaglio e alla decisione del Parlamento. Prima
cíera un Ministero che aveva queste responsabilitý, il Ministero delle Partecipazioni
statali, sottoposto al controllo, allíindirizzo e alle decisioni del Parlamento.
Bisogna riferirsi non a questa legislatura ma a quelle pregresse. Nella
corsa alla liberalizzazione si rischia di creare un sistema illiberale,
privo di controlli e di orientamenti, di raccordi e di compatibilitý con
i processi economici complessivi generali. |