FARE
DI TUTTA L'ERBA
UN FASCIO
di Romina Ciuffa

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orse
si puÚ parlare di accanimento terapeutico anche in relazione alle ultime
nuove sulle droghe leggere. Accanimento terapeutico di un paziente che,
comunque, Ë destinato a morire. Nel vero senso della parola, dal momento
che la pazienza líha quasi esaurita. Sono gli ultimi colpi di coda di un
moralismo - tipicamente italiano - che testardamente pone sul piatto díargento
e serve a tavola accanto ad un intruglio non ben identificato posizioni
votate ad una rigida ostinazione. Tutto ad un tratto, senza difficoltý climatiche,
sono nate le droghe leggere nella testa del governante italiano che, a quanto
pare, ne ha facilitato líemersione attraverso la strumentalizzazione politica
della loro facile colpevolizzazione. E cosÏ queste erbette sono sorte dentro
la testa del politico, sono state ben coltivate e, una volta cresciute,
sono state rivendute al miglior acquirente: la stampa. Che, come sempre,
non aspettava altro che titoli da prima pagina per demonizzare, da destra
o da sinistra, líargomento. Demonizzazione riuscita. Negli ultimi giorni
líItalia Ë diventata un Paese ormai votato alla rovina, causa il pi˜ efficace
(da quanto si apprende) prodromo della droga pesante: la marijuana. Ecco
inventato un nuovo mezzo di propaganda: vieta le droghe leggere ´perchÈ
fanno maleª e sarai ricompensato. Individuato il nuovo Satana italiano,
dopo che il precedente ministro della Sanitý Umberto Veronesi aveva a pi˜
riprese affermato che le droghe leggere non solo non erano un fenomeno preoccupante
ma, addirittura, facilitavano la cura di determinati traumi e le stesse
relazioni sociali, ora non resta che procedere alla repressione. Facile
allora colpevolizzare, allíinterno delle scuole, coloro che hanno omesso
di esercitare líopportuna vigilanza, quali favoreggiatori della detenzione
e del consumo di stupefacenti allíinterno dei bagni o fuori nei cortili.
Facile additare i genitori e i tutori irresponsabili. Facile ottenere consensi
mediatici non ponderati. Facile anche delegittimare la sinistra liberista
e porre ancora una volta le basi per una ideologia repressiva. In poche
parole: facile fare di tutta uní´erbaª un ´fascioª, Ë proprio il caso di
dirlo. Senza pensare che líidea moderna di Stato di diritto Ë sorta anche
dalle ceneri di quei movimenti sessantottini che predicando fumavano. Senza
pensare che la satanizzazione eccessiva di un simbolo ne provoca necessariamente
la redenzione. Senza pensare che molti casi clinici vengono curati attraverso
il ricorso a determinate sostanze. Senza pensare. Líabuso va penalizzato,
questo Ë certo. Ma dimentica, chi se ne sta occupando, che non Ë la marijuana
fumata da uno scolaro la causa dei mali. Dimentica che esistono Paesi appartenenti
alla nostra medesima Comunitý per i quali la droga leggera Ë in vendita
in tutti i migliori negozi previa apposita regolamentazione che vieta, peraltro,
di somministrare bevande alcoliche negli stessi. Dimentica la cocaina. PerchÈ
Ë da questa che parte líeccesso. E dimentica anche a quali categorie appartengono
coloro che, abitualmente, ne fanno uso. O forse Ë proprio questo che non
dimentica mai. Ed Ë in ogni salotto italiano che si rispetti che deve essere
presente questa candida signora bianca perchÈ possa darsi inizio alla festa.
Non Ë nelle scuole, allora, che deve iniziare la repressione. Da lÏ deve
partire la prevenzione. Ma la repressione Ë ben altra cosa: e con essa non
vanno puniti i figli, bensÏ i colleghi. Senza eccezioni di sorta, senza
autorizzazioni a procedere. Vanno colpiti i centri nevralgici di detenzione
e consumo. PerchÈ allora i media nascondono ciÚ che tutti sanno? Ovverosia
che di cocaina fa uso e abuso ogni uomo di mondo, di spettacolo, di rilievo?
Che le file dei bagni di ogni locale alla moda sono pi˜ lunghe di qualsiasi
altra esigenza fisica? E che proprio in quei locali Ë tollerato anche lo
spaccio, pena la perdita della maggior parte dei clienti? E il problema,
per il nostro ministro della Sanitý e i suoi tecnici, dove sarebbe? A scuola?
Dove i professori sono ora, per legge, obbligati a reprimere comportamenti
spontanei in assenza di qualsivoglia tipo di dialogo? Cominci, líitaliano
di una certa etý, a mettersi in discussione, ad avvicinarsi in maniera diversa
ai propri figli, a non imporre moralismi in grado di sortire solo líeffetto
contrario. Impari a identificare lucidamente il problema laddove si trova,
senza ipocrisia, anche se ciÚ dovesse costare caro. Razzoli bene. La prevenzione
parte da una giusta ´doseª, questo sÏ, ma di dialogo, e dalla presa di coscienza
delle reali esigenze delle nuove generazioni, che non possono essere neanche
lontanamente equiparate a quelle dei propri genitori nÈ dei propri fratelli
maggiori. Nuove generazioni che, quotidianamente, vengono prese in giro
da tutti - nessuno escluso (giornali, parenti, esecutivo e legislativo)
- senza essere state chiamate in causa, o interrogate sulla causa di quella
insistente insoddisfazione. Sul perchÈ, a una certa ora della mattina, si
avverte líesigenza di nascondersi anche in un bagno a fumare e a sentirsi
pi˜ grandi, un poí ribelli, un poí pi˜ distaccati. La socializzazione che
manca con il mondo esterno quei ragazzi - pi˜ o meno giovani - la trovano
proprio lý dentro, in un tentativo di fuga che non va oltre quella porta.
PerchÈ non Ë líerba, o altra sostanza leggera, a rendere uníintera generazione
insofferente e a spingerla a provare altro, ma líesempio sbagliato di chi,
invece di stare ad ascoltare davvero, reprime quellíennesimo tentativo di
sentirsi libera pi˜ allíinterno che allíesterno di un bagno. |