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MARIO MORCONE: VV.F.,
UN CORPO PREPARATO, COMPETENTE, GENEROSO
di Francesco Pippi
 

Mario Morcone, capo dipartimento dei Vigili del Fuoco..

gni 40 secondi da qualsiasi punto dellíItalia qualcuno compone il numero telefonico 115 per chiedere líaiuto dei Vigili del Fuoco: solo nel 30 per cento dei casi, contrariamente a quanto si potrebbe credere, questi sono chiamati a spegnere un incendio, si tratti della cucina di un vecchio appartamento o, comíË accaduto il 15 ottobre scorso, della collina sopra Sestri Levante attaccata dai piromani. Per la metý dei casi, invece, ai ´pompieriª Ë richiesto ciÚ che, nella classificazione ufficiale, Ë rubricato alla categoria ´Fª: interventi vari, salvataggi di persone, recupero salme, trasporto infermi ecc. Un altro 10 per cento Ë costituito da interventi causati da danni díacqua, frane, valanghe, crolli, dissesti; e poi il resto: incidenti e ostacoli al traffico, recuperi di materiali e di mezzi, interventi in aeroporti e porti e cosÏ via. Dal dicembre 2001 a capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa civile, il prefetto Mario Morcone non si stanca di sottolineare líampiezza, il significato e la varietý dellíattivitý dei suoi 35 mila uomini, fra permanenti, ausiliari volontari e amministrativi. E non perchÈ i cittadini non siano consapevoli di quanto i Vigili del Fuoco fanno ogni giorno (le indagini, anche le pi˜ recenti, condotte fra líopinione pubblica confermano i Vigili del Fuoco al primo posto nellíapprezzamento da parte degli italiani), ma perchÈ vorrebbe che a questa consapevolezza - condivisa a parole dai politici che rappresentano i cittadini e dagli amministratori che li governano -, seguissero ´comportamenti coerentiª. Morcone non ama la retorica. Accenna appena al fatto che dietro i numeri riassuntivi (750 mila interventi di soccorso effettuati nel 2002 da una struttura articolata in 15 Direzioni regionali o interregionali e in 100 Comandi provinciali, uno per capoluogo) ci sono atti quotidiani di responsabilitý, di professionalitý e a volte di eroismo: finora sono quattro i caduti in azione nel 2003, primo dei quali, allíinizio dellíanno, Simone Renoglio, protagonista del salvataggio di un sommozzatore nella diga di Castel Giubileo a Roma, episodio che ha commosso tutto il Paese. E conferma che il riconoscimento economico per la categoria rimane ancora ben al di sotto di quanto sarebbe dovuto. Egli, perÚ, preferisce ribadire quasi ossessivamente, seduto nella propria stanza al Viminale fra parquet in legno, mobili díepoca, computer vari e vari simboli dellíistituzione che dirige appesi alle pareti, in quellíimpasto di tradizione e modernitý che rappresenta il meglio del ´servizio civileª in ogni Paese avanzato del mondo, la missione che si Ë data: ´Continuare nellíazione di ulteriore sviluppo, rilancio e riqualificazione del Corpo di fronte ai grandi problemi sia di protezione sia di difesa civile che investono, ormai settimanalmente, il territorioª. Uníazione che ha visto nella riforma della fine del 2001, con la conferma del Corpo dei Vigili in Dipartimento alle dirette dipendenze del Ministero dellíInterno, un fondamentale punto di partenza. Ma che perÚ Ë ancora lungi dallíessere conclusa, coinvolgendo aspetti e temi - sullíapporto del volontariato, sui rapporti con le altre forze incaricate della sicurezza del territorio, sullíinquadramento nel pi˜ vasto ambito della Protezione Civile - per i quali il confronto, come suol dirsi, Ë aperto. Domanda. I Vigili del Fuoco attivi in Italia sono sufficienti per svolgere i compiti che sono loro assegnati? Risposta. No, sono del tutto insufficienti rispetto a una realtý complessa e delicata come quella italiana. Basta fare un confronto con Paesi europei a noi vicini, nei quali pure lo sviluppo del volontariato, indicato da molti come la soluzione al nostro problema, Ë assai maggiore: in Germania, ad esempio, i Vigili del Fuoco permanenti sono 40 mila. Oppure basta guardare ad alcune situazioni italiane come Ravenna, nella quale Ë presente un polo chimico molto sviluppato: vi si contano solo 250 Vigili professionisti, da dividere in quattro turni di servizio; e non bastano, perchÈ in caso di emergenze solo i professionisti, ovvero i Vigili del Fuoco, possono intervenire. D. Ma perchÈ, malgrado la sempre maggior frequenza delle emergenze sia ambientali sia causate dallíuomo, il numero dei Vigili del Fuoco non viene aumentato? R. Il Paese attraversa difficoltý economiche e finanziarie che portano a ridurre la spesa pubblica ovunque ritenuto possibile. Il problema Ë proprio qui: in una mentalitý, tipicamente italiana e a mio parere profondamente sbagliata, che preferisce rincorrere affannosamente le emergenze piuttosto che programmare e pianificare per tempo. CosÏ, da una parte i Vigili del Fuoco sono chiamati a garantire il contesto della sicurezza civile; dallíaltra, specie nei momenti di difficoltý economica, si tende a credere che a tale contesto si possa rinunciare. D. Chi Ë oggi il Vigile del Fuoco? R. Un professionista di alto profilo, costantemente aggiornato, e nello stesso tempo caratterizzato da una grande generositý personale. » questa generositý, questa passione, che lo porta a scegliere uníattivitý pericolosa, per la quale per di pi˜ riceve un corrispettivo economico inadeguato (una situazione ingiusta, che ci stiamo impegnando a superare), e per molti versi non ancora conosciuta. D. Quali sono queste attivitý ´diverseª da quelle comunemente a voi attribuite? R. I Vigili del Fuoco producono la normativa di prevenzione incendi, attraverso un Comitato tecnico-scientifico che, ad esempio, regola tutti i locali di pubblico spettacolo. Continuano a far scendere i gattini dagli alberi, ma sopprimono anche i nidi di calabroni e di vespe che, specie díestate, possono assalire le persone; gestiscono anche la rete di rilevamento della radioattivitý sul territorio; garantiscono la sicurezza e la qualitý della vita in luoghi con problemi industriali complessi, da Porto Marghera a Priolo, nei quali sono richieste grandi competenze e anche equilibrio nei rapporti con la popolazione. D. Di quale livello sono queste competenze? R. Racconto un episodio accaduto in ambito internazionale: per conto dellíOnu sono stato amministratore nel Kosovo dal settembre 1999 al marzo 2000. Nella regione di Mitrovitza, che si trovava sotto il controllo francese e contava la presenza di truppe americane, inglesi e francesi, esistevano numerosi serbatoi vecchi e corrosi, contenenti ammoniaca e acido solforico, che dovevano essere smantellati. In particolare, al centro della cittý ne era stato rinvenuto uno per mettere in sicurezza il quale, alla fine, sono intervenuti dallíItalia i Vigili del Fuoco di Venezia-Porto Marghera. Evidentemente gli altri contingenti avevano competenze o prioritý diverse. D. Qual Ë il bilancio a due anni dalla nascita del nuovo Dipartimento dei Vigili del Fuoco? R. Líimpegno, mio e della mia squadra di validi collaboratori Ë consistito nel mettere tutte le nostre energie e capacitý al servizio del rilancio di questa straordinaria istituzione. Abbiamo ottenuto molti risultati, ma non ancora abbastanza. Díaltra parte siamo consapevoli che occorre tempo: la riorganizzazione del dicembre 2001 era stata preceduta da non poche incertezze su quale dovessero essere la natura, il ruolo e líinquadramento dei Vigili del Fuoco. Con la nascita del Dipartimento il quadro Ë stato definito nella direzione, a mio avviso, migliore: un organismo alle dirette dipendenze del Ministero dellíInterno, quale componente essenziale della sicurezza dei cittadini. D. PerchÈ tale sicurezza venga sempre meglio garantita non Ë necessaria una crescita della componente volontaria dei Vigili del Fuoco che, come si accennava prima, in altri Paesi Ë notevolmente sviluppata? R. In effetti su questo fronte ci troviamo in grave ritardo: basti pensare che in Italia ci sono appena 5 mila volontari, mentre il loro numero dovrebbe essere almeno pari a quello dei Vigili del Fuoco permanenti. D. PerchÈ non Ë cosÏ? R. Non ho difficoltý ad ammettere le colpe del Dipartimento, che non ha saputo imporre questo tema, ma anche di alcuni sindacati i quali hanno erroneamente ritenuto che lo sviluppo della componente del volontariato andasse a scapito degli interessi degli appartenenti al Corpo dei Vigili del Fuoco. Siamo perÚ corsi ai ripari, modificando un regolamento, in veritý datato, che poneva, a chi volesse diventare volontario dei Vigili del Fuoco, una serie di difficoltý tali da fargli alla fine preferire líimpegno nella Protezione civile. Anche per questo dal 1980 in poi si Ë assistito alla nascita e al proliferare, in ambito locale, di associazioni di volontariato di protezione civile. D. Questa partecipazione di estranei ha creato dei problemi? R. Per noi Ë fondamentale avere come interlocutore una rete di volontariato che, articolata certo territorialmente cosÏ come lo Ë il nostro Dipartimento, sia perÚ unitaria a livello nazionale, in modo da poter affrontare e controllare con efficacia le emergenze che si presentino nei vari territori. Di questo stiamo ragionando con gli enti locali, in primo luogo con i Comuni. D. Il coordinamento delle varie forze operanti nel settore non Ë il compito primario del Dipartimento della Protezione Civile? R. La Protezione Civile, alla diretta dipendenza della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha in effetti il compito di coordinare tutti i soggetti impegnati nel territorio: forze armate, forze di polizia, civili, volontari, enti locali; insieme ovviamente ai Vigili del Fuoco. Questo modello organizzativo sorse in seguito allíinsuccesso degli interventi di soccorso attuati in Campania e in Basilicata in occasione del terremoto del 1980: un evento terribile, che colse il Paese del tutto impreparato e mise in luce il bisogno di mobilitare líopinione pubblica, i civili, i giovani, su un tema allora gravemente sottovalutato. D. Rispetto al passato, oggi il contesto Ë mutato? R. I Vigili del Fuoco continuano, come sempre, a garantire nel miglior modo possibile, ovunque con lo stesso impegno e passione, il soccorso tecnico urgente e la tutela della vita delle persone; per cui, in caso di emergenza, sono i primi ad entrare in azione. DopodichÈ scatta il coordinamento con la Protezione civile. Certo, rispetto a ventíanni fa alcuni dati strutturali sono cambiati: le forze armate, chiamate ad attivitý sempre pi˜ rilevanti anche in ambito internazionale, hanno ridotto la propria presenza sul territorio nazionale e non sono, perciÚ, in grado di fornire il supporto che síimmaginava negli anni Ottanta; e non sarebbe neppure giusto, perchÈ la loro missione Ë uníaltra. Le forze di polizia sono impegnate sul versante fondamentale della difesa e tutela della legalitý, per cui possono dare sÏ un contributo in caso di emergenza, ma marginale. D. Qual Ë invece e quale potrebbe essere líapporto dei civili? R. In questa categoria rientrano sia il volontariato sia gli enti locali, con i quali, come ho giý detto, il dialogo Ë aperto ma le cui risorse in caso di emergenza - anche a prescindere dalle differenze locali nella capacitý e nella velocitý díintervento, che pure esistono -, hanno bisogno di tempo per attivarsi. I Vigili del Fuoco, invece, si muovono sempre con grande tempestivitý e, soprattutto, sono impegnati a garantire líuguaglianza dei cittadini in modo uniforme nel territorio nazionale nelle materie di propria competenza: la tutela della vita umana e la salvaguardia dei beni e dellíambiente.
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