ANDREA
MONDELLO:
ROMA, UNA CITTA'
CON LA VOGLIA DI LAVORARE
di
Stefano Saletti

Andrea Mondello
presidente della Camera di Commercio di Roma
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ma
definirsi un imprenditore prestato alle istituzioni. Ma ad Andrea Mondello,
presidente della Camera di Commercio di Roma, il ´prestitoª non sembra dispiacere,
anzi. Da dieci anni alla guida dellíistituzione, ne ha cambiato radicalmente
ruolo e vocazione, facendone un perno intorno al quale ruota la vita economica
e sociale di Roma e del Lazio. Dal ´Sistema dei tecnopoliª al Centro agroalimentare
sorto nella Tenuta del Cavaliere sulla Via Tiburtina; dal nuovo Polo fieristico
e congressuale che nascerý nel 2006 a Ponte Galeria al Centro ingrosso fiori,
i grandi piani di sviluppo della cittý portano la firma della Camera di
Commercio. Che sotto la guida di Mondello sta dando un forte impulso anche
alla vita culturale, con un investimento di 25 milioni di euro nellíAuditorium
e con il sostegno dato alla ´Notte biancaª che il 27 settembre scorso ha
portato oltre un milione di cittadini nelle piazze di Roma. » quella che
il presidente chiama la ´fase treª della Camera di Commercio, pi˜ attenta
al settore sociale, alla cultura, alla qualitý della vita. Per anni amministratore
delegato della Peroni, nel vertice di Confindustria ed editore del settimanale
´Lavorareª dedicato alla formazione e ai temi dellíoccupazione, da qualche
mese anche presidente della Fiera di Roma, Andrea Mondello continua a portare
avanti con tenacia il proprio piano per ammodernare uníistituzione che,
da struttura burocratica, si Ë ritagliata un ruolo centrale per lo sviluppo
del territorio. Domanda. Dieci anni alla guida della Camera di Commercio.
PuÚ tracciare un bilancio di questo periodo? Risposta. » stata uníesperienza
complessa, difficile, ma anche stimolante, che si puÚ dividere sostanzialmente
in tre fasi, molto differenti tra loro. La prima, che ha riguardato il periodo
iniziale, Ë stata pi˜ difficile sia sul piano umano che professionale, perchÈ
dovevo entrare nella logica di uníorganizzazione fortemente burocratizzata.
Venivo dallíesperienza di amministratore delegato di una media-grande impresa
privata e dallíessere stato per quattro anni a capo dellíAssociazione degli
industriali. Arrivato qui, ho trovato di fronte due elementi in qualche
maniera dialettici e contraddittori: da una parte un personale spesso particolarmente
qualificato; dallíaltra alcuni impedimenti alla crescita e allo sviluppo
dovuti a resistenze, a uníinerzia che tendeva a tenere tutto immobilizzato.
D. Quanto líha favorita la sua provenienza dal mondo industriale? R. Molto,
ma mi ha aiutato anche il fatto di aver ereditato da mio padre una tradizione
di servitori dello Stato: nella sua famiglia da due generazioni erano diplomatici.
Diciamo che ho incarnato due vocazioni che, quando ho assunto la guida della
Camera di Commercio, si sono in qualche modo sovrapposte. D. Che cosa ha
caratterizzato la seconda fase della sua presidenza? R. » stata la pi˜ lunga
ed Ë durata fino a un anno fa. In quel periodo, con gli altri colleghi con
i quali ho governato líistituzione, abbiamo operato un mutamento radicale
díindirizzo. Abbiamo puntato su investimenti importanti, non con la logica
dei piccoli interventi a pioggia ma indirizzati verso obiettivi precisi.
Ritenevamo e riteniamo che questo sia il giusto modo di condurre una Camera
di Commercio, se si vuole mettere il territorio in condizione di avere un
forte sviluppo economico non fine a se stesso, ma come condizione indispensabile
per il miglioramento della qualitý della vita dei cittadini. In altri termini,
abbiamo sentito come nostro cliente pi˜ il cittadino che líimpresa, e abbiamo
ritenuto che il nostro obiettivo fosse creare le condizioni dello sviluppo
affinchÈ in questa realtý territoriale si potesse vivere meglio. D. Pensate
di aver raggiunto lo scopo? R. In larga parte sÏ. Roma e il Lazio crescono
oggi a un ritmo superiore al resto del Paese. Questo significa che gli investimenti
che abbiamo fatto sono andati bene e che hanno avuto ritorni positivi anche
in termini economico-finanziari. Dobbiamo riconoscere che abbiamo trovato,
sia a livello comunale che regionale, una classe politica sensibile ai nostri
interventi, che ha collaborato in maniera sempre pi˜ intensa e non ha posto
resistenze alla crescita e allo sviluppo. Ma, soprattutto, abbiamo trovato
una cittý e dei cittadini con una grande voglia di fare. Insomma, il nostro
modello di sviluppo economico Ë stato in qualche maniera aiutato dal contesto
assolutamente favorevole. D. Su che cosa avete concentrato la vostra azione?
R. Sul settore dellíindustria e della ricerca, con il forte impulso dato
alla costruzione del Sistema dei Tecnopoli nel quale abbiamo investito circa
60 milioni di euro. Ma abbiamo fatto alcuni interventi importanti anche
in altri comparti: abbiamo acquistato di fatto la maggioranza relativa della
Fiera di Roma e stiamo portando avanti lo straordinario progetto della costruzione
della nuova struttura fieristica sullíasse Roma-Fiumicino; abbiamo dato
impulso a una serie di iniziative, dal Centro agroalimentare al Mercato
dei fiori, e oggi ci troviamo come elemento motore al centro dei grandi
progetti che contraddistinguono la crescita di questa realtý territoriale.
D. E la terza fase in che Ë consistita? R. » quella che ha caratterizzato
líanno che si sta concludendo e sarý líobiettivo del futuro. Vogliamo dare
una connotazione leggermente diversa alla nostra operativitý. Se la nostra
idea prevedeva uno sviluppo con líattenzione rivolta ai problemi dellíuomo,
una volta trovati i finanziamenti, elaborati i progetti, cominciato la realizzazione
e in alcuni casi completate le opere, vogliamo attuare quel proposito, far
sÏ che vi sia maggiore sensibilitý nei confronti di quei soggetti che, nonostante
la crescita e lo sviluppo del territorio, non ne hanno avuto i benefici.
Queste sono le risposte che il Paese e líEuropa devono dare in una fase
economica che probabilmente, anche nel medio periodo, non sarý particolarmente
positiva per noi. Da una parte abbiamo la grande spinta innovativa e di
ricerca degli Stati Uniti, dallíaltra la capacitý di ottenere costi bassissimi
nellíEstremo Oriente: dobbiamo cercare uno sviluppo che magari non sarý
su livelli altissimi, ma che deve prestare una grande attenzione alle fasce
deboli del tessuto sociale. Questo Ë lo sforzo che stiamo facendo. D. Attraverso
quali iniziative? R. Portando avanti con determinazione i programmi in campo
sociale che stiamo realizzando con il Comune di Roma, progettando iniziative
di formazione per líartigianato, partecipando con interventi significativi
alla pulitura delle mura delle cittý per mettere in condizione il cittadino
di vivere meglio, cercando di limitare o ridurre la grande disparitý sociale
ancora esistente. Per fornire un parametro, oggi il reddito pro capite dei
quartieri ricchi Ë cinque volte superiore a quello dei quartieri poveri.
Un altro intervento molto importante stiamo realizzando nella Fondazione
per líAuditorium, dove investiremo circa 25 milioni di euro diventando,
dopo il Comune, il principale finanziatore e partecipante. Vogliamo considerare
la cultura come elemento di innovazione. Per questo abbiamo sostenuto la
´Notte biancaª, manifestazione che ha cercato di richiamare líattenzione
su quei segmenti di societý per i quale la notte Ë un momento particolarmente
triste, di solitudine, a volte di freddo non soltanto climatico. Tutta líattivitý
della Camera ruota intorno ai temi sociali; nei primi mesi del 2004 terremo
un convegno su questi aspetti. D. Líimmagine di Roma Ë stata per anni quella
di una cittý burocratica, con poca vocazione industriale. Oggi, invece,
Ë diventata la cittý delle imprese. A cosa si deve questo cambiamento? R.
Il motivo Ë semplice. Roma Ë allíavanguardia negli elementi che contraddistinguono
la crescita economica in una societý occidentale industrializzata: la ricerca
e líinnovazione. Lo Ë per numero di universitý, per percentuale di laureati,
per investimenti nella ricerca: nel Lazio si investe circa un quinto del
totale nazionale. Questo ha creato le condizioni perchÈ nascessero nuove
imprese, si sviluppassero quelle esistenti e la nostra regione potesse essere
la prima per crescita di tutto il Paese. Evidentemente non Ë un dato che
ci deve appagare, ma uno stimolo per chi opera in questa realtý territoriale.
Sono solito dire, con uníespressione un poí bizzarra, che siamo in un grande
distretto industriale il cui elemento che accomuna le imprese non Ë il prodotto
che facciamo, ma la materia prima che utilizziamo, cioË il cervello. Roma
Ë un vero e proprio distretto dellíintelligenza. D. LíItalia Ë in ritardo
nello sviluppo del commercio in rete e nellíuso degli strumenti informatici.
Come superare questi problemi? R. Dobbiamo insistere nella formazione di
tutti i cittadini, e in particolare dei pi˜ giovani che si avvicinano al
mondo del lavoro. Che líItalia abbia un livello di alfabetizzazione informatica
ancora non molto elevata Ë evidente anche dalla scarsa quota di mercato
che ha il commercio elettronico, non adeguata per un Paese come il nostro.
D. Ma anche le piccole e medie imprese sono in ritardo. PerchÈ? R. » un
aspetto che ho colto di meno forse perchÈ, venendo da imprese medie, non
ho notato una differenza tra il nostro livello di informatizzazione e altre
realtý internazionali. » probabile che del ritardo dellíalfabetizzazione
informatica risentano anche le aziende. PerÚ bisogna tener conto che la
piccola e media industria italiana ha una capacitý di adattamento alle situazioni
e una capacitý di flessibilitý straordinarie. Quello che manca, a mio avviso,
Ë semmai la funzione di traino da parte della grande impresa, e il fatto
che alcune sono imprese non piccole ma nane, cioË aziende che, avendo la
possibilitý di crescere, sono rimaste piccole, spesso per una serie di ostacoli
del sistema. Poi la nostra propensione a essere creativi e flessibili piuttosto
che metodici e organizzativi non si adatta ai tempi lenti della pubblica
amministrazione, caratteristica questa sulla quale si puÚ e si deve incidere,
come sta facendo la Camera di Commercio che investe fondi in un tipo di
formazione che metta chi vuole fare impresa in condizione di conoscere la
macchina organizzativa sotto ogni aspetto. D. Su quali punti intervenire
per ridurre le lungaggini burocratiche e dare impulso allo sviluppo? R.
Stiamo facendo il massimo dello sforzo per modernizzarci e cogliamo un impegno
analogo da parte della pubblica amministrazione. Se invece guardiamo in
generale, dobbiamo creare le condizioni perchÈ il mondo della ricerca e
dellíuniversitý e quello delle imprese siano pi˜ collegati e non operino
su due piani differenti. Questa, a mio avviso, Ë la differenza tra il nostro
Paese ed altri, ad esempio la Francia e gli Stati Uniti. » il motivo per
cui abbiamo investito ingenti fondi nel Polo tecnologico, coinvolgendo altri
soggetti a operare con noi. D. Si assiste alla nascita di un numero crescente
di grandi centri commerciali. Non rischia di impoverire il piccolo dettagliante
e di mettere in crisi la vocazione commerciale tipica di Roma? R. Non credo
che il piccolo esercizio commerciale, molto vicino ai bisogni e agli interessi
del consumatore, possa essere soffocato dai grandi esercizi commerciali:
i cittadini sono molto ancorati al rapporto con il proprio negoziante di
fiducia. Ritengo che una certa competizione contenga il livello dei prezzi
e la crescita dellíinflazione. D. Si poteva evitare líaumento selvaggio
dei prezzi causato dallíintroduzione dellíeuro? R. Era un fatto previsto
e probabilmente inevitabile. Líunico intervento per il quale avrei intrapreso
una battaglia era costituito dallíintroduzione della banconota da uno e
due euro. Era evidente che un Paese non abituato a usare la moneta metallica
avrebbe avuto dei problemi. Ritengo che líintroduzione di controlli sui
punti vendita per bloccare tendenze inflazionistiche non sia nÈ serio nÈ
credibile; chi la propone fa demagogia. Dobbiamo riconoscere che alcune
regole del mercato non possono essere in qualche maniera coartate. Quando
si Ë cercato di vincolarle, si Ë fatto pi˜ danno che altro, pensiamo allíequo
canone per gli affitti o ad alcuni decreti sui prezzi. Adesso dobbiamo pensare
al futuro, perchÈ questo Ë un piccolo problema rispetto al valore rappresentato
dalla moneta unica, primo passo verso la creazione di uníEuropa unita. Non
credo al crepuscolo del vecchio continente, a condizione che esso trovi
le ragioni che líuniscono rispetto a quelle che tendono a dividerlo, la
competitivitý verso altri Paesi e non allíinterno, ma soprattutto che la
cultura della ricerca e dellíinnovazione Ë la sola risposta per vincere
la competizione con gli Stati Uniti e con i Paesi dellíEstremo Oriente.
D. Prevedeva la partecipazione di un milione di persone alla Notte bianca?
R. Credo che la Camera di Commercio e il Comune di Roma abbiano soddisfatto
il bisogno dei cittadini di vivere la cittý senza diaframmi, di non subire
la cultura ma di esserne i protagonisti. » stata una notte bellissima: si
Ë vista tanta gente nelle strade, con grande senso civico e con grande rispetto
dei luoghi e di quanti volevano restare a casa tranquilli. Si Ë constatato
che Roma Ë in grado di offrire una produzione culturale incredibile e che
la gente ha voglia di vivere la cultura in maniera non passiva, non vuole
pi˜ subire la cittý, stare chiusa in casa a vedere la tv o a usare internet,
ma uscire, vedersi, parlarsi, confrontarsi. Ho letto che anche Milano, dopo
Parigi e Roma, vuole realizzare uníiniziativa simile: Ë segno che qualcuno
ha compreso che la Camera di Commercio e il Comune di Roma hanno realizzato
un desiderio del cittadino. |