COSTANZO
JANNOTTI PECCI: DALL'EST LA RIPRESA DEL TURISMO
di
Nicola Imberti

Costanzo Jannotti Pecci, presidente della Federturimo
aderente alla Confindustria
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allo
scorso 5 agosto Costanzo Jannotti Pecci, imprenditore del settore termale
e presidente della Federterme, Ë anche presidente della Federturismo, organizzazione
che guiderý per il quadriennio 2003-2007. Si tratta di un compito abbastanza
impegnativo se si tiene conto che la Federazione, costituita solo 10 anni
fa, conta attualmente pi˜ di 80 soci suddivisi in varie associazioni, territoriali
e di categoria, nonchÈ 7 socimpresa di rilevante specificitý territoriale.
Le categorie sono precisamente 16, operanti nei seguenti comparti: ricettivo,
agenzie di viaggi, tour operator, trasporti, terme, crociere, parchi tematici,
strutture congressuali ecc. La Federturismo si presenta cosÏ come una federazione
che aggrega associazioni di imprese di piccole, medie e grandi dimensioni,
che danno vita nel complesso allíindustria del turismo. Inoltre ha competenze
economiche e sindacali; ai dipendenti delle aziende associate si applica
un apposito contratto nazionale di lavoro che interessa líUnai, Unione nazionale
alberghi italiani; líAssotravel, per le agenzie di viaggio e turismo; líAstoi,
per i tour operator; líUnioparchi, per i parchi tematici italiani, líUcina,
per le attivitý di turismo nautico; anche le imprese aderenti allíAica,
che rappresenta le catene alberghiere, applicano un proprio contratto nazionale
di lavoro. Tra le proprie attivitý la Federturismo vanta la gestione del
Fondo di previdenza complementare Marco Polo e dellíEbit, Ente bilaterale
nazionale dellíindustria turistica; inoltre dal 1996 Ë presente a Bruxelles
con un proprio ufficio operativo. A conclusione di un anno che non ha rispettato
le aspettative, il presidente Pecci illustra a Specchio Economico le proprie
speranze per il futuro: quindi aspettative, duro lavoro, progetti di sviluppo,
il tutto segnato da un grande ottimismo. Domanda. Che cosa ci si deve aspettare
nel settore del turismo nel prossimo anno 2004? Risposta. Sappiamo ormai
per certo che il 2003 non ha portato la ripresa del mercato turistico internazionale,
sia per la situazione di insicurezza mondiale esistente durante il primo
semestre a causa dei conflitti e soprattutto dellíemergenza sanitaria, sia
per il perdurare di un rallentamento dei consumi in molti Paesi dai quali
provengono i flussi turistici diretti in Italia. Gli effetti di questa crisi
si sono manifestati con un minor numero di minori arrivi e di presenze e
con una riduzione del saldo della bilancia dei pagamenti turistici. D. La
gente, quindi, oggi ha meno voglia di viaggiare? R. Non Ë proprio cosÏ.
Le imprese del settore registrano un calo del turismo sia in arrivo sia
in partenza: quello che bisogna sottolineare, perÚ, Ë che non Ë diminuita
la voglia di viaggiare, ma ci sono meno disponibilitý finanziarie e questo,
in molte situazioni, induce a rinviare la decisione díintraprendere un viaggio
non proprio necessario. Esiste tuttora una situazione pesante per le imprese
turistiche, che non possono produrre per il magazzino in attesa della ripresa
della domanda di servizi turistici, che tarda a manifestarsi. Questa mi
sembra la differenza fondamentale dellíindustria del turismo rispetto a
quella manifatturiera, che entro certi limiti puÚ accumulare i prodotti
in magazzino. D. Come possono rimediare le imprese turistiche a questa diversitý?
R. Con la richiesta, giustificata, di ammortizzatori sociali specifici per
fronteggiare la situazione di crisi. Le aziende turistiche vengono considerate
strutture commerciali e, come tali, non hanno la possibilitý di ricorrere
alla cassa integrazione guadagni per i dipendenti in eccedenza. Questo significa
che, in un momento di crisi come quello attuale, líunica strada possibile,
per quante di esse hanno necessitý di abbattere i costi, Ë quella del licenziamento.
Per questo motivo, prima di aspettarci qualcosa dal 2004, sarebbe opportuno
che le imprese turistiche venissero trattate come industrie a tutti gli
effetti. Non mi sembra una grande rivoluzione, dopotutto per le dimensioni
occupazionali e per i fatturati il settore turismo supera giý numerose industrie
italiane. D. Quali politiche si aspetta il settore? La costruzione di infrastrutture
e la tutela dellíambiente potranno influire sui risultati? R. La Federturismo,
che aderisce alla Confindustria, ma anche altre organizzazioni come la Confturismo
e líAssoturismo, hanno fatto presente al Governo, al Parlamento e alle Regioni
la necessitý di una politica del turismo che serva di riferimento strategico
per tutti i soggetti competenti in materia - imprese, Regioni e Province
autonome in particolare -, per la valorizzazione di risorse limitate e per
sviluppare le potenzialitý turistiche del Paese. Tutela dellíambiente, interventi
e comportamenti sostenibili, sono precondizioni per le attivitý turistiche,
nel senso che il turista Ë attratto da un Paese e da un paesaggio gradevole.
Analogamente, una dotazione infrastrutturale dei trasporti intermodale e
ammodernata Ë essenziale per lo sviluppo delle attivitý turistiche, in particolare
delle aree pi˜ periferiche del Paese. D. Che cosa in particolare occorrerebbe
realizzare? R. Nel quadro delineato rientrano il nostro interesse e il nostro
sostegno al programma di opere infrastrutturali e alla realizzazione dei
corridoi europei 5 e 8 per migliorare i collegamenti con le altre aree dellíEuropa.
Non bisogna dimenticare, poi, il progetto delle autostrade del mare: in
Italia abbiamo uno dei primi sistemi armatoriali díEuropa; utilizzarne in
pieno le potenzialitý significherebbe decongestionare la nostra Penisola,
ma anche fornire una grande opportunitý al turismo. A chi non piacerebbe
visitare líItalia magari a bordo di una comoda nave da crociera? D. Di fronte
a questo periodo di crisi che sembra non terminare, che cosa significa lavorare
sulla qualitý del turismo? R. Il turista Ë sempre pi˜ consapevole dei propri
diritti, ma Ë anche pronto a cogliere il gusto e il piacere di un servizio
di qualitý. » cresciuta la sensibilitý ed Ë diventato sempre pi˜ difficile
assicurare alti ed omogenei livelli di qualitý in sistemi complessi quali
quello turistico, che Ë un settore nel quale intervengono fornitori di servizi
indipendenti tra di loro: líalbergo, il ristorante, líagente di viaggio,
il tour operator, líorganizzatore di eventi, il gestore di un museo, una
societý aerea o ferroviaria ecc. Il sistema turistico italiano si trova
quindi impegnato a soddisfare una domanda crescente di qualitý e ad accettare
la sfida della concorrenza con líarma della qualitý. D. Quali risultati
si possono ottenere con la qualitý? R. Secondo me, la scelta della qualitý
puÚ essere uníottima strada da percorrere per contrastare non solo la crisi
internazionale, ma anche i sintomi di perdita di competitivitý derivante
dalla crescita dellíofferta di turismo da parte di nuovi Paesi, con i quali
Ë impossibile competere sul fronte dei prezzi perchÈ le condizioni normative,
fiscali, salariali e sociali sono diverse e non confrontabili. La scelta
della qualitý del servizio nelle singole strutture e nellíintero sistema
del turismo Ë in qualche misura obbligata per competere offrendo servizi
turistici caratterizzati da contenuti attraenti, esperienze turistiche originali,
patrimonio artistico e culturale come pochi al mondo. D. Ma le imprese comprendono
questo e si comportano di conseguenza? R. Sono consapevoli di ciÚ, e molte
non hanno mai smesso di ricercare pi˜ elevati livelli di qualitý del servizio.
Comunque dobbiamo impegnarci tutti insieme, settore pubblico e privato,
in attivitý formative finalizzate allo sviluppo della qualitý, che coinvolgano
innanzitutto i giovani da avviare alle professioni turistiche ma anche i
lavoratori in attivitý. D. Quali prioritý costituiscono il programma della
sua presidenza nella Federturismo? R. Intendo muovermi in aderenza allíesigenza,
prospettata dal nostro sistema díimprese, di una politica che valorizzi
localmente il contributo di tutti i soggetti interessati alla crescita del
settore del turismo pubblico e privato: Governo, Regioni, Province, Comuni,
ma anche consorzi, reti, volontariato. Questo deve avvenire attraverso líutilizzazione
delle risorse disponibili e attraverso una progettazione innovativa che
sappia usufruire tempestivamente anche dei fondi dellíUnione europea. In
tale ottica Ë interessante seguire lo sviluppo dei sistemi turistici locali
realizzati in maniera diversa nelle varie regioni, per rispondere ad esigenze
diverse. D. In particolare che cosa serve? R. Una politica del turismo capace
di aiutare le imprese ad uscire da una crisi che Ë congiunturale e strutturale,
ma soprattutto a valorizzare le potenzialitý esistenti in uníottica di sviluppo
integrato. Servono sviluppo e riequilibrio delle strutture, a partire da
quelle ricettive, ma anche un forte impegno per le infrastrutture utili
alla mobilitý delle merci e dei cittadini. In tale quadro di crescita delle
attivitý turistiche sostenibili considero prioritarie le azioni per líarmonizzazione
fiscale, le infrastrutture, i trasporti, la sicurezza, il turismo díaffari
e congressuale, gli interventi mirati della societý Sviluppo Italia. D.
Come si stanno delineando i rapporti tra il turismo italiano e il turismo
comunitario? R. La futura Europa allargata a 25 Stati non sarý solo una
grande area geopolitica ed economica di 360 milioni di abitanti, ma anche
una casa comune degli europei che hanno deciso di vivere, studiare, lavorare,
fare turismo insieme. Le esigenze di conoscenza reciproca saranno enormi
e andranno soddisfatte per rafforzare la consapevolezza delle comuni radici
dellíidentitý europea; quindi ci sarý molto spazio per promuovere líEuropa
come destinazione turistica. Proprio questo sarý uno dei temi centrali del
Forum europeo del turismo che si svolgerý ad Abano e a Venezia il 28 e 29
novembre prossimi. In tale prospettiva líItalia del turismo dovrý aprirsi
ancora di pi˜ ai nuovi flussi di europei che desidereranno conoscere il
nostro patrimonio artistico e culturale. Bisogna anche considerare i flussi
turistici attesi da Giappone, Cina, India, e Russia. D. Crede che lo sviluppo
del turismo díaffari, e in generale di tutti i flussi di nicchia, possa
costituire uníopportunitý per il nostro Paese? R. I nostri operatori non
sono secondi a nessuno nella progettazione di nuove forme di turismo, coerenti
con le condizioni e con le potenzialitý naturalistiche, artistiche e culturali
del Paese; la nuova legge-quadro n. 135 del 2001 sul turismo, riconoscendo
líimpresa turistica, ha dato nuova spinta e linfa alle capacitý di progettazione
degli operatori. Il turismo díaffari puÚ svilupparsi ulteriormente sulla
base delle indicazioni delle comunitý e delle localitý interessate che decideranno
di potenziare tali attivitý approntando le strutture e le infrastrutture
necessarie. D. Quali effetti avrý nel settore turistico líeventuale ripropagarsi
dellíepidemia di Sars? R. Abbiamo imparato molto da questa malattia. Innanzitutto
la necessitý di affrontare insieme le emergenze, con rigore sanitario e
scientifico e con trasparenza. Mi auguro che il fenomeno non si ripeta e
che tutti possano riprendere a viaggiare senza preoccupazioni per la salute
e per la sicurezza. Il mondo somiglia sempre di pi˜ a un villaggio che avverte
come propri fatti anche lontani. Un villaggio in cui tutto viaggia in fretta,
le notizie come il contagio di malattie infettive, e dove líambiente deve
essere ugualmente rispettato perchÈ gli effetti di eventi o di attivitý
pregiudizievoli si trasferiscono in fretta senza guardare i confini degli
Stati. D. Lei Ë ottimista o pessimista? R. Da imprenditore ho imparato ad
affrontare i problemi concretamente. Non mi interessa capire se il bicchiere
Ë mezzo pieno o mezzo vuoto, ma se puÚ soddisfare la sete di qualcuno. Lo
stesso vale per il turismo, che in questo momento si trova oggettivamente
in difficoltý. La scienza ci ha fornito nuove tecnologie di comunicazione
e informazione che ci fanno sentire virtualmente pi˜ vicini e che ci aiutano
a risolvere problemi importanti. Anche per líindustria del turismo qualcuno
ipotizza la sostituzione dellíesperienza del viaggio con il turismo virtuale.
D. Lei che preferisce in proposito? R. Líidea del viaggio di fantasia, allíinterno
dei confini di una stanza, ha prodotto anche opere letterarie, ossia libri
di viaggio notevoli. Personalmente perÚ nutro una curiositý perdurante.
Le persone non si accontentano di uníesperienza virtuale, vogliono conoscere
altre persone e altri Paesi. Líesperienza del viaggio Ë personale e non
puÚ essere delegata a un computer. Questo Ë il tipo di turismo nel quale
vogliamo continuare a lavorare, perchÈ Ë líunica cosa che motiva il nostro
impegno imprenditoriale e alimenta la prima industria del Paese. Uníindustria
prima per fatturato e per apporto valutario, e assolutamente rilevante per
i livelli di occupazione. |