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ROSARIO BIFULCO:
PRESTO NUOVI GIOCHI
E SERVIZI AI CITTADINI
intervista all'amministratore delegato della Lottomatica

di Luigi Locatelli



 

 

mportanti ruoli ricoperti in aziende come la Fiat nel settore delle auto, e la Techint, nel settore della sanità, fino ad approdare nella primavera 2002 alla guida operativa del Gruppo Lottomatica, nel settore dei giochi, come amministratore delegato e direttore generale. Carattere, concretezza e capacità di Rosario Bifulco, napoletano di nascita, harvardiano per studi nella Business School dopo la laurea con lode in Ingegneria meccanica, con inglese, francese e spagnolo fluenti. Dell’esperienza nella Fiat dice soltanto di vedere l’attuale crisi con grande dispiacere. Responsabile del Raggruppamento Componentistica Auto e della Divisione Accessori, con 2 mila addetti, registrava nel ’92 un fatturato di 400 miliardi di lire; fornivano accessori e componenti a nuovi clienti come Bmw, Volksvagen, Nissan, Mercedes, oltre a Peugeot, Renault, GM, Ford, Seat.
«La mia storia nella Fiat–confessa forse con una punta di rammarico–è così indietro nel tempo che pochi la ricordano. Mi vengono proposti incarichi in molti settori, ma non nel campo dell’auto». Quando uscì dal gruppo nel 1993, dopo 15 anni di servizio, aveva 38 anni. Malgrado fosse già bene avviato verso una carriera importante, Bifulco se ne andò perché non condivideva criteri di gestione che lasciavano poco spazio a proposte innovative e dimostravano scarsa disponibilità a ricambi generazionali. Potrebbe dire che non era difficile prefigurare quello che poi si è verificato, ma si limita a concludere che «adesso sembra che il clima sia un po’ cambiato».
Parla volentieri dell’esperienza nel Gruppo Techint, nel quale entrò subito dopo, diventando vicepresidente esecutivo e contribuendo al ritorno in positivo dei risultati della società. E preferisce ricordare, in particolare, il lavoro svolto nel campo della sanità, a livello manageriale e imprenditoriale, come amministratore delegato della Techosp, con un volume di affari di 200 miliardi di euro. «Ho creato un gioiello della sanità europea, la catena ospedaliera Humanitas di Rozzano, in provincia di Milano. La considero la mia creatura, perché l’ho costruita, impiantata, lanciata e gestita. Ne parlo con passione perché è un progetto importante. L’Università di Harvard ne ha fatto un caso aziendale per la Scuola di Business Administration. È la più grande realizzazione in campo ospedaliero fatta da privati, che, dal prato, hanno investito 300 miliardi di lire negli anni 90 senza avere esperienza nel settore, per realizzare un ospedale di alta specializzazione. È stato costruito in 3 anni, ha raggiunto il pareggio in soli 14 mesi, in utile in meno di 2 anni, con standard di qualità molto alti, da farne l’unica struttura sanitaria europea accreditata dal sistema americano. Ha 500 letti, 24 sale operatorie con circa 50 mila interventi l’anno tutti di alta chirurgia, cuore, neurochirurgia, oncologia, non appendiciti. Ne sono ancora vicepresidente, la Techint è il socio di riferimento, Marco Tronchetti Provera, Diana Bracco e Letizia Moratti ne sono stati gli azionisti, una sorta di salotto buono milanese per la sanità».
Non gioca al Lotto, non tenta la sorte con le scommesse, è un napoletano atipico, con cultura internazionale, che si ritiene fortunato indipendentemente dal gioco. Nel marzo 2002 l’ingegner Bifulco ha cominciato l’esperienza dei giochi e delle scommesse, al governo di un’azienda come la Lottomatica, grandemente complessa per le rigide normative che la condizionano, per l’impegno e le capacità che richiede in un mercato ricco ma esigente come quello degli oltre 20 milioni di giocatori abituali di casa nostra. Un’azienda che ha chiuso il primo semestre dell’anno in corso con 484 milioni di euro di ricavi, in aumento del 10 per cento, e 18,7 milioni di euro di utile di fronte ai 6,4 del primo semestre dell’anno prima.
Conta 1.118 dipendenti, oltre 33 mila ricevitorie, 15 società consolidate operanti nei diversi aspetti dei giochi, delle scommesse e dei servizi per il cittadino; in Borsa presenta un risultato tra i più brillanti nell’attuale andamento discendente, con una capitalizzazione di 1.353 milioni di euro. Risultati ottenuti dopo l’uscita dalla compagine azionaria di soci come la Banca Nazionale del Lavoro, la Sogei, la Telecom Italia; con l’acquisizione del 64,24 per cento del capitale in seguito a un’offerta pubblica di acquisto da parte della Tyche del Gruppo De Agostini di Novara; e con il rinnovo del consiglio di amministrazione. Il tradizionale Lotto è ancora il principe dei giochi, capofila delle attività del Gruppo. Conserva una forte attrattiva sebbene abbia perduto in parte il fascino decadente e letterario dei primi decenni del secolo scorso, fatto di smorfia napoletana, 90 la paura, 77 le gambe delle donne, con un numero per ogni immagine sognata, intuita o divinata, sostenuto dal chiacchiericcio nei botteghini.
Oggi è tecnologica anche l’aspettativa per l’estrazione del mercoledì e del sabato, con i sistemi al computer. Sono uguali le speranze per l’estrazione di un solo numero che rende 11,2 volte la giocata; dell’ambo che rende 250 volte; del terno 4.250 volte; della quaterna 80 mila; e la felicità di chi, con la cinquina, vince fino a un milione di volte la giocata. È una compagnia a buon prezzo per molte persone, un argomento di discussione per i presunti esperti. «È la più grande lotteria del mondo e la più generosa, perché le possibilità di vincere sono alte e premia in continuazione. Un giocatore fedele ha buone probabilità di vincire almeno una volta all’anno. Distribuiamo nelle vincite il 55 per cento delle entrate, più della metà dei nostri introiti torna nelle tasche dei giocatori».
Tutto questo e molto di più è il gioco più antico del mondo, nato a Genova con le scommesse sulla nomina semestrale dei membri dei Serenissimi Collegi e affermatosi contemporaneamente nella Firenze del XVI secolo come imposta straordinaria sulla partecipazione obbligatoria ad una estrazione. Col grande successo esso ha perduto l’obbligo della partecipazione ma ha mantenuto l’imposizione fiscale: prerogativa esclusiva del Ministero delle Finanze, con la gestione delle giocate del tutto informatizzata affidata alla Lottomatica e con una raccolta di circa 8 miliardi di euro, esso rimane una voce importante del bilancio statale.
«La nostra società ha una storia recente–racconta l’ingegner Bifulco–. È nata alla fine degli anni 80 ma ha cominciato ad operare nel ‘93. All’inizio era un consorzio che propose di automatizzare le giocate del Lotto. Dopo è diventata società per azioni, molto ambita sul mercato, quotata in Borsa, con i fondi di gestione finanziaria più sofisticati come gli Hedge Fund tra i principali azionisti, fino ad essere, l’anno scorso, oggetto di offerta pubblica di acquisto. Per una società nata senza fini di lucro bisogna riconoscere che è un percorso abbastanza particolare».
Domanda. Chi sono attualmente i soci, dopo l’offerta di acquisto della De Agostini di Marco Drago?
Risposta. A parte il Cni, Consorzio nazionale per l’informatica, che è azionista con una quota del 6 per cento, il resto è sul mercato.
D. Oltre al Lotto, la società gestisce altri giochi come il Bingo, la Tris e la Formula 101 GP. Ora sta sviluppando l’offerta di servizi al cittadino, come la riscossione di multe. Perché questa commistione?
R. Potevamo concentrarci su giochi e scommesse. Abbiamo scelto un’altra strada più congeniale all’azionista, quella dei giochi di ricevitoria, quindi con un’attività di distribuzione, invece di quelli «da recinto», come sono definiti in linguaggio tecnico il Casinò o il Bingo. In questo gioco siamo presenti in Italia con le 12 sale della Bingo Plus, in Spagna siamo i primi operatori al 50 per cento con un socio locale, ed è un investimento che ci dà molte soddisfazioni dal punto di vista finanziario, ma vorremmo uscirne perché è un’attività molto diversa dal nostro profilo. Non per un motivo etico né economico, ma per una scelta di linea aziendale.
D. Perché in Italia il Bingo ha avuto risultati poco soddisfacenti?
R. È successo all’inizio anche in altri Paesi, poi con l’arrivo dei videogiochi è cambiato il profilo dei giocatori. E le sale Bingo sono andate bene. È avvenuto in Spagna, in Argentina, in Sudamerica, avverrà anche da noi. A parte il fatto che le sale vanno bene quando hanno una ubicazione idonea.
D. Qual’è l’ubicazione ideale?
R. È la domanda che mi sono posto anch’io. Negli anni passati la partecipazione alla gara per l’ottenimento delle licenze è stata simile ad una corsa all’oro, come era accaduto per l’assegnazione delle licenze per i sistemi Umts nelle telecomunicazioni. Si pensava che bastasse aprire una sala per incassare oro. Invece non era così. Si può aprire un ristorante in qualsiasi posto, senza parcheggio, vicino ad altri affermati, in zone che nessuno vorrebbe frequentare, irraggiungibile, pagando un altissimo canone di affitto? Per la fretta, per un’euforia immotivata, senza le dovute valutazioni, c’è stata la corsa per ottenere più concessioni possibile, anziché un po’ alla volta, dopo aver saggiato il mercato. Così oggi il 20 per cento di esse sono redditizie, il 40 per cento potrebbero migliorare, altre hanno problemi, molte sono fallite.
D. Con quale altra attività sarà sostituito il Bingo?
R. Disponiamo di un’enorme rete commerciale costituita dai punti di vendita, e di una moderna rete informatica. Possiamo sfruttarle con la fornitura di servizi come la vendita dei valori bollati, la riscossione dei pagamenti destinati ad enti pubblici, uffici e privati, mediante un sistema simile a quello delle banche. Abbiamo oggi 33 mila ricevitorie, presto saranno 45 mila, il triplo degli sportelli postali che sono 14 mila. È un sistema basato su una notevolissima diffusione di terminali che si pensava di utilizzare per servizi simili a quelli postali in accordo con le Poste. Con il piano industriale abbiamo deciso di essere presenti nei giochi e nelle lotterie in rete, tradizionali e istantanee, come il «Gratta e vinci», e in tutte le attività che possono essere informatizzate, dai videogiochi di livello non sofisticato alle scommesse con totalizzatore, ai giochi sportivi. Insieme ai servizi ai cittadini stiamo sviluppando questo filone.
D. La Lottomatica sta facendo grande promozione in televisione, con la partecipazione di personaggi famosi. Lo fa per contrastare una diminuzione delle giocate o per promuovere il marchio in vista di altre iniziative?
R. In base alla concessione, abbiamo l’obbligo di spendere una quota delle entrate in pubblicità e promozione del gioco del Lotto. Lo facevamo anche in passato, forse ora si nota di più perché i sistemi sono più efficaci. Stiamo facendo crescere il marchio Lottomatica con la pubblicità specifica per lanciarlo nei servizi. In questo quadro rientrano la sponsorizzazione della squadra di basket che ha il nostro nome abbinato al Lotto impresso sulla maglia e il restauro del Palazzo dello Sport di Roma, nato per le Olimpiadi del ’60, ora chiamato Palalottomatica per indicare che l’azienda investe nello sport, nella cultura, nel territorio, ma anche in campo sociale e nell’assistenza. Quando fu approvata la seconda estrazione settimanale del mercoledì, il 2 per cento degli introiti, pari a circa 300 miliardi di lire, furono destinati al Ministero dei Beni Culturali, per restaurare i monumenti. Insomma è il gioco più generoso che ci sia, con una redistribuzione di vincite ai giocatori molto alta e con forti somme allo Stato, all’arte, allo sport, all’assistenza.
D. Il Superenalotto è basato sulle estrazioni del Lotto. Paga una royalty?
R. No. È gestito dalla Sisal che ha una concessione diretta, senza percentuali a nostro vantaggio. In origine era un gioco diverso, poco interessante, per cui è stato modificato con un’estrazione secca di sei numeri, come per il Lotto negli Stati Uniti.
D. Come svolge questa attività, che per lei così diversa da quelle del suo passato?
R. Può sembrare un compito manageriale più semplice dei miei incarichi precedenti, invece è molto complesso. Un rapporto di tipo privatistico mi lega alla società Lottomatica, cui sono attribuiti pubblici poteri esercitati dall’amministratore delegato che, quindi, è pubblico ufficiale. Agire con i tempi delle aziende private ma con tutti i vincoli di cui si lamentano i manager delle aziende pubbliche rappresenta una prima difficoltà. La seconda è l’obiettivo di una maggiore efficienza per un importo di 70 milioni di euro che ci siamo posti nel piano industriale. Poi avvieremo altre attività ideando nuovi giochi o acquisendo aziende di servizi. Abbiamo assunto la gestione del Totocalcio, tratteremo per quella di lotterie istantanee come il «Gratta e Vinci» e le lotterie tradizionali. Per realizzare il programma bisogna prima ottenere le concessioni e poi gestirle amplificando la rete. L’azienda ha la capacità di generare risorse finanziarie ma deve essere ancora sviluppata. Il Lotto, che era all’inizio l’unica attività, resterà importante ma non sarà più esclusivo.
D. Gli italiani risponderanno alle nuove offerte?
R. Gli italiani spendono consistenti somme nel gioco, siamo tra i primi 10 Paesi del mondo in questa voce. E i dati ufficiali indicano solo una parte della cifra che è enorme, nell’ordine di circa 30 miliardi di euro giocati, 60 mila miliardi di lire l’anno. I giocatori abituali sono circa 20 milioni, e quasi tutti si ritengono esperti. Più una decina di milioni occasionali.
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