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L' Europa dei miracoli
si è esaurita: o fare da sé
o farne un' altra

di VICTOR CIUFFA

e recenti, clamorose, ripetute scoperte di gravi crisi finanziarie cui sono giunte societý di primo piano nellíeconomia italiana - e altre che da un momento allíaltro potrebbero balzare alla ribalta - dimostrano non tanto e non solo líeventuale incapacitý o cattiva amministrazione dei loro gestori, che pregiudicano il mercato finanziario, le tasche di una miriade di piccoli risparmiatori ingannati e depredati dei loro risparmi, líimmagine allíestero del sistema economico e finanziario italiano. Dimostrano soprattutto il fallimento della politica economica attuata dai Governi che si sono succeduti nellíultimo decennio, e soprattutto di quelli che, allíinizio degli anni 90, hanno sconfessato, allíinsegna di una miracolistica economia di mercato, la politica seguita dai Governi per oltre cinquantíanni. Quella politica che, nonostante il costo di una guerra perduta, delle immani distruzioni, delle riparazioni pagate ai vincitori, aveva trasformato líItalia da un Paese agricolo, sottosviluppato, spopolato dallíemigrazione, in una delle prime potenze industriali del mondo, paradiso degli immigrati. Quella politica economica aveva creato un benessere non raggiungibile altrimenti, diffuso in tutto il Paese e in misura notevolmente maggiore nel Nord. » stato ed Ë facile ´smoraleggiareª sulle pensioni assistenziali distribuite nel Sud (ma anche nel Nord); sui falsi invalidi, sulla Cassa del Mezzogiorno dissipatrice di ingentissimi capitali pubblici, sulle cattedrali nel deserto, sulle opere incompiute, sulla corruzione dei burocrati, sugli illegittimi finanziamenti dei partiti: ma se non vi fosse stato tutto ciÚ, questi moralisti oggi non potrebbero neppure parlare. Con questo non approviamo in linea teorica quei metodi, ma non possiamo neppure ignorare la funzione sociale da essi svolta e líimpulso che hanno dato allo sviluppo economico del Paese. Se il Centro-Sud non avesse assorbito - cosa che ha fatto grazie anche a tali prassi illegittime -, la produzione industriale del Nord, ovvero auto, elettrodomestici, macchinari ecc., gli imprenditori del Nord oggi non avrebbero neppure il fiato per criticare il Centro-Sud, che per quasi cinquantíanni ha costituito la loro Romania di oggi. Anzi, consideravano i meridionali meno dei romeni, forse come i maghrebini. E anche oggi, nonostante líUnione europea, líallargamento dei mercati, i bassi costi in Romania, in Cina ed altro, se il Centro-Sud smettesse di acquistare prodotti del Nord non si parlerebbe pi˜ di Padania: il pi˜ abile politico, stratega ed economista settentrionale di tutti i tempi, Cavour, fece una guerra dopo líaltra per non sentir pi˜ parlare di Regno di Piemonte. Siamo nel 2004, sono trascorsi appena una dozzina di anni da quando, rinnegato di colpo il principio di una, fino ad allora, proficua presenza dello Stato nellíeconomia, fu lanciato il nuovo ´credoª dellíeconomia di mercato basato su una grandiosa operazione di privatizzazioni e liberalizzazioni, ovvero di liquidazione di quegli strumenti con i quali lo Stato aveva stimolato per oltre mezzo secolo il progresso del Paese: Iri, Eni, Efim, Enel ecc. Operazione sostenuta dai grandi giornali di proprietý degli aspiranti acquirenti, o meglio di proprietý dei futuri destinatari dei doni che lo Stato, alla luce di certi principi, sarebbe stato costretto a fare. PerchÈ lo smantellamento dello Stato imprenditore doveva risolversi, come in effetti si Ë risolto, nel regalo ai privati delle sue migliori aziende. Giý da prima si conoscevano i nomi dei sicuri beneficiari dellíoperazione: i soliti gruppi finanziari, da contare sulle dita di una mano; pi˜ qualche eventuale faccendiere o finanziere díassalto al servizio di oscuri interessi. Quello che rivelano ed insegnano certe tristi vicende societarie e giudiziarie dei nostri giorni era ampiamente prevedibile 12 anni fa; possibile che siano andati al potere, allíepoca, tecnici cosÏ ingenui, imprevidenti, inesperti, ignari degli interessi e dei metodi dellíalta finanza nazionale? Non dubitiamo che, dopo il crollo della vecchia classe politica sotto le inchieste giudiziarie su tangentopoli, i nuovi governanti fossero persone in buona fede, fiduciose nellíequilibrio del mercato e nellíonestý degli operatori economici italiani. Ma oggi non ci si puÚ mettere pi˜ a disquisire su principi teorici di politica economica; non si puÚ fare altro che constatare come, se la decisione di trasformare gli enti di Stato in societý per azioni poteva essere accettata per ristrutturarli e razionalizzarli, i risultati che secondo gli autori la loro alienazione avrebbe dovuto dare sono stati invece catastrofici, fallimentari per almeno due motivi. Il primo, perchÈ invece del promesso libero mercato caratterizzato dalla concorrenza e da prezzi e tariffe pi˜ favorevoli a consumatori e utenti, Ë stata creata una giungla, come dimostra il settore delle assicurazioni sulle auto. Il secondo perchÈ lo Stato, cacciato dalla finestra, sta rientrando dalla porta, e addirittura per mano degli stessi sostenitori di privatizzazioni e liberalizzazioni. Lo dimostrano i provvedimenti urgentissimi che il Governo ha dovuto emanare durante le Feste natalizie per salvare dal fallimento: 1) societý private, come aveva fatto il Fascismo negli anni Trenta creando appunto líIri; 2) societý giý statali recentemente svendute ai privati, come quelle alimentari del Gruppo Sme;
3) aziende di altri enti pubblici pure incautamente cedute ai privati, come la Centrale del Latte giý del Comune di Roma, alienata con la giustificazione che il sindaco della capitale non doveva fare il lattaio; cosÏ ora a fare il lattaio síË dovuto precipitare il ministro delle Attivitý produttive, rinnegando i principi finora propugnati. Questi interventi costituiscono la cartina al tornasole anche per altre teorie propinate agli italiani nellíultimo decennio, basate sullíirreversibilitý dei trattati europei e sulla pretesa di assoluta fedeltý ad essi da parte dellíItalia. Mentre Germania, Francia, Inghilterra li rispettano o li violano quando vogliono. Negli anni della guerra fredda líEuropa Ë stata per noi una specie di Madonna dei miracoli, ma in un mondo cambiato non Ë detto che possa continuare a fare miracoli; soprattutto se i postulanti sono passati da 6 a 25. Sta per giungere il momento di fare da sÈ, o di rivolgersi ad altre Madonne.
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