POLITICA
E PARTITI.
QUEL CHE IL 2004
DEVE CHIARIRE
di
Paolo
di Damasco
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mondo ai nostri tempi cambia molto rapidamente e probabilmente continuerý
a cambiare anche nel 2004 (in generale in positivo pur con le dovute eccezioni).
Il cambiamento avviene in sostanza alla stessa stregua di un fenomeno naturale.
» pi˜ difficile in taluni casi interpretarne il significato, come se líevoluzione
tendesse a celare le proprie caratteristiche dietro uno spesso velo di ambiguitý.
In proposito, un noto manager ricordava che, volendo egli acquistare un
biglietto a prezzo ridotto per un museo o per un cinema, mentre qualche
tempo fa doveva sempre esibire un documento attestante líetý, ora invece
non veniva pi˜ sottoposto a questa forma di convalida documentale. Si domandava
allora, il manager, se questo cambiamento fosse il frutto di uníevoluzione
positiva dei rapporti di fiducia tra clienti ed esercenti, oppure se fosse
determinato dallíavanzare dellíetý che rendeva evidente il diritto ad uno
sconto sul prezzo. Analoga ambiguitý interpretativa si presenta anche per
alcuni importanti cambiamenti che si profilano per il 2004. Cominciamo col
vedere quello che potrebbe verificarsi in Europa. Dopo il fallimento, registratosi
nel dicembre scorso a Bruxelles, del tentativo fatto dagli Stati membri
dellíUnione europea di raggiungere un accordo sulla Costituzione comune,
dovrý essere riesaminato il problema fondamentale del sistema di voto spettante
agli Stati stessi. Un tempo si pensava che la democrazia fosse basata sulla
´conta delle testeª. Winston Churchill ammetteva che la democrazia fosse
un sistema imperfetto perchÈ in grado di contare le teste ma non di pesarle,
pur riconoscendo che fosse il sistema ´meno peggioreª tra quelli inventati
dallíuomo per stabilire forme di governo. Ora sembra che in Europa si stia
inventando un nuovo sistema di democrazia dove - a prescindere se si voglia
arrivare alla costituzione di un nuovo soggetto che sia una confederazione
di Stati o una federazione, o qualcosa di ancora diverso -, non Ë pi˜ sufficiente
la ´conta delle testeª ma viene dato un peso significativo ad ogni singolo
Stato nazionale. Se si fossero applicati gli stessi concetti nel XIX secolo,
quando si fece líunitý díItalia, forse il processo di unificazione del nostro
Paese sarebbe ancora in corso, probabilmente con grande soddisfazione di
Umberto Bossi. Mentre allora si aveva chiaro líobiettivo di fare un nuovo
soggetto - líItalia - con il sacrificio assoluto delle sovranitý nazionali
allíepoca esistenti, oggi líobiettivo per líEuropa Ë molto meno chiaro;
Ë pi˜ legato a fatti economici che a motivi storici e culturali; Ë basato
su una disponibilitý degli Stati a rinunciare soltanto a una parte della
loro sovranitý nazionale. Come deve essere interpretato questo cambiamento
del concetto stesso di democrazia che si sta consumando in Europa? Gli elementi
di ambiguitý sono numerosi, anche se il pi˜ ambiguo di tutti resta quello
di avere voluto allargare líEuropa a 25 Paesi ancora prima di aver discusso
il percorso da intraprendere nella via dellíintegrazione. Sarebbe veramente
opportuno, pertanto, che il Governo Berlusconi riconsiderasse il rifiuto
opposto dalla Francia che proponeva ai Paesi fondatori dellíEuropa (Italia,
Germania e i tre del Benelux) di anticipare, rispetto a tutti gli altri
19 Paesi, le tappe del processo integrativo stesso. Questa proposta della
Francia Ë stata forse avanzata in un momento sbagliato, potendo apparire
come la minaccia di una rappresaglia per il mancato accordo. » invece molto
sensata se si ha a cuore la costruzione dellíEuropa. Nella maggioranza politica
italiana forse sussistono al riguardo alcune perplessitý, come ve ne sono
nellíopposizione. Gli elettori, perÚ, nella stragrande maggioranza credono
nellíEuropa e sono in grado di premiare un Governo disposto ad impegnarsi
su tale tema. Altro argomento su cui non Ë facile dare uníinterpretazione
positiva di cambiamento Ë quello della cosiddetta ´mafia dei colletti bianchiª.
» una mafia che ha arrecato gravissimi danni al risparmio privato negli
Usa, in Europa ed anche in Italia. I casi dei bond argentini, della Cirio
e della Parmalat hanno dimostrato che nel nostro Paese il risparmio privato
Ë ancora soggetto a rischi assurdi. Eppure molto Ë stato cambiato in materia.
Oltre ai compiti di vigilanza della Banca díItalia sul sistema bancario
e a quelli della Consob sui mercati finanziari, gli strumenti di tutela
introdotti o entrati nella prassi finanziaria sono numerosi, e vanno dalla
certificazione dei bilanci alle responsabilitý dei collegi sindacali, dalle
attivitý di verifica svolte dagli analisti finanziari a quelle praticate
dalle societý di rating sullíaffidabilitý dei debitori, dalle selezioni
di titoli operate dai Fondi di investimento a quelle raccomandate da primari
soggetti finanziari. Tutti questi cambiamenti introdotti nel nostro Paese
non hanno finora impedito che i risparmiatori privati si trovassero in taluni
casi in situazioni di grave penalizzazione; analogamente ai Paesi anglosassoni
dove regole ancora pi˜ rigide non hanno impedito che sui rispettivi mercati
si verificassero veri e propri saccheggi del risparmio privato. Da tutto
ciÚ non puÚ che concludersi che il sistema di tutela del risparmio privato
dovrý avere uníulteriore evoluzione e che dovrý essere pi˜ pressante il
richiamo alle responsabilitý esercitate, nelle varie attribuzioni e competenze,
dai soggetti preposti alla tutela del risparmio stesso. Un ultimo argomento,
infine, che riguarda un importante cambiamento che si delinea per il 2004:
la nuova regolamentazione delle televisioni. Quella decisa con la cosiddetta
legge Gasparri, come Ë noto, Ë stata rinviata dal presidente della Repubblica
al Parlamento per un ulteriore esame, con líaccusa non lieve di essere in
parte contraria ai principi costituzionali. Senza voler entrare nel merito
di una materia molto complessa ed ampia, non puÚ non rilevarsi che líosservatore
disincantato Ë colpito dal modo ignobile con il quale Ë stata trattata nel
dibattito politico líintera categoria dei giornalisti della televisione
e della carta stampata. In pratica si Ë ragionato in questi termini: la
proprietý di un quotidiano o televisione che sia, comporta un controllo
diretto sul contenuto dellíinformazione nel senso che la categoria dei giornalisti
non puÚ che considerarsi asservita alla linea editoriale stabilita dalla
proprietý. Per questo i limiti di legge devono essere posti alla proprietý
delle testate e non ai poteri che il proprietario delle testate puÚ esercitare
sui contenuti dellíinformazione o sulla categoria dei giornalisti. Líequivalenza
tra proprietý della testata e controllo dellíinformazione Ë un vero e proprio
schiaffo in faccia ai direttori dei giornali e dei telegiornali, ai giornalisti
e a tutti gli altri operatori dellíinformazione. » vero che i produttori
dellíinformazione - che sono materialmente i politici e gli operatori economici
(salvo i fatti di cronaca nera) - sono in Italia i proprietari di tutte
le testate televisive e giornalistiche e quindi hanno nelle loro mani i
canali di distribuzione dellíinformazione che essi stessi producono; Ë vero
anche che attraverso questi canali i politici e gli operatori economici
curano i propri interessi politici e i propri affari; Ë perÚ anche vero
che il tutto viene mediato da una categoria professionale, quella dei giornalisti,
che non sempre puÚ vantare di tenere la schiena dritta, ma che comunque
non puÚ essere ridotta al rango di maggiordomi e camerieri di illustri casate.
Sicuramente la considerazione di questa categoria professionale migliorerebbe
notevolmente se una legge ne fissasse in modo preciso le responsabilitý
e anche i diritti, comprese le garanzie di essere ´giudicatiª per i contenuti
delle informazioni elaborate e non per le affinitý politiche o le comunanze
di interessi. Per finire in tema di cambiamenti per il 2004, si puÚ ricordare
un breve articolo comparso su ´La Repubblicaª nel dicembre scorso che riferiva
di una manifestazione ´Ora bastaª al Palalido di Milano. Nellíarticolo si
citano sia un incidente politico che riguarda i fischi indirizzati dal pubblico
a un messaggio di solidarietý del segretario Ds Piero Fassino, sia il fatto
che líunico politico chiamato a parlare sia stato Antonio Di Pietro, sia
la presenza alla manifestazione e le dichiarazioni di Armando Spataro, procuratore
aggiunto a Milano. Queste brevi citazioni, uscite spontaneamente dalla penna
del giornalista, danno líidea di come ci sia tuttora un mondo che, in buona
fede, pensa che líinformazione democratica in Italia sia ridotta ai minimi
termini e per questo rinnega in blocco i partiti politici tradizionali (a
cominciare da quello di Piero Fassino), inneggia a un nuovo modo di fare
politica come líItalia dei Valori e non si fa alcuno scrupolo di annoverare
pubblicamente tra i propri sostenitori un elevato esponente della Procura
di Milano, che potrebbe essere chiamato ad indagare su cittadini che la
pensano in modo completamente diverso o su politici schierati in campi avversi.
Pertanto, se Ë vero che il mondo cambia, Ë logico che cambi e si evolva
anche il concetto di democrazia. Nella ´pressioneª democratica dei convenuti
al Palalido di Miano Ë perÚ difficile trovare le tracce di un processo evolutivo.
I comportamenti e le posizioni politiche sono intrise di ambiguitý, tanto
che il pensiero corre pi˜ facilmente a forme modernizzate di un arcaico
sistema sovietico e soprattutto alle esigenze di respingere in blocco, non
accettando il cambiamento, quanto il mondo in cui viviamo sta maturando.
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