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Domanda. La presentazione, coordinata da Bruno Vespa e conclusa dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Pietro Lunardi nella Galleria nazionale di Arte moderna di Valle Giulia, ha voluto sottolineare la maggiore capacitý progettuale della capitale morale su quella istituzionale? Risposta. Al contrario, per affermare una grande consonanza tra Milano e Roma, una cittý che amo molto, dove ho lavorato a lungo e di cui rispetto il ruolo istituzionale, sgomberando il campo dalle polemiche su una presunta competizione che non ci appartengono. Abbiamo avvertito líesigenza di uníinformazione permanente e corretta su un progetto di particolare rilievo sia per le dimensioni che per la novitý del metodo imprenditoriale e organizzativo, oltre che per lo straordinario coordinamento tra le istituzioni e per líimportanza dei professionisti e delle aziende coinvolte. Si tratta di uníesperienza nuova che riteniamo possa essere imitata nellíinteresse di tutti. La trasformazione dellíintero sistema fieristico, che in pochi anni modificherý radicalmente líarea nord-ovest di Milano con uno spostamento di parte delle attivitý allíesterno della cittý, Ë stata resa possibile da un sistema di alleanze tra soggetti privati e istituzioni che riteniamo possa essere di esempio anche per altri progetti ed iniziative territoriali. D. Quali sono le dimensioni e i tempi di realizzazione? R. Il Nuovo Polo, contiguo allíarea espositiva originale, sorgerý nellíarea dellíex raffineria Agip di Rho-Pero, su una superficie di 2 milioni di metri quadrati, con un investimento di 750 milioni di euro, tutti nostri. Su 530 mila metri quadrati saranno realizzati otto grandi padiglioni, di cui due biplanari, collegati tra loro da un percorso ad otto metri da terra, e suddivisi in 20 moduli con 80 sale congressi, 20 ristoranti e 25 bar. La superficie vetrata sarý di 200 mila metri quadrati e saranno impiegate 16 mila tonnellate di acciaio, pari a sei volte il peso della Tour Eiffel. La mano díopera impiegata Ë attualmente di 650 operai in piena attivitý, e líestate prossima raggiungerý le 1.500 unitý. Il campo logistico si configura come una cittadella con alloggi, uffici, mensa, sale ritrovo, minibus interno. Uníindustria che alimenta un giro díaffari di circa 25 milioni di euro al mese e lavora a ritmi serrati per completare i primi quattro padiglioni entro la fine del 2004, a soli 30 mesi dalla posa della prima pietra, avvenuta il 6 ottobre 2002 alla presenza del presidente del Consiglio, dei presidenti della Regione Lombardia Roberto Formigoni e della Provincia di Milano Ombretta Colli, dei sindaci di Milano, Pero e Rho, rispettivamente Gabriele Albertini, Augustangela Fioroni, Paola Pessina; e dellíarcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi. Una web cam documenta ogni 15 minuti líavanzamento tecnico dei lavori che a fine 2003 era del 33 per cento. Sul nostro sito internet chiunque puÚ verificare. Il progetto Ë dellíarchitetto di origine lituana ma nato a Roma Massimiliano Fuksas, tra i pi˜ autorevoli in campo internazionale nello studio dei problemi urbani delle grandi aree metropolitane. D. Chi ha realizzato la bonifica di quel territorio inquinato da idrocarburi per la permanenza ultraquarantennale di una raffineria dellíAgip? R. Quando sono stato nominato nel 2001, era giý stato deciso quale terreno acquistare, che perÚ non era ancora di proprietý della Fondazione. Líoperazione non Ë stata facile perchÈ dovevamo realizzare un investimento notevole. La raffineria era chiusa da dieci anni ma la percolazione era intensa e non potevamo lasciare inutilizzato per trentíanni il terreno. » stato necessario immettere ossigeno nel terreno e dove il livello di inquinamento era elevato, ´cuocereª la terra in un forno. La bonifica di un volume di terra corrispondente a un palazzo di 100 piani Ë stata realizzata allíAgip con la quale avevamo pattuito il prezzo per un terreno agibile. Oltre che economico, il vantaggio Ë stato soprattutto di sicurezza, perchÈ Ë stato evitato qualsiasi movimento di terra inquinata. D. PerchÈ per la realizzazione del polo si Ë ricorsi al ´general contractorª? R. Si tratta di una procedura nuova in Italia, con la quale abbiamo anticipato la ´Legge obiettivoª voluta dal Governo per la realizzazione delle grandi opere; essa consente di eliminare i contenziosi fra chi progetta, chi dirige e chi esegue i lavori, e di avere tempi pi˜ brevi con costi e qualitý di costruzione pi˜ certi. Con líimpiego di oltre 10 mila ore lavorative e la mobilitazione di tutta líimprenditoria nazionale, il nuovo polo costituisce la pi˜ grande realizzazione edilizia in Europa e rappresenta un importante banco di prova per líeconomia del Paese. Il 2 agosto 2002 Ë stato stipulato il contratto tra la societý Sviluppo Sistema Fiera e un raggruppamento di imprese riunite sotto il nome di Nuovo Polo fieristico, costituito dalla capofila Astaldi, dalla Pizzarotti e dalla Vianini; alle stesse procedure si ricorrerý per i lavori nel quartiere storico della Fiera, un concentrato interessante ma ormai poco funzionale. D. Che cosa avverrý in questo? R. Líarea di proprietý della Fiera sarý ridotta a un terzo. 185 mila metri quadrati manterranno la destinazione espositiva per eventi pi˜ ´leggeriª, mentre i restanti 255 mila metri quadrati prima di essere venduti saranno riqualificati. A tal fine abbiamo aperto nellíaprile un concorso internazionale. Il nostro desiderio Ë che almeno il 50 per cento di tale area resti verde e che sulla restante si realizzi un quartiere coerente con gli immediati dintorni e con la cittý di Milano, uno spazio vivibile, aperto e con una capacitý di utenza superiore al numero degli abitanti. Hanno manifestato interesse otto gruppi, con i pi˜ grandi architetti del mondo, ed entro la fine di marzo saranno depositati gli elaborati e le buste con le offerte, ma le proposte saranno valutate solo dopo aver selezionato i tre o quattro progetti ritenuti pi˜ interessanti. D. In che misura ha giovato il fatto che Comune, Provincia e Regione siano amministrati dalla stessa parte politica? R. Il problema politico non si Ë mai posto e tutti hanno lavorato nellíinteresse comune. Talvolta essere nella stessa casa puÚ suscitare gelosie, ma cosÏ non Ë stato. Il nostro interlocutore principale Ë stata la Regione, soggetto qualificato e trainante che presiede il Collegio di Vigilanza, ossia il tavolo comune in cui siedono quanti sono chiamati a realizzare líopera e nel quale si consolida líiter delle decisioni, dei permessi e di quanto necessario. Per la riqualificazione del quartiere storico Ë stata adottata, per la prima volta in Italia, una variante urbanistica indicativa anzichÈ prescrittiva, per conseguire qualitý ed economia e offrire quanto di meglio possibile ai cittadini in uníalleanza tra pubblico e privato. D. Per le infrastrutture nel vecchio e nel nuovo polo vi saranno consistenti investimenti pubblici? R. Ritengo corretto che il settore pubblico abbia guardato in modo peculiare a queste realizzazioni. Il sistema complessivo di intervento su gomma e su ferro servirý non solo la Fiera ma un territorio di centinaia di migliaia di abitanti attualmente intasato, disastrato, che avrý un grado di miglioramento notevole grazie alle nuove attivitý. Con il prolungamento della linea 1 della metropolitana si collegherý Milano con Rho-Pero e una stazione Fiera sarý realizzata sulla linea ferroviaria ad alta capacitý Milano-Torino, adiacente alla nostra area. I sistemi di entrata e uscita dalle tangenziali saranno rifatti, compresa la ´tangenzialinaª Rho-Monza che consentirý di eliminare un traffico attualmente molto congestionato. Il sistema dei parcheggi, che dovrý servire uníarea complessiva di 716 mila metri quadrati di esposizione tra vecchio e nuovo polo, sarý realizzato su terreni di proprietý della Fondazione. Lo scorso dicembre sono cominciati i lavori per quello di 10 mila posti, il pi˜ grande díItalia, firmato dallíarchitetto Mario Bellini. Il ´general contractorª che lo costruirý e gestirý per i prossimi trentíanni Ë composto dalle societý Codelfa, Grassetto Lavori, Marcora Costruzioni, Apcoa Parking Italia. Altri 10 mila posti saranno realizzati successivamente in uníarea poco pi˜ distante. Il progetto della nuova Fiera contempla anche aree verdi per circa 180 mila metri quadrati, con percorsi interni e un parco di nove ettari in cui saranno piantati pi˜ di mille alberi. Vi saranno alberghi, negozi, ristoranti, strutture per il tempo libero, e quanto puÚ essere utile per unire la fiera con il territorio. D. Ha ancora senso uníesposizione internazionale quando basta connettersi ad internet per vedere ogni novitý? R. La Fiera di Milano Ë collocata in un incrocio di vie di comunicazione, in particolare nel Corridoio 5 che va da Lisbona a Kiev, e questo Ë un dono da sfruttare e valorizzare attraverso realizzazioni che ne incrementino funzionalitý, bellezza, comfort. Questo Ë il senso profondo di un progetto cosÏ imponente la cui validitý nazionale Ë stata riconosciuta dal Cipe nel dicembre 2001; e non bisogna dimenticare che líarea lombarda contribuisce al prodotto interno italiano per il 27 per cento e per il 9 per cento a quello dellíUnione europea. Quando, agli inizi dellíattivitý della Fondazione, ci siamo interrogati su quello che si doveva fare, sulla sua portata, sulle sue conseguenze, ci siamo resi conto che, oltre a realizzare una svolta fondamentale nella storia della Fiera, era nostro compito contribuire a risvegliare il respiro, la passione, la progettualitý di una cittý come Milano, per molto tempo allíavanguardia del pensiero architettonico e urbanistico. Secondo una stima dellíUniversitý Bocconi, la ricaduta del sistema Fiera sul territorio lombardo sarý di 4,3 miliardi di euro, con un indotto di circa 43 mila addetti. D. Ritiene che anche Roma dovrebbe applicare il vostro modello al progetto di Fiera che sta facendo decollare? R. Noi abbiamo presentato una formula che ha funzionato grazie ad alleanze nÈ virtuali nÈ effimere. Ci premeva sottolineare che possiamo rappresentare un punto di riferimento importante. Una corretta concorrenza serve a crescere, ma una competizione che si pone in termini di alternativa diventa negativa per un territorio nazionale, ancorchÈ federato, perchÈ non porta da nessuna parte. D. Come potrebbe configurarsi líasse Roma-Milano? R. Anzitutto con una serie di scambi di informazioni e quindi con una coesione su disegni e progetti che non puÚ non esservi. Non sono per la pianificazione e la collettivizzazione, ma una visibilitý complessiva Ë fondamentale. Non possiamo fingere di credere che ognuno possa fare quel che vuole in casa propria, nÈ possiamo accettare che ognuno faccia il proprio progetto perchÈ non sempre cíË una coerenza. » necessario un grande progetto politico, perchÈ fare politica vuol dire fare progetti, e noi possiamo essere una parte di questo progetto. Conoscere quello che accade intorno a noi, inoltre, puÚ servire di stimolo. Abbiamo fatto conoscere a Roma le nostre esperienze non per creare inutili competizioni. Tutte le attivitý della Fondazione hanno come scopo líinterscambio, in campo nazionale ed internazionale, europeo in particolare, per contribuire allo sviluppo dellíeconomia non solo del nostro territorio ma dellíintero Paese. Innovazione, managerialitý, trasparenza e tradizione sono i principi alla base dei nostri progetti. In questa ottica abbiamo creato líAccademia Internazionale di Management Fieristico e stiamo portando alla luce líArchivio storico, che raccoglie documenti unici della storia della Fiera e della storia díItalia del secolo scorso. |
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